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Io i Lacuna Coil li ho conosciuti nel 2001.
Unleashed Memories.
E ancora oggi considero quel disco bellissimo.
Aveva qualcosa.
Un’atmosfera.
Una malinconia scura.
Un suono che non sembrava voler imitare nessuno.
E soprattutto aveva una cosa che, per me, arrivava immediatamente.
Una voce.
Cristina Scabbia.
Io all’epoca non la conoscevo, ovviamente.
Non sapevo praticamente nulla di lei come persona.
Ma certe sensazioni arrivano prima delle informazioni.
La senti cantare.
La guardi.
E qualcosa ti dice:
questa qui ha qualcosa.
E non sarebbe rimasta soltanto una voce.
UNLEASHED MEMORIES
Nel 2001 i Lacuna Coil erano già una band con una propria identità.
Non erano semplicemente “metal italiano”.
E forse questa è stata una delle loro prime vittorie.
Non davano l’impressione di una band italiana che cercava di suonare internazionale.
Suonavano internazionali.
Punto.
Unleashed Memories aveva quell’equilibrio particolare tra oscurità, melodia, peso e atmosfera.
Non aveva bisogno di schiacciarti.
Ti avvolgeva.
C’erano chitarre pesanti.
Ma c’era spazio.
C’erano momenti quasi sospesi.
E soprattutto c’era quella combinazione tra Andrea Ferro e Cristina Scabbia che dava alle canzoni una profondità particolare.
Maschile.
Femminile.
Ruvido.
Pulito.
Ombra.
Luce.
Non come semplice espediente vocale.
Come identità.

CRISTINA
E poi c’era lei.
Cristina non aveva bisogno di diventare “la cantante donna della band”.
Era Cristina Scabbia.
La presenza bastava.
La voce era potente senza bisogno di diventare caricatura.
Sul palco aveva quella capacità rara di sembrare completamente dentro la musica e contemporaneamente perfettamente consapevole di ciò che accadeva intorno.
Non dava l’impressione di interpretare un ruolo.
Sembrava semplicemente essere lì.
Nel posto giusto.
E forse è proprio questo che, all’epoca, mi colpiva.
SÌ, MI ERO INVAGHITO DI LEI
Diciamolo.
Quando ero più giovane mi ero pure invaghito di Cristina Scabbia.
Ovviamente senza conoscerla personalmente.
Era una di quelle cose a pelle.
La voce.
Il modo di stare sul palco.
L’attitudine.
Quel misto di forza e naturalezza che riusciva ad arrivare anche da lontano.
Non avevo bisogno di sapere molto altro.
Poi sono arrivati gli anni.
Sono arrivati i social.
E lì ho avuto modo di conoscere un po’ meglio la parte di lei che decideva di mostrare.
E la situazione, invece di migliorare, è peggiorata.
Perché ho scoperto la nerdona.
METAL QUEEN. NERDONA. PRATICAMENTE UNA COMBO LETALE.
Videogiochi.
Anime.
LEGO.
Convention.
Cultura pop.
Quella curiosità per mondi che apparentemente stanno lontani dal metal e che invece, almeno per me, gli sono sempre stati vicinissimi.
E lì ho pensato:
“Ecco.
Questa sarebbe stata davvero la compagna ideale.”
Metal.
Nerd.
Ironica.
Appassionata.
Praticamente una combo letale.
E alla fine è questo il punto.
La passione.
Quella parte di te che non ha nessun problema a emozionarsi davanti a un videogioco, a un personaggio, a una costruzione LEGO, a un anime o a qualsiasi cosa riesca ad accendere quella scintilla.
E per CrashVerse, diciamolo, questa cosa vale punti.
I LACUNA COIL NON SONO “LA BAND DI CRISTINA”
Ed è importante dirlo.
Per quanto Cristina sia diventata inevitabilmente una delle figure più riconoscibili della band, ridurre i Lacuna Coil a lei sarebbe ingiusto.
La loro identità nasce dal gruppo.
Andrea Ferro.
Marco “Maki” Coti Zelati.
La costruzione musicale.
Le chitarre.
Le atmosfere.
