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FROM THE VERSE — ORIGINAL SOUNDTRACK

CrashVerse

THE WEIGHT OF DOING

An original CrashVerse track inspired by the effort of building something real.

Premi play. Entra nella storia. La musica ti accompagna mentre leggi.

IN QUESTO ARTICOLO
  1. IO AVREI FATTO COSÌ
  2. LE IDEE NELLA TESTA SONO TUTTE PERFETTE
  3. POI ARRIVA QUELLO CHE SA TUTTO
  4. IL SENNO DI POI È UNA DROGA MERAVIGLIOSA
  5. ATTENZIONE
  6. “NON MI PIACE” È UNA FRASE COMPLETA
  7. ABBIAMO DEMOCRATIZZATO IL GIUDIZIO
  8. QUATTRO ANNI CONTRO QUATTRO SECONDI
  9. CREARE COSTA
  10. LA TRIBUNA È SEMPRE PIENA DI CAMPIONI
  11. DECIDERE SIGNIFICA ESCLUDERE
  12. POI C’È IL FALLIMENTO
  13. CHI FA SBAGLIA
  14. IL FALLIMENTO IMMAGINARIO NON ESISTE
  15. CHI CREA SI ESPONE
  16. LA CRITICA VERA È PREZIOSA
  17. IL RUMORE
  18. “LO SAPREI FARE PURE IO”
  19. NON TUTTI DEVONO CREARE
  20. IL MONDO È PIENO DI COSE IMPERFETTE
  21. E ALLORA?
  22. IL PUNTO DI cRASh
  23. CRASHVERSE VERDICT

C’È UNA CATEGORIA DI PERSONE CHE NON SBAGLIA MAI

Mai.

Non perde soldi.

Non fa scelte sbagliate.

Non lancia progetti che falliscono.

Non pubblica qualcosa che potrebbe non piacere.

Non mette il proprio nome sotto un’idea.

Non rischia una figura di merda.

Non deve tornare indietro.

Non deve ammettere:

“Ho sbagliato.”

Ha trovato un sistema praticamente perfetto.

NON FA NIENTE.

E da quella posizione privilegiata osserva quelli che fanno.

Poi giudica.


IO AVREI FATTO COSÌ

È una delle frasi più economiche del mondo.

“Io avrei fatto così.”

Fantastico.

Fallo.

C’è quasi sempre spazio.

Apri.

Scrivi.

Crea.

Investi.

Organizza.

Produci.

Pubblica.

Costruisci.

Mettici il tuo nome.

Mettici i tuoi soldi.

Mettici il tuo tempo.

Mettici la tua reputazione.

Poi vediamo.

Perché immaginare come avresti fatto una cosa è facilissimo.

Farla veramente è un altro sport.


LE IDEE NELLA TESTA SONO TUTTE PERFETTE

Questo è il problema.

Un progetto che non esiste non ha bug.

Non ha costi.

Non ha ritardi.

Non ha dipendenti.

Non ha clienti.

Non ha fornitori.

Non ha imprevisti.

Non ha pubblico.

Non ha critiche.

Non ha mercato.

Non ha realtà.

Dentro la tua testa puoi costruire l’azienda perfetta.

Il locale perfetto.

Il film perfetto.

La canzone perfetta.

Il sito perfetto.

La festa perfetta.

Il libro perfetto.

Perché nessuna di quelle cose deve ancora incontrare il mondo.

LA REALTÀ COMINCIA QUANDO DEVI COSTRUIRLA.

Ed è lì che scopri una cosa meravigliosa.

E terribile.

Quasi niente funziona esattamente come lo avevi immaginato.


POI ARRIVA QUELLO CHE SA TUTTO

Lo riconosci subito.

Non ha bisogno di conoscere il contesto.

Non gli servono i numeri.

Non vuole sapere quali alternative avevi.

Non conosce i problemi che hai incontrato.

Non conosce il budget.

Non conosce il tempo.

Non conosce le persone coinvolte.

Ma sa.

Sa sempre.

