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MOVIES · ACTORS · ICONS
Ci sono attrici bellissime. Attrici bravissime. Attrici che diventano icone. E poi ce ne sono alcune che, semplicemente, ti fanno battere il cuore. Eva Green per me appartiene a quest’ultima categoria. Anzi, probabilmente sta davanti a tutte. È successo dalla prima volta che l’ho vista sullo schermo, prima ancora di sapere abbastanza della sua carriera per spiegarmi il perché. Gli occhi, certamente. La voce. Il modo di stare ferma dentro un’inquadratura e riuscire comunque a dominarla. Quella strana possibilità di sembrare fragile e pericolosa nello stesso momento. Hollywood ha passato vent’anni a chiamarla dark, femme fatale, strega, creatura misteriosa. Lei ha passato quasi altrettanto tempo a spiegare che non è così semplice. Forse è proprio questo il punto: Eva Green sembra appartenere perfettamente all’immagine che il cinema ha costruito per lei e, contemporaneamente, continua a sfuggirle.
Scritto da cRASh
ESPLORA L’ARTICOLO
- PRIMA DEL NERO
- LA RAGAZZA CHE ARROSSIVA
- IL PARADOSSO
- IL TEATRO
- THE DREAMERS
- NON FARLO
- E POI TUTTI PARLANO DEL SUO CORPO
- EPPURE BERTOLUCCI AVEVA VISTO QUALCOSA
- ARSÈNE LUPIN
- LE CROCIATE – KINGDOM OF HEAVEN
- IL PROBLEMA DEL FILM CHE ABBIAMO VISTO AL CINEMA
- POI ARRIVA BOND
- IL PRIMO PROVINO VA MALE
- VESPER LYND
- NON LA BOND GIRL
- LA DOCCIA
- VESPER CAMBIA BOND
- 2007 — IL PUBBLICO SCEGLIE EVA
- POI FA UNA COSA INTELLIGENTE
- CRACKS
- PERFECT SENSE
- POI ARRIVA TIM BURTON
- BURTON CAPISCE IL PROBLEMA
- ANGELIQUE
- 2014 — EVA GREEN CONTRO IL MONDO
- ARTEMISIA
- AVA LORD
- E POI ARRIVA VANESSA IVES
- NON UNA STREGA
- JOHN LOGAN LA VOLEVA
- COME SI PREPARA UNA POSSESSIONE?
- LA PERFORMANCE
- LA MUSA
- GOLDEN GLOBE
- «WEIRD WITCH»
- MISS PEREGRINE
- DUMBO
- MA IO VOGLIO VEDERLA ANCHE SENZA IL GOTICO
- PROXIMA DIMOSTRA UNA COSA
- MILADY
- IL FILO
- E QUI ENTRO IO
- NON SO RIDURLO AGLI OCCHI
- LA MACCHINA DA PRESA
- BELLEZZA
- LA VOCE
- LONDRA, PARIGI, NESSUN POSTO PRECISO
- JOY
- CUVÉE EVA
- E POI ARRIVA IL SAKÈ
- UNA NEBULOSA IN BOTTIGLIA
- LA FEMME FATALE CHE NON VUOLE ESSERE UNA FEMME FATALE
- CANNES
- E NEL 2026?
- OPHELIA
- BURTON, ANCORA
- 30 SETTEMBRE 2026
- OPHELIA È QUASI TROPPO PERFETTA
- NON È DARK
- LA CONTRADDIZIONE
- EVA, SECONDO ME
- QUANDO UN'ATTRICE TI TOCCA
- VERDICT
- PRESENZA — 10/10
- VOCE — 10/10
- VESPER LYND — 10/10
- VANESSA IVES — 10/10
- SIBYLLA — RIGUARDATELA
- TIM BURTON + EVA GREEN
- THE DREAMERS
- LA FEMME FATALE
- OLTRE L'APPARENZA
- FORSE È QUESTO CHE HO VISTO
PRIMA DEL NERO
C'è qualcosa di quasi divertente nel fatto che oggi sia difficile immaginare Eva Green senza capelli neri.
Perché non è il suo colore naturale.
Eva è naturalmente biondo scuro.
Da adolescente decide di cambiare.
Ha circa quindici anni quando si tinge i capelli di un blu-nero molto intenso.
Non per una parte.
Non per un fotografo.
Non perché un agente le abbia suggerito di costruire un'immagine.
Per sé.
Anni dopo racconterà che quella trasformazione le fece sentire di poter finalmente respirare e, soprattutto, di assomigliare maggiormente alla persona che sentiva di essere.
È un dettaglio piccolo.
Eppure contiene già moltissimo di ciò che verrà dopo.
Perché il nero diventerà quasi inseparabile da Eva Green.
Capelli.
Abiti.
Occhi sottolineati.
Atmosfera.
Personaggi.
Fotografie.
Il pubblico finirà per leggerlo come dichiarazione.
Oscurità.
Ma forse all'inizio era soprattutto protezione.
LA RAGAZZA CHE ARROSSIVA
L'immagine pubblica suggerisce sicurezza assoluta.
La realtà raccontata da lei è quasi opposta.
Eva Green nasce a Parigi il 6 luglio 1980.
Sua madre, Marlène Jobert, è stata attrice prima di dedicarsi soprattutto alla scrittura per bambini.
Suo padre Walter Green è dentista.
E poi c'è Joy.
La sorella gemella.
Eva cresce quindi vicino al cinema senza crescere necessariamente con l'idea che il cinema debba diventare il proprio destino.
Da adolescente pensa anche all'egittologia.
Misteri.
Storia.
Tombe.
Civiltà scomparse.
