UTENTE

BENVENUTO NEL VERSE

Accedi Registrati

8 MIN DI LETTURA

FEATURE · MOVIES / GAMING

Il live-action è ufficialmente in sviluppo. Non sappiamo ancora chi lo dirigerà, chi lo scriverà o se incontreremo V e Johnny Silverhand. Ma forse la domanda più importante è un’altra: come si porta sul grande schermo una città che nel videogioco era già uno dei suoi personaggi migliori?

In questo articolo

Night City. Al cinema.

Prima ancora di sapere chi ci sarà dentro, riesco già a immaginare la prima inquadratura.

Buio.

Poi le luci.

Rosso.

Giallo.

Ciano.

Una pubblicità gigantesca che occupa la facciata di un edificio.

Traffico sospeso sopra strade che sembrano non finire mai.

Corporazioni alte abbastanza da oscurare quello che resta del cielo.

Un’inquadratura si allarga.

Night City.

Al cinema.

E questa volta non è più una fantasia.

Paramount Pictures sta sviluppando un film live-action ambientato nell’universo di Cyberpunk 2077. Lorenzo di Bonaventura, produttore legato a franchise cinematografici come Transformers e G.I. Joe, è coinvolto nella produzione insieme a CD Projekt RED. Il co-CEO dello studio polacco Michał Nowakowski ha confermato pubblicamente la partnership, parlando di ambizioni creative condivise per il futuro del franchise.

Per il momento, praticamente tutto il resto è ancora buio.

Nessun regista annunciato.

Nessun cast.

Nessuno sceneggiatore comunicato.

Nessuna data.

E soprattutto nessuna conferma che il film racconterà la storia di V.

Questa ultima cosa è importante.

Perché le prime informazioni non descrivono il progetto semplicemente come “la trasposizione cinematografica del videogame”.

Parlano di un film ambientato nell’universo di Cyberpunk 2077.

Sono poche parole.

Ma potrebbero fare tutta la differenza.

Sotto i neon, la persona

Abbiamo già raccontato Cyberpunk 2077 su CrashVerse.

Non ho bisogno quindi di ricominciare dalla sua uscita, dal 2020, dagli errori iniziali, dalla ricostruzione, da Phantom Liberty o dal modo in cui CD Projekt RED è riuscita negli anni a trasformare una delle release più controverse della storia recente in uno degli RPG che più amo.

Sì.

Cyberpunk 2077 è uno dei miei giochi preferiti.

Quindi immaginate con quale tranquillità sto aspettando questo film.

Nessuna.

Ma proprio perché amo quel mondo, c’è una cosa che spero Paramount comprenda prima ancora di scegliere l’attore protagonista.

Cyberpunk 2077 non funziona perché ci sono le katane termiche.

Non funziona perché puoi sostituire pezzi del corpo.

Non funziona per le automobili futuristiche.

Non funziona per i neon.

Quelli sono la superficie.

Bellissima.

Iconica.

Fotogenica.

E incredibilmente facile da copiare male.

Cyberpunk funziona quando sotto tutto quel colore riesci ancora a vedere la persona.

Questa è la sfida.

Perché il rischio di realizzare un film visivamente “cyberpunk” è quasi banale.

Pioggia.

Ologrammi.

Megacorporazioni.

Protesi.

Palazzi enormi.

Una fotografia blu e rossa.

Qualche giacca con LED.

Fatto.

Ma quello non è Cyberpunk 2077.

È soltanto qualcuno che ha guardato Blade Runner abbastanza volte.

Night City è molto più cattiva.

Perché promette continuamente che potresti diventare qualcuno.

E poi ti mostra il prezzo.

Denaro.

Corpo.

Relazioni.

Identità.

Tempo.

Ricordi.

A volte tutto insieme.

Il grande tema di questo universo non è quanto possiamo modificare il corpo umano.

È capire quanto possiamo togliere a una persona prima che quella persona smetta di riconoscersi.

Il V di qualcun altro

Ed è per questo che la decisione su V sarà fondamentale.

Nel videogame V sei anche tu.

Scegli.

Costruisci il personaggio.

Decidi come combattere.

Decidi con chi stare.

Attraversi Night City attraverso una quantità enorme di possibilità che appartengono alla grammatica del videogioco.

Il cinema non può farlo.

