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NERD CULTURE · RETRO TECH
Scritto da cRASh
Un ringraziamento personale all’uomo dietro mIRC: canali, nickname, script e tutte le persone trovate dall’altra parte.
DENTRO L’ARTICOLO — Indice dei capitoli
- TUTTO PARTE DA UNA COSA SEMPLICISSIMA
- UN PICCOLO PROGETTO
- 28 FEBBRAIO 1995
- mIRC
- NON ERA SOLTANTO UN PROGRAMMA DI CHAT
- LO SCRIPTING
- ON *:TEXT
- L’INTERFACCIA ERA LA PORTA. DIETRO C’ERA MOLTO DI PIÙ.
- KHALED
- INTERNET È CAMBIATO. mIRC È RIMASTO.
- NON HA INVENTATO IRC
- UNA FINESTRA DI WINDOWS
- NESSUNA FOTO PROFILO
- IO NON VOGLIO RICORDARE mIRC SOLO PER NOSTALGIA
- LA CURIOSITÀ
- DA mIRC A TUTTO IL RESTO
- JOBS, GATES, TORVALDS… E KHALED
- KHALED, GRAZIE
- UNA PERSONA PUÒ CAMBIARE LA VITA DI MILIONI DI ALTRE SENZA CONOSCERLE
- E FORSE È ANCHE PER QUESTO CHE OGGI STO COSTRUENDO UNA CHAT ISPIRATA A IRC DENTRO CRASHVERSE
- KHALED CI HA DATO UNA PORTA. IO, NEL MIO PICCOLO, OGGI PROVO A RIAPRIRNE UNA.
- CRASHVERSE VERDICT
Ci sono nomi che finiscono sui libri di storia.
E poi ce ne sono altri che magari non vengono riconosciuti per strada, ma hanno abitato per anni dentro la vita di milioni di persone.
Khaled Mardam-Bey appartiene decisamente alla seconda categoria.
Se siete passati da queste parti, sapete già cosa abbia significato IRC per me.
Ne abbiamo parlato.
Abbiamo raccontato i canali.
I nickname.
IRCnet.
Le notti.
Le persone.
Quel modo completamente diverso di vivere Internet prima che arrivassero feed, follower, stories e algoritmi.
Quindi non voglio raccontarvi di nuovo quella storia.
Questa volta voglio parlare dell’uomo dietro quella piccola finestra grigia che, per molti di noi, rappresentava praticamente Internet.
Khaled Mardam-Bey.
L’uomo che ha creato mIRC.
TUTTO PARTE DA UNA COSA SEMPLICISSIMA
Nel 1994 Khaled studiava Cognitive Science alla University of Westminster, a Londra.
Aveva appena scoperto Internet.
E aveva scoperto IRC.
All’epoca IRC era già lì.
Non lo inventò lui.
Esistevano client.
Esistevano shell.
Esisteva ircII.
Per chi non aveva familiarità con quei programmi, però, entrarci poteva essere meno immediato.
Servivano curiosità e un po’ di pazienza.
Khaled ebbe un pensiero apparentemente semplice:
e se fosse più facile?
Se IRC fosse più intuitivo?
Se potesse essere accessibile a più persone senza perdere tutta quella parte tecnica che lo rendeva così affascinante?
E iniziò a lavorarci.
UN PICCOLO PROGETTO
La cosa che mi piace di questa storia è proprio questa.
Nel racconto di Khaled nasce come un piccolo progetto personale.
Un hobby che avrebbe preso molto più spazio di quanto immaginasse.
Una necessità.
Un’idea.
La domanda, in fondo, è questa: posso farlo meglio?
Quante cose importanti della storia dell’informatica sono iniziate così?
28 FEBBRAIO 1995
Arriva la prima versione pubblica di mIRC.
Windows.
Una finestra.
Server.
Nickname.
Canali.
Connect.
Per molti utenti fu la porta d’ingresso a qualcosa che prima sembrava molto più distante.
