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MUSIC · NAPOLI

La lingua, la famiglia, gli stadi. E quel ragazzo che ascoltava 50 Cent, fino a portarlo sul palco a Napoli.

Scritto da cRASh

LO DICO SUBITO

Io non sono uno che segue attivamente la cultura trap.

Non è il genere dentro cui mi muovo ogni giorno.

Non è la musica da cui arrivo.

Chi mi conosce sa quanto il mio percorso passi da rock, metal, elettronica, house, techno, alternative, colonne sonore e mille altre cose.

Quindi questo non è l'articolo di uno che vuole improvvisamente fingere di essere dentro un mondo che non gli appartiene completamente.

È l'articolo di uno che, da napoletano, guarda Geolier e pensa:

questa cosa va riconosciuta.

Perché a volte non serve appartenere a una scena per capire quando qualcuno ha fatto qualcosa di enorme.

Ed è esattamente quello che penso di Geolier.

ALCUNE CANZONI MI HANNO PRESO

Non tutte.

E va benissimo così.

Ma alcune sì.

Perché dentro quel linguaggio rap e trap ci sono pezzi molto più melodici di quanto possa immaginare chi lo ascolta soltanto da fuori.

Ritornelli che restano.

Linee vocali che arrivano immediatamente.

Una musicalità profondamente napoletana capace di stare dentro produzioni contemporanee senza perdere identità.

E quando una canzone funziona, funziona.

Non devo chiedere al genere il permesso per dirlo.

Ma la cosa che ammiro di più è un'altra.

L'UMILTÀ

Quella mi colpisce.

Perché quando raggiungi certi numeri, riempi stadi, diventi uno degli artisti più ascoltati del Paese e cominci a lavorare con artisti che da ragazzino vedevi su MTV, sarebbe facilissimo trasformarti nel personaggio.

Geolier continua spesso a dare l'impressione opposta.

Di sapere perfettamente da dove viene.

Di non doverlo nascondere.

E soprattutto:

di non volerlo nascondere.

EMANUELE

Prima di Geolier c'è Emanuele Palumbo.

Napoli.

Classe 2000.

Rione Gescal, periferia nord di Napoli.

Un posto che non ha bisogno di essere romanticizzato.

È semplicemente casa.

Da ragazzino lavora anche in fabbrica.

E nel frattempo rappa.

Perché è quello che vuole fare.

L'AMERICA

E qui arriva una cosa che capisco molto bene.

L'America.

50 Cent.

Il rap americano.

MTV.

Un ragazzo di Napoli guarda un mondo lontanissimo e pensa:

voglio fare questo.

Geolier ha raccontato di essersi sentito particolarmente vicino a 50 Cent.

Non soltanto musicalmente.

Vedeva qualcuno che aveva dovuto caricarsi responsabilità familiari sulle spalle e costruire il proprio percorso partendo da un contesto complicato.

E poi c'è una storia che, vista oggi, sembra quasi scritta apposta.

WINDOW SHOPPER

Da ragazzo Geolier cantava Window Shopper senza sapere praticamente cosa stesse dicendo.

Solo il suono.

Foneticamente.

A memoria.

Come abbiamo fatto in tantissimi con le canzoni straniere prima ancora di capire una parola d'inglese.

Poi passa il tempo.

E quel ragazzo vede persone fuori Napoli cantare le sue parole in napoletano senza necessariamente comprenderle tutte.

Esattamente come faceva lui con 50 Cent.

È quasi un cerchio perfetto.

IL NAPOLETANO

Questa è probabilmente una delle cose più importanti di tutta la storia.

Geolier non ha ripulito Napoli per diventare più nazionale.

Non ha smussato la propria lingua per essere più facilmente comprensibile.

Ha fatto quasi il contrario.

Ha portato il proprio napoletano fuori.

E gli altri hanno imparato a seguirlo.

Questa cosa va capita bene.

Per anni tantissimi artisti hanno avuto la sensazione di dover adattare il proprio linguaggio per diventare più grandi.

Geolier ha dimostrato che puoi fare anche il contrario.

Portare il tuo linguaggio con te.

E lasciare che sia il pubblico ad avvicinarsi.

P SECONDIGLIANO

2018.

P Secondigliano, insieme a Nicola Siciliano.

