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MUSIC · BANDS
Ci sono band pesanti perché hanno chitarre pesanti. Alice in Chains erano qualcosa di diverso. Potevano togliere quasi tutta l’elettricità, sedersi davanti a un pubblico con due chitarre acustiche e diventare persino più inquietanti. Perché il vero peso non arrivava soltanto dai riff di Jerry Cantrell. Arrivava da due voci che, quando si incontravano, sembravano bellissime e sbagliate nello stesso momento. Layne Staley e Jerry Cantrell non cantavano semplicemente insieme. Sembravano due persone intrappolate nella stessa ombra.
Scritto da cRASh
ESPLORA L’ARTICOLO · 51 CAPITOLI
- NON ERANO SOLTANTO GRUNGE
- PRIMA DEL BUIO C'ERA ANCHE IL GLAM
- JERRY
- LAYNE
- DUE VOCI
- FACELIFT
- SAP
- DIRT
- NON È UN ALBUM SULL'EROINA
- ROOSTER
- DOWN IN A HOLE
- WOULD?
- LE DROGHE NON ERANO ESTETICA
- MIKE STARR
- JAR OF FLIES
- IL PRIMO EP NUMERO UNO
- NUTSHELL
- NO EXCUSES
- ALICE IN CHAINS
- HEAVEN BESIDE YOU
- SLUDGE FACTORY
- MTV UNPLUGGED
- SENZA NASCONDERSI DIETRO IL VOLUME
- L'ERRORE
- QUELLA VERSIONE DI DOWN IN A HOLE
- 1996
- MAD SEASON
- GET BORN AGAIN
- DEMRI
- 2002
- IL PRIMO PASSO
- WILLIAM DUVALL NON È LAYNE STALEY
- DUE VOCI, ANCORA
- BLACK GIVES WAY TO BLUE
- ELTON JOHN
- NON ERA UNA REUNION NOSTALGICA
- THE DEVIL PUT DINOSAURS HERE
- RAINIER FOG
- 2026 — NUTSHELL È ANCORA LÌ
- IL MIO FILONE ANNI 2000
- NON MI INTERESSA DECIDERE QUALE ERA SIA “VERA”
- JERRY È IL FILO
- LAYNE NON ERA SOLO OSCURITÀ
- LA COSA CHE NESSUN ALGORITMO PUÒ RICREARE
- CRASHVERSE VERDICT
- LE VOCI — 10/10
- DIRT — 10/10
- JAR OF FLIES — 10/10
- MTV UNPLUGGED — 10/10
- SECONDA ERA — 9/10
- L'ARMONIA PIÙ OSCURA DI SEATTLE
Metti Down in a Hole.
Oppure Would?.
Rooster.
Nutshell.
No Excuses.
Puoi togliere volume.
Togliere distorsione.
Togliere amplificatori.
La cosa rimane.
Quelle voci.
Una leggermente sopra l'altra.
Jerry.
Layne.
A volte non riesci nemmeno a decidere immediatamente dove finisca una e cominci l'altra.
Non è il classico cantante con il chitarrista che aggiunge un coro.
È quasi un terzo suono.
Qualcosa che esiste soltanto quando sono insieme.
Ed è probabilmente da lì che bisogna partire per raccontare gli Alice in Chains.
Non dall'eroina.
Non dalla morte.
Non dalla parola grunge.
Dal suono.
Perché tutto ciò che sarebbe successo dopo è enorme, doloroso e inevitabilmente parte della storia.
Ma se cominciamo dalla tragedia rischiamo di commettere lo stesso errore fatto per anni con Layne Staley:
ricordare come è morto prima di ricordare quanto cazzo fosse bravo a cantare.
01 / NON ERANO SOLTANTO GRUNGE

Seattle.
Fine anni Ottanta.
Inizio anni Novanta.
La lista ormai è diventata mitologia.
Nirvana.
Pearl Jam.
Soundgarden.
Alice in Chains.
Poi una parola viene utilizzata per mettere tutto nello stesso scaffale:
grunge.
Comoda.
Ma insufficiente.
Alice in Chains avevano molto più metal dentro rispetto a buona parte di ciò che sarebbe stato identificato con quella scena.
Black Sabbath.
Riff accordati in basso.
Chitarre che sembrano trascinarsi.
Hard rock.
Metal.
Qualcosa del glam da cui alcuni di loro provenivano.
Qualcosa del punk nell'atteggiamento.
E poi quella forma di malinconia che non apparteneva completamente a nessuna di queste categorie.
Jerry Cantrell avrebbe continuato a descrivere gli Alice come il prodotto di ciò che erano loro quattro, più che di un genere preciso: il suono non veniva da un'etichetta ma dalla combinazione delle persone.
Ed è ancora la definizione migliore.
02 / PRIMA DEL BUIO C'ERA ANCHE IL GLAM
Questa parte viene ricordata meno volentieri perché rovina un po' l'iconografia.
Layne Staley non compare magicamente in una cantina vestito di nero mentre canta Man in the Box.
Prima c'è un'altra Seattle.
Capelli.
Metal.
Band locali.
Ambizione.
Layne aveva cantato in gruppi come Sleze, successivamente diventato Alice N' Chains.