E poi successe quello che probabilmente Khaled stesso non aveva previsto.
La gente iniziò a usarlo.
Tanta gente.
Sempre di più.
mIRC
Oggi guardiamo quella vecchia interfaccia e magari ci fa sorridere.
Grigia.
Finestre.
Menu.
Font semplici.
Niente animazioni.
Niente scorrimento infinito.
Niente cuori.
Al centro c’erano le conversazioni, non un feed da continuare a scorrere.
Era praticamente Windows che ti diceva:
“Ecco.
Internet è lì.
Vai.”
E noi andavamo.

NON ERA SOLTANTO UN PROGRAMMA DI CHAT
Ed è forse questa la cosa che chi non ha vissuto quell’epoca può capire meno facilmente.
mIRC non era WhatsApp ante litteram.
Non era semplicemente un posto in cui scrivere messaggi.
Era uno strumento.
Comandi.
Script.
Eventi.
Alias.
Remote.
DCC.
CTCP.
Bot.
Automazioni.
Personalizzazioni.
Potevi aprirlo e limitarti a parlare.
Oppure potevi cominciare a capire cosa ci fosse sotto.
E a quel punto iniziava un altro viaggio.
LO SCRIPTING
Qui, secondo me, Khaled fece una cosa importantissima.
Il linguaggio di scripting integrato, cresciuto con le versioni, fu una parte fondamentale di quella esperienza.
Per alcuni era semplicemente una funzione in più.
Per altri diventò una scuola.
Uno dei primi luoghi in cui iniziavi a capire una cosa fondamentale:
un software non deve necessariamente essere soltanto utilizzato.
Puoi estenderne il comportamento, automatizzare operazioni, farlo reagire agli eventi.
Può fare qualcosa perché tu gli hai detto come farlo.
ON *:TEXT
Alias.
Variabili.
Timer.
Socket.
Eventi.
Dialog.
Script interi.
Bot.
Protection.
Utility.
Giochi.
Statistiche.
Cose utilissime.
Cose assolutamente inutili che costruivamo soltanto perché potevamo.
Ed era proprio questo il bello.
Non voglio trasformare questo articolo in un manuale di scripting.
Ma chi c’era sa.
A volte passavi più tempo a modificare mIRC che a chattare.
L’INTERFACCIA ERA LA PORTA. DIETRO C’ERA MOLTO DI PIÙ.
Ed è questo che rendeva mIRC perfetto per quell’Internet.
Potevi cominciare dalle conversazioni e, un comando alla volta, scoprire il resto.
Era questa possibilità di scegliere quanto andare a fondo a renderlo speciale.
Oggi moltissimi software nascondono tutto.
Ed è comprensibile.
Devono essere semplici.
Devono funzionare immediatamente.
In mIRC, invece, quella parte tecnica restava a portata di mano.
Non eri obbligato a esplorarla. Ma potevi farlo.
KHALED
Ed è curioso pensare che dietro tutto questo ci fosse principalmente una persona.
Khaled.
Un programmatore che aveva iniziato pensando a un piccolo progetto e che si ritrovò sommerso da migliaia di email provenienti da tutto il mondo.
Richieste.
Bug.
Feature.
Suggerimenti.
Problemi.
Una comunità che cresceva.
E quello che era cominciato come hobby diventò progressivamente un lavoro a tempo pieno.
Questa parte della storia mi piace tantissimo.
Perché mIRC non fu semplicemente “creato”.
Fu mantenuto.
Anno dopo anno.
Versione dopo versione.
Mentre Internet cambiava completamente attorno a lui.
INTERNET È CAMBIATO. mIRC È RIMASTO.
Pensateci.
Sono arrivati ICQ.
MSN Messenger.
MySpace.
Facebook.
Twitter.
WhatsApp.
Telegram.
Discord.
TikTok.
Interi ecosistemi sono nati, sono diventati giganteschi e in alcuni casi sono persino scomparsi.
mIRC è ancora lì.