A pensarci oggi,
non è neppure così sorprendente.
Poi arriva la recitazione.
Ma la ragazza che vuole salire sul palco è la stessa che, ricordando la scuola, racconta di essere stata terribilmente timida.
Non popolare.
Quasi paralizzata quando un insegnante le rivolgeva una domanda.
Tim Burton, molti anni dopo, descriverà precisamente questa contraddizione: una donna interessata allo strano e all'insolito, ma contemporaneamente estremamente riservata.
Quella timidezza non sparirà completamente.
Imparerà semplicemente a utilizzarla.
IL PARADOSSO
E qui nasce uno dei grandi paradossi di Eva Green.
La donna che sembra possedere lo schermo
dice di avere paura di esporsi.
La donna diventata simbolo di sensualità
racconta continuamente il proprio imbarazzo.
La donna che interpreterà streghe, regine, assassine, manipolatrici e donne capaci di distruggere uomini con uno sguardo
si descrive come introversa.
Forse il cinema funziona precisamente per questo.
Non mostra sempre quello che sei.
Qualche volta ti permette di attraversare quello che non riesci a essere nella vita quotidiana.
IL TEATRO
Eva studia recitazione.
Parigi.
Un periodo a Londra.
Teatro.
Palcoscenico.
Ottiene anche una candidatura ai Molière per Jalousie en trois fax. Cannes ricorda ancora oggi quegli inizi teatrali prima del passaggio al cinema.
Ma qualcosa non funziona.
Eva racconterà anni dopo che, poco prima di The Dreamers, era talmente frustrata da un'esperienza teatrale da pensare seriamente di smettere di recitare.
Non credeva più molto in ciò che stava facendo.
Poi arriva un'audizione.
Bernardo Bertolucci.
E improvvisamente la carriera che stava pensando di abbandonare cambia pianeta.
THE DREAMERS

2003.
THE DREAMERS
Il primo film di Eva Green.
Non un piccolo ruolo con cui imparare a stare davanti alla macchina da presa.
Bernardo Bertolucci.
Parigi.
1968.
Cinema.
Politica.
Desiderio.
Corpi.
Isabelle.
Louis Garrel.
Michael Pitt.
Un appartamento trasformato quasi in un universo separato dal mondo.
Per un'attrice al debutto,
non esattamente l'ingresso più discreto.
NON FARLO
La famiglia è preoccupata.
Sua madre.
Suo padre.
Perfino il suo agente.
Il nome che aleggia intorno alla decisione è quello di Maria Schneider.
Ultimo tango a Parigi.
Eva conosce quella storia.
La conosce anche sua madre.
E le persone intorno a lei temono che un film così esplicito possa diventare una gabbia invece che un debutto.
Le chiedono di non farlo.
Lei accetta.
Nel 2004 racconterà al Guardian che famiglia e agente avevano cercato di convincerla a rinunciare proprio per paura che potesse subire conseguenze simili a quelle associate all'esperienza di Schneider con Bertolucci.
E POI TUTTI PARLANO DEL SUO CORPO
The Dreamers arriva.
Eva Green arriva.
E immediatamente emerge il problema.
Le interviste parlano delle scene di sesso.
Della nudità.
Del corpo.
Della sensualità.
Lei avrebbe voluto parlare anche del personaggio.
Del cinema.
Del lavoro.
Anni dopo dirà di essersi ritrovata così spesso interrogata sulle scene nude da avere quasi la sensazione che il resto del film fosse scomparso.
Ed è interessante perché la sua intera carriera continuerà in qualche modo a combattere contro quella prima semplificazione.
Eva Green è bellissima.
Quindi parliamo della bellezza.
Eva Green è sensuale.
Quindi parliamo della sensualità.
Eva Green è misteriosa.
Quindi trasformiamola in mistero.
Lei continuerà invece a cercare:
il personaggio.
EPPURE BERTOLUCCI AVEVA VISTO QUALCOSA
Non era soltanto bellezza.
Era presenza.
C'è una differenza enorme.
La bellezza può stare ferma davanti a una macchina fotografica.
La presenza modifica ciò che hai intorno.
Quando Isabelle entra realmente nel film,
gli altri personaggi devono reagire a lei.
Lo spettatore deve reagire a lei.
La macchina da presa deve reagire a lei.
Eva non sembra ancora completamente consapevole del proprio effetto.
Forse è anche questo che rende quel debutto così potente.
Non sta ancora interpretando Eva Green.
Quell'immagine non esiste.
ARSÈNE LUPIN
Subito dopo arriva Arsène Lupin.
2004.
Clarisse.
Kristin Scott Thomas.
Romain Duris.
Cinema francese popolare.
Un passaggio che oggi viene spesso schiacciato tra The Dreamers e ciò che accadrà dopo.
Perché il film successivo porta un nome enorme.
Ridley Scott.
LE CROCIATE – KINGDOM OF HEAVEN

2005.
KINGDOM OF HEAVEN
Eva è Sibylla di Gerusalemme.
Principessa.
Sorella di Baldwin IV.
Moglie di Guy de Lusignan.
Amante di Balian nella versione cinematografica della storia.
Costumi.
Gerusalemme.
Guerra.
Religione.
Politica.
Ridley Scott.
Ed Eva Green sembra nata per quel tipo di cinema.
Non semplicemente perché indossa bene un abito d'epoca.
Perché possiede qualcosa che la macchina da presa interpreta immediatamente come aristocratico.
IL PROBLEMA DEL FILM CHE ABBIAMO VISTO AL CINEMA
Poi succede qualcosa di importante.
Le crociate – Kingdom of Heaven viene pesantemente ridotto per l'uscita cinematografica.