Il cinema deve scegliere.

Una faccia.

Una voce.

Una personalità.

Una strada.

Una storia.

E inevitabilmente quella scelta diventerebbe, per milioni di giocatori, il V di qualcun altro.

Non necessariamente il proprio.

Questo è uno dei motivi per cui una storia completamente nuova potrebbe essere la scelta più interessante.

Non rifare Cyberpunk 2077.

Usare Cyberpunk 2077.

Night City è abbastanza grande.

Il mondo costruito attorno a lei è abbastanza ricco.

Ci sono corporazioni, fixers, mercenari, gang, politici, netrunner, nomadi, Trauma Team, MaxTac, quartieri che sembrano universi differenti e una quantità praticamente infinita di persone disposte a rischiare la vita pur di lasciare una traccia.

Non abbiamo bisogno necessariamente di vedere di nuovo la stessa storia.

Abbiamo bisogno di riconoscere lo stesso mondo.

La lezione di Edgerunners

E sappiamo già che questa strada può funzionare.

Cyberpunk: Edgerunners non aveva bisogno di trasformare V nel protagonista di un anime.

Ha preso Night City.

Poi ha trovato David Martinez.

Lucy.

Rebecca.

Maine.

E ha raccontato un’altra tragedia.

Il risultato non ha impoverito il videogioco.

Lo ha allargato.

Ha dimostrato che Night City può appartenere a personaggi differenti e continuare a essere Night City.

CD Projekt RED e Studio Trigger stanno per provarci nuovamente: Cyberpunk: Edgerunners 2 arriverà su Netflix il 20 ottobre 2026 con dieci episodi, un nuovo gruppo di personaggi e una storia autonoma costruita attorno a vendetta e redenzione.

Questo potrebbe essere il precedente più importante anche per Paramount.

Non adattare una storia.

Costruiscine una dentro quel mondo.

Johnny Silverhand

Poi naturalmente c’è l'elefante cromato nella stanza.

Johnny Silverhand.

Keanu Reeves.

È impossibile annunciare un film su Cyberpunk 2077 senza arrivare quasi immediatamente a quella domanda.

Ci sarà?

Tornerà?

Il film avrà qualche rapporto con lui?

Oggi non lo sappiamo.

E forse è meglio così.

Perché usare Johnny semplicemente per poter mettere Keanu Reeves sul poster sarebbe la decisione più facile.

Trovare una ragione narrativa per farlo sarebbe quella giusta.

Sono due cose completamente diverse.

Johnny funziona nel gioco perché non è semplicemente “Keanu Reeves nel futuro”.

È memoria.

Ideologia.

Rabbia.

Ego.

Colpa.

Un uomo che continua a esistere quando il confine stesso della parola “esistere” è diventato discutibile.

Se servirà alla storia, bene.

Se non servirà, Night City può sopravvivere benissimo senza di lui.

Un universo che continua a crescere

Ed è proprio questa la forza che Paramount si ritrova tra le mani.

Non ha acquistato soltanto la possibilità di adattare un videogame di successo.

Ha accesso a un universo che sta diventando sempre più grande.

Quasi sei anni dopo l’uscita, Cyberpunk 2077 ha superato 40 milioni di copie vendute, mentre Phantom Liberty ha raggiunto quota 15 milioni. CD Projekt RED parla ormai esplicitamente di Cyberpunk come di un franchise che si estende ben oltre il videogioco originale.

Nel frattempo Cyberpunk 2 è in sviluppo presso CD Projekt RED North America e Reuters riportava, al 31 luglio 2026, 184 sviluppatori già impegnati sul progetto. Non c’è ancora una data di uscita.

C’è Edgerunners.

Sta arrivando Edgerunners 2.

Ci sono collaborazioni.

Prodotti.

Nuove piattaforme.

E ora c’è Paramount.

Night City non è più semplicemente l'ambientazione di un videogame.

Sta diventando un luogo narrativo nel quale CD Projekt RED può continuare a mandare persone diverse a rovinarsi la vita.

Che, pensandoci, è molto Night City.

Una città oltre l’inquadratura

Per Paramount però esiste un altro problema.

La scala.

Quando giochi Cyberpunk 2077, Night City non è soltanto qualcosa che guardi.

La attraversi.