Jerry Cantrell suonava e cercava disperatamente di costruirsi una vita attraverso la musica.
Poi si incontrano.
Vivono persino dentro il Music Bank, enorme complesso di sale prova di Seattle, utilizzandolo praticamente come casa mentre cercano di mettere insieme qualcosa che funzioni.
Jerry incontra Sean Kinney.
Mike Starr entra al basso.
Layne, curiosamente, sarà l'ultimo a diventare definitivamente il cantante del gruppo che nel 1987 prende forma come Alice in Chains.
Non stanno inventando il grunge.
Non sanno nemmeno che qualcuno utilizzerà quella parola per loro.
Stanno cercando di fare una band.
03 / JERRY
Prima di parlare ancora di Layne dobbiamo fermarci su Jerry Cantrell.
Perché gli Alice in Chains non sono “la band di Layne Staley”.
Senza Jerry non esiste praticamente nulla di ciò che riconosciamo come Alice in Chains.
Chitarra.
Riff.
Composizione.
Armonie.
Una parte enorme dei testi.
E la seconda voce.
Cantrell non costruisce riff per dimostrare quanto sappia suonare.
Li costruisce perché devono fare qualcosa.
Devono trascinare.
Spingere.
Creare tensione.
A volte basta una corda abbassata.
Drop D.
Jerry stesso ha raccontato di aver imparato quell'accordatura ascoltando Eddie Van Halen in Unchained, per poi trasformarla in uno degli elementi fondamentali del proprio linguaggio chitarristico.
Il risultato è quella sensazione immediatamente Alice in Chains.
La chitarra non corre.
Pesa.
04 / LAYNE
Poi arriva quella voce.
Layne Staley non possedeva semplicemente potenza.
Quella sarebbe stata la parte facile.
Poteva essere violentissimo.
Ma poteva anche diventare fragile.
Quasi trasparente.
E soprattutto possedeva una capacità incredibile di stratificare la propria voce.
Jerry raccontava che durante le registrazioni la band poteva uscire dalla stanza mentre Layne incideva e, tornando, trovare già diverse take vocali praticamente perfette.
Questa cosa conta.
Perché quando parliamo continuamente della sofferenza di Staley rischiamo di dimenticare il musicista.
Timing.
Intonazione.
Armonizzazione.
Controllo.
Volume.
Una voce immediatamente riconoscibile.
E una capacità ancora più rara:
far sembrare personale quasi qualsiasi frase.
05 / DUE VOCI
Poi succede il vero miracolo.
Jerry comincia progressivamente a cantare sempre di più.
E Layne lo incoraggia.
Cantrell ha raccontato che fu proprio Staley a spingerlo a prendersi maggiori responsabilità vocali: se una canzone significava qualcosa per Jerry, secondo Layne avrebbe dovuto essere lui a cantarla.
Questa generosità cambierà completamente il suono della band.
Perché le due voci non sono uguali.
Per fortuna.
Layne può aprire una ferita.
Jerry può quasi passarle intorno.
Poi si incontrano.
E quella differenza produce armonie che sembrano contemporaneamente:
belle.
malate.
calde.
inquietanti.
È uno dei pochi casi in cui puoi riconoscere una band quasi esclusivamente sentendo due persone cantare una vocale insieme.
06 / FACELIFT

1990.
Facelift.
Titolo perfetto per una band che sta cambiando volto proprio mentre Seattle si prepara a cambiare quello del rock.
La tracklist contiene già moltissimo.
We Die Young.
Sea of Sorrow.
Bleed the Freak.
Love, Hate, Love.
E naturalmente:
MAN IN THE BOX
Il brano esplode attraverso MTV.
Quel riff.
La talk box.
E Layne che sembra progressivamente aprire la voce fino a farla diventare troppo grande per la canzone.
Man in the Box ottiene una candidatura ai Grammy e contribuisce a trasformare Facelift da debutto promettente a uno dei primi segnali nazionali che da Seattle stava arrivando qualcosa di importante. Gli Alice in Chains avrebbero accumulato nove nomination ai Grammy nel corso della carriera, pur senza vincere.
E c'è una cosa importante nelle date.
Facelift esce prima di Nevermind.
Prima dell'esplosione globale del grunge.
Alice in Chains non salgono su un treno già partito.
Sono tra quelli che stanno posando i binari.
07 / SAP

Poi fanno una cosa poco prevedibile.
Dopo un album così pesante, pubblicano Sap.
1992.
EP acustico.
Quattro brani principali, più la traccia nascosta Love Song.
La band che il pubblico aveva appena imparato a conoscere attraverso Man in the Box riduce la pressione e lascia entrare aria.
Brother.
Got Me Wrong.
Right Turn.
Am I Inside.
Dentro compaiono anche ospiti come Chris Cornell, Mark Arm e Ann Wilson.
Ma soprattutto nasce una verità fondamentale:
Alice in Chains non ha bisogno della distorsione per sembrare Alice in Chains.
Questa scoperta sarà decisiva.
Due anni dopo diventerà Jar of Flies.
E nel 1996 arriverà all'estremo con MTV Unplugged.
08 / DIRT

Poi arriva il disco.
