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C’è stato un momento in cui la scheda video ha smesso di essere soltanto un componente del PC.
Ed è diventata una sfida.
Una scelta.
Quasi una dichiarazione.
Prima guardavamo il processore.
La RAM.
Il disco.
Poi improvvisamente iniziammo a guardare anche lei.
La scheda grafica.
E cominciammo a farci una domanda che da lì in poi non ci avrebbe più lasciato:
“Quale fa girare meglio il 3D?”
PRIMA DELLA GUERRA
Prima di 3dfx il mondo delle schede video era già vivo.
C’erano produttori importanti.
Matrox, per esempio.
Schede ottime.
Pulite.
Affidabili.
Poi S3.
ATI.
Creative.
E tanti altri nomi che oggi magari fanno parte della memoria di chi ha vissuto davvero quel periodo.
Ma qualcosa stava cambiando.
Il 3D non era più un esperimento.
Stava diventando il futuro del videogioco.
E quando il videogioco iniziò a spostarsi seriamente verso il 3D, improvvisamente la scheda video diventò molto più importante di prima.
3DFX
Ed è lì che arrivò 3dfx.
Non semplicemente come “un’altra scheda”.
Ma come qualcosa che sembrava segnare un passaggio.
La grafica tridimensionale iniziava a diventare più fluida.
Più pulita.
Più convincente.
Le texture sembravano diverse.
Le superfici avevano un’altra profondità.
Il movimento acquistava un’altra presenza.
E io ricordo ancora quella sensazione.
Aprire un gioco.
Guardarlo.
E pensare:
“Ma questo è un’altra cosa.”
NON ERA SOLO PIÙ BELLO
Il punto è che non era semplicemente “più bello”.
Era diverso.
Sembrava il primo assaggio serio della generazione grafica che stava arrivando.
La differenza non era soltanto nei dettagli.
Era nel modo in cui il gioco si muoveva.
Nel modo in cui il 3D iniziava a sembrare finalmente naturale.
E soprattutto nel modo in cui noi iniziavamo a percepire il componente grafico.
Da quel momento la scheda video smise di essere un pezzo invisibile.
Diventò protagonista.
IL PC SI APRIVA
E noi, naturalmente, aprivamo il case.
Quanto smanettavamo.
Schede.
Cavi.
Driver.
Slot.
Prove.
Installazioni.
Disinstallazioni.
Riavvii.
Configurazioni.
A volte funzionava tutto.
A volte no.
E quando non funzionava iniziava il vero divertimento.
O la disperazione.
Dipendeva dall’ora.
PCI
C’era il PCI.
E già lì ogni scheda sembrava qualcosa di serio.
Una scheda dentro il case.
Connettori.
Circuiti.
Memoria.
Un oggetto fisico che prometteva di trasformare quello che vedevi sul monitor.
Poi sarebbe arrivato l’AGP.
Un altro passaggio.
Un’altra sigla da imparare.
Un’altra cosa da confrontare.
Un altro motivo per aprire il case.
AGP
Quando arrivò l’AGP, la sensazione era chiara.
La grafica stava diventando importante abbastanza da meritare una strada dedicata.
Non più soltanto una periferica tra le altre.
Il PC gaming stava cambiando.
E noi con lui.
8 MB
Oggi fa quasi ridere.
8 MB.
Otto megabyte.
Ma allora erano numeri che guardavamo con rispetto.
Poi 12 MB.
E sembrava già tantissimo.
Creative.
Voodoo.
Banshee.
Numeri che oggi sembrano microscopici.
Ma allora erano il futuro.
E noi quei numeri li leggevamo.
Li confrontavamo.
Ne parlavamo.
Come oggi si parla di VRAM, ray tracing, frame generation, DLSS, FSR, bandwidth.
Il linguaggio cambia.
La passione no.
CREATIVE
Ricordo bene anche Creative.
Schede da 8 MB.
12 MB.
Nomi che oggi hanno un sapore quasi archeologico.
Ma all’epoca erano pezzi di futuro.
E la cosa interessante è che non esisteva ancora una narrazione unica.
Non c’era il dominio assoluto di due soli nomi.
C’erano più produttori.
Più soluzioni.
Più idee.