Già dal titolo la dichiarazione è evidente.

Secondigliano non è qualcosa da nascondere.

È qualcosa da mettere davanti.

E da lì comincia la salita.

Singoli.

Collaborazioni.

Il primo album, Emanuele, nel 2019.

Negli anni arrivano collaborazioni con artisti e produttori come:

Guè.

Luchè.

Emis Killa.

Rocco Hunt.

Sfera Ebbasta.

Mace.

Sick Luke.

E tanti altri.

Geolier entra progressivamente nel centro della scena rap italiana senza perdere la lingua con cui era entrato.

IL CORAGGIO DEI BAMBINI

2023.

Ed è il momento in cui il fenomeno diventa impossibile da ignorare.

Il coraggio dei bambini diventa il disco più venduto dell'anno in Italia.

Non:

“il disco rap napoletano più venduto”.

Il disco più venduto in Italia.

E questo cambia completamente la scala.

Un ragazzo che rappa prevalentemente in napoletano è al centro del mercato musicale italiano.

Culturalmente pesa tantissimo.

SANREMO

Poi arriva il 2024.

Sanremo.

I p' me, tu p' te.

E succede qualcosa di enorme.

Geolier porta il napoletano sul palco più istituzionale e popolare della musica italiana.

Arriva secondo nella classifica finale.

Vince la serata delle cover insieme a Guè, Luchè e Gigi D'Alessio.

E poi arrivano i fischi.

Quella parte la ricordiamo tutti.

Una situazione che avrebbe potuto produrre qualsiasi cosa.

Orgoglio ferito.

Polemiche.

Attacchi.

Una guerra tra Napoli e il resto d'Italia costruita in cinque minuti.

A me colpì soprattutto che non rinnegasse né la propria lingua né il posto da cui veniva.

E questa è personalità.

NAPOLI NON È UN ACCESSORIO

Per Geolier Napoli non è un elemento scenografico da tirare fuori quando conviene.

È il centro.

La dice.

La porta sul palco.

La mette nei testi.

La indossa.

La racconta.

Ma la cosa più importante è un'altra:

NON LA USA PER CHIUDERSI.

LA USA PER APRIRSI.

Milano.

Torino.

Roma.

Germania.

Svizzera.

E il pubblico canta napoletano.

Questo, prima ancora che musicale, è un risultato culturale.

La lingua diventa ponte.

Non ostacolo.

E da napoletano questa cosa mi piace.

Molto.

Perché non c'è bisogno di tradurci per esistere.

50 CENT

Poi arriviamo a una storia che sembra davvero scritta per un film.

50 Cent.

Quello che ascoltava da ragazzino.

Quello di Window Shopper.

Quello che aveva contribuito a fargli immaginare un mondo molto più grande di quello che aveva davanti.

Anni dopo arriva davvero la collaborazione.

PHANTOM

Geolier manda dei brani.

50 Cent sceglie Phantom.

Video a Miami.

E Geolier porta con sé suo padre.

Questa parte mi piace da morire.

Perché puoi raccontare una carriera attraverso stream, certificazioni, classifiche e sold out.

Poi arriva una scena così.

Lui.

Suo padre.

50 Cent.

Miami.

E improvvisamente capisci cosa significava davvero quel riferimento quando era ragazzino.

Geolier racconterà poi una cosa ancora più interessante.

Dopo aver realizzato quel feat comprende forse di non aver mai desiderato semplicemente fare una canzone con 50 Cent.

Voleva essere 50 Cent.

Non copiarlo.

Raggiungere quel tipo di grandezza.

Quella trasformazione.

E quella frase dice tantissimo.

Perché un idolo a volte non è semplicemente una persona che vuoi incontrare.

È UNA MISURA DI QUELLO CHE PENSI SIA POSSIBILE.

Poi un giorno lo incontri.

E capisci che sei arrivato molto più vicino a quella misura di quanto avresti mai immaginato.

IL MARADONA

Poi casa.

Stadio Diego Armando Maradona.

E anche qui non possiamo più parlare di piccolo fenomeno locale.

Nel 2026 Geolier torna con tre concerti nello stadio della propria città, davanti complessivamente a oltre 150.000 persone.

E sul palco della prima sera succede una cosa che chiude un altro cerchio.