Avresti dovuto fare questo.

Avresti dovuto scegliere quello.

Io non avrei mai fatto così.

Era ovvio che sarebbe successo.

Adesso è ovvio.

Prima?

Stranamente molto meno.


IL SENNO DI POI È UNA DROGA MERAVIGLIOSA

Quando sai già com’è finita una storia diventa facilissimo spiegare come avrebbe dovuto comportarsi chi la stava vivendo.

Una società fallisce?

“Era evidente.”

Un film va male?

“Si vedeva.”

Un investimento perde valore?

“Era prevedibile.”

Un locale chiude?

“Io lo avevo detto.”

Curioso.

Perché il mondo è pieno di persone che sapevano esattamente cosa sarebbe successo…

DOPO CHE È SUCCESSO.

Prima, molto meno.


ATTENZIONE

Non sto dicendo che chi fa qualcosa abbia automaticamente ragione.

Sarebbe una stupidaggine.

Esistono progetti fatti male.

Aziende gestite male.

Film brutti.

Musica mediocre.

Libri inutili.

Eventi organizzati malissimo.

Idee che non funzionano.

E chi crea qualcosa deve accettare una cosa fondamentale:

IL GIUDIZIO DEGLI ALTRI.

Fa parte del gioco.

Se vendi qualcosa, qualcuno può non comprarla.

Se pubblichi qualcosa, qualcuno può non apprezzarla.

Se apri un’attività, qualcuno può dire che il servizio non gli piace.

Se fai un film, lo spettatore ha tutto il diritto di trovarlo brutto.

Non devi essere uno chef per sapere che un piatto non ti piace.

Non devi essere musicista per dire che una canzone non ti emoziona.

Non devi essere regista per annoiarti davanti a un film.

Il gusto non richiede una licenza.

LA PRESUNZIONE, PERÒ, È UN’ALTRA COSA.


“NON MI PIACE” È UNA FRASE COMPLETA

Questa distinzione è diventata quasi invisibile.

Dire:

“Non mi piace.”

è perfettamente legittimo.

Dire:

“Non funziona per me.”

anche.

Dire:

“Ho avuto una brutta esperienza.”

assolutamente.

Ma spesso il passo successivo è incredibile.

Da:

“Non mi piace”

si passa immediatamente a:

“Io saprei farlo meglio.”

No.

Non necessariamente.

Potresti.

Ma non lo sappiamo.

Perché tra riconoscere qualcosa che non ti piace e saper costruire qualcosa di migliore…

C’È IN MEZZO TUTTO IL LAVORO.


ABBIAMO DEMOCRATIZZATO IL GIUDIZIO

Ed è una cosa bellissima.

Per molti versi.

Una volta raggiungere un pubblico ampio con un’opinione significava spesso avere accesso a un giornale.

Una trasmissione.

Un editore.

Un microfono.

Oggi basta un telefono.

Chiunque può commentare.

Recensire.

Contestare.

Analizzare.

Dire la propria.

Ed è giusto così.

Il problema è che abbiamo democratizzato il giudizio…

MA NON LA COMPETENZA.

Le due cose oggi occupano visivamente lo stesso spazio.

Un professionista lavora quattro anni a qualcosa.

Poi arriva un commento scritto in sette secondi.

Entrambi compaiono sullo stesso schermo.

Uno sopra.

Uno sotto.

E rischiamo di trattarli come se avessero lo stesso peso.

Non è così.


QUATTRO ANNI CONTRO QUATTRO SECONDI

Immaginate un film.

Sceneggiatura.

Casting.

Produzione.

Riprese.

Montaggio.

Effetti.

Suono.

Musica.

Distribuzione.

Centinaia di persone.

Anni.

Arriva qualcuno.

Guarda un trailer.

Scrive:

“Merda.”

Tempo richiesto:

quattro secondi.

Naturalmente può avere ragione.

Il film potrebbe essere terribile.

Ma il punto non è questo.

Il punto è che oggi produrre e commentare sono diventate due azioni pubbliche molto simili nell’aspetto.