Ancora sviluppato e aggiornato.
Anche nel 2026.
Questa cosa, già da sola, merita rispetto.
NON HA INVENTATO IRC
Ed è importante dirlo.
Khaled Mardam-Bey non ha inventato Internet Relay Chat.
IRC nasce prima.
Jarkko Oikarinen aveva creato il protocollo alla fine degli anni Ottanta.
Ma un protocollo può essere straordinario e rimanere comunque lontano da milioni di persone.
Servono strumenti che permettano alla gente di utilizzarlo.
E qui entra mIRC.
Khaled non costruì la città.
Costruì una delle porte più importanti per entrarci.
UNA FINESTRA DI WINDOWS
Per una generazione quella finestra diventò familiare quanto Explorer.
Forse di più.
Aprivi mIRC.
Connect.
La lista scorreva.
MOTD.
Poi:
/join
Eri dentro.
Una parola.
Un comando.
Un canale.
Dall’altra parte poteva esserci qualcuno di Milano.
Roma.
Napoli.
Londra.
New York.
Qualunque posto.
Nel momento in cui questa cosa è diventata normale abbiamo forse dimenticato quanto fosse straordinaria.

NESSUNA FOTO PROFILO
Nessun video.
Nessun reel.
Non sapevi necessariamente come fosse fatta la persona dall’altra parte.
Avevi un nick.
Una riga di testo.
E quello che decidevi di dire.
Fine.
Una forma di Internet quasi inconcepibile oggi.
Eppure per molti di noi proprio lì sono nate amicizie.
Competenze.
Relazioni.
Community.
A volte persino lavori.
E mIRC era il telaio dentro cui succedeva tutto.
IO NON VOGLIO RICORDARE mIRC SOLO PER NOSTALGIA
Questa è una cosa a cui tengo.
Non voglio trasformare ogni riferimento a quel periodo nel solito:
“Prima era tutto più bello.”
Non era vero.
Le connessioni facevano schifo.
Cadevano.
Costavano una fortuna.
Configurare certe cose era una tortura.
La sicurezza era quella che era.
Internet poteva essere un posto molto meno semplice e molto meno sicuro di oggi.
Non rimpiango tutto.
Rimpiango alcune sensazioni.
Quelle sì.
LA CURIOSITÀ
La necessità di capire.
Perché un comando funzionava.
Cosa fosse un server.
Cosa significasse un IP.
Come funzionasse una rete.
Come si costruisse uno script.
Perché qualcosa non si collegasse.
A volte Internet ti costringeva a imparare semplicemente per poterlo utilizzare.
E per qualcuno come me quella roba era benzina.
DA mIRC A TUTTO IL RESTO
È impossibile, almeno per me, separare completamente quelle esperienze da ciò che sarebbe venuto dopo.
IRC.
Linux.
Server.
Reti.
Scripting.
La curiosità verso i sistemi.
La voglia di capire cosa ci fosse dietro.
Una cosa portava all’altra.
Poi a un’altra.
Poi a un’altra ancora.
Ed è anche per questo che quando penso a mIRC non penso semplicemente a un vecchio programma.
Penso a un passaggio.
JOBS, GATES, TORVALDS… E KHALED
Qualche tempo fa ho scritto di Steve Jobs, Bill Gates e Linus Torvalds.
Tre uomini diversissimi.
Tre visioni.
Tre persone che, in modi completamente differenti, hanno contribuito ad aprirci il mondo digitale.
E alla fine di quel pezzo li ho ringraziati.
Perché guardando indietro mi sono reso conto di quante cose della mia vita siano state possibili anche grazie alle tecnologie, alle idee e ai mondi che persone come loro hanno contribuito a costruire.
E allora mi sembra quasi inevitabile fare lo stesso qui.
KHALED, GRAZIE
Non so quanti milioni di conversazioni siano passate attraverso mIRC.
Non so quante amicizie siano nate.
Quanti amori.
Quante litigate.