Più tentativi.
E questo rendeva tutto più caotico.
Ma anche più affascinante.
MATROX
Matrox era uno di quei nomi che conoscevamo bene.
Per anni sinonimo di qualità 2D.
Immagine pulita.
Prestazioni solide.
Una scelta seria.
Poi però il mercato iniziò a spostarsi.
Il 3D diventava sempre più importante.
E quella che prima era una corsa alla qualità video iniziò a trasformarsi in qualcosa di diverso.
Prestazioni 3D.
Compatibilità.
API.
Frame rate.
Filtri.
Accelerazione.
La guerra stava iniziando.
VOODOO GRAPHICS
La Voodoo Graphics rappresentò un passaggio quasi simbolico.
Perché in molti casi non sostituiva nemmeno la scheda video 2D.
Si affiancava.
Due schede.
Una per il 2D.
Una per il 3D.
Oggi sembra assurdo.
Allora sembrava geniale.
C’era anche il famoso cavo pass-through.
La scheda 2D mandava il segnale.
La Voodoo entrava in gioco quando serviva il 3D.
Una soluzione che oggi sembra appartenere a un’altra era.
Ma lì dentro c’era già il futuro.
GLIDE
E poi c’era Glide.
L’API proprietaria di 3dfx.
E qui la differenza iniziava a diventare ancora più evidente.
Ci sono giochi che con Glide sembravano quasi avere una marcia in più.
Fluidità.
Compatibilità.
Resa.
E per molti utenti PC, vedere “3dfx” tra le opzioni grafiche era quasi una garanzia.
Sembrava significare:
“Qui vedrai davvero cosa può fare il gioco.”
IL MOMENTO IN CUI INIZIAMMO A CONFRONTARE
Ed è forse questo il passaggio più importante.
Con 3dfx iniziò una cosa che ancora oggi facciamo.
Confrontare.
Quale scheda va meglio?
Quale regge più frame?
Quale ha una qualità migliore?
Quale conviene?
Quale supporta meglio un gioco?
Quale sarà più longeva?
La scheda video diventava finalmente terreno di confronto.
Non più solo un acquisto tecnico.
Una scelta da appassionati.
VOODOO 2
Poi arrivò la Voodoo 2.
E la corsa accelerò ancora.
Più potenza.
Più memoria.
Più prestazioni.
E soprattutto la possibilità di usare due schede insieme.
SLI.
Scan-Line Interleave.
Due Voodoo 2 che lavoravano insieme.
Per noi era follia.
Una cosa quasi estrema.
Due schede grafiche nel case.
Due.
Solo per avere più prestazioni.
E lì capivi che la guerra dell’hardware era definitivamente iniziata.
SLI PRIMA DELLO SLI CHE RICORDIAMO
Molti associano SLI a NVIDIA.
Ma 3dfx aveva già usato quel nome e quel concetto.
Due schede che si dividevano il lavoro.
Un’idea che sembrava appartenere al futuro.
E che in realtà era già lì.
Tra cavi.
Slot PCI.
Ventole.
Case aperti.
E alimentatori che iniziavano a soffrire.
BANSHEE
Poi arrivò la Voodoo Banshee.
E quella me la ricordo bene.
Perché rappresentava un’altra evoluzione.
Non più soltanto accelerazione 3D dedicata.
Una soluzione più completa.
2D e 3D nella stessa scheda.
Era il segnale che il mercato stava cambiando velocemente.
L’acceleratore 3D separato iniziava a diventare una fase transitoria.
La scheda grafica moderna stava prendendo forma.
LA GARA SI ALLARGA
E mentre 3dfx cresceva, gli altri non stavano a guardare.
ATI.
NVIDIA.
S3.
Matrox.
Creative.
Tutti iniziavano a spingere.
Il 3D era diventato il campo di battaglia.
E quella battaglia avrebbe definito il PC gaming per decenni.
NVIDIA
Poi arrivò NVIDIA sempre più forte.
RIVA 128.
TNT.
TNT2.
E improvvisamente il vantaggio di 3dfx non sembrava più intoccabile.
La competizione diventò feroce.
Non bastava più essere i migliori nel 3D.
Bisognava essere più veloci.
Più completi.
Più compatibili.