E tra ciò che paga maggiormente il taglio c'è proprio Sibylla.
Nella versione estesa il personaggio possiede molto più spazio e una tragedia personale fondamentale che nel montaggio cinematografico scompare quasi completamente.
La Director's Cut reintegra il figlio di Sibylla, la scoperta della sua malattia e una scelta devastante che cambia completamente la lettura della donna.
Non è più soltanto la principessa innamorata di Balian.
È madre.
Erede.
Prigioniera della politica.
Donna costretta a guardare la storia della propria famiglia ripetersi.
Persino Empire, ricordando la carriera di Green, sottolinea come Sibylla fosse stata fortemente sacrificata nel theatrical cut e recuperata nella versione estesa.
Se avete visto soltanto la versione cinematografica di Le crociate – Kingdom of Heaven,
non avete visto tutta Sibylla.
E quindi non avete visto tutta Eva Green.
POI ARRIVA BOND
2006.
James Bond deve rinascere.
Daniel Craig deve diventare 007.
Il franchise vuole tornare indietro.
Meno gadget.
Più corpo.
Più conseguenze.
Più dolore.
Casino Royale.
Serve Vesper Lynd.
Oggi sembra impossibile immaginare qualcun'altra.
All'epoca,
non era affatto così.
IL PRIMO PROVINO VA MALE
Questa storia è bellissima.
Debbie McWilliams, storica casting director di Bond, l'ha raccontata nuovamente nel 2026.
Martin Campbell inizialmente non era convinto di Eva Green.
La considerava quasi più una modella che un'attrice adatta al ruolo.
Lei arriva al provino.
È nervosissima.
Il test non funziona.
Potrebbe finire lì.
McWilliams insiste.
Chiede che le venga concessa un'altra possibilità.
Questa volta la preparano meglio.
Prove.
Capelli.
Trucco.
Costume.
Secondo screen test.
E secondo McWilliams,
stavolta Eva centra completamente Vesper.
Pensateci.
Uno dei personaggi più importanti dell'intera era Daniel Craig rischia di non esistere nella forma che conosciamo perché Eva Green è troppo nervosa durante un provino.
VESPER LYND

Poi la vediamo sul treno.
Bond prova immediatamente a leggerla.
Lei ricambia.
Due persone sedute a un tavolo che si smontano a vicenda.
Niente esplosioni.
Niente inseguimenti.
Dialogo.
Sguardi.
Controllo.
Vesper non entra nel film per guardare Bond.
Entra per resistergli.
Ed è proprio per questo che diventa la donna capace di attraversarlo.
NON LA BOND GIRL
Eva inizialmente non era neppure entusiasta dell'idea.
Temeva il cliché.
Bikini.
Bellezza decorativa.
La ragazza di Bond.
Poi legge la sceneggiatura.
E trova una donna differente.
Sensibile.
Segreta.
Intelligente.
Contraddittoria.
Una donna della quale Bond può realmente innamorarsi.
Eva stessa racconterà che fu precisamente quella complessità a convincerla.
E Casino Royale funziona anche per questo.
Daniel Craig deve reinventare Bond.
Eva Green gli dà qualcuno per cui quella reinvenzione possa fare male.
LA DOCCIA
E c'è una decisione apparentemente piccola che racconta molto di lei.
Dopo la violenta sequenza delle scale,
Vesper è sotto shock.
Si siede nella doccia ancora vestita.
Nella concezione iniziale della scena le era stato chiesto di rimanere in biancheria.
Eva si oppose.
Perché?
Perché in quel momento la nudità non avrebbe aggiunto niente al personaggio.
Vesper non sta seducendo.
Non sta giocando.
È traumatizzata.
Green raccontò di avere discusso la scelta e di avere cercato anche l'appoggio di Daniel Craig. La scena rimase vestita.
Ed è una scena bellissima.
Bond entra.
Si siede accanto a lei.
L'acqua scorre.
Niente sesso.
Niente posa.
Solo due esseri umani dopo qualcosa di terribile.
VESPER CAMBIA BOND
Questa è la parte che rende il personaggio gigantesco.
Vesper non è importante soltanto dentro Casino Royale.
La sua assenza continuerà a esistere.
Quantum of Solace.
Skyfall.
Spectre.
No Time to Die.
Il Bond di Craig costruirà una parte enorme della propria incapacità di fidarsi intorno a ciò che è successo con lei.
Vesper muore.
Ma narrativamente non se ne va.
Non molte "Bond girl" possono dire la stessa cosa.
2007 — IL PUBBLICO SCEGLIE EVA
Dopo Casino Royale arriva il BAFTA Rising Star Award.
È un premio votato dal pubblico.
Gli altri candidati nel 2007?
Emily Blunt.
Naomie Harris.
Ben Whishaw.
Cillian Murphy.
Vince Eva Green.
Una compagnia che, vista quasi vent'anni dopo, fa una certa impressione.
POI FA UNA COSA INTELLIGENTE
Non cerca di diventare immediatamente una superstar tradizionale.
Alterna.
Produzioni grandi.
Film più piccoli.
Fantasy.
Cinema indipendente.
La bussola d’oro.
Franklyn.
Cracks.
Womb.
Perfect Sense.
Camelot.
Non tutto funziona allo stesso modo.
Non tutto diventa memorabile.
Ma guardando la filmografia emerge una caratteristica precisa.
Eva Green sembra spesso preferire un personaggio strano dentro un film imperfetto a un personaggio innocuo dentro una macchina perfetta.
E questa scelta ha un costo.
La sua carriera non segue sempre la linea più prevedibile.
Ma resta sua.
CRACKS
Cracks merita di essere ricordato.
