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CLUB CULTURE · HOUSE & TECHNO
Scritto da cRASh
Da Chicago a Detroit, dai vinili alle piste di Napoli. Suoni, persone e venticinque anni di notti: CLUB CULTURE comincia da qui.
Esplora i capitoli
- NON È MAI STATA SOLO MUSICA
- NON RACCONTERÒ TUTTO SUBITO
- PRIMA DELLE ETICHETTE
- CHICAGO
- DETROIT
- HOUSE E TECHNO NON SONO LA STESSA COSA
- ACID
- RAVE
- LA HOUSE SI MOLTIPLICA
- LA TECHNO FA LO STESSO
- POI ARRIVA LA TRANCE
- PROGRESSIVE
- E POI L’EDM
- UNDERGROUND E MAINSTREAM
- IL CLUB
- IL SOUND SYSTEM
- LE LUCI
- IL DJ
- VINILE
- E QUI TORNO A ME
- NAPOLI
- VENTICINQUE ANNI
- E ADESSO STO TORNANDO
- LE PERSONE DA CUI HO IMPARATO
- NON VOGLIO RIFARE IL PASSATO
- HOUSE E TECHNO HANNO VINTO
- CLUB CULTURE
- CRASHVERSE VERDICT
NON È MAI STATA SOLO MUSICA
House.
Techno.
Due parole.
Due mondi.
Due linguaggi che, a un certo punto, hanno smesso di appartenere soltanto ai club e sono entrati nella cultura.
Nel modo di vestirsi.
Nel modo di stare insieme.
Nel modo di costruire una notte.
Nel modo di progettare un locale.
Nel modo di usare le luci.
Nel modo di ascoltare un basso.
Nel modo di aspettare che arrivi quel momento.
Quel punto preciso in cui il DJ smette di mettere dischi e comincia a raccontare qualcosa.
Per me CLUB CULTURE non nasce come una categoria editoriale.
Nasce perché per venticinque anni quella cultura è stata una parte della mia vita.
E adesso, in qualche modo, ci sto tornando dentro.
NON RACCONTERÒ TUTTO SUBITO
Perché sarebbe impossibile.
E forse sarebbe anche sbagliato.
Ci sono serate che meritano un articolo intero.
Persone che meritano di essere raccontate bene.
Club.
DJ.
Promoter.
Errori.
Intuizioni.
Notti meravigliose.
Notti che era meglio dimenticare.
Momenti in cui capivi di aver fatto qualcosa di speciale.
Altri in cui capivi soltanto il giorno dopo cosa cazzo fosse successo.
Arriveranno.
Man mano.
Perché certe notti, certe persone e certi momenti non si possono ridurre a una didascalia.
Ma per iniziare bisogna partire dalle fondamenta.
House.
Techno.
E da tutto quello che hanno generato.
PRIMA DELLE ETICHETTE
Prima che esistessero festival enormi.
Prima dei LED wall giganteschi.
Prima dei social.
Prima del telefono alzato davanti alla console.
Prima che un DJ potesse diventare una superstar globale.
C’erano club.
Sound system.
Vinili.
Persone.
Musica.
E soprattutto comunità.
La dance music moderna non nasce da un algoritmo che decide cosa farci ascoltare.
Nasce da luoghi reali.
Da comunità reali.
Da persone che cercavano uno spazio in cui essere se stesse.
CHICAGO
Se vuoi capire la House, devi partire da Chicago.
E inevitabilmente devi parlare di Frankie Knuckles.
Il Warehouse diventa uno dei luoghi fondamentali della storia della club culture.
Knuckles prende disco, soul, funk, elettronica e drum machine e costruisce un modo nuovo di tenere insieme la notte.
Quello che succede lì non è semplicemente “mettere musica”.
È creare continuità.
Atmosfera.
Attesa.
Rilascio.
Una relazione tra console e pista.
Il termine House finirà per identificare quella nuova cultura musicale cresciuta intorno alla scena di Chicago.
E da lì qualcosa comincia a muoversi molto più lontano della città.
DETROIT
Poi c’è Detroit.
Un’altra città.
Un’altra storia.
Un altro suono.
Juan Atkins.
Derrick May.
Kevin Saunderson.
Tre nomi che diventano fondamentali nella nascita della Detroit Techno.
