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ART & PHOTOGRAPHY · PHOTOGRAPHY
John Lennon nudo aggrappato a Yoko Ono. Demi Moore incinta, senza vestiti, sulla copertina di Vanity Fair. La regina Elisabetta II avvolta in un mantello scuro come se fosse uscita da un dipinto. Scarlett Johansson trasformata in Cenerentola. Se almeno una di queste immagini è rimasta da qualche parte nella tua memoria, allora hai già incontrato Annie Leibovitz. Semplicemente, forse non sapevi che fosse lei.
Scritto da cRASh
ESPLORA L’ARTICOLO · 9 CAPITOLI
- PRIMA DI LEI C'ERANO LE STAR. DOPO, C'ERA L'IMMAGINE DELLE STAR.
- 8 DICEMBRE 1980
- POI UNA DONNA INCINTA SI TOLSE I VESTITI
- NON LE INTERESSA SOLTANTO COME SEI. LE INTERESSA CHI POTRESTI DIVENTARE IN UNA FOTOGRAFIA.
- POI ARRIVA UNA REGINA
- E A UN CERTO PUNTO DISNEY LE CONSEGNA LE SUE FIABE
- MA LA PARTE PIÙ STRANA ARRIVA QUANDO TOGLIE LE PERSONE
- È DAVVERO LA PERSONA CHE STIAMO GUARDANDO?
- POTRESTI NON CONOSCERE ANNIE LEIBOVITZ. MA CONOSCI GIÀ IL SUO SGUARDO.
Facciamo un esperimento.
Dimentichiamo per un momento il nome.
Pensa a una fotografia capace di trasformare una persona famosissima in qualcosa di ancora più grande della propria celebrità.
Non semplicemente John Lennon, ma quell'immagine di John Lennon.
Non semplicemente Demi Moore, ma quella copertina.
Non semplicemente una regina, un attore, un musicista.
Un'icona.
E adesso arriva la domanda interessante:
quanto di ciò che ricordiamo di una persona appartiene davvero a quella persona, e quanto invece appartiene al fotografo che ha deciso come mostrarcela?
È qui che comincia Annie Leibovitz.
01 / PRIMA DI LEI C'ERANO LE STAR. DOPO, C'ERA L'IMMAGINE DELLE STAR.

Annie Leibovitz nasce nel 1949 e studia inizialmente pittura al San Francisco Art Institute. La fotografia entra quasi lateralmente nella sua formazione, fino a diventare il centro dei suoi studi.
Nel 1970 comincia a lavorare per una rivista che allora ha soltanto pochi anni di vita.
Rolling Stone.
Tre anni dopo ne diventa chief photographer.
Quando lascerà la rivista nel 1983, avrà fotografato 142 copertine. Nello stesso anno entrerà in Vanity Fair; in seguito lavorerà regolarmente anche per Vogue.
Già questi numeri raccontano qualcosa.
Ma non raccontano la cosa importante.
Perché Leibovitz non si limitò a documentare la cultura pop americana.
Cominciò a contribuire alla sua costruzione.
Musica, cinema, moda, politica.
Davanti alla sua macchina fotografica sarebbero passati praticamente tutti.
E alcune volte, per capire cosa significa davvero, basta fermarsi su un singolo giorno.
02 / 8 DICEMBRE 1980

Annie Leibovitz deve fotografare John Lennon.
L'idea iniziale di Rolling Stone è concentrarsi su di lui, ma Lennon vuole che nella fotografia ci sia anche Yoko Ono.
Leibovitz deve inventarsi qualcosa.
La soluzione diventerà una delle immagini più conosciute della storia della fotografia contemporanea.
John completamente nudo.
Yoko vestita di nero.
Lennon rannicchiato contro di lei, quasi avvolto intorno al suo corpo.
Vulnerabile.
Intimo.
Quasi infantile.
Non sembra il ritratto di una rockstar.
Sembra l'immagine di due persone rimaste improvvisamente sole nella stanza.
Poche ore dopo quello scatto, John Lennon viene ucciso davanti al Dakota Building di New York.
La fotografia finirà sulla copertina di Rolling Stone del gennaio successivo e il significato dello scatto cambierà per sempre. Leibovitz stessa ha spiegato negli anni che quella fotografia assunse una forza ulteriore proprio a causa di ciò che accadde quel giorno.
E qui cominci a capire il suo lavoro.
Perché tecnicamente puoi studiare luce, posa, composizione.
Ma nessuna formula può spiegare completamente perché alcune fotografie smettano di essere fotografie.
Diventano memoria.
03 / POI UNA DONNA INCINTA SI TOLSE I VESTITI