Sai che strada prendere.

Riconosci certi edifici.

Hai quartieri nei quali passi più tempo.

Guardi il traffico dalla moto.

Esci da un locale alle quattro del mattino digitale e magari non fai nulla per diversi minuti perché vuoi semplicemente guidare.

Questa è una delle grandi differenze tra cinema e videogame.

Un film può mostrarti un luogo meravigliosamente.

Un videogioco può convincerti di averci vissuto.

Paramount deve quindi riuscire a fare qualcosa di difficile.

Non mostrarci Night City.

Farci sentire che quella città continua oltre il bordo dell’inquadratura.

Che dietro la porta di un megabuilding esistono cento appartamenti.

Che dentro quella macchina passa una persona con una storia che non conosceremo mai.

Che una pubblicità non è stata messa lì dal production designer per riempire lo sfondo, ma appartiene a un’economia reale.

Che le corporazioni non sono genericamente “i cattivi”, ma infrastrutture talmente profonde da essere diventate indistinguibili dalla società stessa.

Il mondo deve sembrare usato.

Sporco.

Commercializzato.

Vivo.

Non un parco a tema cyberpunk.

Il rumore di Night City

E poi deve esserci la musica.

Perché togliere la musica a Night City significa spegnerne metà delle luci.

Radio.

Club.

Punk.

Elettronica.

Hip hop.

Metal.

Musica industriale.

Suoni che sembrano provenire direttamente dalla città.

Cyberpunk 2077 ha costruito parte enorme della propria identità anche attraverso ciò che ascolti mentre guidi, combatti o semplicemente rimani fermo a guardare una strada.

Un film deve capire anche questo.

Non basta una soundtrack “futuristica”.

Serve una cultura musicale.

Una città che produce il proprio rumore.

Quello che illuminano le luci

E forse è proprio per tutte queste ragioni che sto aspettando questo progetto molto più di quanto dovrei.

Perché conosco già quella sensazione.

La prima volta che Night City si apre davanti a te.

Le luci.

La scala.

Quel miscuglio assurdo di tecnologia futuristica e vite umane completamente disastrate.

La sensazione che qualunque cosa tu stia cercando, quella città sia pronta a vendertela.

Anche se poi ti presenterà il conto.

Voglio vedere cosa succede quando quella città occupa uno schermo cinematografico enorme.

Voglio sentire il rumore.

Voglio vedere quanto sarà sporca.

Quanto sarà eccessiva.

Quanto sarà viva.

Ma soprattutto voglio scoprire se Paramount avrà capito la cosa più importante.

Cyberpunk 2077 non è una storia sul futuro.

Il futuro è soltanto il costume.

È una storia molto contemporanea su persone che vivono in un mondo nel quale tutto può essere acquistato, modificato, aggiornato e sostituito.

Tranne alcune cose.

Il tempo.

La perdita.

La paura.

Il bisogno di essere ricordati.

La necessità disperata di sentire che la propria vita abbia significato qualcosa.

È per questo che Night City funziona.

E probabilmente è anche per questo che continua a crescere.

Oggi non sappiamo ancora quale storia Paramount voglia raccontare.

Potrebbe esserci V.

Potrebbe esserci Johnny.

Potrebbe esserci una persona che non abbiamo mai incontrato.

Spero quasi sia quest’ultima.

Qualcuno che entra a Night City pensando di poterne capire le regole.

Qualcuno convinto di poterla usare senza esserne usato.

Qualcuno che guarda quelle luci e vede possibilità.

Noi invece sappiamo già cosa c’è dietro.

Abbiamo giocato abbastanza.

A Night City le luci sono bellissime.

È quello che illuminano che dovrebbe far paura.


JOIN THE CONVERSATION

LA TUA ESPERIENZA FA PARTE DEL VERSE.

Questo è il mio punto di vista. Il tuo può essere diverso.

Racconta un ricordo, condividi un’idea, aggiungi quello che manca. Non devi essere un esperto e non devi essere d’accordo con me: curiosità e rispetto bastano per cominciare.

Si discutono le idee, si rispettano le persone. Niente insulti, minacce o spam.

I commenti vengono letti e approvati prima della pubblicazione.

ORA DÌ LA TUA

Per partecipare ai commenti, accedi oppure crea il tuo account CrashVerse.