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NERD CULTURE · COMICS

Scritto da cRASh

LA DOMENICA MATTINA

La domenica mattina aveva anche questo rito.

L’edicola.

Le copertine allineate.

Quel formato Bonelli che riconoscevi da lontano.

E poi Dylan Dog.

Non era soltanto comprare un fumetto.

Era andare a vedere quale incubo ci aspettava quella volta.

Prima ancora di leggere la prima pagina, Dylan Dog cominciava dalla copertina.

E già lì capivi che non sarebbe stata una storia normale.

L’INDAGATORE DELL’INCUBO

Dylan Dog non era il classico eroe.

Non aveva superpoteri.

Non era invincibile.

Non era particolarmente ordinato.

Non sembrava nemmeno interessato a diventare un simbolo.

Era un investigatore dell’incubo.

E già questa definizione bastava.

Perché non indagava soltanto omicidi, fantasmi o mostri.

Indagava quello che succedeva quando il confine tra realtà e paura smetteva di essere chiaro.

TIZIANO SCLAVI

Dietro tutto questo c’era Tiziano Sclavi.

Un autore capace di prendere l’horror e usarlo per parlare di qualcosa di molto più grande.

Solitudine.

Morte.

Alienazione.

Paura.

Amore.

Malattia.

Diversità.

Crudeltà.

Assurdo.

L’orrore era il linguaggio.

Ma spesso il vero soggetto eravamo noi.

1986

Dylan Dog debutta nel 1986.

Numero 1.

L’alba dei morti viventi.

Titolo perfetto.

Perché già da lì capisci la direzione.

Zombi.

Morte.

Paura.

Ma anche ironia.

Dialoghi.

Umanità.

Dylan non entra nella scena come uno che deve sconfiggere il mostro.

Entra come qualcuno che vuole capire cosa c’è dietro.

Dylan Dog numero 1: L’alba dei morti viventi, copertina di Claudio Villa
L’alba dei morti viventi, Dylan Dog n. 1 (1986). Copertina di Claudio Villa. © Sergio Bonelli Editore. Fonte ufficiale.

CRAVEN ROAD

Londra.

Craven Road.

Numero 7.

Una casa diventata quasi un personaggio.

Porta.

Campanello.

Interni.

Clarinetto.

Groucho.

Quando leggi abbastanza Dylan Dog, Craven Road smette di essere un indirizzo.

Diventa casa.

GROUCHO

E poi lui.

Groucho.

Assistente.

Amico.

Macchina inesauribile di battute.

Spesso terribili.

Ed è proprio questo il bello.

Dylan può trovarsi davanti a un cadavere, una possessione, una creatura impossibile.

Groucho trova comunque il modo di dire qualcosa di assurdo.

Quell’ironia non distrugge l’orrore.

Lo rende ancora più umano.

ISPETTORE BLOCH

Poi Bloch.

Scotland Yard.

Il rapporto con Dylan.

La stanchezza.

Il mestiere.

Quel modo quasi paterno di essere presente senza diventare mai semplicemente una spalla.

Dylan Dog aveva personaggi che sembravano vivere anche fuori dalla storia principale.

Ed è uno dei motivi per cui ci affezionavamo.

IL LOOK

Camicia rossa.

Giacca nera.

Jeans.

Scarpe.

Sempre uguale.

Sempre Dylan.

Una silhouette semplicissima.

Ma immediatamente riconoscibile.

Il volto stesso del personaggio fu ispirato a Rupert Everett.

E questa cosa, col tempo, ha aggiunto un’altra piccola leggenda al mito.

NON ERA L’HORROR CHE TI ASPETTAVI

Se non hai mai letto Dylan Dog potresti pensare:

fumetto horror.

Mostri.

Sangue.

Morti.

Certo.

C’è anche tutto questo.

Ma sarebbe una descrizione terribilmente incompleta.

Perché Dylan Dog è spesso malinconico.

Romantico.

Assurdo.

Grottesco.

Politico.

Esistenziale.

A volte perfino tenero.

I MOSTRI

E soprattutto:

i mostri non sono sempre i cattivi.

Anzi.

Una delle cose più belle di Dylan Dog è proprio questa.

Ti presenta qualcosa di mostruoso.

Poi lentamente ti costringe a guardarlo meglio.

E magari scopri che il vero mostro non è quello che pensavi.

JOHNNY FREAK

Se vuoi capire cosa significa Dylan Dog, basta arrivare a Johnny Freak.

Una storia che non ha bisogno di grandi effetti.

Non ha bisogno di un’apocalisse.

Ti colpisce da un’altra parte.

E quando finisce, te la porti dietro.

È uno di quei numeri che dimostrano quanto Dylan potesse essere molto più di un fumetto dell’orrore.

LA PAURA DEGLI ESSERI UMANI

Perché il punto era spesso quello.

Il soprannaturale poteva fare paura.