Agosto 1991.
Demi Moore è una delle attrici più famose d'America.
È incinta di sette mesi.
Annie Leibovitz la fotografa nuda.
Una mano sul seno.
L'altra sotto la pancia.
Lo sfondo neutro.
Niente provocazione costruita intorno all'immagine.
Solo il corpo.
Oggi potrebbe sembrare quasi normale.
Nel 1991 non lo era affatto.
La fotografia finisce sulla copertina di Vanity Fair e provoca una reazione enorme. Alcune edicole espongono il numero coprendolo; alcune catene rifiutano di venderlo. Alla Grand Central Station di New York le copie vanno esaurite già durante la mattina del primo giorno.
La cosa ancora più interessante è che lo scatto completamente nudo non era nato necessariamente come copertina.
Leibovitz stava realizzando anche fotografie personali della gravidanza di Moore. Solo guardando successivamente i provini diventò chiaro che lì dentro c'era qualcosa di più grande.
La copertina diventa uno spartiacque.
Viene imitata.
Parodiata.
Citata.
Ricostruita.
E decenni dopo continuiamo immediatamente a riconoscere quella posa.
Questo è potere visivo.
04 / NON LE INTERESSA SOLTANTO COME SEI. LE INTERESSA CHI POTRESTI DIVENTARE IN UNA FOTOGRAFIA.
Ci sono fotografi che cercano di scomparire.
Leibovitz no.
In molti dei suoi ritratti senti la costruzione.
Scenografie.
Costumi.
Location.
Luci.
Oggetti.
Riferimenti alla pittura, al cinema, alla storia dell'arte.
La fotografia non finge necessariamente di essere un momento capitato per caso.
A volte ti dice apertamente:
questo mondo è stato costruito per questa persona.
Ed è proprio questo a renderla interessante.
Con Vanity Fair il campo diventa ancora più grande. Il magazine le offre qualcosa che Rolling Stone non poteva sempre darle: la possibilità di trasformare il ritratto editoriale quasi in produzione cinematografica. La stessa storia della rivista racconta come Leibovitz sia diventata una delle figure centrali nella costruzione dell'identità visiva della nuova Vanity Fair.
Celebrità che normalmente vediamo circondate da decine di persone vengono isolate.
Personaggi apparentemente irraggiungibili vengono resi fragili.
Altri diventano enormi.
Teatrali.
Mitologici.
Ed è questo il paradosso del ritratto secondo Annie Leibovitz.
A volte, per farti vedere meglio una persona, deve inventare tutto ciò che le sta intorno.
05 / POI ARRIVA UNA REGINA

Nel 2007 Buckingham Palace commissiona ad Annie Leibovitz un ritratto ufficiale della regina Elisabetta II.
Un incarico che porta il suo linguaggio dentro la ritrattistica ufficiale della monarchia.
Fermiamoci un secondo.
Una donna cresciuta fotograficamente dentro la controcultura di Rolling Stone, passata attraverso rockstar, attori, provocazioni e copertine controverse, entra a Buckingham Palace per fotografare una delle figure più istituzionali del pianeta.
E non prova a renderla moderna.
Fa quasi il contrario.
Elisabetta appare dentro immagini solenni, scure, pittoriche.
Il cielo sembra quello di un quadro.
Il mantello sembra appartenere a un'altra epoca.
Non stai semplicemente guardando una donna fotografata nel 2007.
Stai guardando il concetto stesso di monarchia.
Nel 2016 la fotograferà nuovamente, questa volta anche in immagini molto più intime insieme alla famiglia e ai suoi cani.
La stessa persona.
Due idee completamente diverse di quella persona.
Questo è il ritratto.
06 / E A UN CERTO PUNTO DISNEY LE CONSEGNA LE SUE FIABE


