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14 MIN DI LETTURA

MUSIC · BANDS

Sono stati la voce di una generazione che non riusciva sempre a spiegare cosa avesse dentro. Poi quella voce è scomparsa e sembrava impossibile immaginare i Linkin Park senza Chester Bennington. Sette anni dopo hanno deciso di ricominciare. Non sostituendo il passato, ma accettando che una band possa sopravvivere anche cambiando forma. Nel mezzo c’è una canzone. One More Light. Per loro parlava di una perdita. Per me, anni dopo, sarebbe diventata una piccola luce durante uno dei periodi più difficili della mia vita.

ESPLORA L’ARTICOLO · 24 CAPITOLI
  1. HYBRID THEORY
  2. CHESTER
  3. METEORA
  4. MA NON VOLEVANO RIFARE LO STESSO DISCO
  5. ONE MORE LIGHT
  6. UNA CANZONE SCRITTA PER QUALCUNO CHE NON C’ERA PIÙ
  7. 2017
  8. POSSONO ESISTERE I LINKIN PARK SENZA CHESTER?
  9. NON PUOI SOSTITUIRE CHESTER
  10. FROM ZERO
  11. EMILY ARMSTRONG NON È CHESTER
  12. THE EMPTINESS MACHINE
  13. UNSHATTER
  14. COSA SONO OGGI?
  15. ESSERE FAN SIGNIFICA ANCHE ACCETTARE IL CAMBIAMENTO?
  16. E POI C’È ONE MORE LIGHT
  17. LA LUCE
  18. ALCUNE CANZONI CAMBIANO SENZA CAMBIARE
  19. LA STESSA CANZONE. UNA LUCE DIVERSA.
  20. FORSE È ANCHE LA STORIA DEI LINKIN PARK
  21. QUELLO CHE ERANO
  22. QUELLO CHE SONO STATI
  23. QUELLO CHE SONO DOPO CHESTER
  24. ONE MORE LIGHT

Ci sono band che appartengono a un genere.

Poi ce ne sono alcune che finiscono per appartenere a un periodo della vita di milioni di persone.

I Linkin Park sono stati questo.

Per qualcuno erano nu metal.

Per qualcuno alternative rock.

Per qualcuno elettronica.

Per altri rap.

Per altri ancora semplicemente:

Linkin Park.

Perché a un certo punto le etichette diventavano quasi inutili.

Chitarre.

Beat.

Campionamenti.

Turntablism.

Hip hop.

Elettronica.

Melodie pop.

Urla.

Rap.

Silenzio.

Tutto poteva convivere nella stessa canzone.

E al centro c’erano due voci.

Mike Shinoda.

Chester Bennington.

Una poteva raccontarti qualcosa.

L’altra sembrava capace di strapparlo fuori dal corpo.

01 / HYBRID THEORY

Nel 2000 arriva Hybrid Theory.

Il titolo stesso raccontava già l’idea.

Ibrido.

Nessun confine troppo rigido.

One Step Closer.

Crawling.

Papercut.

In the End.

Il disco diventa uno dei debutti rock più importanti della propria epoca e finirà per vendere decine di milioni di copie.

Il sito ufficiale dei Linkin Park lo definisce oggi il debutto più venduto del XXI secolo e ricorda come il gruppo abbia superato complessivamente i cento milioni di dischi venduti.

Ma i numeri non spiegano davvero cosa successe.

La cosa importante era come suonava quella musica quando avevi l’età giusta per sentirla.

Sembrava moderna.

Arrabbiata.

Digitale.

Rock, ma non soltanto rock.

Hip hop, ma non soltanto hip hop.

Musica costruita per un mondo nel quale il computer stava entrando definitivamente nelle nostre vite.

E soprattutto parlava continuamente di qualcosa che moltissimi ragazzi conoscevano bene.

Il rumore dentro.

02 / CHESTER

Poi c’era Chester.

Una voce quasi impossibile da dimenticare.

Poteva sembrare fragile.

Poi, qualche secondo dopo, diventare enorme.

Non era soltanto una questione di potenza.

Era il passaggio.

Il modo in cui riusciva a trasformare vulnerabilità e rabbia nello stesso suono.

È questo che rendeva tanti ritornelli dei Linkin Park diversi.

Non sembrava che Chester stesse interpretando semplicemente una frase.

Sembrava che fosse costretto a farla uscire.

E milioni di persone, ascoltandolo, trovavano un linguaggio per emozioni che magari non riuscivano ancora a nominare.

03 / METEORA

Nel 2003 arriva Meteora.

