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7 MIN DI LETTURA

Le piattaforme le ho praticamente tutte. Ma oggi, tra OLED, Dolby Atmos e voglia di entrare davvero in una storia, la mia scelta è Apple TV.

Le ho praticamente tutte.

Netflix.
Prime Video.
Disney+.
NOW.
Paramount+.
Apple TV.

E probabilmente ne sto dimenticando qualcuna.

Non è una gara a chi colleziona più abbonamenti.

È che amo il cinema.

Amo le serie.

Ma soprattutto ho una passione quasi patologica per una cosa:

vederle e sentirle bene.

Per me un film non è soltanto quello che succede sullo schermo.

È fotografia.

È nero.

È luce.

È profondità.

È musica.

È una voce che arriva esattamente da dove deve arrivare.

È un rumore alle tue spalle che per un secondo ti fa dimenticare di essere seduto sul divano.

È quell’istante in cui la tecnologia scompare e tu entri dentro quello che stai guardando.

Ed è probabilmente per questo che, oggi, tra tutte le piattaforme, io preferisco Apple TV.

CON APPLE, IN REALTÀ, PARTIVO GIÀ AVVANTAGGIATO

Devo dirlo.

Io dentro l’ecosistema Apple ci sono da anni.

E nel tempo ho comprato una quantità abbastanza imbarazzante di film.

Centinaia.

La mia libreria era già lì.

Quindi Apple TV per me era già comoda prima ancora che la piattaforma streaming diventasse quello che è oggi.

Aprivo una sola app e trovavo i film che avevo acquistato negli anni, quelli che potevo noleggiare, la mia libreria e gli Apple Original.

Tutto nella stessa app. Ma con una distinzione: i film acquistati e i noleggi restano separati dall’abbonamento Apple TV, quello che prima chiamavamo Apple TV+.

E per me quella comodità conta. Gli Original inclusi nell’abbonamento, la mia libreria, i film da acquistare o noleggiare: li trovo nello stesso ambiente, anche se non sono tutti compresi nello stesso prezzo.

NON HA IL CATALOGO PIÙ GRANDE

E va benissimo così.

Netflix ha una quantità di contenuti enorme.

Prime Video a volte sembra non finire mai.

Disney+ possiede universi interi.

NOW ha produzioni Sky e titoli che da soli possono giustificare un abbonamento.

Paramount+ ha il suo spazio.

Non sto dicendo che improvvisamente tutto il resto non serva più.

Infatti le tengo tutte.

Ma nel tempo ho capito una cosa.

Avere più roba da guardare non significa necessariamente avere più voglia di guardarla.

A volte succede l’opposto.

Scorri.

Scorri.

Ancora.

Trailer.

Anteprima.

Titolo.

Altro titolo.

Passano venti minuti e stai ancora scegliendo.

Apple mi dà più spesso una sensazione diversa.

Meno rumore.

Più cura.

E soprattutto, quando finalmente premo PLAY, molto spesso mi ricorda perché ho speso soldi in televisore e impianto audio.

SÌ, IO LA DIFFERENZA LA VEDO

Qui concedetemi trenta secondi da malato dell’audio-video.

Poi torno normale.

Forse.

Quando dico che Apple TV mi sembra qualitativamente superiore, parlo di quello che vedo sul mio OLED. Non di una classifica assoluta. La compressione conta, ma contano anche il master, il titolo, il dispositivo e la connessione. Un numero sul bitrate, da solo, non racconta tutto. Quello che mi colpisce è il risultato.

I dettagli fini.

I gradienti.

Le scene scure.

La pulizia dell’immagine.

Quel nero che deve essere nero ma dentro il quale devi continuare a vedere quello che il direttore della fotografia voleva mostrarti.

Non guardo un film con un contatore del bitrate aperto di fianco.

Non me ne frega niente.

Mi interessa che quando lo guardo dica:

“Cazzo, che bella immagine.”

E POI C’È L’AUDIO

Qui mi perdo.

Dolby Atmos.

Quando viene usato bene, per me cambia completamente l’esperienza.

Nei titoli compatibili posso ascoltarlo con il mio impianto; la disponibilità va controllata anche per la lingua scelta.

Attenzione:

non sto dicendo che Apple abbia inventato Atmos.

Non sto nemmeno dicendo che tecnicamente abbia un bitrate audio superiore a tutte le altre piattaforme.

Un logo Atmos, da solo, non basta: contano il mix e come viene riprodotto.

Nei contenuti che guardo su Apple lo incontro spesso.

E soprattutto molti dei suoi Original sono prodotti con una cura audiovisiva che sul mio impianto viene fuori tutta.

Io ho un sistema Sonos Dolby Atmos.

E quando il mix è fatto bene non voglio “sentire le casse”.

Voglio esattamente il contrario.

Voglio dimenticarmi che esistano.

Un suono passa dietro.

Qualcosa arriva dall’alto.

La musica si allarga.

La stanza acquista profondità.

E per un momento non sei più davanti alla TV.

Sei nella scena.

È questa la roba che amo.

L’IMMAGINE PIÙ BELLA È QUELLA CHE TI FA DIMENTICARE L’IMMAGINE

Può sembrare un controsenso.

Sono appassionato di tecnologia.

4K UHD.

OLED.

Dolby Vision.

HDR.

Atmos.