1992.
DIRT
È facile definirlo capolavoro.
Molto più difficile ascoltarlo davvero.
Perché Dirt non ti lascia una distanza comoda.
Them Bones.
Dam That River.
Rain When I Die.
Down in a Hole.
Sickman.
Rooster.
Junkhead.
Dirt.
God Smack.
Angry Chair.
Would?
È quasi ridicolo guardare la tracklist oggi.
Non sembra una raccolta di canzoni.
Sembra un greatest hits scritto tutto nello stesso momento.
Jerry Cantrell lo ha definito il probabile “crowning achievement” della band: un album estremamente diretto, potente e incapace di addolcire ciò che raccontava.
Ed è proprio questa mancanza di filtro a renderlo contemporaneamente magnifico e difficile.
09 / NON È UN ALBUM SULL'EROINA
Questa semplificazione mi ha sempre infastidito.
Sì.
La dipendenza attraversa Dirt.
In maniera chiarissima.
Junkhead.
Sickman.
God Smack.
Dirt.
Layne non finge.
Non costruisce un personaggio da rockstar maledetta.
Sta scrivendo anche da dentro qualcosa che sta realmente diventando parte della propria vita.
Ma ridurre Dirt all'eroina significa perdere metà dell'album.
C'è la guerra.
C'è il rapporto di Jerry con suo padre.
C'è l'amore.
C'è la rabbia.
C'è l'autodistruzione.
C'è la paura.
C'è la morte.
Ci sono persone che non riescono a stare bene dentro se stesse.
La droga è una presenza.
Non è il genere musicale.
10 / ROOSTER
Rooster appartiene a Jerry Cantrell.
È legata a suo padre, veterano del Vietnam.
Un uomo che Jerry aveva conosciuto anche attraverso il silenzio lasciato dalla guerra.
Il soprannome.
Le esperienze.
Le conseguenze.
La canzone non utilizza il Vietnam per costruire eroismo.
Lo attraversa dal punto di vista di qualcuno che cerca di comprendere un padre.
Ed è interessante perché dimostra nuovamente come gli Alice in Chains potessero essere enormemente pesanti senza parlare continuamente di se stessi.
Qualche volta la ferita appartiene alla generazione precedente.
E passa comunque.
11 / DOWN IN A HOLE
Poi c'è Down in a Hole.
Jerry Cantrell la considera ancora una delle canzoni migliori che abbia scritto.
Una relazione.
Il senso di essere intrappolato.
La difficoltà di conciliare ciò che provi con la vita che stai conducendo.
Jerry ha raccontato che la canzone gli sembrò speciale praticamente dall'inizio e che l'esecuzione della band — la voce di Layne, la batteria di Sean, il basso di Starr — la portò molto oltre la semplice composizione originale.
Ed è proprio questo che rende il brano così Alice in Chains.
La canzone è di Jerry.
Ma quando Layne entra dentro quelle parole, sembrano appartenere anche a lui.
Poi le due voci si incontrano.
E a quel punto non appartengono più a nessuno.
12 / WOULD?
Il disco finisce con:
Would?
Jerry la scrive pensando ad Andrew Wood, frontman dei Mother Love Bone morto nel 1990.
Ma invece di scrivere un semplice epitaffio, Cantrell costruisce anche una domanda intorno al giudizio.
Quanto è facile osservare una persona che sbaglia?
Quanto è facile giudicare una dipendenza da fuori?
Quanto siamo certi che, messi nelle stesse condizioni, avremmo fatto meglio?
Il brano era già comparso nella colonna sonora di Singles.
Dentro Dirt diventa quasi la chiusura perfetta.
Un album pieno di persone giudicate, ferite, dipendenti, arrabbiate finisce senza una risposta.
Con una domanda.
13 / LE DROGHE NON ERANO ESTETICA
Qui voglio fermarmi.
Perché intorno a Seattle, agli anni Novanta e a certe band è stata costruita negli anni una mitologia pericolosa.
Eroina.
Genio.
Autodistruzione.
Morte.
Come se tutto appartenesse allo stesso pacchetto artistico.
No.
La droga non rese Layne Staley un cantante migliore.
Non rese Dirt un grande album.
Non rese più autentica la musica.
Gli stava semplicemente distruggendo la vita.
È importante dirlo perché Staley stesso ha finito per essere ricordato troppo spesso attraverso la dipendenza.
I suoi compagni hanno respinto questa riduzione.
Sean Kinney lo ricordava come una persona dolce, divertente e non giudicante; Jerry Cantrell come qualcuno capace di tenere tutto leggero finché non arrivava il momento di fare musica.
Mike Inez avrebbe detto anni dopo che il pubblico tendeva a romanticizzare ciò che era accaduto a Layne quando la realtà della persona era già abbastanza.
Questa cosa va ricordata.
Layne Staley non è interessante perché è morto giovane.
È interessante perché quando era vivo possedeva una voce irripetibile.
14 / MIKE STARR
Dirt è anche l'ultimo album completo con il bassista originale Mike Starr.
La formazione cambia nel 1993.
Arriva Mike Inez, proveniente dalla band di Ozzy Osbourne.