Numb.

Faint.

Somewhere I Belong.

Breaking the Habit.

From the Inside.

È il momento in cui il suono Linkin Park diventa quasi una lingua internazionale.

Puoi andare praticamente ovunque nel mondo.

Parte Numb.

Qualcuno canta.

Parte In the End.

Qualcuno conosce le parole.

Non è più semplicemente una band americana.

È diventata una memoria condivisa.

04 / MA NON VOLEVANO RIFARE LO STESSO DISCO

Ed è qui che i Linkin Park diventano più interessanti.

Avrebbero potuto ripetere Hybrid Theory per sempre.

Probabilmente una parte enorme del pubblico sarebbe stata felicissima.

Non lo fanno.

Minutes to Midnight cambia.

Poi arriva A Thousand Suns.

E quella è quasi una dichiarazione di guerra alle aspettative.

Concept.

Elettronica.

Interludi.

Politica.

Apocalisse.

Sperimentazione.

Meno di ciò che il pubblico pensava di conoscere.

Poi Living Things.

Poi The Hunting Party, più duro.

Ogni volta un altro tentativo.

Ogni volta una parte dei fan diceva:

“Non sono più i Linkin Park.”

E ogni volta la domanda diventava:

ma cosa significa davvero essere i Linkin Park?

Forse proprio questo.

Non voler rimanere immobili.

05 / ONE MORE LIGHT

Nel 2017 arriva il disco che dividerà il pubblico forse più di qualsiasi altro.

One More Light.

Molto più pop.

Più elettronico.

Più morbido.

Meno chitarre.

Una direzione completamente diversa da quella che molti fan desideravano.

E le reazioni furono dure.

Per alcuni troppo dure.

Perché, guardandolo oggi, c’è qualcosa di quasi crudele nel modo in cui quel disco venne inizialmente trattato da una parte del pubblico.

Non perché ogni critica fosse illegittima.

Un fan può non amare un cambiamento.

Ma perché pochi mesi dopo ogni canzone avrebbe iniziato inevitabilmente a suonare in maniera differente.

Soprattutto una.

06 / UNA CANZONE SCRITTA PER QUALCUNO CHE NON C’ERA PIÙ

One More Light non nasce come canzone su Chester.

Mike Shinoda ha raccontato che il brano fu scritto dopo la morte per cancro di Amy Zaret, una persona vicina alla band fin dai primi anni, quando lavorava nella promozione radiofonica e li accompagnava tra le stazioni americane.

La notizia della sua morte colpì profondamente il gruppo.

Mike spiegò che sentivano di dover scrivere qualcosa su ciò che era successo e che il cuore del pezzo era semplice: davanti a una perdita, ciò che conta è ricordare alle persone che amiamo quanto contino per noi.

Ed è qui che One More Light diventa enorme.

Non perché inventi qualcosa di complesso.

Fa quasi il contrario.

Prende un dolore gigantesco e lo riduce a una domanda semplicissima.

Quando una luce si spegne…

importa davvero?

Certo che importa.

Anche se il mondo contiene miliardi di luci.

Quella era una.

Quella era qualcuno.

07 / 2017

Chester Bennington durante il tour One More Light
Chester Bennington, One More Light Tour, 2017. Autore non indicato · Wikimedia Commons · CC BY 4.0.

Il 6 luglio 2017, alla Barclaycard Arena di Birmingham, Chester tenne il suo ultimo concerto con i Linkin Park. La testimonianza e la ripresa dal pubblico di quella serata.

Il 20 luglio 2017 Chester Bennington muore.

E improvvisamente il titolo dell’album cambia significato.

La title track cambia significato.

Ogni parola cambia significato.

La band che per anni aveva parlato a milioni di persone di rabbia, isolamento, perdita e fragilità si trova davanti a qualcosa che nessuna canzone può sistemare.

I Linkin Park si fermano.

Il sito ufficiale della band descrive quel momento senza giri di parole: dopo la perdita di Chester, il gruppo arrivò a un arresto devastante e il proprio futuro diventò impossibile da vedere chiaramente.

Ed era comprensibile.

Perché la domanda sembrava quasi assurda.

08 / POSSONO ESISTERE I LINKIN PARK SENZA CHESTER?

Per anni la risposta sembra essere:

non lo sappiamo.

Forse no.

Mike continua a fare musica.

Gli altri continuano le proprie vite.

Il catalogo continua naturalmente a esistere.

Anniversari.

Materiale d’archivio.

Hybrid Theory 20.

Meteora 20.

Lost.