Impianti.

Configurazioni.

Potrei parlarne per ore.

Ma alla fine il mio obiettivo è sempre stato uno:

non pensarci più.

Quando tutto funziona davvero, non penso:

“Guarda che bel Dolby Vision.”

Penso:

“Guarda quella scena.”

Non penso:

“Che bello il canale height.”

Mi giro perché ho sentito qualcosa sopra di me.

La tecnologia ha vinto proprio in quel momento.

Quando ha smesso di farsi notare.

APPLE QUESTO LO FA MOLTO BENE

Ed è probabilmente il motivo per cui la piattaforma mi piace tanto.

Ha una sensazione premium.

Non necessariamente perché ogni contenuto sia un capolavoro.

Ovviamente non lo è.

Ma c’è una cura generale che percepisco.

Severance.

Silo.

Foundation.

Slow Horses.

Ted Lasso.

E tanti altri.

Produzioni diverse tra loro, ma spesso costruite con fotografia, sonoro e confezione tecnica di livello altissimo.

Poi ci aggiungi il cinema che ho scelto negli anni.

Ci aggiungi la mia enorme libreria acquistata negli anni.

Noleggi.

Acquisti.

Original.

Titoli inclusi.

Ed ecco che l’app che per me era già comoda inizia a diventare una specie di centro del mio cinema domestico.

POI ARRIVA CHERRY

Ed è successo esattamente così.

Ho aperto Apple TV.

Cherry.

Tom Holland.

PLAY.

Fine.

Quando sono arrivati i titoli di coda avevo dentro troppa roba per semplicemente spegnere la televisione e andare avanti.

Guerra.

Trauma.

Droga.

Distruzione.

Amore.

Due persone che si amano davvero e riescono quasi a distruggersi insieme.

Sul resto mi fermo qui. Voglio lasciarvi il film.

Mi ha fatto incazzare.

Mi ha emozionato.

Mi ha fatto pensare ancora una volta a quanto facciano schifo certe cazzo di guerre.

E mi ha fatto venire voglia di scrivere.

Infatti ne parleremo.

E questa, per me, è una piattaforma che funziona.

Non quella che mi mostra centomila locandine.

Quella che ogni tanto mi fa trovare qualcosa e il giorno dopo mi costringe ancora a pensarci.

LE HO TUTTE. NON FACCIO IL TIFO PER UN LOGO.

Questa precisazione è importante.

Non sono sposato con Apple.

Se domani Netflix pubblica qualcosa di enorme, sono lì.

Se Disney mi porta di nuovo dentro uno dei suoi mondi, entro.

Se NOW ha la serie che voglio vedere, apro NOW.

Se Prime mi sorprende, benissimo.

Io voglio contenuti belli.

Punto.

Non devo difendere nessuno.

Quindi questo articolo non si chiama:

“Apple TV è la migliore piattaforma streaming.”

Si chiama:

“OGGI IO PREFERISCO Apple TV.”

È diverso.

È il mio Punto.

E domani può cambiare.

Ma oggi, sulla mia TV, con il mio impianto e con il modo in cui amo vivere cinema e serie, è quella che più spesso mi restituisce quello che cerco.

E FORSE ORA CAPITE ANCHE UN’ALTRA COSA

Quando parlo degli eventi CrashVerse che arriveranno, qualcuno potrebbe immaginare:

“Ah, quindi farà delle serate.”

No.

O almeno, se riesco a fare quello che ho in testa, proprio no.

Perché la mia fissazione sull’audio e sul video non nasce oggi.

È la stessa di quando spengo le luci, accendo l’OLED, preparo l’Atmos e voglio sparire per due ore dentro un film.

Solo che con CrashVerse voglio farlo al contrario.

Non voglio entrare io nello schermo.

Voglio portare voi dentro lo schermo.

Audio.

Video.

Visual.

Luci.

Superfici.

Musica.

Spazio.

Tutto insieme.

Non dei pannelli LED appesi in un club.

Non un po’ di grafica dietro un DJ.

Un ambiente.

Un’esperienza.

ENTER THE VERSE deve significare davvero qualcosa.

Voglio che per qualche ora entriate e dimentichiate la stanza nella quale vi trovate.

Esattamente come succede a me quando audio, immagine e storia lavorano perfettamente insieme.

E adesso forse capite anche perché, su queste cose, rompo così tanto le palle.

CRASHVERSE VERDICT

Le ho tutte.

E probabilmente continuerò ad averle tutte.

Amo troppo il cinema per scegliere una squadra.

Ma oggi io preferisco Apple TV.

Per la cura.

Per l’immagine.

Per il modo in cui sfrutta il mio impianto.

Per il Dolby Atmos presente su una parte enorme delle produzioni che guardo.

Per gli Original.

Perché dentro ho già centinaia di film acquistati negli anni.

E perché nella stessa app posso passare dagli Original inclusi alla mia libreria, tenendo distinti acquisti, noleggi e abbonamento.

Non è quella con più roba.

E forse è proprio questo il punto.

Io non cerco diecimila titoli.

Cerco quello giusto.

Quello che mi fa spegnere il telefono.

Abbassare le luci.

Alzare un po’ il volume.

Prendere da bere.

Premere PLAY.

E pensare:

adesso non rompetemi le palle.

Sto entrando da un’altra parte.


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