Inez entra praticamente in corsa e si ritrova subito dentro un gruppo che sta esplodendo a livello mondiale.
Non sarà un semplice sostituto.
Diventerà una parte fondamentale del secondo volto degli Alice in Chains, prima e dopo Layne.
Mike Starr, invece, continuerà ad avere seri problemi legati alle dipendenze e morirà nel 2011, a 44 anni.
Un'altra perdita dentro una storia che ne contiene già troppe.
15 / JAR OF FLIES

Settembre 1993.
Il disco arriverà il 25 gennaio 1994.
La band entra in studio.
Questa volta c'è una cosa abbastanza importante che manca:
le canzoni.
L'idea iniziale è anche testare la chimica con Mike Inez.
Sean Kinney avrebbe raccontato che entrarono senza materiale preparato.
Cominciano a suonare.
A costruire.
A seguire ciò che succede.
E in pochi giorni nasce:
JAR OF FLIES
Rotten Apple.
Nutshell.
I Stay Away.
No Excuses.
Whale & Wasp.
Don't Follow.
Swing on This.
Sette tracce.
Quasi niente bisogno di dimostrare quanto siano pesanti.
E riescono comunque a essere più Alice in Chains che mai.
16 / IL PRIMO EP NUMERO UNO
Jar of Flies debutta al numero uno della Billboard 200.
È il primo EP nella storia a riuscirci.
Questo dato è bellissimo perché distrugge una convinzione.
Il pubblico non voleva soltanto Man in the Box.
Non voleva soltanto riff.
Non voleva soltanto metal.
Gli Alice in Chains potevano entrare in studio senza canzoni, abbassare il volume e pubblicare qualcosa di fragile.
Il pubblico li seguiva comunque.
Jerry avrebbe detto che proprio il successo di Jar of Flies fece capire alla band di potersi permettere di seguire le proprie idee senza preoccuparsi troppo di ciò che ci si aspettava da loro.
Quella è libertà artistica.
17 / NUTSHELL
Poi parte Nutshell.
E improvvisamente parlare sembra quasi inutile.
Non ha bisogno di una struttura enorme.
Non ha bisogno di un assolo interminabile.
Non ha bisogno di gridare.
È una di quelle canzoni nelle quali la fragilità di Layne diventa quasi fisica.
Il punto interessante è che non serve conoscere la sua biografia.
Puoi non sapere nulla.
La canzone funziona comunque.
Ed è proprio questo il confine che separa una confessione privata da una grande canzone.
La prima appartiene a chi la scrive.
La seconda riesce a diventare anche tua.
18 / NO EXCUSES
E poi No Excuses.
Groove.
Armonie.
Una batteria immediatamente riconoscibile.
Una canzone che sembra quasi più luminosa rispetto al resto del catalogo.
Ma è sempre Alice in Chains.
Questa è un'altra ragione per cui catalogarli soltanto attraverso il buio è sbagliato.
Il buio esiste.
Ma c'è anche una capacità melodica enorme.
Ed è proprio il contrasto che rende tutto più forte.
Se fosse tutto nero, dopo un po' smetteresti di vedere le differenze.
Alice in Chains sa lasciare entrare abbastanza luce da farti capire quanto sia scura la stanza.
19 / ALICE IN CHAINS

1995.
Album omonimo.
Quello del cane a tre zampe.
Tripod, per molti fan.
Grind.
Brush Away.
Sludge Factory.
Heaven Beside You.
Again.
God Am.
Frogs.
Over Now.
Il disco debutta al numero uno.
Ma dietro il successo esiste una realtà molto più difficile.
La band non riesce realmente a costruire un normale ciclo di tour.
Layne sta sempre peggio.
Jerry canta ancora di più.
L'atmosfera è diversa.
Se Dirt sembra qualcuno che ti racconta ciò che sta vivendo mentre sta ancora combattendo, l'album omonimo a volte sembra stanchezza trasformata in suono.
Non necessariamente rassegnazione.
Qualcosa di vicino.
20 / HEAVEN BESIDE YOU
Qui Jerry Cantrell diventa ancora più evidente come voce.
Heaven Beside You.
Una relazione che finisce.
Responsabilità.
Contraddizione.
Qualcuno può essere contemporaneamente:
paradiso accanto a te.
inferno dentro di te.
È praticamente il linguaggio Alice in Chains condensato in una frase.
Bellezza.
Disagio.
Insieme.
21 / SLUDGE FACTORY
Poi c'è Sludge Factory.
Una canzone che racconta anche il rapporto soffocante con l'industria.
Pressione.
Aspettative.
Scadenze.
La necessità di produrre qualcosa mentre intorno la vita reale sta andando in pezzi.
E questa canzone diventerà protagonista involontaria di uno dei momenti più umani della loro storia.
22 / MTV UNPLUGGED
10 aprile 1996.
Brooklyn Academy of Music.
Alice in Chains sale sul palco di MTV Unplugged.
Non suonava un vero concerto completo da molto tempo.
Layne appare fragile.
Visibilmente.
Il pubblico sa che qualcosa non va.
La band lo sa.
Eppure ciò che succede quella sera è straordinario.
Nutshell.
Brother.