Una canzone registrata anni prima con la voce di Chester torna fuori dal passato e diventa nuovamente presente.

Ma la band?

Quella è un’altra cosa.

Perché esiste una differenza enorme tra pubblicare un archivio e salire nuovamente sul palco.

09 / NON PUOI SOSTITUIRE CHESTER

Questo è il punto dal quale, secondo me, bisogna partire per capire ciò che succede dopo.

Chester Bennington non può essere sostituito.

Non perché un’altra persona non possa cantare quelle note.

Non è una questione tecnica.

È perché Chester appartiene alla storia di quelle canzoni.

Alla memoria delle persone.

A ciò che rappresentavano.

Quindi qualsiasi tentativo di trovare:

“il nuovo Chester”

sarebbe stato destinato a fallire.

La sola possibilità era un’altra.

Non sostituire.

Cambiare.

10 / FROM ZERO

La formazione dei Linkin Park con Emily Armstrong e Colin Brittain
La formazione di From Zero. Foto: James Minchin III / Warner Records.

Negli anni successivi Mike Shinoda, Brad Delson, Dave “Phoenix” Farrell e Joe Hahn cominciano lentamente a suonare nuovamente insieme.

Senza un grande piano.

Sessioni.

Amicizia.

Musica.

Durante quel percorso incontrano Emily Armstrong e Colin Brittain.

Le jam diventano sessioni di registrazione.

Le sessioni diventano canzoni.

E nel settembre 2024 succede ciò che per anni era sembrato quasi impossibile.

I Linkin Park tornano sul palco.

Sette anni dopo.

Con una nuova formazione.

Con Emily Armstrong alla voce.

Con Colin Brittain alla batteria.

Il risultato diventa From Zero, pubblicato il 15 novembre 2024.

Il titolo è perfetto.

Da zero.

Ma anche Xero.

Il primo nome della band.

Fine e inizio nello stesso posto.

11 / EMILY ARMSTRONG NON È CHESTER

Emily Armstrong canta con i Linkin Park al Kia Forum
Emily Armstrong, Kia Forum di Los Angeles, 11 settembre 2024. Fotogramma: LINKIN PARK LIVE, Wikimedia Commons · CC BY 3.0.

Ed è precisamente questo il punto.

Emily non deve esserlo.

Il modo peggiore di ascoltarla sarebbe passare ogni secondo a chiedersi:

“Chester questa parte come l’avrebbe cantata?”

Naturalmente il confronto esisterà sempre.

È inevitabile.

Quelle canzoni vivono nella nostra memoria con un’altra voce.

Ma se vuoi che una band continui, devi permetterle anche di diventare qualcosa che prima non era.

Emily possiede una voce diversa.

Un’aggressività diversa.

Un timbro diverso.

Una presenza diversa.

Non cancella Chester.

Non potrebbe.

Entra in una storia nella quale Chester esisterà comunque per sempre.

12 / THE EMPTINESS MACHINE

Poi arriva The Emptiness Machine.

E succede qualcosa di fondamentale.

Non sembra una band che cerca disperatamente di imitare il 2003.

È riconoscibile.

Mike.

Le strutture.

L’elettronica.

La tensione.

Poi entra Emily.

Ed eccolo.

Quel momento in cui devi decidere se stai ascoltando ciò che manca…

oppure ciò che c’è.

Il pubblico risponde.

From Zero arriva al numero uno in numerosi Paesi e The Emptiness Machine diventa uno dei maggiori successi rock del 2024.

Non dimostra che “tutto è come prima”.

Dimostra esattamente il contrario.

Può funzionare proprio perché non è come prima.

13 / UNSHATTER

Nel 2026 la band ha continuato a raccontare questo passaggio anche attraverso UNSHATTER, progetto cinematografico che segue il percorso dalle sessioni del 2022 alla nascita di From Zero e al ritorno dal vivo.

La descrizione ufficiale utilizza una frase bellissima:

“The hardest part of ending is starting again.”

La parte più difficile della fine è ricominciare.

È quasi l’intero articolo contenuto in una frase.

Perché i Linkin Park non hanno dovuto semplicemente fare un nuovo disco.

Hanno dovuto decidere se avevano il diritto emotivo di continuare a essere i Linkin Park.

E poi accettare che non tutti sarebbero stati d’accordo.

14 / COSA SONO OGGI?

Nel 2026 Linkin Park significa due cose contemporaneamente.

Una band che ha cambiato il rock mainstream all’inizio del secolo.

E una band nuova che porta lo stesso nome.

Entrambe sono vere.

