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Fantàsia, Artax e il Nulla: cRASh torna nella Storia Infinita e ritrova, oltre l’avventura dell’infanzia, un racconto di perdita, speranza e immaginazione.
Scritto da cRASh
Attenzione: l’articolo contiene spoiler sul film e sul romanzo.
Ci sono film che appartengono all’infanzia.
E poi ce ne sono alcuni che, quando li riguardi da adulto, ti accorgi che forse parlavano già all’adulto che saresti diventato.
La Storia Infinita, per me, è uno di questi.
Da bambino vedevi Fantàsia.
Atreyu.
Falkor.
L’Infanta Imperatrice.
Il Nulla.
La Torre d’Avorio.
Le Paludi della Tristezza.
E sembrava una grande avventura fantasy.
Poi cresci.
Riguardi certe scene.
E capisci che dentro quella storia c’era molto più di quanto riuscissi a vedere allora.
C’era la paura di perdere.
La solitudine.
La resa.
La depressione.
La forza dell’immaginazione.
E soprattutto una domanda enorme:
che cosa succede quando smettiamo di credere che un mondo possa ancora esistere?
SELEZIONA UN CAPITOLO · 21 SEZIONI
- MICHAEL ENDE PRIMA DEL CINEMA
- BASTIAN
- FANTÀSIA
- IL NULLA
- ATREYU
- ARTAX
- NON DOVEVA ESSERE COSÌ PESANTE
- FALKOR
- GMORK
- L’INFANTA IMPERATRICE
- BASTIAN DEVE ENTRARE
- UN GRANELLO DI SABBIA
- WOLFGANG PETERSEN
- GLI EFFETTI PRATICI
- IL MORDIROCCIA
- LIMAHL
- UN FILM CHE CONTINUA A TORNARE
- IL LIBRO E IL FILM
- FORSE È QUESTO IL VERO SIGNIFICATO DEL TITOLO
- DA ADULTI FA ANCORA PIÙ MALE
- CRASHVERSE VERDICT
MICHAEL ENDE PRIMA DEL CINEMA
Prima del film c’è il libro.
Die unendliche Geschichte.
Michael Ende.
1979.
E già qui bisogna fare una distinzione importante.
Il romanzo è molto più ampio, più complesso, più filosofico del film del 1984.
Il film di Wolfgang Petersen racconta soprattutto la prima parte della storia.
E questa scelta ha avuto conseguenze enormi.
Perché per milioni di persone La Storia Infinita è diventata soprattutto quel film.
Ma dietro c’è un’opera che parla di immaginazione, desiderio, identità e responsabilità in modo molto più profondo.
Fantàsia non è semplicemente un mondo fantasy.
È un mondo che vive perché qualcuno lo immagina.
BASTIAN
Ed è forse qui che tutto comincia davvero.
Bastian.
Un bambino solo.
Bullizzato.
In difficoltà.
Con una realtà che, in quel momento, non gli offre moltissimo.
Poi trova un libro.
E fa quello che abbiamo fatto tutti almeno una volta nella vita.
Si nasconde dentro una storia.
All’inizio pensa di essere soltanto lettore.
Poi capisce che non è così.
Il libro lo sta chiamando.
La storia lo sta aspettando.
E questa idea, ancora oggi, mi piace tantissimo.
Perché ogni grande storia fa esattamente questo.
Ti fa credere che tu stia entrando dentro di lei.
Poi, a un certo punto, ti accorgi che è lei a essere entrata dentro di te.
FANTÀSIA
Fantàsia ha qualcosa di diverso da tanti mondi fantasy.
Non è soltanto bella.
È fragile.
Sta morendo.
E la cosa più inquietante è il motivo.
Non perché un esercito la stia conquistando.
Non perché un mostro la stia bruciando.
Sta scomparendo.
Pezzo dopo pezzo.
Ingoiata dal Nulla.
Ed è qui che La Storia Infinita smette di essere soltanto una favola.
IL NULLA
Il Nulla è uno dei concetti più inquietanti del film.
Perché non ha bisogno di una forma precisa.
Non ha bisogno di un volto.
Non ha bisogno di urlare.
Semplicemente avanza.
E dove passa, qualcosa smette di esistere.
Oggi, da adulto, lo trovo ancora più potente.
Perché il Nulla può essere letto in mille modi.
La perdita dell’immaginazione.
La resa.
La paura.
La depressione.
La disillusione.
Quel momento in cui smetti di credere che valga la pena inventare, creare, desiderare qualcosa.
Il Nulla non distrugge soltanto Fantàsia.
Distrugge la capacità di immaginarla.
ATREYU
Poi c’è Atreyu.
Giovane.
Piccolo.
Eppure mandato a salvare un mondo intero.
Non ha l’aspetto dell’eroe invincibile.
Non ha un esercito.
Ha coraggio.
E questo, nella storia, basta per partire.