Arriva 50 Cent.

Fermiamoci un attimo.

Un ragazzo del Rione Gescal.

Che ascoltava 50 Cent.

Che cantava Window Shopper senza capirne le parole.

Che lavorava in fabbrica.

Che rappava in napoletano.

Anni dopo riempie per tre sere lo stadio di Napoli.

E porta 50 Cent sul palco con lui.

Queste sono le storie che mi piacciono.

Non perché siano perfette.

PERCHÉ SONO GRANDI.

SAN SIRO. OLIMPICO. MARADONA.

A un certo punto non puoi più parlare di Geolier semplicemente come di un fenomeno napoletano.

È un fenomeno italiano partito da Napoli.

Ed è una differenza importante.

Perché Napoli non è stata il limite.

È STATA IL MOTORE.

Naturalmente i numeri sono giganteschi.

Streaming.

Dischi.

Classifiche.

Stadi.

Ma sinceramente non è nemmeno la cosa che mi interessa di più.

Perché i numeri possono dirti quanto è grande qualcosa.

Non sempre perché lo è.

A me interessa il percorso.

Partire senza cambiare accento.

E arrivare ovunque.

UMILTÀ

E torno qui.

Perché probabilmente rimane la qualità che apprezzo maggiormente.

Non conosco personalmente Geolier.

Quindi non voglio costruire nessuna santificazione.

Posso soltanto guardare quello che emerge dalle interviste, dai racconti pubblici e dal modo in cui si presenta.

E una parola ritorna continuamente.

Umile.

Ed è una bella cosa.

Soprattutto quando avresti mille motivi per non esserlo più.

La cosa curiosa è che Geolier ha usato praticamente lo stesso concetto raccontando 50 Cent.

Dietro l'icona che aveva costruito nella propria testa da bambino ha trovato una persona.

Disponibile.

Umana.

Umile.

E forse è anche per questo che quella collaborazione ha così tanto senso.

DUE MONDI

America.

Napoli.

Inglese.

Napoletano.

Il Queens immaginato da un ragazzino.

Secondigliano reale.

Poi Miami.

La cultura funziona così.

Viaggia.

E io posso riconoscerlo senza cambiare i miei gusti.

Posso semplicemente dire:

questo ragazzo ha fatto qualcosa di enorme.

E alcune canzoni mi piacciono pure.

Molto melodiche.

Immediate.

Orecchiabili.

Va benissimo così.

Perché la musica non è una tessera di partito.

Non devi iscriverti a un genere per sentire una canzone.

Forse è proprio questo il modo più sano di ascoltare.

GEOLIER E NAPOLI

C'è una cosa che mi piace particolarmente.

Geolier non sembra dire:

“Guardate da dove sono riuscito a scappare.”

Dice quasi il contrario.

“GUARDATE DA DOVE VENGO.”

E quando arriva lontano, Napoli arriva insieme a lui.

Questa è una differenza enorme.

Alcune persone diventano grandi cercando di rendere invisibile la propria origine.

Altre diventano grandi trasformandola in forza.

Geolier ha scelto la seconda.

E io questo lo rispetto.

Napoli è complicata.

Bellissima.

Difficile.

Rumorosa.

Contraddittoria.

Generosa.

Spietata.

Non serve dipingerla come paradiso.

E nemmeno come inferno.

È una città reale.

E chi riesce a portarne una parte fuori senza trasformarla in caricatura sta facendo qualcosa di importante.

MUSIC

È per questo che voglio Geolier dentro CrashVerse.

Non per rincorrere quello che ascoltano i ragazzi.

Sarebbe il motivo peggiore.

Ma perché MUSIC deve poter raccontare anche mondi che non sono necessariamente i miei.

Se hanno qualcosa da dire.

Se hanno costruito qualcosa.

Se hanno lasciato un segno.

Altrimenti non saremmo un magazine.

Saremmo semplicemente la mia playlist.

E CrashVerse deve essere molto più grande di questo.

Da buon napoletano, poi, c'è anche una parte molto più semplice.

Mi fa piacere.

Mi fa piacere vedere un ragazzo di Napoli arrivare lì.

Riempire.

Collaborare.

Portare il napoletano ovunque.