Chester esiste dentro ogni concerto.

Dentro ogni volta che parte Numb.

Dentro ogni volta che il pubblico canta In the End.

Dentro Crawling.

Dentro Breaking the Habit.

Non perché qualcuno lo imiti.

Ma perché siamo noi a ricordarlo.

Contemporaneamente Emily canta materiale nuovo.

The Emptiness Machine.

Heavy Is the Crown.

Up From the Bottom.

La band continua a produrre presente.

Ed è questo che impedisce al ritorno di trasformarsi soltanto in un tributo itinerante.

15 / ESSERE FAN SIGNIFICA ANCHE ACCETTARE IL CAMBIAMENTO?

Non necessariamente.

Nessuno è obbligato ad amare i nuovi Linkin Park.

Qualcuno può decidere che per lui la band finisca nel 2017.

È legittimo.

La musica funziona anche così.

I ricordi appartengono alle persone.

Ma allo stesso modo Mike Shinoda e gli altri membri non sono obbligati a congelare una parte enorme della propria vita perché il pubblico possa conservarla esattamente come la ricorda.

Questa tensione è interessante.

Di chi è una band?

Di chi l’ha creata?

Di chi la ascolta?

Di chi non c’è più?

Probabilmente di tutti.

E di nessuno completamente.

16 / E POI C’È ONE MORE LIGHT

Per me, però, questo articolo torna sempre lì.

A quella canzone.

Anni dopo il 2017, One More Light sarebbe entrata nella mia vita in un modo completamente differente.

Durante la separazione dalla mia ex compagna.

C’era anche mia figlia.

Aveva quattro anni.

E quando una relazione finisce mentre esiste una bambina così piccola, non finisce semplicemente una relazione.

Cambia una famiglia.

Cambiano le abitudini.

Cambiano le case.

Cambiano i giorni.

Cambiano le cose che pensavi sarebbero state lì il giorno dopo.

Non voglio trasformare questo articolo nella storia della mia separazione.

Non serve.

Ma ricordo quel periodo.

E ricordo quella canzone.

17 / LA LUCE

One More Light nasce dalla perdita.

Io, in quel momento, non la ascoltavo soltanto come una canzone sulla perdita.

Ci sentivo anche qualcos’altro.

La possibilità che esistesse ancora una luce.

Piccola.

Magari lontana.

Magari quasi invisibile.

Ma lì.

Quando stai attraversando qualcosa di doloroso e hai una figlia di quattro anni, non puoi permetterti di guardare soltanto ciò che si è rotto.

Devi continuare a cercare ciò che rimane.

E soprattutto ciò per cui vale la pena andare avanti.

Per me quella luce aveva anche un volto.

Quello di mia figlia.

Non significava che il dolore scomparisse.

Non funzionano così le canzoni.

Non aggiustano una vita.

Ma qualche volta fanno una cosa altrettanto importante.

Ti accompagnano mentre provi ad aggiustarla tu.

18 / ALCUNE CANZONI CAMBIANO SENZA CAMBIARE

Ed è questa la cosa straordinaria della musica.

Mike Shinoda scrive One More Light pensando alla perdita di una persona vicina alla band.

Poi Chester la canta.

Poi Chester muore.

E milioni di persone iniziano inevitabilmente a sentirla come una canzone anche per lui.

Poi passa il tempo.

Arriva qualcun altro.

Io.

Una separazione.

Una bambina di quattro anni.

La ricerca di una luce.

La canzone non cambia una sola nota.

Cambiamo noi.

E improvvisamente quelle parole occupano un posto nuovo.

È per questo che alcune canzoni smettono di appartenere completamente a chi le ha scritte.

Diventano contenitori.

Ognuno ci mette qualcosa.

19 / LA STESSA CANZONE. UNA LUCE DIVERSA.

Non credo di aver ascoltato One More Light perché volessi sentirmi triste.

Credo di averla ascoltata perché dentro quella tristezza percepivo qualcosa che mi serviva.

Una forma di speranza.

Non quella facile.

Non:

“andrà tutto bene”.

Non puoi saperlo.

Piuttosto:

anche se adesso è buio, esiste ancora qualcosa per cui vale la pena continuare a cercare luce.

Quella differenza è enorme.

E probabilmente spiega perché quella canzone continui ad avere un posto particolare per me.

20 / FORSE È ANCHE LA STORIA DEI LINKIN PARK

Più ci penso, più mi sembra che One More Light possa raccontare involontariamente anche ciò che la band è diventata.

Una luce si spegne.