2009.
Eva interpreta Miss G.
Insegnante carismatica.
Affascinante.
Adorata dalle studentesse.
Poi progressivamente qualcosa si rompe.
Manipolazione.
Ossessione.
Bugie.
Desiderio.
È uno di quei ruoli nei quali la bellezza del personaggio non è decorazione.
È parte del potere.
E quindi anche parte del pericolo.
Il film permette a Eva di utilizzare precisamente l'immagine che il pubblico ha già costruito su di lei
e poi sporcarla.
PERFECT SENSE
Poi Perfect Sense.
David Mackenzie.
Ewan McGregor.
2011.
Un'epidemia misteriosa.
L'umanità perde progressivamente i sensi.
Odore.
Gusto.
Udito.
Vista.
E dentro quella catastrofe,
una storia d'amore.
È probabilmente uno dei film che mostrano meglio quanto Eva possa funzionare anche quando togli completamente:
streghe.
armi.
costumi.
femme fatale.
Rimane una donna.
Con paura.
Desiderio.
Fragilità.
E funziona comunque.
POI ARRIVA TIM BURTON
2012.
DARK SHADOWS
Angelique Bouchard.
Strega.
Johnny Depp.
Una casa gotica.
Una relazione tossica durata secoli.
Se qualcuno avesse voluto creare in laboratorio un progetto progettato per Eva Green,
probabilmente sarebbe venuto fuori qualcosa di simile.
E invece succede una cosa interessante.
Eva trova un regista che capisce che “dark” è una definizione troppo semplice.
BURTON CAPISCE IL PROBLEMA
Tim Burton ha detto una cosa molto precisa su di lei.
Le persone vedono Eva e pensano automaticamente all'oscurità.
Lui la considera più interessante.
Privata.
Misteriosa.
Attratta dall'insolito.
Burton racconta di riconoscere in lei la stessa semplificazione che spesso subisce personalmente: vestiti neri, gusto per il macabro, quindi necessariamente "dark". In realtà, secondo lui, ciò che condividono è soprattutto un modo complicato di guardare le cose e una curiosità per ciò che è strano.
È probabilmente una delle migliori descrizioni di Eva Green.
ANGELIQUE

Angelique è eccessiva.
Bellissima.
Furiosa.
Sessuale.
Vendicativa.
Potente.
E soprattutto:
divertente.
Questa è una componente di Eva Green che spesso viene dimenticata.
Sa perfettamente giocare con il camp.
Sa quando un personaggio è troppo grande per essere trattato con realismo.
E quindi invece di ridurlo,
lo cavalca.
2014 — EVA GREEN CONTRO IL MONDO
Poi arriva un anno assurdo.
2014.
300: RISE OF AN EMPIRE
Artemisia.
Poi:
SIN CITY: A DAME TO KILL FOR
Ava Lord.
E contemporaneamente:
PENNY DREADFUL
Vanessa Ives.
Tre personaggi che, sulla carta, potrebbero sembrare la conferma definitiva della gabbia:
Eva Green è la donna bellissima, pericolosa e oscura.
Solo che poi li guardi.
E sono completamente differenti.
ARTEMISIA
300 – L’alba di un impero non è un film sottile.
Non vuole esserlo.
È opera.
Sangue digitale.
Corpi.
Spade.
Pioggia.
Navi.
Urla.
Eva capisce immediatamente il gioco.
Artemisia non deve stare dentro il film.
Deve quasi mangiarlo.
TIME arrivò a indicare le sue performance in 300 e Sin City tra i momenti cinematografici notevoli del 2014, osservando proprio la capacità di Green di trattare personaggi pulp estremi quasi come eroine tragiche.
Ed è esattamente questo.
Artemisia è ridicola,
se la interpreti con paura del ridicolo.
Eva non ne ha.
AVA LORD
Poi arriva Frank Miller.
Robert Rodriguez.
Bianco.
Nero.
Rosso.
AVA LORD
Qui il concetto di femme fatale viene portato quasi alla formula chimicamente pura.
Ava utilizza il desiderio degli altri come arma.
Ogni uomo vede ciò che vuole vedere.
Lei lo sa.
E lo utilizza.
Green studiò il noir classico, incluse figure come Barbara Stanwyck, per costruire quella manipolazione estrema.
Ma contemporaneamente questa fase della carriera comincia a creare un problema.
Perché se interpreti abbastanza bene determinate donne,
Hollywood può decidere che sei quella donna.
E POI ARRIVA VANESSA IVES

E qui cambia tutto.
PENNY DREADFUL
2014.
John Logan.
Londra vittoriana.
Dracula.
Frankenstein.
Dorian Gray.
Licantropia.
Spiritismo.
Religione.
Desiderio.
Colpa.
Demoni.
E nel centro:
VANESSA IVES
Per me,
il ruolo definitivo di Eva Green.
NON UNA STREGA
Vanessa potrebbe essere descritta male in una frase.
Medium.
Donna posseduta.
Personaggio gotico.
Perfetto.
Eva Green.
Fine.
Solo che Vanessa è molto di più.
È fede.
Tentazione.
Sessualità.
Autodistruzione.
Resistenza.
Paura di Dio.
Bisogno di Dio.
Desiderio di essere normale.
Consapevolezza di non esserlo.
Solitudine.
Forza.
Corpo.
Vanessa non è "dark".
Vanessa è una donna in guerra contro qualcosa che non sappiamo mai completamente separare da lei stessa.
JOHN LOGAN LA VOLEVA
E qui arriva una delle chicche che amo di più.
John Logan non aveva semplicemente Eva Green nella lista.
La voleva.
