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MUSIC · BANDS

Sono stati messi nel nu metal, nell’alternative metal, nello shoegaze, nel post-metal, nel dream pop più pesante del mondo. Trent’anni dopo, forse la definizione più semplice è ancora quella giusta: Deftones. Da Sacramento a White Pony, dagli anni più autodistruttivi di Chino Moreno alla perdita di Chi Cheng, dalla rinascita di Diamond Eyes fino a private music, la storia di una band che avrebbe potuto finire molte volte e che invece oggi sembra più contemporanea che mai.

Scritto da cRASh

ESPLORA L’ARTICOLO · 19 CAPITOLI
  1. SACRAMENTO, PRIMA CHE ESISTESSE UNA DEFINIZIONE
  2. AROUND THE FUR: QUANDO COMINCI A SENTIRE CHE C’È QUALCOS’ALTRO
  3. WHITE PONY
  4. IL SUCCESSO NON SISTEMA NIENTE
  5. SATURDAY NIGHT WRIST: UNA BAND CHE QUASI NON ESISTE PIÙ
  6. CHI
  7. DIAMOND EYES: IL DISCO CHE NON AVREBBE DOVUTO ESSERE COSÌ LUMINOSO
  8. KOI NO YOKAN: FORSE LA FORMA PIÙ PURA
  9. GORE: QUANDO LA TENSIONE TORNA FUORI
  10. OHMS: GUARDARE INDIETRO SENZA TORNARE INDIETRO
  11. CHINO MORENO NON HA PIÙ BISOGNO DI DISTRUGGERSI
  12. NEL FRATTEMPO È SUCCESSA UNA COSA STRANISSIMA
  13. SERGIO VEGA SE NE VA
  14. PRIVATE MUSIC
  15. NON DEVONO PIÙ DIMOSTRARE NIENTE
  16. NON SERVE UN ALTRO WHITE PONY
  17. PERCHÉ FUNZIONANO ANCORA
  18. VERDICT — PRIVATE MUSIC
  19. DOPO PIÙ DI VENT’ANNI

C’è un momento in cui smetti di chiederti a quale genere appartengano i Deftones.

Succede abbastanza presto.

Una chitarra enorme entra da una parte.

La voce di Chino Moreno arriva dall’altra quasi sussurrando.

Abe Cunningham costruisce un groove che potrebbe appartenere a un disco hip-hop almeno quanto a uno metal.

Poi tutto esplode.

Poi sparisce.

Poi diventa sensuale.

Poi violento.

Poi sembra quasi galleggiare.

E a quel punto la domanda non serve più.

Perché quello è semplicemente il suono dei Deftones.

Io li ascolto dagli inizi degli anni Duemila.

Ed è probabilmente anche per questo che quando oggi qualcuno li scopre attraverso TikTok, una playlist shoegaze o un video di trent'anni dopo provo una sensazione strana.

Non perché li consideri “miei”.

La musica non funziona così.

Piuttosto perché sto guardando una nuova generazione arrivare nello stesso posto in cui molti di noi erano arrivati anni prima e fare esattamente la stessa scoperta:

questi non assomigliano davvero a nessun altro.

E forse è proprio questa la ragione per cui sono ancora qui.

01 / SACRAMENTO, PRIMA CHE ESISTESSE UNA DEFINIZIONE

Adrenaline (1995): artwork nell’edizione CD del negozio ufficiale Deftones.
Adrenaline (1995): artwork nell’edizione CD del negozio ufficiale Deftones. Fonte

I Deftones nascono a Sacramento alla fine degli anni Ottanta attorno a un gruppo di amici: Chino Moreno, Stephen Carpenter e Abe Cunningham. Chi Cheng entrerà al basso, Frank Delgado completerà progressivamente quella componente elettronica e atmosferica destinata a diventare essenziale nel loro suono.

Warner Records indica il 1988 come anno di formazione e oggi accredita alla band oltre dieci milioni di dischi venduti e miliardi di stream.

Ma nel 1995 tutto questo non esisteva ancora.

C’era Adrenaline.

E Adrenaline non è il disco sofisticato che retrospettivamente qualcuno potrebbe aspettarsi conoscendo soltanto i Deftones maturi.

È giovane.

Fisico.

Nervoso.

“Bored”, “7 Words”, “Engine No. 9”.

Riff bassi, groove, urla, hip-hop, hardcore.

Il materiale genetico c’è già, ma non ha ancora trovato completamente la propria forma.