Le loro influenze attraversano funk, soul, elettronica europea, sintetizzatori e futurismo.
Kraftwerk incontra Parliament-Funkadelic.
Le macchine incontrano il groove.
Detroit prende quelle influenze e le proietta nel futuro.
Industria.
Synth.
Drum machine.
Ripetizione.
Tecnologia.
Ma soprattutto anima.
Perché la Techno può sembrare fredda soltanto finché non capisci cosa succede quando entra davvero in una stanza.
HOUSE E TECHNO NON SONO LA STESSA COSA
E questa distinzione va fatta.
La House tende ad avere un’anima più calda.
Groove.
Soul.
Voce.
Corpo.
La Techno tende a spingere maggiormente verso ripetizione, futurismo, pressione, ipnosi, struttura.
Ma ridurle a due definizioni sarebbe già tradirle.
Perché appena nascono cominciano a contaminarsi.
Chicago guarda Detroit.
Detroit guarda Chicago.
L’Europa ascolta entrambe.
E a quel punto l’albero esplode.
ACID
Poi arriva quel suono.
La TB-303.
Una macchina nata per tutt’altro che diventa una delle firme sonore più riconoscibili della musica elettronica.
Bassi liquidi.
Acidi.
Instabili.
Quasi alieni.
L’Acid House diventa una delle scintille che accendono la cultura rave europea.
E improvvisamente la musica cambia anche spazio.
Non più soltanto club.
Warehouse.
Capannoni.
Campi.
Luoghi industriali.
Posti che per una notte diventano qualcos’altro.
RAVE
E qui CLUB CULTURE diventa molto più di musica.
Il rave porta con sé una nuova idea di comunità.
Una notte può durare ore.
Il DJ non è più soltanto quello che “mette le canzoni”.
Costruisce un percorso.
Le persone non aspettano necessariamente il ritornello.
Aspettano un cambiamento quasi impercettibile.
Un hi-hat.
Una cassa che rientra.
Un basso.
Un synth.
Una pausa.
E poi tutto riparte.
Chi non ha mai vissuto quella sensazione forse pensa che sia ripetizione.
Chi c’è stato sa che dentro quella ripetizione succedono continuamente cose.
LA HOUSE SI MOLTIPLICA
Deep House.
Garage.
Soulful.
Progressive.
Tech House.
Minimal.
Tribal.
Electro House.
E poi altre definizioni ancora.
A un certo punto i sottogeneri diventano quasi impossibili da contare.
Ed è normale.
Perché quando un linguaggio diventa abbastanza grande, ognuno comincia a piegarlo verso la propria sensibilità.
LA TECHNO FA LO STESSO
Detroit Techno.
Minimal.
Hard Techno.
Dub Techno.
Industrial.
Acid Techno.
Schranz.
Hypnotic.
Melodic.
E mille contaminazioni.
Ancora una volta:
le etichette servono per orientarsi.
Ma la pista se ne frega parecchio delle etichette.
Se funziona, funziona.
POI ARRIVA LA TRANCE
E cambia di nuovo tutto.
Più melodica.
Più emotiva.
Più epica.
Lunghe progressioni.
Break enormi.
Synth che sembrano aprire lo spazio sopra la pista.
Tra la fine degli anni Novanta e i primi Duemila la Trance diventa uno dei linguaggi più potenti della club culture europea.
E nomi come Tiësto, Paul van Dyk, Armin van Buuren e molti altri iniziano a trasformare il DJ in qualcosa che soltanto qualche anno prima sarebbe stato difficile immaginare:
una figura capace di riempire arene.
PROGRESSIVE
Poi la Progressive.
Un altro mondo.
Costruzione lenta.
Atmosfere.
Viaggi lunghi.
Set che non cercano necessariamente la botta immediata.
Sasha.
John Digweed.
Nick Warren.
Danny Howells.
E molti altri.
Quella cultura del DJ set come racconto lungo ha segnato profondamente una generazione.
Me compreso.
E POI L’EDM
A un certo punto la dance elettronica entra definitivamente nel mainstream.
Festival enormi.
Drop enormi.
Produzioni enormi.
DJ superstar.
Las Vegas.
Tomorrowland.
Ultra.
Mainstage.
EDM diventa una parola-ombrello.
Amata da alcuni.
Odiata da altri.
Soprattutto da chi arrivava dalle scene più underground.