No Excuses.
Sludge Factory.
Down in a Hole.
Angry Chair.
Rooster.
Got Me Wrong.
Heaven Beside You.
Would?
Frogs.
Over Now.
Killer Is Me.
Il disco live uscirà il 30 luglio 1996.
23 / SENZA NASCONDERSI DIETRO IL VOLUME
È qui che capisci definitivamente quanto fossero forti.
Togli l'elettricità.
Togli la massa dei riff.
Togli una parte della protezione.
Rimangono:
le canzoni.
le voci.
gli accordi.
il silenzio.
E funzionano.
Forse persino troppo.
Perché Unplugged rende impossibile ignorare Layne.
Senti ogni respiro.
Ogni esitazione.
Ogni volta in cui la voce sembra provenire da qualcosa di molto più fragile del corpo che la sta producendo.
24 / L'ERRORE
Durante Sludge Factory, Layne sbaglia.
Si ferma.
La band ricomincia.
Potrebbe essere eliminato dal montaggio.
Invece resta parte del mito di quella performance.
Ed è giusto così.
Perché MTV Unplugged non è perfetto nel senso sterile della parola.
È umano.
I quattro membri della band, affiancati dal chitarrista Scott Olson, dentro una situazione enorme.
Uno di loro sta combattendo una battaglia che il pubblico ormai riesce quasi a vedere.
E nonostante tutto:
suonano.
25 / QUELLA VERSIONE DI DOWN IN A HOLE
Se vuoi capire cosa significa la combinazione Staley-Cantrell, puoi prendere semplicemente quella.
Due voci.
Niente bisogno di occupare tutto lo spazio.
Entrano.
Escono.
Si sostengono.
Jerry sembra tenere la canzone.
Layne sembra attraversarla.
È probabilmente una delle ragioni per cui quell'Unplugged continua a essere guardato come qualcosa di più di un normale live album.
È una fotografia.
Bellissima.
E difficile.
26 / 1996
Dopo l'Unplugged, Alice in Chains apre alcune date della reunion dei Kiss.
L'ultima esibizione di Layne con il gruppo avviene il 3 luglio 1996 a Kansas City.
Poi praticamente il silenzio.
La band non annuncia una vera fine.
Semplicemente smette di riuscire a funzionare come band.
E qualche volta le cose finiscono così.
Non attraverso una dichiarazione.
Attraverso l'assenza.
27 / MAD SEASON
Nel frattempo Layne aveva avuto anche un altro spazio.
Mad Season.
Mike McCready dei Pearl Jam.
Barrett Martin degli Screaming Trees.
John Baker Saunders.
Layne.
1995.
Above.
Un album.
Un'altra voce del Seattle sound.
Ma soprattutto uno spazio nel quale Staley può scrivere e muoversi fuori dalla struttura Alice in Chains.
Jerry Cantrell ha raccontato di aver provato inizialmente perfino gelosia sentendo il disco, per poi andare a vedere Mad Season dal vivo ed essere profondamente orgoglioso di Layne.
È una storia piccola.
Ma dice molto del loro rapporto.
Non era soltanto band.
28 / GET BORN AGAIN
Nel 1998 gli Alice in Chains riescono a riunirsi in studio per registrare nuovo materiale.
Nascono:
Get Born Again.
Died.
Saranno le ultime registrazioni di Staley con il gruppo.
Poi nuovamente silenzio.
Questa volta più lungo.
29 / DEMRI
Nel 1996 era morta anche Demri Parrott, compagna di lunga data di Layne.
Aveva 27 anni.
La perdita si aggiunge a una situazione personale già segnata da anni di dipendenza e progressivo isolamento.
Non serve trasformarla in spiegazione unica.
La vita delle persone non funziona così.
Ma appartiene inevitabilmente agli ultimi anni di Layne.
Progressivamente appare sempre meno.
La persona pubblica quasi scompare.
Rimane la musica.
30 / 2002
Il corpo di Layne Staley viene trovato nel suo appartamento di Seattle il 19 aprile 2002.
Aveva 34 anni.
La morte era avvenuta giorni prima; la causa fu un'overdose di eroina e cocaina.
La notizia non sembra soltanto la morte di un cantante.
Sembra la conferma definitiva che Alice in Chains sia finita.
Ma c'è una cosa che non voglio fare.
Non voglio trasformare questa parte nel climax dell'articolo.
Perché sarebbe esattamente la riduzione che abbiamo cercato di evitare dall'inizio.
Layne Staley non è il finale degli Alice in Chains.
E la morte non è il finale di Layne Staley.
Le registrazioni rimangono.
La voce rimane.
Le persone che hanno suonato con lui rimangono.
E gli Alice in Chains, incredibilmente, troveranno anche un modo per continuare.
31 / IL PRIMO PASSO
Non immediatamente.
Deve passare tempo.
Molto.
Jerry Cantrell continua la propria carriera solista.
Sean Kinney.
Mike Inez.
Ognuno va avanti.
Poi nel 2005 i membri superstiti tornano a suonare insieme per un evento benefico legato alle vittime dello tsunami.
Succede qualcosa.
Non una resurrezione improvvisa.
Un primo passo.
