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BOOKS · GEORGE ORWELL

Scritto da cRASh

Memoria, parole e verità: un invito a leggere Orwell, senza svelare il finale.

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C’è una cosa strana che succede con 1984.

Puoi non averlo mai letto.

Puoi non sapere chi sia Winston Smith.
Puoi non conoscere Oceania.
Puoi non sapere cosa succede nella Stanza 101.

Eppure, in qualche modo, conosci già questo libro.

Hai sentito dire Grande Fratello.

Hai sentito parlare di psicopolizia, controllo, riscrittura della realtà.

Hai visto qualcuno usare la parola “orwelliano” per descrivere qualcosa che sembrava andare un po’ troppo oltre.

Ed è qui che comincia il problema.

Perché 1984 è stato pubblicato nel 1949.

Settantasette anni fa.

E continua ad avere parole per descrivere paure che noi consideriamo moderne.

NON È UN LIBRO SUL FUTURO

O almeno, non soltanto.

George Orwell immagina un mondo in cui il potere non si accontenta di controllare quello che fai.

Vuole qualcosa di più.

Vuole controllare ciò che ricordi.

Ciò che dici.

Il significato delle parole.

E, alla fine, persino quello che riesci a pensare.

Winston Smith lavora al Ministero della Verità.

Un nome meraviglioso.

Perché il suo lavoro consiste, sostanzialmente, nel modificare il passato.

Un articolo non coincide più con ciò che il Partito sostiene oggi?

Si corregge.

Una previsione si è rivelata sbagliata?

Non è mai stata fatta.

Una persona è diventata scomoda?

Può semplicemente scomparire.

Non soltanto dal presente.

Anche dalla memoria.

IL PASSATO NON È PIÙ UN POSTO SICURO

Ed è probabilmente qui che 1984 comincia davvero a entrarti sotto la pelle.

Perché noi siamo abituati a pensare al passato come a qualcosa di immutabile.

È successo.

Fine.

Orwell prende questa certezza e la distrugge.

Se chi controlla il presente può riscrivere continuamente ciò che è accaduto ieri, come fai a dimostrare che ricordi bene?

Come fai a sapere che una fotografia esisteva davvero?

Che quella persona aveva detto quelle parole?

Che una guerra era iniziata per quel motivo?

Che tu stesso non stai impazzendo?

1984 non ti chiede soltanto:

“E se qualcuno ti mentisse?”

Ti chiede:

“E se qualcuno avesse il potere di decidere cosa è vero?”

BIG BROTHER IS WATCHING YOU

La frase è diventata talmente famosa che rischiamo quasi di non sentirla più.

Ma proviamo a dimenticare per un momento reality show, meme e riferimenti pop.

Immagina semplicemente di vivere sapendo che potresti essere osservato.

Sempre.

Non sai quando.

Non sai da chi.

Non sai nemmeno se in quel preciso momento qualcuno ti stia davvero guardando.

E forse è proprio questo il punto.

Non serve controllare ogni persona ogni secondo.

Basta fare in modo che ogni persona inizi a comportarsi come se fosse controllata.

A quel punto il sorvegliante può anche uscire dalla stanza.

Ce lo portiamo dentro.

LA COSA PIÙ TERRIFICANTE NON È LA TELECAMERA

È la lingua.

Orwell inventa la Neolingua: un linguaggio progressivamente ridotto, progettato per eliminare sfumature, alternative e infine concetti.

Se non possiedi più una parola per esprimere un’idea, quella idea diventa più difficile da formulare.

È una delle intuizioni più potenti del romanzo.

Il potere non deve necessariamente proibirti di pensare qualcosa.

Può provare a rendere quel pensiero sempre più difficile da costruire.

Meno parole.

Meno significati.

Meno possibilità.

Meno pensiero.

DUE PIÙ DUE

In 1984 perfino la realtà elementare può diventare terreno di scontro.

Per Winston, conservare la capacità di dire che due più due fanno quattro significa difendere qualcosa di apparentemente banale ma gigantesco:

l’esistenza di una realtà che non dipende da chi comanda.