Se vuoi capire fino a che punto possa spingersi la costruzione fotografica di Leibovitz, guarda i Disney Dream Portraits.
Nel 2007 Disney inaugura una campagna fotografica in cui personaggi famosi vengono trasformati nei protagonisti delle proprie storie.
Scarlett Johansson diventa Cenerentola.
Beyoncé è Alice nel Paese delle Meraviglie.
David Beckham diventa il principe Filippo.
Negli anni successivi arriveranno Whoopi Goldberg come Genio, Jennifer Lopez e Marc Anthony come Jasmine e Aladdin, Jessica Biel come Pocahontas, Tina Fey come Trilli e molti altri.
Potrebbe sembrare semplice pubblicità.
Ma osserva quelle fotografie.
Non sembrano persone travestite per Halloween.
Leibovitz utilizza tutta la grammatica con cui aveva costruito per decenni le proprie celebrity: composizione, teatralità, riconoscibilità, luce.
Poi la porta dentro una fiaba.
Ed ecco perché funziona.
Una fotografia di Leibovitz può stare contemporaneamente dentro arte, editoria, moda, cinema e cultura pop senza appartenere completamente a nessuna di queste categorie.
07 / MA LA PARTE PIÙ STRANA ARRIVA QUANDO TOGLIE LE PERSONE

A questo punto potresti pensare di avere capito Annie Leibovitz.
Fotografa le celebrità.
Fine.
E invece no.
Con il progetto Pilgrimage decide di fotografare luoghi e oggetti legati a figure che l'hanno affascinata.
La scrivania di Virginia Woolf.
Luoghi appartenuti a personaggi della cultura americana.
Graceland.
Oggetti.
Stanze.
Alla Library of Congress fotografa persino una bozza del Gettysburg Address di Abraham Lincoln e un negativo su lastra di vetro del presidente.
Non ci sono persone.
Eppure Leibovitz considera anche quelle immagini una forma di ritratto.
Ed eccoci nuovamente allo stesso punto.
Per raccontare qualcuno, forse non hai necessariamente bisogno del suo volto.
A volte basta ciò che ha lasciato dietro di sé.
08 / È DAVVERO LA PERSONA CHE STIAMO GUARDANDO?
Qui però l'elogio diventa più interessante se introduciamo un dubbio.
Perché Annie Leibovitz possiede un potere enorme.
Se fotografi qualcuno per Rolling Stone, Vanity Fair o Vogue, davanti a milioni di persone, non stai semplicemente mostrando quella celebrità.
In parte stai decidendo come verrà ricordata.
E ogni ritratto è una scelta.
Cosa mostrare.
Cosa nascondere.
Quale luce usare.
Quale vestito.
Quale espressione.
Quale storia suggerire.
La fotografia ha sempre avuto un rapporto complicato con la verità perché sembra documentare ciò che esiste.
Ma un grande ritratto può essere costruito quanto una scena cinematografica.
Leibovitz non elimina questa contraddizione.
La rende evidente.
Ed è probabilmente uno degli aspetti più affascinanti del suo lavoro.
Quelle persone esistono.
Ma la fotografia che ricordiamo di loro è anche un'opera.
09 / POTRESTI NON CONOSCERE ANNIE LEIBOVITZ. MA CONOSCI GIÀ IL SUO SGUARDO.

Nel 2000 la Library of Congress l'ha inserita tra le proprie Living Legends, riconoscimento destinato a figure che hanno contribuito in maniera significativa alla cultura americana.
Ma forse non serve neppure una definizione ufficiale per capire il motivo.
Basta scorrere le immagini.
John e Yoko.
Demi.
La regina.
Attori.
Musicisti.
Presidenti.
Atleti.
Principesse Disney inventate partendo da persone reali.
E improvvisamente succede una cosa curiosa.
Ti accorgi che non stai scoprendo una fotografa.
Stai scoprendo chi ha realizzato fotografie che conoscevi già.
Ed è forse questa la parte più affascinante di Annie Leibovitz.
Puoi non avere mai sentito il suo nome.
Puoi non sapere quale macchina fotografica utilizzi.
Puoi non conoscere la sua storia.
Ma probabilmente, almeno una volta nella tua vita, hai guardato una sua fotografia abbastanza a lungo da ricordartela.
E quando un fotografo riesce a entrare nella memoria di milioni di persone prima ancora che quelle persone conoscano il suo nome, forse la fotografia ha già fatto tutto quello che doveva fare.
Prima di conoscere Annie Leibovitz, conoscevi già Annie Leibovitz.
Solo che non lo sapevi.
FONTI E APPROFONDIMENTI
- Hauser & Wirth — Biografia e cronologia
- Annie Leibovitz — Il racconto degli scatti, Vanity Fair
- National Portrait Gallery — Elisabetta II, 2007
- Royal Family — Ritratti del novantesimo compleanno, 2016
- Disney Files, primavera 2008 — Disney Dream Portraits
- Library of Congress — Pilgrimage e Living Legend
Fotografie e opere: Annie Leibovitz e rispettivi titolari, con fonti nelle didascalie. Testo e impaginazione editoriale: CrashVerse.


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