Ma culturalmente il passaggio è enorme.
Perché la musica elettronica da club, che per anni aveva vissuto ai margini o dentro circuiti specifici, diventa una delle forme più grandi di entertainment musicale del pianeta.
UNDERGROUND E MAINSTREAM
E qui nasce una delle discussioni più vecchie della club culture.
Meglio underground o mainstream?
La mia risposta è sempre stata abbastanza semplice.
Dipende.
Ho vissuto serate underground incredibili.
E serate con migliaia di persone che erano altrettanto incredibili.
Ho visto DJ famosissimi distruggere una pista.
E DJ sconosciuti fare la stessa cosa.
La dimensione non decide automaticamente il valore.
Lo decide quello che succede dentro quella stanza.
IL CLUB
Perché alla fine torniamo sempre lì.
Al club.
Un club vero non è soltanto un posto con un impianto audio e una console.
Ha un’identità.
Un odore.
Un suono.
Un pubblico.
Una temperatura.
Un modo di illuminarsi.
Un punto della sala dove sai che vuoi stare.
Un impianto che riconosci dopo pochi secondi.
Persone che incontri ogni settimana.
Altre che vedi una volta sola.
Una buona serata crea una specie di mondo temporaneo.
Per qualche ora esiste soltanto quello.
IL SOUND SYSTEM
E qui apro una parentesi che per me conta moltissimo.
Il suono.
Puoi avere il DJ migliore del mondo.
Puoi avere il locale più bello.
Puoi avere il visual più spettacolare.
Se il suono fa schifo, hai perso.
La musica da club è anche fisica.
La cassa non deve soltanto sentirsi.
Deve attraversarti.
Un basso corretto cambia la percezione dello spazio.
Una sala progettata bene cambia completamente la musica che stai ascoltando.
E forse è anche per questo che oggi, quando penso agli eventi CrashVerse, parto sempre dall’immersione.
Non voglio soltanto far vedere qualcosa.
Voglio che una stanza cambi.
LE LUCI
La stessa cosa vale per la luce.
Per anni la luce nei club è stata trattata quasi come decorazione.
Ma chi ha vissuto certe serate sa che può essere uno strumento narrativo.
Buio.
Strobo.
Controluce.
Laser.
Un fascio che arriva nel momento giusto.
Una sala completamente nera per qualche secondo.
Poi una luce.
La luce è parte della musica anche quando non emette un suono.
IL DJ
E poi lui.
O lei.
Dietro la console.
Per anni ho visto il ruolo del DJ cambiare.
Prima selezionatore.
Poi performer.
Poi superstar.
Poi creator.
Poi brand.
Poi influencer.
A volte tutto insieme.
Ma il punto fondamentale non dovrebbe cambiare.
Leggere la pista.
Puoi preparare tutto quello che vuoi.
Poi davanti hai persone vere.
E magari quello che avevi immaginato non funziona.
Un DJ bravo capisce quando cambiare strada.
VINILE
Per molto tempo la console significava vinile.
Borse pesanti.
Dischi.
Technics.
Pitch.
Mani.
Orecchio.
Niente waveform enorme che ti suggerisce tutto.
E c’era qualcosa di estremamente fisico in quel rapporto.
Poi CDJ.
Digital.
USB.
Laptop.
Controller.
Sync.
Streaming.
Stems.
Software.
La tecnologia ha cambiato profondamente il modo di fare il DJ.
Ma non ha cambiato il punto essenziale.
Puoi avere tutta la tecnologia del mondo.
Se non sai cosa mettere dopo, non ti salva.
E QUI TORNO A ME
Perché mentre scrivo queste cose mi rendo conto che venticinque anni non sono pochi.
Ho visto cambiare musica.
Locali.
Pubblico.
Tecnologia.
Promozione.
Comunicazione.
Ho visto un flyer di carta essere sufficiente per riempire una serata.
Poi gli SMS.
Poi Facebook.
Poi Instagram.
Poi tutto il resto.
Ho visto cambiare il modo in cui le persone arrivavano in un club.
Ma non è mai cambiato completamente il motivo per cui restavano.
Quando una notte funziona, senti che sta succedendo qualcosa.
Ed è difficile spiegarlo a chi non c’era.
NAPOLI
E naturalmente, per me, questa storia passa anche da Napoli.