Ma non nel costo.

Creare ha un costo.

Giudicare quasi mai.


CREARE COSTA

Tempo.

Denaro.

Energia.

Sonno.

Relazioni.

Occasioni.

Reputazione.

Ansia.

Errore.

A volte salute.

A volte anni.

Creare significa prendere qualcosa che prima esisteva solamente nella tua testa e consegnarlo alla realtà.

E la realtà può risponderti:

no.

Questo è il rischio.

Puoi dedicare mesi a una cosa…

e nessuno la vuole.

Puoi investire…

e perdere.

Puoi lavorare…

e fallire.

Puoi essere convinto di avere avuto una grande idea…

e scoprire che era una pessima idea.

CREARE SIGNIFICA CONCEDERE ALLA REALTÀ IL DIRITTO DI SMENTIRTI.

Non tutti hanno voglia di correre quel rischio.

Ed è comprensibile.

Quello che capisco meno è quando chi ha scelto di non correre mai quel rischio sviluppa una strana superiorità verso chi lo fa.


LA TRIBUNA È SEMPRE PIENA DI CAMPIONI

Succede nello sport.

Succede negli affari.

Succede nell’arte.

Succede ovunque.

Dal divano sappiamo tutti tirare il rigore.

Dalla tribuna sappiamo fare la formazione.

Da fuori sappiamo gestire l’azienda.

Dopo il concerto sappiamo scegliere la scaletta.

Dopo il fallimento sappiamo quale investimento non andava fatto.

Dopo la separazione sappiamo quale persona andava lasciata prima.

Dopo la crisi sappiamo quale decisione era quella giusta.

Perché da fuori manca una cosa.

IL PESO DELLA DECISIONE.

E senza quel peso tutto sembra più semplice.


DECIDERE SIGNIFICA ESCLUDERE

Questa è una parte che chi non decide quasi mai sottovaluta.

Quando scegli A…

rinunci a B.

E a C.

E forse anche a D.

Non puoi verificare tutte le vite alternative.

Non puoi sapere cosa sarebbe successo scegliendo l’altra strada.

Puoi solamente decidere con le informazioni che hai in quel momento.

Poi vivere con le conseguenze.

Chi osserva dopo ha un vantaggio enorme.

Conosce già una parte delle conseguenze.

Tu no.

TU DOVEVI SCEGLIERE PRIMA.


POI C’È IL FALLIMENTO

Parola meravigliosa.

Tutti dicono:

“Bisogna imparare dai fallimenti.”

Su LinkedIn è bellissima.

In una conferenza ancora di più.

Fallire viene raccontato quasi come una medaglia.

Poi uno fallisce davvero.

Perde soldi.

Chiude.

Sbaglia pubblicamente.

E improvvisamente partono:

“Te l’avevo detto.”

“Si sapeva.”

“Era troppo ambizioso.”

“Ha fatto il passo più lungo della gamba.”

Allora decidiamoci.

Vogliamo persone che provano?

Oppure vogliamo persone che fanno soltanto cose con risultato garantito?

Perché la seconda opzione ha un piccolo problema.

QUASI NIENTE DI INTERESSANTE NASCE CON UN RISULTATO GARANTITO.


CHI FA SBAGLIA

È quasi inevitabile.

Più cose fai…

più possibilità hai di sbagliare.

Se prendi cento decisioni avrai più errori di qualcuno che ne prende tre.

Se lanci dieci progetti probabilmente ne falliranno alcuni.

Se scrivi cento articoli qualcuno sarà più debole.

Se produci cinquanta canzoni non saranno tutte capolavori.

Se costruisci aziende prenderai anche decisioni di merda.

Non è una giustificazione per la mediocrità.

È una conseguenza dell’esporsi: ogni tentativo porta con sé la possibilità di un errore.

L’unico modo per ridurre quasi a zero gli errori è semplicissimo.

RIDURRE QUASI A ZERO LE AZIONI.

Poi potrai dire:

“Visto? Io non ho mai fallito.”