Talmente tanto da raccontare di averla praticamente pregata per sei mesi affinché accettasse Penny Dreadful.
Questo è importante.
Perché significa che Vanessa non diventa Eva Green accidentalmente.
L'autore aveva già visto qualcosa.
COME SI PREPARA UNA POSSESSIONE?
Ed Eva naturalmente non decide di fare le cose semplicemente.
Per prepararsi al lato soprannaturale di Vanessa esplora il mondo dello spiritismo.
Tarocchi.
Medium.
Materiali legati a possessioni.
E per determinate scene ascolta registrazioni attribuite al caso di Anneliese Michel.
La storia raccontata da Eva è quasi perfetta per lei:
sta ascoltando quelle registrazioni nella propria roulotte.
Entra una persona del reparto trucco.
Sente le voci.
E se ne va perché non riesce a sopportarle.
Vanessa Ives non era ancora arrivata sul set.
Ma Eva aveva già cominciato a costruirla.
LA PERFORMANCE
Poi la vedi.
Il corpo cambia.
La voce cambia.
Gli occhi cambiano.
La postura cambia.
Vanessa può essere elegante e controllata.
Poi qualcosa entra.
O esce.
O forse era già lì.
E la stessa donna diventa fisicamente quasi irriconoscibile senza avere bisogno di trasformazioni digitali gigantesche.
Possessione.
Convulsioni.
Lingue.
Sessualità.
Violenza.
Preghiera.
Eva porta il proprio corpo fino a un punto che raramente le grandi produzioni televisive chiedono a una protagonista.
LA MUSA
E arriviamo alla frase definitiva.
Quando Penny Dreadful finisce dopo tre stagioni, molti spettatori chiedono:
perché non continuare senza Vanessa?
John Logan risponde sostanzialmente che non avrebbe avuto senso.
Per lui:
Eva Green era la musa della serie. Vanessa Ives era la musa della serie.
Il cuore narrativo era Vanessa.
Una volta conclusa quella storia,
il suo Penny Dreadful era concluso.
Non molte attrici possono dire:
quando il mio personaggio è finito,
l'autore ha deciso che era finita anche la serie.
GOLDEN GLOBE
La performance riceve anche il riconoscimento istituzionale.
2016.
Eva Green viene candidata al Golden Globe come miglior attrice in una serie drama per Penny Dreadful.
Non vince.
Ma quasi non importa.
Vanessa è ormai dentro la cultura televisiva.
«WEIRD WITCH»
Ed è proprio qui che Eva comincia a dire pubblicamente:
basta.
Non vuole essere infilata nella scatola:
WEIRD WITCH.
La strega strana.
La donna oscura.
La femme fatale.
Non perché rifiuti quei personaggi.
Li ama.
Ma perché una caratteristica visibile non dovrebbe diventare l'intera gamma di un'attrice.
Nel 2016 spiegava esplicitamente di non voler essere confinata in quel tipo di ruolo.
Ed è un problema interessante.
Perché è anche colpa sua.
È troppo brava in quella zona.
MISS PEREGRINE
Nello stesso anno Burton torna.
MISS PEREGRINE'S HOME FOR PECULIAR CHILDREN
Miss Peregrine.
Elegante.
Severa.
Protettiva.
Capace di trasformarsi in falco.
Quasi una Mary Poppins gotica.
Eva e Burton sono ormai perfettamente sincronizzati.
Lei aveva raccontato che da ragazza sognava di poter lavorare con lui.
Adesso è diventata praticamente una delle sue muse cinematografiche.
DUMBO

2019.
Terzo film con Burton.
DUMBO
Colette Marchant.
Acrobata francese.
Star del circo.
Qui Eva non è strega.
Non è assassina.
Non è demone.
Non manipola uomini.
Vola.
Disney descrive Colette come la grande artista aerea di Dreamland, destinata a esibirsi insieme a Dumbo.
E anche visivamente succede qualcosa.
Costumi.
Make-up.
Movimento.
Eleganza anni Dieci/Venti reinventata attraverso Burton.
Eva sembra ancora una volta appartenere perfettamente a un mondo che non esiste.
MA IO VOGLIO VEDERLA ANCHE SENZA IL GOTICO

Ed è per questo che un film come Proxima conta.
2019.
Alice Winocour.
Eva interpreta Sarah.
Astronauta.
Madre.
Una donna che si prepara a lasciare la Terra per una missione spaziale e contemporaneamente deve prepararsi a lasciare la propria figlia.
Niente cappello nero.
Niente magia.
Niente demoni.
Niente femme fatale.
Preparazione fisica.
Scienza.
Maternità.
Colpa.
Ambizione.
Separazione.
Proxima riceve riconoscimenti a Toronto e San Sebastián, e Green ottiene una candidatura al César 2020 come miglior attrice.
Non vinse il César — dettaglio che vale la pena precisare quando si ricostruisce la carriera — ma la candidatura confermò quanto bene funzionasse lontano dalla scatola nella quale spesso viene rinchiusa.
PROXIMA DIMOSTRA UNA COSA
Eva Green non ha bisogno di interpretare una donna pericolosa.
Ha bisogno di interpretare una donna con qualcosa dentro.
È differente.
Sarah vuole andare nello spazio.
Ama sua figlia.
Le due cose sono vere contemporaneamente.
Il film non le chiede di scegliere una definizione semplice.
Ed Eva funziona precisamente quando una definizione semplice non basta.
MILADY

Poi arriva Dumas.
I TRE MOSCHETTIERI
2023.
Prima D'Artagnan.
Poi:
MILADY
Eva Green interpreta uno dei personaggi femminili più famosi della letteratura d'avventura.