Nessuno può riaccendere quella stessa luce.

Non puoi fingere che non sia successo.

Non puoi sostituirla e dire:

“è uguale.”

Non lo è.

Ma questo non significa che tutte le altre debbano spegnersi.

Mike.

Joe.

Phoenix.

Brad.

Poi Emily.

Colin.

Una nuova musica.

Un pubblico.

Persone che continuano a cantare le vecchie canzoni.

Persone che iniziano ad amare quelle nuove.

Altre luci.

Non per sostituire quella che manca.

Per continuare a illuminare qualcosa.

21 / QUELLO CHE ERANO

Erano una band che riuscì a mettere nello stesso disco metal, hip hop, elettronica e pop quando per molti quei mondi avrebbero dovuto rimanere separati.

Erano una delle porte attraverso cui un’intera generazione entrò nella musica rock.

Erano sei persone con identità molto diverse che riuscirono a costruire un suono immediatamente riconoscibile.

Erano Chester e Mike.

Ma non erano soltanto Chester e Mike.

Erano una band.

22 / QUELLO CHE SONO STATI

Sono stati:

Hybrid Theory.

Meteora.

Minutes to Midnight.

A Thousand Suns.

Living Things.

The Hunting Party.

One More Light.

Sono stati concerti.

MTV.

CD.

MP3.

YouTube.

Anime Music Video.

Cuffie.

Camerette.

Auto.

Palestre.

Adolescenza.

Rabbia.

Dolore.

Una quantità incalcolabile di persone che, almeno una volta nella vita, ha urlato un ritornello di Chester perché in quel momento sembrava dire qualcosa che loro non riuscivano a dire.

Sono diventati parte del paesaggio emotivo di un’epoca.

23 / QUELLO CHE SONO DOPO CHESTER

Questa è la domanda più difficile.

La risposta, oggi, è:

ancora Linkin Park.

Ma diversi.

E forse deve essere così.

Non sono una ricostruzione.

Non sono una cover band di se stessi.

Non sono nemmeno soltanto il progetto che esisteva prima con una nuova cantante.

Sono il risultato di qualcosa che si è spezzato e ha deciso di provare a muoversi ancora.

Ci saranno persone che non lo accetteranno mai.

Altre che scopriranno la band proprio attraverso Emily Armstrong.

Tra vent’anni potrà esistere perfino una generazione per la quale From Zero sarà stato il primo disco Linkin Park.

È stranissimo pensarci.

Ma il tempo funziona così.

24 / ONE MORE LIGHT

Continuo a tornare a quella domanda.

Quanto conta una luce?

Quando ce ne sono milioni?

Dipende.

Se la guardi da lontano, può sembrare niente.

Se quella luce è la tua…

conta tutto.

Forse è questo che ho trovato in quella canzone durante la separazione.

Non una soluzione.

Una direzione.

Avevo perso qualcosa.

Ma non avevo perso tutto.

C’era mia figlia.

Aveva quattro anni.

C’era un futuro che in quel momento non riuscivo ancora a vedere bene.

C’erano giorni da attraversare.

Cose da ricostruire.

Una vita da ridisegnare.

E da qualche parte, in cuffia, Chester Bennington continuava a cantare una canzone scritta per qualcuno che non c’era più.

Lui stesso ormai non c’era più.

Eppure la voce era ancora lì.

Questa è una delle cose più strane e meravigliose della musica.

Le persone finiscono.

Le voci possono rimanere.

E qualche volta una voce registrata anni prima arriva esattamente nel momento in cui qualcuno, dall’altra parte del mondo, ne ha bisogno.

Non può sapere che esisti.

Non può sapere cosa stai attraversando.

Non può salvarti.

Ma può accompagnarti.

Può ricordarti che una luce conta.

Anche una soltanto.

Soprattutto una soltanto.

I Linkin Park oggi hanno deciso di continuare.

Non so se Chester avrebbe voluto esattamente questo.

Nessuno di noi può saperlo e sarebbe sbagliato parlare per lui.

So però quello che vedo.

Una band che ha perso una parte irripetibile di sé.

È rimasta ferma.

Ha attraversato il silenzio.

E poi ha provato a ricominciare.

Non facendo finta che quella luce non si sia spenta.

Ma accendendone altre.

Forse è tutto quello che possiamo fare anche noi quando qualcosa finisce.

Non sostituire.

Non dimenticare.

Non cancellare.

Continuare a cercare luce.

Una.

Poi un’altra.

E un’altra ancora.

Finché, lentamente, riesci di nuovo a vedere la strada.

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