Due anni dopo arriva Around the Fur.

E qualcosa cambia.

02 / AROUND THE FUR: QUANDO COMINCI A SENTIRE CHE C’È QUALCOS’ALTRO

Around the Fur esce nel 1997.

“Be Quiet and Drive (Far Away)”.

“My Own Summer (Shove It)”.

“Lhabia”.

“Mascara”.

Il peso rimane.

Anzi, in alcuni momenti aumenta.

Ma intorno a quel peso comincia ad apparire spazio.

Atmosfera.

Sensualità.

Una malinconia difficile da associare al metal mainstream di quegli anni.

Moreno ha continuato a indicare Around the Fur come uno dei dischi a cui è più legato, ricordando quanto la band fosse giovane e completamente “on fire” durante quelle sessioni.

È probabilmente qui che nasce veramente ciò che rende i Deftones differenti.

Stephen Carpenter costruisce muri.

Chino Moreno cerca continuamente finestre.

E invece di annullarsi, le due cose cominciano a convivere.

Non è un equilibrio pacifico.

È tensione.

Ed è proprio quella tensione che diventerà il loro linguaggio.

03 / WHITE PONY

Poi arriva il 2000.

E arriva White Pony.

Ci sono dischi importanti perché vendono.

Dischi importanti perché definiscono un’epoca.

E poi ci sono quelli che cambiano la percezione stessa di una band.

White Pony appartiene alla terza categoria.

“Digital Bath”.

“Knife Prty”.

“Passenger”.

“Change (In the House of Flies)”.

“Elite”.

La band prende tutto ciò che aveva costruito fino a quel momento e decide di deformarlo.

Elettronica.

Trip-hop.

Dream pop.

Art rock.

Ambienti liquidi.

Violenza improvvisa.

La voce di Moreno smette definitivamente di comportarsi come dovrebbe comportarsi la voce di un cantante metal.

A volte quasi non canta.

Respira.

Sussurra.

Geme.

Urla.

Rende ambiguo ogni confine tra aggressività e sensualità.

White Pony raggiunge il numero 3 della Billboard 200 e “Elite” consegna ai Deftones il Grammy per Best Metal Performance.

Ma i numeri non spiegano quello che è successo.

Il punto è che nel 2000 i Deftones avevano trovato uno spazio che apparteneva soltanto a loro.

Ed è più o meno in questa fase che entrano anche nella mia vita musicale.

Li ascolto da allora.

Non sono una band che ho scoperto retrospettivamente perché improvvisamente è tornato di moda il suono degli anni Duemila.

Li ho visti accompagnare quegli anni mentre accadevano.

E probabilmente è anche per questo che oggi la loro seconda giovinezza fa così impressione.

04 / IL SUCCESSO NON SISTEMA NIENTE

C’è però un’altra storia che corre parallelamente alla crescita musicale.

Ed è molto meno elegante.

Chino Moreno ha parlato apertamente negli anni del rapporto con le droghe in quel periodo.

Ha raccontato che già durante White Pony la cocaina faceva parte della vita della band e che successivamente la situazione peggiorò. Quando arrivò il disco omonimo del 2003, Moreno avrebbe poi descritto quella fase come uno dei periodi più bui della propria vita, segnato dall’abuso di sostanze e da forti difficoltà personali.

E si sente.

Deftones, il disco del 2003, è scuro.

Pesante.

Opaco.

“Hexagram” sembra esplodere da dentro.

“Minerva” fa esattamente il contrario: apre uno spazio enorme e luminoso sopra un muro di chitarre.

“Bloody Cape” sembra precipitare.

“Anniversary of an Uninteresting Event” potrebbe appartenere quasi a un altro gruppo.

È forse uno dei dischi che meglio mostrano quanto fosse ormai inutile parlare dei Deftones soltanto come metal band.

Ma dietro quella musica, la vita personale di Moreno stava collassando.

Divorzio.

Isolamento.

Droghe.

Alcol.

La convinzione, pericolosissima, che l’alterazione potesse aiutare la creatività.

Moreno raccontò successivamente di essere passato anche all’uso di speed e di poter rimanere sveglio per periodi estremamente lunghi lavorando su idee che, una volta tornato lucido, spesso non avevano più alcun senso.

Disse anche chiaramente che stava usando quelle sostanze per fuggire da ciò che stava accadendo nella propria vita.

Quella distinzione è importante.