La tensione tra melodico e pesante.
La capacità di cambiare senza perdere completamente il proprio DNA.
Perché i Lacuna Coil, negli anni, sono cambiati parecchio.
E questa è una delle ragioni per cui sono ancora qui.

COMALIES
Poi arriva Comalies.
2002.
Ed è uno di quei dischi che trasformano una band.
Heaven’s a Lie.
Swamped.
Da quel momento i Lacuna Coil iniziano a diventare qualcosa di molto più grande.
Non soltanto in Italia.
Fuori.
Molto fuori.
E vedere una band italiana entrare in circuiti internazionali, festival, tour e classifiche aveva un peso particolare.
Perché per anni siamo stati abituati a pensare che certe cose succedessero sempre altrove.
America.
Regno Unito.
Nord Europa.
Germania.
Poi improvvisamente una band italiana iniziava a girare il mondo senza avere l’aria di essere l’ospite esotico.
Era lì perché se l’era meritato.
HEAVEN’S A LIE
Ci sono canzoni che diventano una specie di biglietto da visita.
Heaven’s a Lie è una di quelle.
È immediatamente Lacuna Coil.
Atmosfera.
Tensione.
Melodia.
La voce di Cristina che sale.
Andrea che le gira intorno.
Le chitarre che tengono tutto insieme.
È una canzone che riesce a essere accessibile senza diventare innocua.
Ed è probabilmente uno dei motivi per cui ha aperto così tante porte.
SWAMPED
Swamped ha qualcosa di ancora più diretto.
Più immediato.
Quasi cinematografico.
E forse non è un caso che negli anni la musica dei Lacuna Coil abbia trovato così facilmente spazio accanto a videogiochi, cinema, cultura pop e immaginario dark.
Perché quella musica ha immagini dentro.
Non devi sforzarti molto.
Chiudi gli occhi.
Arrivano.
KARMACODE
Poi arriva Karmacode.
2006.
E lì i Lacuna Coil fanno un altro passo.
Il suono diventa ancora più grande.
Più moderno.
Più pesante.
Più disposto a flirtare con ciò che stava succedendo nel metal di quegli anni.
Our Truth.
Enjoy the Silence.
Closer.
Fragile.
Il disco divide qualcuno.
Ma allo stesso tempo allarga ancora di più il pubblico.
E questa è una caratteristica che avrebbero mantenuto nel tempo.
Non restare immobili per proteggere una formula.
NON HANNO MAI AVUTO PAURA DI CAMBIARE
Questo per me è importante.
Perché quando una band trova un suono che funziona, la tentazione è fortissima.
Replicarlo.
Ancora.
Ancora.
Ancora.
I Lacuna Coil no.
Il loro suono è diventato progressivamente più pesante.
Più moderno.
Più aggressivo.
Le produzioni sono cambiate.
Basta arrivare a Sleepless Empire.
2025.
E a Hosting the Shadow, con Randy Blythe dei Lamb of God.
Un esempio concreto di quanto si sia allargato quel contrasto tra melodia e aggressività.
La strada percorsa da Unleashed Memories si sente.
Eppure il filo resta riconoscibile.
La componente gothic dei primi lavori ha lasciato spazio ad altre influenze.
Ma alcune cose sono rimaste.
La melodia.
Il contrasto delle voci.
L’oscurità.
Quella sensazione che, anche nei momenti più pesanti, ci sia sempre qualcosa che deve emergere.
ITALIANI SENZA SUONARE “ITALIANI”
Questa cosa mi ha sempre fatto sorridere.
Perché spesso in Italia abbiamo una specie di complesso.
Quando qualcuno riesce davvero a diventare internazionale, diciamo:
“Non sembra italiano.”
Come se fosse un complimento.
Forse dovremmo smettere.
I Lacuna Coil sono italiani.
Sono nati a Milano.
La loro storia parte da qui.
Il loro successo parte da qui.
E proprio per questo il fatto che siano riusciti a costruire una carriera internazionale è ancora più significativo.
Non perché abbiano nascosto da dove venivano.