Nel 2006 iniziano a esibirsi con William DuVall.
E qui comincia una delle operazioni più difficili che una band possa affrontare.
Continuare dopo una voce considerata insostituibile.
32 / WILLIAM DUVALL NON È LAYNE STALEY
Esatto.
E questa è probabilmente la ragione per cui funziona.
Se avessero cercato qualcuno capace di imitare perfettamente Layne, il risultato sarebbe stato terribile.
Una cover band di se stessi.
DuVall sceglie un'altra strada.
È cantante.
Chitarrista.
Possiede una propria storia.
Una propria voce.
E soprattutto comprende perfettamente che il compito non consiste nel diventare Layne.
Mike Inez gli disse che avrebbe avuto probabilmente il lavoro più difficile possibile: cantare Man in the Box davanti a decine di migliaia di persone senza cercare di sostituire chi aveva cantato quella canzone prima di lui.
DuVall lo comprende.
E gli Alice in Chains costruiscono una seconda identità.
33 / DUE VOCI, ANCORA

Ed eccoci di nuovo al principio.
Jerry Cantrell.
Una seconda voce.
Soltanto che adesso dall'altra parte non c'è Layne.
C'è William.
L'armonia cambia.
Deve cambiare.
Ma il concetto rimane.
E forse è proprio questo che permette agli Alice in Chains di continuare senza fingere che niente sia successo.
La voce principale non è mai stata l'unico elemento dell'identità della band.
Il rapporto tra le voci lo era.
34 / BLACK GIVES WAY TO BLUE

2009.
Quattordici anni dopo l'ultimo album in studio.
Sette anni dopo la morte di Layne.
Black Gives Way to Blue.
Non è un tribute album.
Non è una ricostruzione di Dirt.
È il punto in cui Alice in Chains decide che continuare non significa cancellare.
All Secrets Known.
Check My Brain.
Your Decision.
A Looking in View.
Private Hell.
E poi la title track.
35 / ELTON JOHN
Black Gives Way to Blue è il momento in cui Jerry finalmente scrive direttamente per Layne.
Piano.
Voce.
Pochissimo altro.
Cantrell ha raccontato quanto fosse stato difficile persino arrivare a quella canzone.
Poi decide di chiedere a uno degli artisti più importanti della propria vita di suonarci.
Elton John.
Elton accetta.
Il pianoforte che chiude il primo album degli Alice in Chains senza Layne Staley viene suonato dall'uomo che aveva contribuito a far innamorare Jerry Cantrell della musica.
È difficile inventare una chiusura più giusta.
Non provano a dimenticare.
Salutano.
Poi continuano.
36 / NON ERA UNA REUNION NOSTALGICA
Questo è importante.
Black Gives Way to Blue arriva al numero 5 della Billboard 200.
Produce due brani numero uno nelle classifiche rock Billboard e nuove candidature ai Grammy.
Il pubblico non va semplicemente ai concerti per sentire Rooster.
Accetta anche materiale nuovo.
Questo cambia tutto.
La band non è diventata soltanto custode del proprio catalogo.
È tornata a essere band.
37 / THE DEVIL PUT DINOSAURS HERE
2013.
Secondo album con DuVall.
The Devil Put Dinosaurs Here.
Titolo volutamente provocatorio.
Hollow.
Stone.
Voices.
Phantom Limb.
Il suono diventa ancora più sicuro.
Non c'è più bisogno di spiegare continuamente perché stiano continuando.
La domanda comincia a perdere importanza.
Esistono.
Suonano.
Scrivono.
Fine.
E forse era proprio questo il traguardo.
38 / RAINIER FOG

2018.
Rainier Fog.
Seattle torna persino nel titolo.
Una parte del disco viene registrata nello stesso Studio X — l'ex Bad Animals — legato alla storia della band.
The One You Know.
Rainier Fog.
Red Giant.
Fly.
Never Fade.
All I Am.
L'album riceve una nomination ai Grammy come Best Rock Album.
Nel 2026 rimane l'ultimo album in studio degli Alice in Chains, almeno mentre scrivo.
Otto anni.
Nessuna corsa obbligatoria a pubblicare.
Ed è quasi coerente.
Alice in Chains non è mai stata una band che dava l'impressione di voler produrre perché il calendario lo richiedeva.
39 / 2026 — NUTSHELL È ANCORA LÌ
E proprio mentre raccontiamo questa storia succede qualcosa di interessante.
Sono passati trent'anni dall'MTV Unplugged.
Il sito ufficiale degli Alice in Chains sta celebrando l'anniversario con nuove edizioni del disco e materiale dedicato.
L'edizione celebrativa ha riportato MTV Unplugged nella Billboard 200, fino al numero 14 nella settimana del 10 ottobre 2026.
Trent'anni.
Una band seduta.
Una performance acustica.
Un cantante che non esiste più da quasi un quarto di secolo.
E il disco torna tra gli album più ascoltati e acquistati del momento.
Questa non è soltanto nostalgia.
Una nuova generazione continua a entrare da quella porta.
40 / IL MIO FILONE ANNI 2000
Ed è qui che Alice in Chains entra nella mia storia.