Potrebbe diventare nuovamente:
bella.
letale.
seduttrice.
fine.
Ma è proprio quello che lei non vuole.
Parlando del personaggio ha insistito sul fatto che Milady non sia malvagia semplicemente per il piacere di essere malvagia.
È una sopravvissuta.
Ha ferite.
Demoni.
Un passato.
Può sedurre.
Può uccidere.
Può adattarsi.
Ma deve esistere qualcosa dietro quella superficie.
Ancora una volta:
Eva cerca la crepa.
IL FILO
A questo punto cominciamo a vedere una costante.
Isabelle.
Sibylla.
Vesper.
Miss G.
Angelique.
Artemisia.
Ava.
Vanessa.
Sarah.
Milady.
Non sono donne uguali.
Ma quasi tutte possiedono una zona che non consegnano immediatamente allo spettatore.
Una stanza chiusa.
Eva Green sembra interessata precisamente a quella stanza.
E QUI ENTRO IO
Ci sono attrici che ammiri.
Attrici che trovi bravissime.
Attrici che riconosci come bellissime.
E poi ce ne sono alcune che fanno qualcosa di diverso.
TI FANNO BATTERE IL CUORE.
Eva Green, per me, appartiene a quella categoria.
Anzi.
Se dovessi mettere in fila le attrici che mi hanno colpito davvero, quelle capaci di toccare qualcosa ancora prima che io iniziassi ad analizzarne il talento, la carriera o il personaggio,
probabilmente Eva starebbe davanti.
È successo dalla prima volta che l'ho vista sullo schermo.
NON SO RIDURLO AGLI OCCHI
Potrei dire:
gli occhi.
E certamente ci sono.
Potrei dire:
la bocca.
La voce.
Il nero.
Il modo di guardare.
La bellezza.
Naturalmente.
Ma non basta.
Perché esistono donne oggettivamente bellissime che sullo schermo non mi fanno praticamente nessun effetto.
Eva sì.
È qualcosa di differente.
LA PRESENZA.
LA MACCHINA DA PRESA
Ci sono persone che la macchina da presa registra.
E poi ci sono persone che la macchina da presa sembra quasi innamorarsi di riprendere.
Per me Eva Green appartiene alla seconda categoria.
Può stare immobile.
Può non parlare.
Può stare sul fondo dell'inquadratura.
La guardo.
Questo non è un giudizio critico universale.
È precisamente il contrario.
È personale.
Ed è per questo che appartiene a questo articolo.
BELLEZZA
Sì.
Eva Green per me è una donna di una bellezza straordinaria.
Non vedo motivo di fingere il contrario per sembrare più serio.
Un magazine può parlare di bellezza.
La differenza sta nel modo.
Perché ridurre Eva alla bellezza significherebbe non avere guardato abbastanza.
La parte interessante è capire che cosa succede a quella bellezza quando comincia a recitare.
Vesper la utilizza per nascondere.
Ava per manipolare.
Vanessa quasi per contrasto con ciò che porta dentro.
Sibylla per costruire distanza.
Milady come arma.
Eva non ha soltanto un volto cinematografico.
Sa cosa farne.
LA VOCE
E poi c'è quella voce.
Bassa.
Leggermente fumosa.
Internazionale.
Francese senza sembrare confinata al cinema francese.
Inglese diventato negli anni sempre più naturale.
Per Vesper lavorò duramente sull'accento britannico; Martin Campbell ricordò quanto seriamente avesse affrontato proprio quel lavoro.
La voce di Eva ha una caratteristica simile al volto.
Non deve spingere.
Arriva.
LONDRA, PARIGI, NESSUN POSTO PRECISO
Anche culturalmente Eva Green sembra difficile da collocare.
Francese.
Madre francese.
Padre con origini francesi e svedesi.
Carriera soprattutto internazionale.
Ha vissuto a lungo a Londra.
Cinema americano.
Produzioni britanniche.
Cinema francese.
Accento che il pubblico spesso percepisce come qualcosa di indefinito.
Lei stessa ha raccontato che talvolta in Francia non viene quasi considerata immediatamente un'attrice "francese" proprio perché la carriera l'ha portata altrove.
È appropriato.
Persino geograficamente,
Eva sembra non voler entrare completamente in una scatola.
JOY
Poi esiste un'altra Eva possibile.
O almeno,
la persona che è cresciuta accanto a lei.
Joy Green.
Sua sorella gemella.
Le loro vite hanno preso strade quasi opposte.
Eva:
set.
festival.
Hollywood.
Londra.
Bond.
Burton.
Joy:
Toscana.
Bolgheri.
Vino.
Famiglia.
E proprio da quella vita arriva una delle curiosità più belle.
CUVÉE EVA
Joy Green e suo marito Niccolò Marzichi Lenzi lavorano al progetto vinicolo Le Crocine in Toscana.
Tra le etichette esiste:
CUVÉE EVA
Un Cabernet Franc in purezza dedicato proprio alla sorella.
WineNews indica per l'annata 2022 una produzione di appena 4.000 bottiglie.
Quindi sì.
Esiste letteralmente un vino toscano chiamato Eva,
prodotto dalla famiglia della gemella di Eva Green.
Non so perché,
ma trovo tutto questo perfettamente coerente con lei.
E POI ARRIVA IL SAKÈ
Ma naturalmente Eva Green riesce a rendere strana persino la sezione food & beverage della propria biografia.
2025.
Eva Green e l'amico d'infanzia Hadrien Wolff lanciano un progetto legato al sakè.
SEIUN
Attraverso The Green Wolf.
Il progetto ufficiale presenta Eva e Wolff come fondatori e racconta la volontà di lavorare tra cultura francese e tradizione giapponese.