Complimenti.

Non hai nemmeno giocato.


IL FALLIMENTO IMMAGINARIO NON ESISTE

C’è chi racconta progetti da anni.

Sempre quasi pronti.

Sempre in partenza.

Sempre:

“Sto pensando di…”

“Presto farò…”

“Ho questa idea…”

“Quando avrò tempo…”

“Quando troverò le persone giuste…”

“Quando ci saranno le condizioni…”

E quell’idea rimane bellissima.

Perfetta.

Invincibile.

Perché nessuno può giudicare qualcosa che non esiste.

È una strategia eccellente per proteggere l’ego.

Se non inizi…

NON SCOPRIRAI MAI SE ERI DAVVERO CAPACE.

Ed è proprio questo che forse fa più paura.


CHI CREA SI ESPONE

Questa secondo me è la parola.

Esporsi.

Quando crei qualcosa dici implicitamente:

“Questo è ciò che sono riuscito a fare.”

Adesso guardatelo.

Giudicatelo.

Compratelo.

Ignoratelo.

Amatelo.

Distruggetelo.

Non puoi controllare la risposta.

Puoi soltanto controllare il lavoro prima di consegnarlo.

È una posizione vulnerabile.

Anche quando sembri sicuro.

E forse è per questo che alcune persone preferiscono rimanere dall’altra parte.

Da lì non rischiano niente.

Possono sempre dire:

“IO AVREI FATTO MEGLIO.”

Senza essere mai costrette a dimostrarlo.


LA CRITICA VERA È PREZIOSA

E attenzione ancora.

Questo non è un elogio di quelli che vogliono soltanto sentirsi dire:

“Bravo.”

Quelli sono altrettanto pericolosi.

Se costruisci qualcosa e nessuno può dirti che fa schifo…

prima o poi costruirai qualcosa che fa schifo.

La critica seria è fondamentale.

Quella che entra nel merito.

Quella che conosce il contesto.

Quella che ti dice:

questa parte non funziona.

Questo numero non torna.

Qui stai sbagliando.

Qui puoi fare meglio.

Quella critica costa qualcosa anche a chi la fa.

Tempo.

Pensiero.

Competenza.

Responsabilità.

NON È IL CONTRARIO DEL CREARE.

SPESSO AIUTA A CREARE MEGLIO.

Il problema non è la critica.

Il problema è il rumore travestito da competenza.


IL RUMORE

“Fa schifo.”

“Fallirà.”

“Lo potevo fare pure io.”

“È facile.”

“Con quei soldi sono capaci tutti.”

“Con quelle conoscenze sono capaci tutti.”

“Ha avuto fortuna.”

Curiosamente esiste sempre una spiegazione per cui quello che ha costruito un altro non vale.

Mai:

ha lavorato.

Mai:

ha rischiato.

Mai:

ha insistito.

Mai:

ha imparato.

Mai:

forse è bravo.

No.

Deve esserci necessariamente una scorciatoia invisibile.

Perché ammettere che qualcun altro possa aver costruito qualcosa attraverso capacità, fatica e rischio obbliga a fare una domanda fastidiosa:

IO, NEL FRATTEMPO, COSA STO COSTRUENDO?

Ed è molto più facile non farsela.


“LO SAPREI FARE PURE IO”

Forse.

Davvero.

Non è impossibile.

Ci sono persone incredibilmente capaci che non hanno ancora avuto occasione di dimostrarlo.

Ma esiste un modo semplicissimo per trasformare quella frase da opinione a fatto.

FALLO.

Non serve annunciarlo.

Non serve spiegare quanto saresti bravo.

Non serve sminuire quello che ha fatto un altro.

Costruiscilo.

E poi lascia parlare il risultato.


NON TUTTI DEVONO CREARE

Anche questo va detto.

Non esiste nessun obbligo.

Non devi aprire un’impresa.

Non devi scrivere un libro.

Non devi fare musica.

Non devi fondare qualcosa.

Non devi rischiare soldi.