Non romanticizziamola.

Non c’è nessun mito dell’artista distrutto che produce arte migliore perché si distrugge.

Moreno stesso, anni dopo, arriverà praticamente alla conclusione opposta.

05 / SATURDAY NIGHT WRIST: UNA BAND CHE QUASI NON ESISTE PIÙ

Se c’è un disco che fotografa quella frattura è Saturday Night Wrist.

2006.

Una band che comunica male.

Un cantante in crisi.

Un processo produttivo frammentato.

Sessioni interrotte.

Tensioni con il produttore Bob Ezrin.

Moreno impegnato anche con Team Sleep.

Persino “Hole in the Earth” nasce durante un momento in cui Chino pensava che il gruppo potesse essere arrivato alla fine.

Eppure dentro quell’instabilità c’è un disco affascinante.

“Hole in the Earth”.

“Beware”.

“Cherry Waves”.

“Kimdracula”.

“Rivière”.

Non è necessariamente il disco più coerente dei Deftones.

Ma forse proprio per questo contiene qualcosa di autentico.

Sembra una band che sta cercando di rimanere insieme mentre le sue parti tirano in direzioni differenti.

Moreno avrebbe parlato in seguito della scarsa fiducia in se stesso durante quel periodo e del proprio problema con le droghe, ricordando quanto quelle circostanze avessero influenzato il modo in cui percepiva il disco.

Poi succede qualcosa che rende improvvisamente piccoli tutti i problemi precedenti.

06 / CHI

Nel novembre 2008 il bassista Chi Cheng rimane gravemente ferito in un incidente automobilistico.

I Deftones stavano lavorando a un disco chiamato Eros.

La musica era in gran parte registrata.

Moreno non aveva ancora completato tutte le parti vocali.

Dopo l’incidente, il progetto viene fermato.

Non perché non funzioni.

Perché nessuno vuole più stare emotivamente dentro quelle canzoni.

Cheng resta in condizioni gravissime per anni e morirà nell’aprile 2013, a 42 anni.

Eros rimane incompiuto.

Un fantasma nella discografia.

Una fotografia di una band esistente immediatamente prima che tutto cambiasse.

Moreno ha spiegato quanto sia ancora difficile immaginare di tornare a quelle registrazioni perché significherebbe tornare mentalmente al periodo che precedette e seguì l’incidente di Chi.

Molte band si sarebbero fermate lì.

I Deftones no.

E la cosa più sorprendente è come decisero di continuare.

Non terminarono Eros.

Ripartirono da zero.

07 / DIAMOND EYES: IL DISCO CHE NON AVREBBE DOVUTO ESSERE COSÌ LUMINOSO

Sergio Vega, già legato ai Quicksand e amico della band, prende il posto di Cheng al basso.

Nel 2010 esce Diamond Eyes.

E dopo tutto quello che era successo sarebbe stato logico aspettarsi il disco più disperato della loro carriera.

Invece arriva qualcosa di enorme.

Compatto.

Vivo.

“Diamond Eyes”.

“Rocket Skates”.

“You’ve Seen the Butcher”.

“Beauty School”.

“Prince”.

“Sextape”.

La produzione di Nick Raskulinecz riporta al centro il contrasto fondamentale.

Peso.

Bellezza.

Carpenter costruisce riff giganteschi.

Moreno vola sopra.

“Sextape” da sola contiene quasi l’intera filosofia Deftones: musica capace di essere romantica senza diventare morbida, pesante senza diventare brutale, sensuale senza diventare esplicita.

Diamond Eyes non cancella quello che è successo.

Fa qualcosa di più difficile.

Dimostra che la band può continuare nonostante quello che è successo.

E due anni dopo Koi No Yokan conferma che non si trattava di fortuna.

08 / KOI NO YOKAN: FORSE LA FORMA PIÙ PURA

Koi No Yokan (2012): artwork nell’edizione CD ufficiale.
Koi No Yokan (2012): artwork nell’edizione CD ufficiale. Fonte

“Koi No Yokan” è un’espressione giapponese legata alla sensazione che, incontrando qualcuno, finirai inevitabilmente per innamorartene.

Ed è un titolo perfetto per quel disco.

“Swerve City”.

“Romantic Dreams”.

“Leathers”.

“Entombed”.

“Tempest”.

“Rosemary”.

Una delle raccolte di canzoni più complete della loro carriera.

Il metal è ancora lì.