Atreyu attraversa luoghi che ancora oggi riescono a restare impressi.
La Porta delle Sfingi.
Morla.
Gmork.
Le Paludi della Tristezza.
Ogni tappa non è soltanto una prova.
È una parte della crescita.
ARTAX
E poi arriviamo lì.
Alle Paludi della Tristezza.
Atreyu.
Artax.
Da bambini vedevamo un cavallo che affondava nel fango.
E faceva già malissimo.
Terribilmente.
Ma da adulti capiamo qualcosa in più.
Artax non viene trascinato giù da un mostro.
Non viene ferito.
Non perde una battaglia.
Si arrende alla tristezza.
È quello il meccanismo delle Paludi.
Più ti lasci prendere dalla disperazione, più affondi.
E Atreyu gli urla.
Lo tira.
Lo supplica.
Gli dice di non arrendersi.
Ma non basta.
Quella scena, ancora oggi, è devastante.
Perché racconta qualcosa che da bambini forse non avevamo gli strumenti per comprendere.
Puoi amare qualcuno.
Puoi tenerlo.
Puoi urlargli di restare.
Puoi metterci tutta la forza che hai.
Ma se lui ha smesso completamente di lottare, a volte non riesci a salvarlo.
Da bambini vedevamo Atreyu perdere Artax.
Da adulti capiamo che cosa stava davvero succedendo.
E fa ancora più male.
NON DOVEVA ESSERE COSÌ PESANTE
E invece lo era.
La cosa incredibile è che La Storia Infinita veniva presentata come un film per ragazzi.
E dentro ti dava:
perdita.
Paura.
Tristezza.
Morte.
Nichilismo.
Solitudine.
E lo faceva senza trattare i bambini come stupidi.
Questa cosa mi manca parecchio di certo cinema di quegli anni.
Non aveva paura di farti stare male.
Perché sapeva che anche quello faceva parte dell’esperienza.
FALKOR
Per fortuna, poi, arrivava lui.
Falkor.
Il Fortunadrago.
Uno dei personaggi più rassicuranti dell’intero cinema fantasy.
Una creatura enorme.
Bianca.
Strana.
Quasi impossibile da descrivere senza farla sembrare ridicola.
E invece funziona.
Perché Falkor è speranza.
Letteralmente.
Arriva quando Atreyu è quasi alla fine.
E gli ricorda che non tutto deve essere conquistato con la forza.
A volte serve fortuna.
A volte serve qualcuno che venga a prenderti quando non riesci più a camminare.
GMORK
E poi c’è Gmork.
Se il Nulla è astratto, Gmork è il suo volto.
È la paura che parla.
È il cinismo.
È quella voce che cerca di convincerti che tutto sia inutile.
Ed è qui che il film dice una delle cose più interessanti.
Fantàsia può essere distrutta perché gli uomini stanno smettendo di credere.
E quando gli uomini smettono di credere, diventano più facili da controllare.
Questa roba, dentro un film per ragazzi degli anni Ottanta.
Non male.
L’INFANTA IMPERATRICE
Poi c’è lei.
Fragile.
Quasi immobile.
Il centro di Fantàsia.
Sta morendo insieme al suo mondo.
Eppure la soluzione non è un’arma.
Non è una battaglia.
Non è un esercito.
Serve un nome nuovo.
Serve Bastian.
Serve qualcuno che abbia ancora abbastanza immaginazione da partecipare.
Ed è qui che la barriera tra lettore e storia si rompe definitivamente.
BASTIAN DEVE ENTRARE
Per gran parte del film Bastian è convinto di essere fuori.
Lettore.
Spettatore.
Come noi.
Poi capisce che la storia sta parlando proprio con lui.
L’Infanta lo chiama.
Atreyu ha bisogno di lui.
Fantàsia esiste solo se lui decide di entrarci.
Ed è una delle idee più belle di tutta la storia.
Non basta leggere.
A un certo punto devi credere.
UN GRANELLO DI SABBIA

Quando tutto sembra finito, resta quasi niente.
Letteralmente.
Un granello.
Tutta Fantàsia ridotta a qualcosa di minuscolo.
Eppure basta.
Perché se c’è ancora qualcosa da cui ripartire, allora il mondo può essere ricostruito.
Un desiderio alla volta.
Un’immagine alla volta.
Questa cosa, da adulto, la trovo meravigliosa.
Non serve salvare tutto.
A volte basta che rimanga una piccola parte.
E da lì ricominci.
WOLFGANG PETERSEN
Poi bisogna dare il giusto peso al cinema.
Wolfgang Petersen prese un romanzo complesso e provò a trasformarlo in qualcosa che potesse funzionare sullo schermo.
Non senza controversie.
Michael Ende stesso fu molto critico verso l’adattamento.
E va ricordato.
Il film semplifica.
Taglia.
Cambia.
Prende soltanto una parte del romanzo.