Non nello stesso modo dei Guns N' Roses, che avevo vissuto mentre erano nel pieno dell'esplosione.
Non come i TOOL, arrivati dentro IRC e diventati progressivamente qualcosa di centrale nella mia vita musicale.
Non come i Lacuna Coil, che per me hanno una data precisa: 2001, Unleashed Memories.
Alice in Chains per me appartiene invece a quel filone musicale dei primi anni Duemila che progressivamente mise insieme mondi diversi nella stessa parte della mia testa.
Metal.
Alternative.
Deftones.
TOOL.
Band più oscure.
Chitarre pesanti che però non avevano bisogno di essere semplicemente aggressive.
Musica che poteva entrare nel corpo e contemporaneamente avere qualcosa di profondamente malinconico.
E lì gli Alice in Chains erano inevitabili.
La cosa quasi strana è che quando io li inserisco dentro quel mio periodo, la loro prima storia è già praticamente finita.
Layne muore nel 2002.
Il gruppo sembra appartenere al passato.
E invece anni dopo torna.
Con un'altra voce.
Con altri dischi.
Senza cancellare niente.
Quindi anche per me Alice in Chains non è mai diventata semplicemente “band anni Novanta”.
È rimasta.
In un altro modo.
41 / NON MI INTERESSA DECIDERE QUALE ERA SIA “VERA”
Questo discorso mi annoia.
Alice in Chains con Layne.
Alice in Chains con William.
Quale è quella vera?
La domanda parte da un errore.
Quella con Layne è irripetibile.
Naturalmente.
Non esiste nessuno che possa ricostruire quella chimica.
E non dovrebbe esistere.
Ma questo non significa che Jerry, Sean e Mike abbiano perso il diritto di continuare a utilizzare il nome di qualcosa che avevano costruito anche loro.
Layne stesso non era Alice in Chains da solo.
Jerry non lo era.
Nessuno lo è.
Era una combinazione.
Quando una parte fondamentale di quella combinazione muore, la combinazione cambia.
Puoi decidere di non ascoltarla più.
Legittimo.
Ma non puoi fingere che ciò che è arrivato dopo non possieda valore soltanto perché non è ciò che esisteva prima.
42 / JERRY È IL FILO
Se devo trovare la persona che attraversa entrambe le vite della band, è Jerry Cantrell.
Non perché sia “più importante”.
Perché è il ponte.
Il riff.
La scrittura.
La voce.
La capacità di armonizzare con Layne prima e DuVall dopo.
È l'uomo che può scrivere Rooster.
Down in a Hole.
Heaven Beside You.
E poi vent'anni dopo Black Gives Way to Blue.
Non è un caso che anche fuori da Alice in Chains la sua musica continui a sembrare provenire dallo stesso luogo.
Cantrell non possiede uno stile perché utilizza una particolare chitarra.
Lo ha detto magnificamente parlando di Eddie Van Halen:
puoi scambiare amplificatori e strumenti.
Eddie continuerà a sembrare Eddie.
Jerry continuerà a sembrare Jerry.
Il suono, alla fine, sta anche nelle mani e nella carne.
43 / LAYNE NON ERA SOLO OSCURITÀ
E se devo salvare una cosa da tutta la quantità di articoli scritti su Layne Staley è questa.
Era anche divertente.
Faceva scherzi.
Rideva.
Giocava.
Jerry Cantrell lo ricorda come qualcuno con un grande senso dell'umorismo, capace di mantenere un'atmosfera leggera fuori dalla musica.
Questo dettaglio sembra piccolo.
Non lo è.
Perché la morte tende a riscrivere retroattivamente una persona.
Quando sappiamo che qualcuno morirà male, cominciamo a guardare ogni fotografia precedente come se contenesse già il finale.
Ogni sorriso sembra triste.
Ogni testo diventa presagio.
Ogni intervista viene letta come avvertimento.
Ma Layne non trascorse trentaquattro anni preparandosi a morire.
Visse.
Cantò.
Rise.
Fece musica.
Amò.
Sbagliò.
Combatté.
E perse.
Ricordare anche la parte viva significa rispettarlo molto più che trasformarlo nell'ennesimo santo maledetto del rock.
44 / LA COSA CHE NESSUN ALGORITMO PUÒ RICREARE
E arriviamo quasi al presente perfetto.
Nel 2025 Jerry Cantrell ha parlato persino delle AI capaci di imitare lo stile degli Alice in Chains.
Gli fanno ascoltare musica generata per sembrare lui.
La sua risposta, in sostanza, è semplice:
suona vagamente simile.
Ma non lo è.
Una macchina può studiare pattern.
Riff.
Testi.
Armonie.
Può produrre un facsimile.
Quello che non possiede è ciò che ha creato quelle canzoni.
Le persone.
La loro esperienza.
Il modo in cui mettono le mani su uno strumento.
L'emozione che decide perché quella nota deve stare proprio lì.
Alice in Chains è forse l'esempio perfetto.
Puoi studiare l'intervallo tra le due voci.
Puoi accordare la chitarra nello stesso modo.
Puoi comprare lo stesso amplificatore.
Puoi costruire un testo oscuro.
Non avrai:
Layne.
Jerry.
Sean.