Ma ormai è soltanto uno dei materiali disponibili.

Frank Delgado riempie gli spazi.

Abe Cunningham suona con quella capacità rarissima di essere enorme senza trasformare ogni battuta in una dimostrazione tecnica.

Stephen Carpenter continua a scendere sempre più in basso con accordature e corde.

Moreno continua a cercare il cielo.

È la solita tensione.

Soltanto più raffinata.

09 / GORE: QUANDO LA TENSIONE TORNA FUORI

Nel 2016 arriva Gore.

Ed è probabilmente uno dei dischi che dividono maggiormente il pubblico.

Più atmosferico.

Più obliquo.

Meno immediatamente fisico.

Anche internamente la lavorazione non fu semplicissima.

Stephen Carpenter ammise di non essersi inizialmente sentito completamente coinvolto nella direzione del materiale.

Moreno avrebbe successivamente ridimensionato l’idea di una vera rottura, spiegando che Carpenter partecipò comunque a tutte le tracce, ma riconoscendo che l’equilibrio creativo non fu quello ideale.

Ed è interessante perché conferma ancora una volta una cosa.

I Deftones funzionano proprio perché i loro membri non vogliono esattamente la stessa band.

Se Carpenter ottenesse tutto quello che vuole, probabilmente sarebbero molto più metal.

Se Moreno avesse il controllo assoluto, forse volerebbero molto più spesso verso new wave, dream pop, elettronica e atmosfere alla The Cure.

Abe Cunningham e Frank Delgado impediscono che i due estremi si separino.

Il suono Deftones esiste nello spazio fra queste forze.

Quando l’equilibrio funziona, nessun altro riesce a imitarlo davvero.

10 / OHMS: GUARDARE INDIETRO SENZA TORNARE INDIETRO

Ohms (2020): artwork nell’edizione CD ufficiale.
Ohms (2020): artwork nell’edizione CD ufficiale. Fonte

Nel 2020 torna Terry Date, produttore di alcuni dei dischi fondamentali della band.

Arriva Ohms.

Ma non è una restaurazione.

Non prova a ricostruire Around the Fur.

Non prova a rifare White Pony.

Moreno lo descrive proprio attraverso la dualità fondamentale dei Deftones: brutalità e atmosfere lussureggianti, due estremi che il gruppo non sente il bisogno di separare.

“Genesis”.

“Ceremony”.

“The Spell of Mathematics”.

“Radiant City”.

“Ohms”.

C’è energia.

Ma soprattutto c’è una band che sembra nuovamente consapevole di ciò che sa fare.

E parallelamente Chino comincia ad affrontare se stesso in maniera differente.

11 / CHINO MORENO NON HA PIÙ BISOGNO DI DISTRUGGERSI

Questa parte della storia conta.

Perché sarebbe facile raccontare gli eccessi degli anni Duemila e fermarsi lì.

Ma il percorso interessante viene dopo.

Intorno alla lavorazione di Ohms, Moreno comincia un percorso di terapia.

Ha raccontato di averlo evitato a lungo, anche per paura, ma di aver progressivamente imparato a comprendere e gestire meglio emozioni e comportamenti.

Poi arriva la sobrietà.

Nel 2025 Moreno racconta di essere sobrio dall’alcol da circa tre anni.

E soprattutto distrugge uno dei miti peggiori associati alla creatività: l’idea secondo cui devi stare male, essere ubriaco o essere sotto effetto di sostanze per produrre qualcosa di autentico.

Moreno racconta invece di aver scoperto l'opposto.

La lucidità non gli ha tolto creatività.

Gli ha permesso di sentirla meglio.

Ha descritto terapia e sobrietà come elementi che lo hanno reso più connesso alle proprie emozioni e persino più creativo.

E ascoltando ciò che viene dopo è difficile non sentirne l’effetto.

12 / NEL FRATTEMPO È SUCCESSA UNA COSA STRANISSIMA

I Deftones sono tornati giovani.

Non loro biologicamente.

Il pubblico.

Una parte enorme della Gen Z ha cominciato a scoprirli.

TikTok.

Playlist.

Edit.

“Change”.

“Sextape”.

“Be Quiet and Drive”.

“Cherry Waves”.

Improvvisamente ragazzini nati molti anni dopo Adrenaline indossano magliette dei Deftones.

Ma la cosa interessante è che non sembra funzionare come la classica operazione nostalgia.