E soprattutto farlo senza dare la sensazione di dover chiedere scusa per la propria origine.

Napoli davanti.

Sempre.

Non sopra gli altri.

Davanti a sé.

Come punto di partenza.

2027 — NAPOLI È CASA TUA

E poi succede qualcosa che, secondo me, racconta perfettamente tutto quello che abbiamo detto finora.

Per il 2027 Geolier prende una decisione enorme.

Non costruisce il classico giro degli stadi italiani.

Non porta Napoli in tour.

Fa il contrario.

SCEGLIE NAPOLI.

Il progetto si chiama NAPOLI È CASA TUA.

Sei concerti allo Stadio Diego Armando Maradona.

9, 10, 11, 13, 14 e 15 giugno 2027.

Sei date.

Sei sold out.

Oltre 300.000 presenze attese, secondo gli organizzatori.

E soprattutto una scelta precisa:

l'attività live annunciata per il 2027 concentrata a Napoli.

Pensate a cosa significa dopo tutto il percorso che abbiamo appena raccontato.

All'inizio c'era un ragazzo di Secondigliano che guardava l'America.

Poi quel ragazzo ha portato il napoletano in tutta Italia.

Ha portato Napoli a Milano.

A Roma.

Fuori dall'Italia.

Ha fatto cantare quella lingua a persone che magari non la capivano nemmeno completamente.

Esattamente come lui faceva con Window Shopper.

E adesso completa il movimento.

NON PORTA PIÙ SOLTANTO NAPOLI NEL MONDO.

PORTA IL MONDO A NAPOLI.

Vuoi vedere Geolier?

Vieni qui.

A casa sua.

Nella sua città.

Nel suo stadio.

Questa non è più soltanto appartenenza.

È aver trasformato il luogo da cui sei partito in una destinazione.

Ed è probabilmente il punto più potente dell'intera storia.

CRASHVERSE VERDICT

Io non seguo attivamente la trap.

Probabilmente non lo farò nemmeno domani.

Il mio mondo musicale parte da altri posti.

Ma la musica è troppo grande per rinchiuderla dentro quello che già conosciamo.

E Geolier è uno di quei casi in cui basta guardare il percorso per capire che qualcosa di importante è successo.

Secondigliano.

Una fabbrica.

Il rap.

50 Cent ascoltato da ragazzino.

P Secondigliano.

Il coraggio dei bambini.

Il disco più venduto in Italia.

Sanremo.

Il napoletano cantato da persone che napoletane non sono.

San Siro.

L'Olimpico.

Tre Maradona.

50 Cent.

Non più dentro una cuffia.

Non più su MTV.

Accanto a lui.

Sul palco.

A Napoli.

E poi sei Maradona nel 2027.

Una scelta sola.

Napoli.

Quello che mi piace di più, però, non è nemmeno questo.

In mezzo a tutta quella crescita continua a esserci una cosa molto semplice.

Casa.

Napoli.

La lingua.

La famiglia.

E, almeno per quello che possiamo vedere da fuori, una forma di umiltà che non sembra aver bisogno di gridare.

Geolier non ha portato Napoli con sé come un marchio.

Non l'ha usata come scenografia.

L'ha messa al centro.

Per anni il resto del Paese si è avvicinato.

Nel 2027 porta quel concetto fino in fondo.

Non parte da Napoli per andare dal pubblico.

È IL PUBBLICO CHE DEVE VENIRE A NAPOLI.

Ed è forse qui che tutta la storia trova il suo significato.

Un ragazzo può partire da un quartiere.

Guardare l'America.

Sognare un artista dall'altra parte dell'oceano.

Lavorare in fabbrica.

Rappare nella propria lingua.

Essere fischiato.

Riempire stadi.

Incontrare il proprio idolo.

Portarlo sul palco nella propria città.

E continuare a dire:

io vengo da qui.

Non serve cancellare il punto da cui sei partito per arrivare lontano.

A volte succede esattamente il contrario.

Prima porti casa con te.

Poi vai così lontano che, a un certo punto, non hai più bisogno di portarla da nessuna parte.

Perché sono gli altri a venire da te.

Da Secondigliano al mondo.

Senza lasciare Napoli.

E poi, alla fine,

dal mondo di nuovo a Napoli.


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