E già questa non era una cosa che avrei previsto leggendo la filmografia.
Ma siamo con Eva Green.
Quindi naturalmente c'è dell'altro.
UNA NEBULOSA IN BOTTIGLIA
Il nome Seiun richiama una nebulosa.
Il progetto si muove intorno all'idea di spazio, suono, materia e fermentazione.
È esattamente il tipo di attività laterale che sembra inventata da qualcuno che ha appena visto Penny Dreadful, Proxima e The Dreamers nella stessa notte.
Eppure esiste.
Eva Green non ha aperto una normale linea di cosmetici.
Ha scelto il sakè.
Naturalmente.
LA FEMME FATALE CHE NON VUOLE ESSERE UNA FEMME FATALE
Più percorro la sua carriera,
più trovo ironica questa cosa.
Eva Green è probabilmente una delle attrici contemporanee che il cinema associa più facilmente alla femme fatale.
E lei sembra passare metà delle interviste a cercare di spiegarci:
non è quello che mi interessa.
Non vuole personaggi malvagi perché "sexy e cattivi".
Vuole capire:
perché?
Che cosa è successo?
Che cosa nascondono?
Dove sono feriti?
Ed è probabilmente questa ossessione a impedire che molte delle sue performance diventino caricature.
CANNES

Nel 2024 arriva anche un riconoscimento differente.
Eva viene scelta come membro della giuria principale del 77° Festival di Cannes.
Non più soltanto attrice che arriva sul red carpet.
Attrice chiamata a giudicare cinema.
Il profilo ufficiale del festival ripercorre proprio la sua capacità di muoversi tra grandi produzioni internazionali e cinema indipendente.
Un bel cerchio.
Dalla ragazza sconosciuta scelta da Bertolucci
alla giuria di Cannes.
E NEL 2026?
La parte bella è che questo non è un articolo commemorativo.
Eva Green non appartiene al passato.
Anzi.
Il suo prossimo capitolo sembra quasi costruito apposta per lei.
Netflix.
Tim Burton.
La famiglia Addams.
WEDNESDAY.
OPHELIA
Terza stagione.
Eva Green interpreta:
OPHELIA
La sorella scomparsa di Morticia.
Zia di Mercoledì.
Una figura che la seconda stagione aveva lasciato come mistero destinato a esplodere nella successiva.
Quando Netflix annuncia il casting, gli showrunner Alfred Gough e Miles Millar la descrivono come una presenza elegante, inquietante e imprevedibile.
Eva risponde di non vedere l'ora di aggiungere la propria dose di follia al mondo degli Addams.
Non riesco sinceramente a pensare a molti casting più naturali.
BURTON, ANCORA
E naturalmente dietro c'è di nuovo Tim Burton.
Dark Shadows.
Miss Peregrine.
Dumbo.
Adesso Mercoledì.
Burton ha definito il ritorno di Eva insieme ad altri collaboratori storici uno degli elementi che rendono speciale questa nuova stagione.
Quattro mondi insieme.
Eppure nessuno completamente uguale all'altro.
30 SETTEMBRE 2026
Al momento in cui scrivo,
c'è anche un aggiornamento preciso.
Netflix ha confermato che le riprese della terza stagione di Mercoledì si sono concluse il 30 settembre 2026.
Eva Green è quindi ufficialmente dentro il prossimo capitolo della serie.
Non esiste ancora una data d'uscita annunciata.
E questa è la cosa corretta da scrivere oggi.
Non "prossimamente" inventando una data.
Non rumor.
Il punto esatto in cui siamo.
OPHELIA È QUASI TROPPO PERFETTA
Una donna misteriosa.
Scomparsa.
Legata alla famiglia Addams.
Dentro il mondo di Tim Burton.
Interpretata da Eva Green.
Sulla carta sembra quasi casting automatico.
Ma proprio per questo spero che facciano qualcosa di più interessante.
Non voglio semplicemente:
Eva Green vestita di nero che fa Eva Green.
Quello possiamo già immaginarlo.
Voglio che Ophelia trovi una crepa nuova.
Qualcosa che non abbiamo ancora visto.
Perché è proprio lì che Eva diventa interessante.
NON È DARK
Torniamo quindi all'inizio.
È davvero "dark"?
Certo.
Visivamente.
Spesso.
Professionalmente.
Frequentemente.
Ma forse Burton aveva ragione.
La parola è troppo facile.
Eva Green sembra piuttosto affascinata da ciò che non è immediatamente spiegabile.
Personaggi che portano qualcosa sotto la pelle.
Donne che possono essere due cose nello stesso momento.
Belle e disturbanti.
Potenti e fragili.
Sessuali e terrorizzate.
Cattive e ferite.
Eleganti e feroci.
LA CONTRADDIZIONE
Probabilmente è questa la parola che preferisco.
Contraddizione.
La ragazza timida interpreta donne dominanti.
La donna che non ama l'esposizione diventa simbolo erotico con il primo film.
La naturale bionda costruisce una delle immagini brunette più riconoscibili del cinema contemporaneo.
La Bond girl che non voleva essere Bond girl diventa una delle Bond girl definitive.
L'attrice stanca di essere definita strega realizza tre film con Tim Burton e poi entra nella famiglia Addams.
La donna associata al mistero continua a dichiarare quanto sia insicura.
E funziona tutto.
EVA, SECONDO ME
Se devo essere completamente personale,
non sono arrivato alla conclusione che Eva Green mi piaccia dopo aver ricostruito tutto questo.
È il contrario.
Tutto questo mi aiuta semplicemente a capire perché continua a piacermi.