Più innovativi.
Ogni nuova generazione poteva cambiare tutto.
ATI
Anche ATI sarebbe cresciuta.
E il mercato iniziava lentamente a trasformarsi in qualcosa di più simile a quello che conosciamo oggi.
Una guerra continua.
Benchmark.
Generazioni.
Driver.
Supporto API.
Prezzi.
Prestazioni.
E noi in mezzo.
A leggere.
Provare.
Discutere.
LE RIVISTE
Prima dei siti di benchmark aperti ventiquattro ore su ventiquattro, c’erano le riviste.
Le prove.
Le tabelle.
Le recensioni.
Le pagine con i confronti.
Leggevamo quei numeri.
Frame al secondo.
Risoluzioni.
Test.
E poi iniziava la discussione.
Qual è la migliore?
Vale la differenza di prezzo?
Meglio aspettare?
Ne esce una nuova?
Domande che ancora oggi facciamo esattamente allo stesso modo.
I DRIVER
E poi i driver.
Quante bestemmie.
Installavi.
Riavviavi.
Schermo nero.
Risoluzione sbagliata.
Gioco che non parte.
Conflitti.
Versioni nuove.
Versioni vecchie.
Driver che teoricamente miglioravano le prestazioni e praticamente rompevano qualcosa che prima funzionava.
Poi reinstallavi.
Provavi di nuovo.
E quando finalmente partiva…
sembrava di aver vinto.
GLI IRQ
E chi ha smanettato davvero in quegli anni ricorda anche quanto poteva essere divertente quando entravano in gioco conflitti di risorse.
IRQ.
Periferiche.
Schede audio.
Schede video.
Modem.
Tutto dentro lo stesso PC.
Il sistema operativo che decideva di non collaborare.
E tu lì a cercare di capire perché ieri funzionava e oggi no.
Quello era il vero tutorial.
Non te lo spiegava nessuno.
Imparavi rompendo.
SMANETTARE
Forse è proprio questa la parola giusta.
Smanettare.
Non usavamo semplicemente il computer.
Ci mettevamo le mani dentro.
Lo aprivamo.
Lo modificavamo.
Lo rompevamo.
Lo sistemavamo.
Provavamo componenti.
Cambiavamo impostazioni.
Leggevamo forum.
Chiedevamo agli amici.
Scambiavamo driver.
Tentavamo configurazioni improbabili.
Era frustrante.
Ma era anche parte del divertimento.
QUANDO UN UPGRADE SI VEDEVA
La cosa bellissima delle schede 3D di quel periodo era che l’upgrade lo vedevi.
Davvero.
Non dovevi aprire un benchmark per convincerti che avevi guadagnato il 7%.
Installavi la scheda.
Aprivi un gioco.
E lo vedevi.
Texture filtrate.
Movimenti più fluidi.
Effetti.
Risoluzioni migliori.
Il salto era davanti agli occhi.
E quella sensazione era incredibile.
IL 3D DIVENTA LA REGOLA
All’inizio il 3D sembrava qualcosa di speciale.
Poi diventò inevitabile.
Quake.
Unreal.
Tomb Raider.
E tanti altri titoli spingevano l’industria in quella direzione.
Sempre più giochi iniziavano a chiedere accelerazione.
Sempre più utenti iniziavano a chiedersi quale scheda comprare.
La grafica 3D diventò una delle ragioni principali per aggiornare il PC.
NON ERA PIÙ UN ACCESSORIO
Ed è questo il momento in cui, secondo me, cambia davvero tutto.
La scheda grafica smette di essere un accessorio.
Diventa una delle parti centrali del PC da gioco.
Forse LA parte che più facilmente riusciva a mostrarti quanto fosse vecchio il tuo computer.
Potevi avere ancora un buon processore.
Buona RAM.
Ma se la GPU non teneva il passo…
lo vedevi subito.
3DFX ACCESE LA MICCIA
3dfx non inventò da sola tutto ciò che sarebbe venuto dopo.
Sarebbe sbagliato raccontarla così.
Il mercato era già pieno di aziende, tecnologie e idee.
Ma 3dfx accese una miccia.
Rese l’accelerazione 3D qualcosa che il giocatore PC desiderava.