Ma perché non hanno mai accettato che da dove venivano dovesse stabilire fin dove potevano arrivare.
CRISTINA E IL TEMPO
Poi c’è una cosa che mi piace molto di Cristina.
Il tempo non l’ha trasformata in una caricatura della rockstar.
È rimasta riconoscibile.
Ha continuato a parlare con il pubblico.
A mostrare passioni.
A scherzare.
A esporsi.
E oggi, grazie ai social, la percezione è molto diversa rispetto al 2001.
Allora vedevi una cantante sul palco.
Un’intervista.
Una foto su una rivista.
Poco altro.
Oggi puoi capire un po’ meglio chi c’è dietro.
Naturalmente sempre nei limiti di ciò che una persona decide di mostrare.
Ed è proprio lì che ho scoperto che quella sensazione a pelle di tanti anni fa forse non era così campata in aria.
Avevo visto una persona che sembrava autentica.
E negli anni, da lontano, quella sensazione è rimasta.
IL METAL NON DEVE PER FORZA ESSERE UNA POSA
Forse è anche questo che Cristina rappresenta bene.
Puoi essere metal senza dover dimostrare ogni cinque minuti quanto sei metal.
Puoi amare un riff pesante e poi entusiasmarti per un videogioco.
Puoi stare davanti a migliaia di persone e poi parlare di LEGO.
Puoi avere un’immagine fortissima senza trasformarti nel personaggio che quella stessa immagine potrebbe imporre.
E questa cosa, per me, rende tutto molto più interessante.
Perché alla fine la passione vera funziona così.
Non rispetta gli scaffali.
MUSIC.
GAMING.
NERD CULTURE.
MOVIES.
Noi li dividiamo per orientarci.
Ma nella testa di chi ama davvero certe cose convivono tutte.
UNA BAND CHE HA COSTRUITO LA STRADA LUNGA
I Lacuna Coil non sono esplosi per poi sparire.
Hanno costruito.
Album dopo album.
Tour dopo tour.
Periodo dopo periodo.
Con cambi di formazione.
Crisi.
Evoluzioni.
Scelte che hanno diviso.
Momenti più forti.
Altri meno.
Ma sono rimasti.
E nel rock, forse ancora più che altrove, questa è una forma di vittoria.
Perché una hit può capitare.
Una moda può aiutarti.
Un periodo può essere favorevole.
Ma restare per decenni richiede altro.
Identità.
Lavoro.
Capacità di cambiare.
E una comunità che continua a seguirti.
IO TORNO SEMPRE AL 2001
E nonostante tutto, quando penso ai Lacuna Coil, una parte di me torna sempre lì.
Unleashed Memories.
2001.
Quella sensazione di aver trovato qualcosa.
Una band italiana che non sembrava aver bisogno di essere introdotta come “band italiana”.
Una voce che mi aveva colpito immediatamente.
Un disco che ancora oggi considero bellissimo.
Poi sono arrivati tutti gli altri.
Il successo.
Comalies.
Karmacode.
I tour.
Gli anni.
Le evoluzioni.
Cristina è diventata un’icona del metal italiano e una figura riconosciuta in tutto il mondo.
Ma per me quella porta resta sempre la stessa.
Unleashed Memories.
CRASHVERSE VERDICT
Ci sono band che incontri in un momento preciso e poi perdi per strada.
Altre crescono insieme a una parte della tua vita.
I Lacuna Coil, per me, appartengono alla seconda categoria.
Li ho conosciuti nel 2001.
Sono passati più di vent’anni.
E sono ancora qui.
Diversi.
Più pesanti.
Più maturi.
Ma riconoscibili.
E poi c’è Cristina.
Quella voce che all’inizio mi aveva semplicemente colpito.
E quella passione per altri mondi che ho scoperto negli anni.
Insomma.
A volte la vita ti dà ragione con vent’anni di ritardo.
Musica.
Metal.
Videogiochi.
Anime.
LEGO.
Ironia.
Passione.
Cristina, se mai leggerai questa cosa:
sì.
La mia sensazione a pelle del 2001 era corretta.
E nel frattempo Unleashed Memories continua a essere un gran bel disco.


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