Non devi essere ambizioso.

Puoi vivere perfettamente bene senza costruire niente di pubblico.

E nessuno dovrebbe giudicarti per questo.

Il problema nasce soltanto quando la tua scelta di non esporti diventa il piedistallo da cui guardi quelli che invece si espongono.

Perché lì c’è una piccola incoerenza.

HAI SCELTO LA SICUREZZA.

BENE.

MA NON PUOI USARLA COME PROVA DI SUPERIORITÀ VERSO CHI HA SCELTO IL RISCHIO.


IL MONDO È PIENO DI COSE IMPERFETTE

Per fortuna.

Aziende imperfette.

Film imperfetti.

Musica imperfetta.

Libri imperfetti.

Tecnologie imperfette.

Progetti imperfetti.

Persone imperfette.

Quasi tutto ciò che utilizziamo oggi è nato in una versione peggiore di quella attuale.

Qualcuno ha pubblicato qualcosa prima che fosse perfetto.

Qualcuno ha rischiato di sembrare stupido.

Qualcuno ha sbagliato.

Corretto.

Rifatto.

Migliorato.

PERCHÉ LA PERFEZIONE È SPESSO IL RISULTATO DI ERRORI SOPRAVVISSUTI.

Non il punto di partenza.


E ALLORA?

Critica.

Assolutamente.

Di’ quello che pensi.

Non applaudire per educazione.

Non chiamare capolavoro qualcosa che trovi mediocre.

Non comprare qualcosa che non vale il prezzo.

Non confondere il rischio con il talento.

Non trasformare ogni imprenditore in un eroe.

Non trasformare ogni artista in un genio soltanto perché ha prodotto qualcosa.

Ma conserva una piccola distinzione.

Tra:

“questa cosa non mi convince”

e

“io sarei sicuramente capace di farla meglio.”

La prima è un’opinione.

La seconda è una candidatura.

E per quella…

servono prove.


IL PUNTO DI cRASh

Viviamo in un’epoca in cui commentare è diventato facilissimo.

Ed è giusto.

Ma forse, proprio per questo, dovremmo recuperare un po’ di rispetto per il verbo:

FARE.

Fare qualcosa.

Anche male.

Anche sbagliando.

Anche scoprendo che la grande idea che avevi non era poi così grande.

Perché lì almeno hai imparato qualcosa che nessuna opinione avrebbe potuto insegnarti.

Hai incontrato la realtà.

E la realtà è un giudice molto più severo dei commenti.

Puoi convincere gli amici.

Puoi convincere te stesso.

Puoi scrivere post meravigliosi.

Puoi parlare per ore.

Poi arriva il momento in cui la cosa deve stare in piedi.

Oppure cade.

E se cade…

la ricostruisci.

Oppure cambi strada.

Questo significa fare.


CRASHVERSE VERDICT

Criticare costa zero.

Creare costa tutto.

Non significa che chi crea abbia ragione.

Non significa che ogni fallimento sia nobile.

Non significa che ogni progetto meriti applausi.

Significa soltanto riconoscere che esiste una differenza fondamentale tra osservare il rischio…

E CORRERLO.

Chi crea può fallire.

Chi costruisce può sbagliare.

Chi decide può pentirsi.

Chi investe può perdere.

Chi pubblica può essere criticato.

Chi prova può scoprire di non essere abbastanza bravo.

È questo il prezzo.

E dall’altra parte esiste un sistema perfetto.

Niente errori.

Niente perdite.

Niente critiche.

Nessuna figuraccia.

Nessun fallimento.

Funziona sempre.

NON COMINCIARE.

Puoi passare tutta la vita così.

Guardando.

Commentando.

Spiegando a quelli in campo dove avrebbero dovuto passare la palla.

Probabilmente non perderai mai una partita.

Ma c’è un dettaglio.

NON NE AVRAI MAI GIOCATA UNA.

E personalmente continuo a preferire quelli che qualche volta tornano a casa sconfitti.

Almeno…

sono scesi in campo.


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