Ma l’essere umano riusciva a fare di peggio.

Pregiudizio.

Violenza.

Egoismo.

Indifferenza.

Fanatismo.

La creatura strana poteva essere innocente.

La persona normale poteva essere terribile.

Dylan Dog ribaltava continuamente le parti.

E QUESTO DA RAGAZZO TI RESTA

Magari all’inizio compri il fumetto perché vuoi vedere il mostro.

Poi cresci.

Rileggi certe storie.

E capisci che il mostro era quasi un pretesto.

L’EDICOLA

Ed è qui che torno alla domenica mattina.

Perché il rito faceva parte dell’esperienza.

Dovevi uscire.

Andare in edicola.

Guardare cosa era arrivato.

Prendere il numero.

Tenerlo in mano.

Guardare la copertina.

Portarlo a casa.

Era un rapporto fisico con le storie.

NON C’ERA LO SCROLL

Non esisteva:

“vediamo cosa mi consiglia l’algoritmo”.

C’era l’edicola.

Eri tu a cercare.

E quando trovavi qualcosa che amavi, tornavi.

Numero dopo numero.

LE COPERTINE

Le copertine di Dylan Dog meritano un discorso tutto loro.

Colori.

Mostri.

Volti.

Sangue.

Situazioni impossibili.

A volte erano talmente forti che avresti potuto comprarle anche senza sapere nulla della storia.

Erano una promessa.

Qualcosa di terribile sta per succedere.

Apri.

DYLAN CONTRO DIABOLIK

E poi, naturalmente, c’erano le fazioni.

Quelli di Dylan Dog.

Quelli di Diabolik.

Discussioni serissime su cose assolutamente inutili.

E quindi fondamentali.

“È meglio Dylan.”

“No, Diabolik.”

Come se fossimo davvero obbligati a scegliere.

Io avevo la mia parte.

Altri avevano la loro.

E quelle discussioni facevano parte del gioco.

DUE MONDI COMPLETAMENTE DIVERSI

Dylan era l’incubo.

L’imprevisto.

L’assurdo.

La paura.

Diabolik era precisione.

Controllo.

Crimine.

Piano.

Eleganza.

Uno poteva entrare in una stanza senza sapere cosa avrebbe trovato.

L’altro probabilmente aveva già studiato la planimetria.

Era quasi inevitabile che i fan si sfidassero.

MA LA VERITÀ È CHE LI VOLEVI ENTRAMBI

Col tempo capisci che certe rivalità hanno senso soltanto quando sei giovane.

Non devi davvero scegliere.

Puoi amare mondi differenti.

E Diabolik avrà il suo spazio.

Perché una rivalità del genere merita almeno due articoli.

L’AMORE

Poi c’era anche un’altra caratteristica molto Dylan.

Si innamorava.

Spesso.

Troppo spesso.

E normalmente non finiva benissimo.

Ma anche questo lo rendeva diverso.

Dylan non era un protagonista impermeabile.

Soffriva.

Si affezionava.

Perdeva.

Si rompeva.

LA MORTE

La morte in Dylan Dog non era soltanto un effetto horror.

Era quasi una presenza costante.

A volte nemica.

A volte inevitabile.

A volte perfino ironica.

Il fumetto riusciva a parlarne senza diventare continuamente pesante.

Ma senza nemmeno far finta che non esistesse.

IL CLARINETTO

Dylan suona il clarinetto.

O almeno ci prova.

E questa è una di quelle caratteristiche che magari non cambiano la trama, ma cambiano il personaggio.

Perché lo rendono ancora più strano.

Più umano.

Più riconoscibile.

LA VOLKSWAGEN MAGGIOLINO

E naturalmente la macchina.

Il Maggiolino.

Altro pezzo della sua identità.

Un protagonista horror che gira per Londra con un Maggiolino.

Perfetto.

Dylan Dog funziona anche perché non cerca continuamente di essere cool.

Lo diventa proprio per questo.

IL NUMERO 1 NON TI PREPARAVA A TUTTO

La cosa bella è che partendo da L’alba dei morti viventi potevi pensare di aver capito cosa fosse Dylan Dog.

Poi arrivavano storie completamente differenti.

Più strane.

Più intime.

Più filosofiche.

Più assurde.

E capivi che il contenitore era molto più grande.

SCLAVI E L’ASSURDO

C’è una cosa nell’universo di Sclavi che mi piace ancora oggi.

L’assurdo non ha bisogno di essere spiegato completamente.

A volte accade.

Fine.

E tu devi stare dentro quella sensazione.

È un approccio che lascia spazio.

Non ti prende per mano continuamente.

Non ti dice:

“questo significa questo.”

Ti lascia pensare.

IL SUCCESSO

Dylan Dog diventa un fenomeno.

Non soltanto un fumetto di successo.

Un pezzo della cultura pop italiana.

Persone che magari non leggevano altri fumetti conoscevano comunque Dylan.