Qualcosa di cui parlare.
Qualcosa da confrontare.
Qualcosa per cui aprire il portafoglio.
E soprattutto il case.
LA GUERRA
Da quel momento iniziò davvero la guerra.
Nuova scheda.
Nuovo chip.
Più memoria.
Nuove API.
Nuovi driver.
Più frame.
Nuovi benchmark.
Una generazione che inseguiva l’altra.
Ed è una guerra che, in fondo, non è mai finita.
IL PARADOSSO
La cosa strana è che 3dfx, una delle aziende che contribuì più di tutte a rendere quella competizione feroce…
finì per esserne travolta.
Decisioni sbagliate.
Tempi difficili.
Competizione sempre più aggressiva.
NVIDIA cresceva.
Il mercato correva.
E 3dfx non riuscì a mantenere il passo.
LA FINE
All’inizio degli anni Duemila arrivò la fine.
Gli asset principali di 3dfx furono acquisiti da NVIDIA.
Ed era quasi simbolico.
Una delle aziende che aveva contribuito ad aprire la guerra delle schede grafiche veniva assorbita da quella che sarebbe diventata una delle protagoniste assolute di quella guerra.
MA NON È DAVVERO SPARITA
Perché un’azienda può sparire.
Un marchio può scomparire.
Un prodotto può diventare obsoleto.
Ma alcune idee restano.
La scheda grafica come componente centrale del PC gaming.
La corsa alle prestazioni.
La ricerca del frame rate.
Le nuove generazioni.
Le discussioni infinite.
La voglia di vedere “quanto cambia”.
Quel mondo è ancora qui.
OGGI
Oggi parliamo di GPU gigantesche.
Gigabyte di memoria.
Ray tracing.
AI.
Upscaling.
Frame generation.
4K.
High refresh rate.
Schede che costano quanto interi computer di allora.
Ma il gesto è ancora quello.
Esce una GPU nuova.
Guardiamo i benchmark.
Confrontiamo.
Discutiamo.
Qualcuno dice che è rivoluzionaria.
Qualcuno dice che costa troppo.
Qualcun altro decide di aspettare la prossima generazione.
E io ogni tanto penso:
questa cosa l’abbiamo già vissuta.
8 MB
Solo che una volta parlavamo di 8 MB.
Poi 12.
E ci sembravano numeri enormi.
Creative.
Matrox.
Voodoo.
Banshee.
PCI.
AGP.
Parole che oggi sembrano pezzi di un museo del computer.
Per me invece sono ricordi.
IL CASE APERTO
Ricordo il case aperto.
Le viti appoggiate da qualche parte.
Una scheda tolta.
Una nuova infilata nello slot.
Il monitor acceso.
Windows che parte.
Driver.
Riavvio.
Il gioco.
E poi quel momento.
Quando finalmente vedevi la differenza.
Forse è difficile da spiegare oggi.
Ma per noi era emozione vera.
VERDICT
3dfx non è stata soltanto una marca di schede grafiche.
È stata uno dei simboli del momento in cui il PC gaming scoprì che la grafica sarebbe diventata una guerra.
Una guerra fatta di chip.
Memoria.
API.
Driver.
Benchmark.
PCI.
AGP.
Frame rate.
E appassionati che aprivano continuamente il case per vedere se potevano spremere ancora qualcosa.
Io ricordo ancora l’emozione di quella nuova grafica.
Ricordo Matrox.
Creative.
8 MB.
12 MB.
Voodoo.
Banshee.
Ricordo quanto smanettavamo.
Quanto rompevamo.
Quanto imparavamo.
E quanto fosse bello vedere un gioco partire dopo aver finalmente sistemato tutto.
Oggi la guerra delle GPU è gigantesca.
Milioni di transistor.
Intelligenza artificiale.
Ray tracing.
Prestazioni che allora non avremmo saputo nemmeno immaginare.
Ma da qualche parte, dentro quella guerra, continua a esserci l’eco di un nome.
3dfx.
Una delle aziende che ci fece capire che la scheda grafica non sarebbe più stata soltanto una scheda.
Sarebbe diventata il campo di battaglia.
3DFX.
Quando iniziò la guerra delle schede grafiche.


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