Quante notti senza dormire.
Quanti script scritti alle tre del mattino.
Quanti:
“torno tra cinque minuti”
diventati due ore.
Quanti nickname siano diventati identità.
Quante persone abbiano imparato qualcosa proprio perché volevano semplicemente stare dentro un canale.
Ma so cosa ha significato per me.
UNA PERSONA PUÒ CAMBIARE LA VITA DI MILIONI DI ALTRE SENZA CONOSCERLE
Forse è questa la cosa più strana della tecnologia.
Khaled Mardam-Bey non mi conosce.
Probabilmente non saprà mai nulla delle notti che ho passato su IRC.
Delle persone che ho incontrato.
Delle cose che ho imparato.
Della curiosità che quel mondo ha alimentato.
E va bene così.
Perché è proprio questo il punto.
Costruisci qualcosa.
Lo metti nel mondo.
Poi smette di appartenere soltanto a te.
Entra nelle vite degli altri.
E FORSE È ANCHE PER QUESTO CHE OGGI STO COSTRUENDO UNA CHAT ISPIRATA A IRC DENTRO CRASHVERSE
La cosa curiosa è che, dopo tutti questi anni, sono tornato lì.
Non per nostalgia fine a se stessa.
Non per rifare Internet com’era.
Ma perché alcune idee funzionavano davvero.
Il testo.
I nickname.
I canali.
La sensazione di entrare in una stanza e trovare persone, non contenuti.
Niente selfie.
Niente GIF.
Niente feed infinito.
Conversazione.
Presenza.
Community.
Per questo sto implementando dentro CrashVerse una chat ispirata proprio al vecchio IRC.
Un posto dove parlare davvero, con quello spirito.
Non sarà una copia di mIRC: il riferimento è il modo di incontrarsi, non la riproduzione del programma.
Ma vuole recuperare quella sensazione:
entrare.
Restare.
Conoscere qualcuno.
Scrivere.
E magari ritrovare un po’ di quella magia che Internet, crescendo, ha perso per strada.
KHALED CI HA DATO UNA PORTA. IO, NEL MIO PICCOLO, OGGI PROVO A RIAPRIRNE UNA.
Forse è questa la continuità più bella.
Quella finestra grigia mi ha portato dentro un mondo.
Oggi, decenni dopo, sto provando a costruire dentro CrashVerse uno spazio che recuperi almeno una parte di quello spirito.
Non perché il futuro debba assomigliare al passato.
Ma perché non tutto ciò che abbiamo lasciato indietro era da buttare.
CRASHVERSE VERDICT
mIRC oggi potrebbe sembrare soltanto un vecchio programma Windows.
Una piccola finestra grigia appartenente a un Internet che non esiste più.
Per me non lo è.
È stato uno dei luoghi in cui Internet ha smesso di essere una tecnologia ed è diventato persone.
Khaled non inventò IRC.
Non inventò Internet.
Non costruì Windows.
Non costruì Linux.
Fece qualcosa di molto più preciso.
Prese un mondo che esisteva già e lo rese abbastanza semplice da permettere a tantissime persone di entrarci senza togliere profondità a chi voleva scavare.
E io entrai.
Eccome se entrai.
Per anni.
Per notti intere.
Dentro canali.
Dentro server.
Dentro conversazioni.
Dentro amicizie.
Dentro quel mondo che avrebbe contribuito a formare una parte importante di ciò che sarei diventato.
Quindi questa volta non voglio chiudere con una grande riflessione.
Voglio chiudere come ho fatto con altre persone che, senza saperlo, hanno lasciato qualcosa nella mia vita.
In maniera molto semplice.
Grazie, Khaled.
Per mIRC.
Per quella finestra grigia.
Per i canali.
Per gli script.
Per la curiosità.
Per tutte le persone che abbiamo trovato dall’altra parte.
E soprattutto grazie per averci dato una porta.
Il resto, poi, lo abbiamo fatto noi.


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