È insolito vedere una band emersa negli anni Novanta aumentare oggi non soltanto il proprio prestigio ma anche la propria influenza.

È perfettamente logico.

Perché i Deftones hanno accidentalmente costruito trent'anni fa un linguaggio che oggi sembra normalissimo.

Metal.

Shoegaze.

Elettronica.

Hip-hop.

Dream pop.

Alternative.

Sensualità.

Aggressività.

Nessun bisogno di scegliere una tribù.

Nel 1997 era strano.

Nel 2026 è praticamente il modo in cui una generazione ascolta musica.

13 / SERGIO VEGA SE NE VA

Deftones nell’era private music. Foto: Jimmy Fontaine / Warner Records.
Deftones nell’era private music. Foto: Jimmy Fontaine / Warner Records. Fonte

Nel 2022 arriva un altro cambiamento importante.

Sergio Vega lascia la band dopo oltre un decennio, spiegando di non aver trovato all’interno del gruppo quel senso di appartenenza che avrebbe voluto.

È un altro momento che avrebbe potuto creare instabilità.

Invece i Deftones continuano.

Al nucleo formato da Chino Moreno, Stephen Carpenter, Abe Cunningham e Frank Delgado si è unito Fred Sablan: nel comunicato di uscita di private music, Warner lo presenta come nuovo membro della band al basso.

Ed eccoci finalmente qui.

14 / PRIVATE MUSIC

private music (2025): artwork dell’edizione CD dal negozio ufficiale Deftones.
private music (2025): artwork dell’edizione CD dal negozio ufficiale Deftones. Fonte

22 agosto 2025.

Decimo album.

private music.

Tutto minuscolo.

Anche i titoli.

Non perché improvvisamente i Deftones abbiano bisogno di reinventare la propria identità.

È quasi il contrario.

A questo punto possono permettersi di essere completamente Deftones.

Nick Raskulinecz torna alla produzione dopo Diamond Eyes e Koi No Yokan.

Undici tracce.

“my mind is a mountain”.

“locked club”.

“ecdysis”.

“infinite source”.

“souvenir”.

“cXz”.

“i think about you all the time”.

“milk of the madonna”.

“cut hands”.

“~metal dream”.

“departing the body”.

Il disco ruota intorno a bellezza e pericolo della natura, ricerca di una mentalità positiva e idee legate alla trascendenza oltre il corpo.

Ma la prima cosa che colpisce è molto più semplice.

Suona benissimo.

15 / NON DEVONO PIÙ DIMOSTRARE NIENTE

“my mind is a mountain” apre il disco con quella combinazione immediatamente riconoscibile di riff, movimento e apertura melodica.

“locked club” ha groove.

“infinite source” sembra contemporaneamente gigantesca e luminosa.

“i think about you all the time” appartiene invece a quella linea sensuale e romantica che attraversa tutta la discografia, la stessa famiglia emotiva di “Sextape”, senza diventare una copia.

“cut hands” recupera persino qualcosa della componente ritmica più aggressiva e quasi rap-metal delle origini.

“departing the body” chiude lasciando tutto sospeso.

Il pregio maggiore di private music non è dimostrare che i Deftones sanno ancora suonare come i Deftones.

Quello era quasi scontato.

È dimostrare che essere i Deftones nel 2025 non significa suonare vecchi.

16 / NON SERVE UN ALTRO WHITE PONY

Questo è probabilmente il punto sul quale una band con trent'anni di carriera rischia maggiormente.

Il pubblico vuole sempre un altro capolavoro del passato.

Un altro White Pony.

Un altro Around the Fur.

Un altro Diamond Eyes.

Ma sarebbe il modo più rapido per trasformare una grande band in un museo.

private music non è White Pony.

Bene.

Non dovrebbe esserlo.

Chino Moreno oggi non è il Chino del 2000.

Per fortuna.

Stephen Carpenter ha trascorso altri venticinque anni a esplorare il peso della chitarra.

Frank Delgado è diventato sempre più importante nel modo in cui il gruppo costruisce atmosfera e spazio.

Abe Cunningham continua a essere uno dei motivi per cui persino i riff più pesanti dei Deftones hanno groove invece di diventare semplicemente blocchi di cemento.

Sono cambiate le persone.

È cambiato il mondo.

Eppure basta pochissimo per riconoscerli.

Questa è identità.

17 / PERCHÉ FUNZIONANO ANCORA

Forse perché non sono mai stati completamente quello che il mercato diceva che fossero.