Una città che ha avuto e continua ad avere un rapporto fortissimo con la notte.
House.
Techno.
Commerciale.
Underground.
Grandi eventi.
Piccoli club.
Generazioni differenti.
E anche questo lo racconteremo.
Con calma.
Perché ci sono storie che conosco non perché le abbia lette.
Ma perché c’ero.
VENTICINQUE ANNI
CLUB CULTURE nasce anche per questo.
Non per guardare indietro e dire:
“ai miei tempi era meglio.”
Non mi interessa.
Ogni generazione deve avere le proprie notti.
I propri suoni.
I propri errori.
Le proprie scoperte.
Mi interessa piuttosto raccontare ciò che ho visto.
E capire cosa è cambiato.
E ADESSO STO TORNANDO
La cosa più strana è proprio questa.
Pensavo che quella parte della mia vita fosse diventata soprattutto memoria.
Poi è arrivato CrashVerse.
Poi gli eventi.
La radio.
I visual.
Le idee.
Le location.
I DJ.
E lentamente mi sono accorto che quella porta si stava riaprendo.
Non nello stesso modo.
Non potrebbe esserlo.
Anni dopo non torni nello stesso posto come la stessa persona.
Ma puoi portarti dietro tutto quello che hai imparato.
LE PERSONE DA CUI HO IMPARATO
Ho avuto la fortuna di crescere con persone che oggi considero dei veri mostri sacri dell’organizzazione delle One Night.
Gente partita da Napoli e arrivata a lavorare praticamente ovunque.
Da loro ho imparato tantissimo, anche senza che ci fosse bisogno di una lezione:
bastava esserci.
Guardare.
Capire come nasce una serata e perché alcune funzionano davvero.
I nomi arriveranno.
Ma non qui.
Non in una riga.
Ognuno di loro merita il proprio spazio, il proprio articolo e il proprio racconto.
NON VOGLIO RIFARE IL PASSATO
Questa è probabilmente la cosa più importante.
CrashVerse non deve ricreare una serata del 2004.
Non mi interessa la nostalgia fine a se stessa.
Mi interessa prendere quello che funzionava davvero nella club culture:
il senso di comunità.
la cura del suono.
la selezione.
l’attesa.
la scenografia.
il buio.
la sorpresa.
il rito.
E portarlo dentro qualcosa di nuovo.
HOUSE E TECHNO HANNO VINTO
Non nel senso commerciale.
Non perché abbiano sostituito tutto il resto.
Hanno vinto perché sono uscite dai club.
Oggi il loro DNA è ovunque.
Pop.
Hip-hop.
Moda.
Cinema.
Videogiochi.
Festival.
Pubblicità.
Design.
Tecnologia.
Perfino chi dice di non ascoltare musica elettronica probabilmente vive circondato da elementi che quella cultura ha contribuito a normalizzare.
E tutto è partito da persone che mettevano dischi in stanze buie.
CLUB CULTURE
Questa sezione parlerà di questo.
House.
Techno.
Trance.
Progressive.
Rave.
DJ.
Club.
Promoter.
Sound system.
Design.
Visual.
Moda.
Tecnologia.
Persone.
E soprattutto storie.
Alcune saranno storiche.
Altre saranno molto personali.
Non racconterò tutto subito.
Alcune esperienze meritano tempo, contesto e memoria.
Arriveranno man mano.
Perché certe notti, certe persone e certi momenti non si possono ridurre a una didascalia.
CRASHVERSE VERDICT
House e Techno non hanno semplicemente inventato nuovi generi musicali.
Hanno creato nuovi spazi.
Nuovi rituali.
Nuovi modi di stare insieme.
Da Chicago a Detroit.
Da Ibiza a Berlino.
Da Londra a Napoli.
Da piccoli club a festival enormi.
Da due giradischi a sistemi digitali capaci di controllare un intero show.
Tutto è cambiato.
Eppure, quando le luci scendono e parte la cassa giusta, succede ancora qualcosa di incredibilmente semplice.
Persone diverse smettono per qualche ora di essere persone diverse.
E diventano una pista.
Per venticinque anni quella cultura è stata una parte della mia vita.
Adesso ci sto tornando.
Questa volta con CrashVerse.
E abbiamo parecchie storie da raccontare.
Grafica di copertina: illustrazione editoriale CrashVerse realizzata con IA.


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