Mike.
William.
Quella chimica non è un preset.
45 / CRASHVERSE VERDICT
ALICE IN CHAINS — 10/10 COME IDENTITÀ
Non come tragedia.
Non come mito di Seattle.
Come band.
Perché hanno una delle qualità più rare nella musica.
Li riconosci.
46 / LE VOCI — 10/10
Staley e Cantrell appartengono a una categoria propria.
Non perché siano tecnicamente l'unica grande coppia vocale del rock.
Perché hanno costruito un'armonia che sembra immediatamente Alice in Chains.
E DuVall ha avuto l'intelligenza di entrare in quel sistema senza tentare di falsificarne il passato.
47 / DIRT — 10/10
Non perché sia piacevole.
Perché non spreca quasi niente.
È pesante.
Melodico.
Brutale.
Intimo.
E continua a sembrare pericolosamente vivo.
48 / JAR OF FLIES — 10/10
Sette brani.
Un EP.
E forse la dimostrazione più chiara che il vero peso degli Alice in Chains non veniva dagli amplificatori.
49 / MTV UNPLUGGED — 10/10
Non voglio valutarlo come concerto perfetto.
Non lo è.
Voglio valutarlo come documento.
E da quel punto di vista è quasi impossibile immaginare qualcosa di più potente.
50 / SECONDA ERA — 9/10
Per il coraggio di non ricostruire.
Per Black Gives Way to Blue.
Per William DuVall.
Per avere compreso che continuare non significava fingere che Layne non fosse esistito.
E nemmeno costruire un museo intorno alla sua assenza.
51 / L'ARMONIA PIÙ OSCURA DI SEATTLE
Alla fine torno sempre lì.
Non all'eroina.
Non alla morte.
Non a Seattle.
Non a “grunge”.
A due microfoni.
Jerry Cantrell.
Layne Staley.
Una voce entra.
Poi l'altra.
Per qualche secondo sembrano separate.
Poi non più.
Da qualche parte dentro quella fusione esiste quasi tutta la storia degli Alice in Chains.
Il bello e il brutto.
La forza e la fragilità.
Il metal e l'acustico.
Il buio e quelle piccole aperture melodiche che impediscono alla musica di diventare semplicemente disperazione.
Layne non c'è più.
Mike Starr non c'è più.
Sono passati trent'anni dall'Unplugged.
La band ha avuto una seconda vita.
William DuVall canta ormai con Alice in Chains da due decenni.
Rainier Fog rimane l'ultimo disco mentre scrivo.
Eppure una nuova ristampa di quella serata del 1996 può ancora rientrare nelle classifiche del 2026.
Forse perché alcune registrazioni non invecchiano realmente.
Invecchiamo noi intorno.
Io gli Alice in Chains li porto dentro quel mio lungo filone musicale dei primi Duemila.
Altre band.
Altri dischi.
Altri periodi.
Ma quando tornano quelle armonie succede qualcosa di immediato.
Non devo ricordare da quale album venga il brano.
Non devo controllare l'anno.
Non devo chiedermi se sia grunge, metal, alternative o qualcos'altro.
Lo so.
Sono loro.
Ci sono band che diventano riconoscibili attraverso un riff.
Altre attraverso una voce.
Gli Alice in Chains hanno fatto una cosa più rara.
Hanno trasformato lo spazio tra due voci nella propria firma.
E in quello spazio sono riusciti a mettere praticamente tutto.
Dolore.
Bellezza.
Paura.
Dipendenza.
Amicizia.
Morte.
Sopravvivenza.
E abbastanza melodia da farci tornare ancora lì.
Trent'anni dopo.
Alice in Chains.
L'armonia più oscura di Seattle.
FONTI E CREDITI
- www.guitarworld.com · interview jerry cantrell discusses alice chains 2009 comeback black gives way blue
- www.guitarworld.com · jerry cantrell brighten tg
- www.guitarworld.com · jerry cantrell alice in chains 1996
- www.grammy.com · 8111
- www.loudersound.com · alice in chains jerry cantrell grunge marlon brando no thatd be gavin rossdale
- www.guitarworld.com · dear guitar hero jerry cantrell
- www.revolvermag.com · layne staley remembered alice chains mike inez pays tribute
- www.theguardian.com · mike starr obituary
- www.loudersound.com · alice in chains on the transformative success of jar of flies
- www.grammy.com · eighth annual musicares map fund benefit concert honor alice chains jerry cantrell
- shop.aliceinchains.com · unplugged cd
- www.loudersound.com · watch previously unseen footage of one of layne staleys last ever shows with alice in chains
- www.seattlepi.com · staley s death was from mix of heroin and cocaine 1086752.php
- www.grammy.com · musicares map fund benefit to honor jerry cantrell neil lasher
- aliceinchains.com · rainier fog
- aliceinchains.com · aliceinchains.com
- ca.billboard.com · 2026 10 10
- www.guitarworld.com · jerry cantrell brighten alice in chains
- www.guitarworld.com · jerry cantrell i want blood interview
Copertine discografiche e foto live: archivio ufficiale Alice in Chains. Ritratto storico: Krasner/Trebitz / Redferns, via Louder.


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