Erano “nu metal” quando non suonavano davvero come gli altri gruppi nu metal.

Erano metal quando ascoltavano The Cure, Depeche Mode, Cocteau Twins, hip-hop ed elettronica.

Erano alternativi ma potevano distruggere un festival metal.

Erano brutali mentre Chino sussurrava qualcosa che sembrava quasi erotico.

Erano romantici con una chitarra a otto o nove corde che cercava di demolire l'edificio.

Quella contraddizione non è mai stata risolta.

Perché non andava risolta.

È il gruppo.

Ed è anche il motivo per cui quando oggi senti qualcuno tentare di “suonare come i Deftones”, spesso riconosci immediatamente l'influenza.

Puoi prendere la chitarra accordata bassa.

Puoi mettere riverbero sulla voce.

Puoi aggiungere shoegaze.

Puoi sussurrare.

Puoi urlare.

Ma manca quasi sempre qualcosa.

Quella chimica non è un preset.

18 / VERDICT — PRIVATE MUSIC

9/10

private music non è un ritorno.

Non è una rinascita.

Non è il disco di una band veterana che cerca di ricordarci perché un tempo era importante.

È qualcosa di molto più interessante.

È un ottimo disco dei Deftones pubblicato mentre i Deftones sono nuovamente una delle band più rilevanti della loro generazione.

Il disco possiede sicurezza.

Non l’arroganza di chi pensa di aver già fatto tutto.

La sicurezza di chi finalmente non ha bisogno di dimostrare cosa sia.

Nick Raskulinecz riporta a fuoco il nucleo della band senza trasformare private music in Diamond Eyes II.

La produzione è enorme.

Carpenter è pesante senza occupare tutto.

Delgado costruisce profondità.

Cunningham continua a far respirare quello che sulla carta dovrebbe soltanto schiacciare.

E Moreno forse non è mai sembrato così a proprio agio nell’accettare entrambe le parti della propria voce: quella che può lacerare una canzone e quella che può praticamente accarezzarla.

Non tutto raggiunge l’altezza dei momenti immortali della loro discografia.

Sarebbe assurdo pretenderlo.

Ma dopo dieci album il fatto che possiamo ancora discutere se l’ultimo lavoro appartenga alla parte alta del catalogo dice già quasi tutto.

19 / DOPO PIÙ DI VENT’ANNI

Io continuo ad ascoltarli.

È questa la parte più semplice dell'articolo.

Li ascoltavo agli inizi degli anni Duemila.

Li ascolto oggi.

Nel mezzo sono cambiati loro.

Sono cambiato io.

È cambiato tutto ciò che stava intorno a quella musica.

Eppure quando parte un riff di Stephen Carpenter e sopra arriva quella voce, continua a succedere qualcosa di immediatamente riconoscibile.

I Deftones hanno attraversato successo, dipendenze, divorzi, tensioni interne, la quasi dissoluzione della band, l'incidente e la perdita di Chi Cheng, cambi di formazione, dischi accolti in modi differenti e un'industria musicale che nel frattempo è diventata praticamente irriconoscibile.

Sono sopravvissuti persino alla categoria dentro cui erano stati messi.

Ed eccoli qui.

Con un nuovo album.

Nuovi ragazzi sotto il palco.

Una parte del pubblico che li segue da trent'anni.

Un'altra che li ha scoperti trenta secondi fa.

E la cosa più sorprendente è che nessuno dei due sembra essere nel posto sbagliato.

Forse è questa la vera vittoria dei Deftones.

Non essere sopravvissuti agli anni Novanta.

Non essere sopravvissuti al nu metal.

Non aver realizzato un altro buon disco dopo i cinquanta.

È aver costruito un suono così personale da non appartenere davvero a nessuna epoca.

Per anni abbiamo provato a trovare una parola abbastanza grande per contenerli.

Nu metal.

Alternative metal.

Art metal.

Shoegaze.

Post-metal.

Dream pop.

Forse possiamo finalmente smettere.

Ci sono band che appartengono a un genere.

E poi ci sono band che, dopo abbastanza tempo, diventano un genere.

Deftones.

FONTI E CREDITI

Racconto personale e valutazioni di cRASh. Il voto esprime il giudizio editoriale dell’autore.

Foto della band: Jimmy Fontaine / Warner Records. Artwork dal negozio ufficiale Deftones. Diritti dei rispettivi titolari.


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