Il primo colpo è arrivato molto prima dell'analisi.
Prima delle interviste.
Prima di Vanessa Ives.
Prima di sapere quanto fosse timida.
Prima di conoscere il provino fallito di Casino Royale.
Prima della Cuvée Eva.
Prima del sakè.
Prima di Ophelia.
L'ho vista.
E qualcosa è successo.
QUANDO UN'ATTRICE TI TOCCA
Non penso debba esserci imbarazzo nell'ammetterlo.
Il cinema è anche questo.
Non soltanto tecnica.
Interpretazione.
Sceneggiatura.
Fotografia.
Montaggio.
Qualche volta un volto entra sullo schermo
e per te quello schermo cambia.
Eva Green mi fa questo.
Da sempre.
VERDICT
EVA GREEN — 10/10
Naturalmente è personale.
Non significa:
ogni film è un capolavoro.
Non lo è.
Non significa:
ogni personaggio funziona.
Non funziona.
Non significa neppure che Eva Green sia l'attrice tecnicamente più grande della propria generazione.
È un'altra cosa.
Dentro ciò che cerco io nel cinema,
EVA HA QUELLA COSA.
PRESENZA — 10/10
Quasi inspiegabile.
Entra.
Guardo.
VOCE — 10/10
Non perché debba possedere l'estensione di una cantante.
Perché è immediatamente sua.
Potresti riconoscerla senza vedere il volto.
VESPER LYND — 10/10
Probabilmente una delle donne più importanti dell'intera storia cinematografica di James Bond.
Non accessorio.
Non conquista.
Ferita.
VANESSA IVES — 10/10
Per me la sua interpretazione definitiva.
Il ruolo nel quale tutto ciò che il pubblico associa a Eva Green
bellezza,
mistero,
oscurità,
sensualità,
fragilità,
diventa qualcosa di molto più grande.
SIBYLLA — RIGUARDATELA
Ma nella Director's Cut.
Sul serio.
TIM BURTON + EVA GREEN
Una collaborazione che sembra ovvia soltanto dopo che è accaduta.
Probabilmente perché entrambi sono stati trasformati dal pubblico nella stessa parola:
dark.
Quando sono molto più strani di così.
THE DREAMERS
L'inizio.
Coraggioso.
Problematico.
Esposto.
Impossibile da ignorare.
Il film che rischiava di imprigionarla in un'immagine
e che invece ha aperto tutto.
LA FEMME FATALE
Può farla.
Benissimo.
Forse troppo bene.
Ma non fermatevi lì.
OLTRE L'APPARENZA
Ecco perché il titolo alla fine significa qualcosa.
La bellezza dell'oscurità.
All'inizio sembra parlare di Eva Green.
Della pelle chiara.
Dei capelli neri.
Degli occhi.
Dei vestiti.
Di Vanessa Ives.
Di Tim Burton.
Di Vesper.
Di tutte le fotografie nelle quali sembra uscita da un universo nel quale il sole è una scelta facoltativa.
Poi vai più avanti.
E scopri che quella oscurità è anche una costruzione.
Una ragazza bionda che a quindici anni decide di tingersi i capelli perché finalmente si sente più se stessa.
Una ragazza timidissima che arrossiva a scuola.
Una giovane attrice che stava pensando di smettere.
Una donna che litiga perché non vuole togliersi i vestiti in una scena in cui pensa che il proprio personaggio non lo farebbe.
Un'attrice che accetta di ascoltare registrazioni terrificanti per trovare qualcosa dentro Vanessa Ives.
Una interprete che continua a cercare personaggi rotti invece di personaggi semplicemente belli.
FORSE È QUESTO CHE HO VISTO
Naturalmente non potevo sapere tutto questo la prima volta.
Non conoscevo la storia.
Non conoscevo le interviste.
Non conoscevo le contraddizioni.
Vedevo Eva Green.
E mi faceva battere il cuore.
Lo fa ancora.
Forse è la bellezza.
Forse la voce.
Forse gli occhi.
Forse quella distanza che sembra mettere tra sé e il resto del mondo.
O forse è qualcosa che il cinema non ha bisogno di spiegare.
Perché qualche volta la macchina da presa trova una persona
e quella persona sembra nata per essere guardata attraverso un obiettivo.
EVA GREEN È UNA DI QUELLE PERSONE.
Bellissima?
Per me,
assolutamente sì.
Ma dopo più di vent'anni di cinema,
sarebbe quasi offensivo fermarsi lì.
Isabelle.
Sibylla.
Vesper.
Angelique.
Artemisia.
Ava.
Vanessa.
Miss Peregrine.
Sarah.
Milady.
E adesso Ophelia.
Donne differenti.
Mondi differenti.
La stessa presenza.
Quella che avevo sentito prima ancora di riuscire a darle un nome.
Ed è per questo che,
se qualcuno mi chiedesse quale attrice riesca ancora oggi a farmi semplicemente fermare davanti allo schermo,
non avrei bisogno di pensarci molto.
EVA.
FONTI E APPROFONDIMENTI
- Festival di Cannes — biografia e giuria 2024
- BAFTA — Rising Star 2007
- Golden Globes — candidatura 2016
- Variety — Debbie McWilliams sul provino di Casino Royale
- Netflix — Eva Green sarà Ophelia
- Netflix — riprese della terza stagione concluse
- Paris Capitale — Eva Green racconta The Green Wolf
- WineNews — Cuvée Eva 2022
Verifica editoriale: 27 ottobre 2026. Cover: illustrazione editoriale AI. Le immagini dei film e il ritratto di Cannes sono riproduzioni originali, con fonti indicate nelle didascalie.


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