Ma contemporaneamente costruisce un immaginario diventato gigantesco.
E questo è il paradosso.
Puoi essere un adattamento incompleto e contemporaneamente diventare un’opera enorme nella memoria collettiva.
GLI EFFETTI PRATICI
Guardandolo oggi, c’è una cosa che adoro.
Le creature esistono.
Fisicamente.
Falkor.
Gmork.
Morla.
Il Mordiroccia.
Protesi.
Pupazzi.
Set.
Animatronica.
Certo, oggi vediamo anche i limiti tecnici.
Ma proprio quei limiti danno alle cose una presenza.
Una materia.
Non erano perfette.
Erano lì.
Ed è una differenza che si sente.
IL MORDIROCCIA
Una delle immagini che da bambino mi colpiva di più.
Quella creatura gigantesca.
Fortissima.
Capace di mangiare pietre.
E poi completamente impotente davanti al Nulla.
Perché il Nulla non lo puoi prendere a pugni.
Non lo puoi mordere.
Non lo puoi fermare con la forza fisica.
E quella scena dice una cosa semplicissima.
Essere forti non significa poter risolvere tutto.
LIMAHL
E poi parte quella canzone.
The NeverEnding Story.
Limahl.
Synth.
Anni Ottanta allo stato puro.
Puoi scherzarci.
Puoi dire che è figlia del suo tempo.
Puoi persino non amare quel tipo di produzione.
Ma prova a sentire le prime note.
Se hai vissuto quel film, sei già lì.
È una di quelle canzoni che hanno smesso di appartenere soltanto alla colonna sonora.
Sono diventate parte del film stesso.
Impossibile separarle.
UN FILM CHE CONTINUA A TORNARE
La prova di quanto profondamente sia entrato nella cultura pop è semplice.
Decenni dopo continua a essere citato.
Ripreso.
Omaggiato.
Riscoperto.
Stranger Things ha riportato The NeverEnding Story davanti a una nuova generazione.
Il Fortunadrago continua a essere riconoscibile.
Artax continua a traumatizzare persone che ormai hanno figli.
Il Nulla continua a essere una metafora perfetta.
Quella storia non è rimasta negli anni Ottanta.
IL LIBRO E IL FILM
E qui torno a Ende.
Perché chi ha amato il film dovrebbe almeno sapere che il romanzo continua molto oltre.
Quella che nel film sembra la conclusione è, nel libro, quasi un nuovo inizio.
Bastian entra davvero in Fantàsia.
Ottiene il potere di desiderare.
E scopre che anche i desideri hanno un prezzo.
Ogni desiderio può costargli un ricordo del mondo reale.
Ed è qui che l’opera di Ende diventa ancora più interessante.
L’immaginazione può salvarti.
Ma puoi anche perderti dentro di lei.
Questo equilibrio è fondamentale.
Fantàsia non è semplicemente evasione.
Devi riuscire anche a tornare.
FORSE È QUESTO IL VERO SIGNIFICATO DEL TITOLO
La Storia Infinita.
Non perché il libro non finisca mai.
Ma perché ogni lettore continua la storia.
Ogni persona immagina qualcosa di nuovo.
Ogni volta che qualcuno apre un libro, guarda un film, inventa un personaggio, racconta una storia a un bambino, una parte di Fantàsia continua a esistere.
Il contrario del Nulla.
Creare.
DA ADULTI FA ANCORA PIÙ MALE
Questa è la cosa strana.
Dovrebbe diventare più facile.
Conosci il film.
Sai cosa succede.
Sai che Artax affonderà.
Sai che Fantàsia verrà quasi distrutta.
Sai come finirà.
Eppure alcune scene fanno ancora male.
Forse di più.
Perché da bambino vedevi la storia.
Da adulto vedi anche quello che significa.
CRASHVERSE VERDICT
La Storia Infinita viene spesso ricordata come uno dei grandi film fantasy della nostra infanzia.
È vero.
Ma per me oggi è riduttivo.
È un film sull’immaginazione.
Sulla depressione.
Sulla perdita.
Sulla speranza.
Su quanto sia facile smettere di credere.
E su quanto sia importante non farlo.
Il Nulla non arriva urlando.
Arriva quando non immaginiamo più niente.
Quando non desideriamo più niente.
Quando smettiamo di raccontare.
E forse è per questo che, dopo tutti questi anni, Fantàsia continua a esistere.
Perché continuiamo a parlarne.
Continuiamo a ricordare.
Continuiamo a soffrire per Artax.
Continuiamo a sorridere quando arriva Falkor.
Continuiamo a sentire Limahl e tornare per qualche minuto bambini.
Un mondo immaginario esiste finché qualcuno continua a immaginarlo.
E allora, forse, La Storia Infinita aveva ragione fin dall’inizio.
Il modo migliore per combattere il Nulla è continuare a creare.


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