È questo che rende il libro molto più interessante di una semplice storia sul “governo cattivo che controlla tutti”.

Orwell sta parlando del confine tra potere e verità.

Del momento in cui obbedire non basta più.

Devi anche credere.

E POI C’È WINSTON

Ed è importante.

Perché 1984 avrebbe potuto essere un grande saggio politico travestito da romanzo.

Ma c’è un uomo dentro.

Un uomo qualunque.

Non è un eroe d’azione.

Non vuole salvare il mondo.

Non ha un piano geniale.

Ha ricordi confusi.
Dubbi.
Paura.
Desiderio.
Bisogno di sapere se ciò che sente dentro di sé ha ancora un valore.

E poi incontra Julia.

Ed improvvisamente una storia sul controllo diventa anche una storia sulla possibilità di possedere ancora qualcosa che il Partito non controlli.

Un gesto.

Un corpo.

Un desiderio.

Un momento privato.

Una persona.

NON VOGLIO DIRTI TROPPO

Perché se non hai mai letto 1984, questa è probabilmente la cosa più importante che posso fare:

fermarmi.

Non raccontarti dove arriva Winston.

Non raccontarti cosa rappresenta davvero la Stanza 101.

Non raccontarti cosa succede a Julia.

E soprattutto non raccontarti l’ultima parte.

Devi arrivarci da solo.

Devi provare quel particolare tipo di disagio che Orwell costruisce lentamente.

Perché 1984 non è uno di quei libri che leggi soltanto per sapere “come va a finire”.

È uno di quei libri in cui, pagina dopo pagina, inizi a capire che la gabbia è molto più grande di quanto sembrasse.

ORWELL NON STAVA SCRIVENDO UN MANUALE DI PROFEZIE

Ed è importante dirlo.

1984 viene continuamente tirato fuori per descrivere governi, tecnologie, social network, sorveglianza, propaganda e qualunque fenomeno contemporaneo ci inquieti.

A volte con ragione.

Altre volte con troppa facilità.

Orwell non aveva una sfera di cristallo.

Stava osservando il proprio tempo: totalitarismi, propaganda, guerra, manipolazione politica, controllo dell’informazione.

E ne portò le logiche fino alle estreme conseguenze.

Forse è proprio questo che rende il libro così resistente.

Non ci ha detto esattamente che cosa sarebbe successo.

Ha mostrato alcuni meccanismi del potere.

E i meccanismi, quelli sì, possiamo continuare a riconoscerli.

UN LIBRO CHE È USCITO DALLE SUE PAGINE

Pochissimi romanzi riescono a fare una cosa del genere.

1984 non è rimasto semplicemente 1984.

È diventato “Grande Fratello”.

È diventato “doppipensiero”.

È diventato “psicopolizia”.

È diventato “neolingua”.

È diventato perfino un aggettivo:

orwelliano.

Quando un libro comincia a fornire parole con cui una società descrive se stessa, non stiamo più parlando soltanto di letteratura.

Stiamo parlando di cultura.

SE NON LO HAI MAI LETTO

Non leggerlo perché “bisogna aver letto Orwell”.

Non leggerlo perché è un classico.

Non leggerlo perché qualcuno a scuola te lo avrebbe dovuto assegnare.

Leggilo per curiosità.

Entra nel Ministero della Verità.

Conosci Winston.

Guarda un uomo provare a proteggere una piccola parte della propria mente.

E mentre lo fai, prova a porti una domanda molto semplice:

quanto di ciò che considero vero dipende davvero da me?

CRASHVERSE VERDICT

1984 non è inquietante perché Orwell aveva previsto perfettamente il futuro.

È inquietante perché aveva capito qualcosa di molto più difficile da far invecchiare:

quanto sia fragile la distanza tra ciò che sappiamo,
ciò che ricordiamo
e ciò che qualcuno riesce a convincerci ad accettare.

È stato pubblicato nel 1949.

Eppure continua a guardarci.

Forse è per questo che, dopo tutti questi anni, continuiamo a guardarlo anche noi.


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