Il nome.

La camicia.

Groucho.

L’Indagatore dell’Incubo.

E quando un personaggio entra così profondamente nel linguaggio di una generazione, è già uscito dalle proprie pagine.

L’ITALIA CHE SAPEVA FARE POP CULTURE

E questa cosa mi piace ricordarla.

Perché spesso quando parliamo di cultura pop guardiamo immediatamente agli Stati Uniti o al Giappone.

Giustamente.

Ma anche noi abbiamo creato personaggi giganteschi.

Dylan Dog è uno di questi.

Italiano.

Ambientato a Londra.

Influenzato da horror, cinema, letteratura, fumetto.

Ma con un’identità completamente propria.

CINEMA

Dylan ha sempre avuto un rapporto forte con il cinema.

Non soltanto per il volto ispirato a Rupert Everett.

Le storie respirano cinema.

Horror classico.

Zombie.

Suspense.

Surrealismo.

Commedia nera.

Citazioni.

Omaggio.

Parodia.

Sclavi prendeva tutto e lo rimetteva dentro il proprio universo.

MA IL FUMETTO RESTAVA CASA

Ed è questo che conta.

Puoi parlare di cinema.

Di adattamenti.

Di influenze.

Ma Dylan vive prima di tutto sulla pagina.

Bianco.

Nero.

Vignette.

E quel momento in cui giri pagina senza sapere cosa troverai.

NERD CULTURE

Questo è uno dei motivi per cui NERD CULTURE deve essere abbastanza grande da contenere anche storie come questa.

Non solo tecnologia.

Non solo videogiochi.

Non solo anime.

Comics.

Personaggi.

Riti.

Edicole.

Oggetti.

Memorie.

Tutto ciò che ha contribuito a costruire il modo in cui abbiamo immaginato il mondo.

LE DOMENICHE

La cosa che continuo a vedere, però, non è una vignetta specifica.

È una domenica.

La mattina.

L’edicola.

Io davanti a quelle copertine.

E quella sensazione:

vediamo cosa succede questa volta.

OGGI È DIVERSO

Naturalmente oggi possiamo recuperare storie in mille modi.

Volumi.

Ristampe.

Edizioni speciali.

Digitale.

Collezioni.

È molto più semplice.

E va bene così.

Ma il rito era diverso.

ASPETTARE

Forse è una cosa che abbiamo perso un po’.

Aspettare un’uscita.

Andare a cercarla.

Non averla immediatamente.

Quell’attesa rendeva l’oggetto più importante.

E forse è anche per questo che certi fumetti li ricordiamo così bene.

NON ERA SOLO NOSTALGIA

Però non voglio cadere nella solita trappola.

“Era tutto meglio prima.”

No.

Non era tutto meglio.

Era diverso.

Dylan Dog non è importante perché lo compravamo in edicola.

Lo compravamo in edicola perché Dylan Dog era importante per noi.

L’ORRORE CON UN CUORE

Ed è forse questa la definizione più semplice che riesco a trovare.

Dylan faceva paura.

Ma aveva un cuore enorme.

Sotto gli zombie.

I mostri.

Le possessioni.

Gli assassini.

C’era quasi sempre qualcuno che soffriva.

Qualcuno che aveva paura.

Qualcuno che voleva essere capito.

IL VERO INCUBO

E dopo tanti anni credo di aver capito una cosa.

L’Indagatore dell’Incubo non combatteva davvero soltanto gli incubi.

Li ascoltava.

Cercava di capire da dove venissero.

Perché esistessero.

Chi li avesse creati.

E molto spesso la risposta riportava sempre nello stesso posto.

A noi.

CRASHVERSE VERDICT

Dylan Dog mi riporta alle domeniche mattina.

All’edicola.

Alle copertine.

Alla curiosità di scoprire quale mostro avrebbe aspettato dentro il numero nuovo.

Mi riporta anche alle discussioni con chi preferiva Diabolik.

Quelle rivalità assolutamente inutili che, proprio per questo, prendevamo serissimamente.

Ma Dylan è rimasto per qualcosa di più.

Perché crescendo capisci che non era davvero un fumetto sui mostri.

Era un fumetto sulle persone.

Sulla paura.

Sulla solitudine.

Sulla diversità.

Sull’amore.

Sulla morte.

Sull’assurdità di essere umani.

Il mostro poteva avere artigli.

Denti.

Un volto impossibile.

Ma non significava necessariamente che fosse lui quello da temere.

Forse è questa la lezione che Dylan Dog ci ha lasciato.

Non avere meno paura dell’incubo.

Guardarlo abbastanza a lungo da capire da dove arriva.

Io la domenica mattina andavo in edicola cercando un nuovo mostro.

Molto spesso tornavo a casa con una storia sulle persone.

E probabilmente è per questo che, dopo tutti questi anni,

l’incubo continua a farmi compagnia.


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