12 MIN DI LETTURA
1999.
Matrix parte.
Passano pochi minuti.
E dentro di noi c’è una sola domanda:
“CHE CAZZO STA SUCCEDENDO?”
Non era confusione.
Era shock.
Non avevamo ancora capito le regole.
Non sapevamo cosa fosse reale.
Non sapevamo di chi fidarci.
Non sapevamo perché certe persone potessero piegare le leggi della fisica.
Sapevamo solo una cosa:
non avevamo mai visto niente del genere.
SEGUI IL BIANCONIGLIO
All’inizio Neo è semplicemente un uomo che sente che qualcosa non torna.
Lavora.
Vive.
Dorme poco.
Sta davanti a un computer.
Cerca.
Sente che il mondo ha una crepa.
Non sa ancora darle un nome.
Poi arriva quella frase.
FOLLOW THE WHITE RABBIT.
Segui il Bianconiglio.
E da quel momento non si torna più indietro.
LA SCELTA
Poi Morpheus mette davanti a Neo due pillole.
Blu.
Rossa.
La pillola blu è il ritorno.
La pillola rossa è la verità.
Sembra una scelta semplice.
Non lo è.
Perché Matrix ti pone una domanda terribile:
preferisci una bugia rassicurante o una verità che potrebbe distruggerti?
E questa domanda, nel 1999, sembrava fantascienza.
Oggi fa quasi paura per quanto è attuale.
LA REALTÀ
Neo prende la pillola rossa.
E scopre che tutto ciò che conosceva era falso.
La sua casa.
Il suo lavoro.
La città.
Il cielo.
La vita.
Tutto era una simulazione.
Una realtà costruita.
Una prigione così perfetta da non sembrare una prigione.
E qui Matrix smette di essere soltanto cinema d’azione.
Diventa una domanda.
Se la tua mente percepisce qualcosa come reale…
quanto importa che lo sia davvero?
IL RISVEGLIO
Quando Neo si sveglia nel mondo reale, il film ti prende e ti sbatte contro una parete.
Corpo attaccato a cavi.
Liquido.
Macchine.
Campi sterminati di esseri umani.
Batterie.
Energia.
E una verità:
l’umanità ha perso.
Le macchine hanno vinto.
E ci tengono vivi dentro un sogno.
CHE CAZZO STA SUCCEDENDO — PARTE DUE
È lì che da spettatori succedeva qualcosa di incredibile.
Prima cercavi di capire.
Poi capivi.
E quando capivi, il film diventava ancora più inquietante.
Perché non pensavi più:
“Che storia assurda.”
Pensavi:
“E se fosse vero?”
LA MATRIX
La Matrix non è solo una simulazione.
È controllo.
È abitudine.
È accettazione.
È un sistema che funziona perché quasi nessuno sa di essere dentro un sistema.
Ed è questo il punto più potente.
Non servono catene se sei convinto di essere libero.
MORPHEUS
Morpheus è fede.
Fede in Neo.
Fede nella possibilità di liberarsi.
Fede in una profezia.
Ma soprattutto è quello che ha già visto dietro il sipario.
E quando qualcuno ha visto la verità, non può più fingere che il mondo sia normale.

THE MATRIX (1999) · © WARNER BROS. / VILLAGE ROADSHOW · BFI
TRINITY
Poi c’è Trinity.
Fredda.
Precisa.
Velocissima.
Iconica.
Non è “la donna del protagonista”.
È parte centrale del sistema narrativo.
È una combattente.
È una guida.
È una presenza che cambia Neo.
E visivamente resta una delle figure più riconoscibili di tutto il film.

THE MATRIX (1999) · © WARNER BROS. / VILLAGE ROADSHOW · BFI
NEO
Neo, invece, è il dubbio.
All’inizio non è l’eletto.
Non davvero.
È uno che cerca.
Uno che non capisce.
Uno che ha paura.
Uno che non crede fino in fondo.
Ed è proprio questo che lo rende umano.
Neo non diventa potente quando gli spiegano che è speciale.
Diventa potente quando smette di accettare le regole.
“THERE IS NO SPOON”
Poi arriva il cucchiaio.
Una delle scene più semplici.
E una delle più importanti.
Il cucchiaio si piega.
Ma il punto non è piegare il cucchiaio.
Il punto è capire che non c’è nessun cucchiaio.
Che la realtà dentro Matrix non è reale.
E quindi le sue regole possono essere violate.
Questo concetto ti rimane dentro.
Perché improvvisamente la domanda non è più:
“Come ha fatto?”
Ma:
“Quante regole accettiamo solo perché siamo convinti che siano vere?”
GLI AGENTI
Poi ci sono gli Agenti.
Freddi.
Impersonali.
Perfetti.
Possono entrare in chiunque.
Sono il sistema che prende forma umana.
E Agent Smith è qualcosa di più.
Non è soltanto un antagonista.
È odio.
Disprezzo.
Frustrazione.
Vuole uscire anche lui.
Persino chi controlla il sistema sembra prigioniero del sistema.
AGENT SMITH
Smith odia gli esseri umani.
Li considera un virus.
Una forma di vita che consuma.
Si moltiplica.
Distrugge.
Nel 1999 era una frase inquietante.
Oggi, riletta, sembra ancora più pesante.

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BULLET TIME
Poi arriva il Bullet Time.
E il cinema cambia.
Neo si piega all’indietro.
I proiettili passano.
La telecamera gira attorno a lui.
Il tempo sembra fermarsi.
Quella scena fu uno shock visivo.
Non semplicemente “bella”.
Nuova.
Dopo Matrix, tutti volevano fare Matrix.
Spot.
Videoclip.
Film.
Videogiochi.
Il Bullet Time diventò linguaggio.

THE MATRIX (1999) · © WARNER BROS. / VILLAGE ROADSHOW · OutNow
IL VERDE
Matrix aveva un colore.
Verde.
Monitor.
Codice.
Pioggia digitale.
Schermi.
Quel verde diventò immediatamente riconoscibile.
Non serviva il logo.
Bastavano colonne di caratteri.
E sapevi già dove eri.
IL NERO
Poi il nero.
Cappotti.
Occhiali.
Pelle.
Linee pulite.
Estetica cyberpunk.
Matrix non sembrava semplicemente un film.
Sembrava una cultura.
1999
E dobbiamo ricordarci una cosa.
Era il 1999.
Internet stava esplodendo.
I computer entravano sempre più nelle case.
La tecnologia stava diventando parte della vita quotidiana.
E arriva un film che ti dice:
“E se la tecnologia non fosse solo uno strumento?”
“E se fosse il mondo?”
“E se il mondo fosse falso?”
HACKER CULTURE
Neo non è un soldato.
È un hacker.
E questo conta.
Perché Matrix prende l’immaginario hacker e lo trasforma in mito.
Terminali.
Codice.
Accesso.
Sistemi.
Identità digitali.
La tecnologia non è sfondo.
È linguaggio.
CYBERPUNK
Matrix prende il cyberpunk e lo rende mainstream.
Corpi e tecnologia.
Realtà artificiale.
Corporazioni.
Controllo.
Macchine.
Identità.
Alienazione.
Mondi digitali.
Tutto quello che prima apparteneva soprattutto a nicchie, romanzi, anime e cultura nerd…
improvvisamente entra nel cinema globale.
FILOSOFIA
Poi arriva la parte più pericolosa.
Matrix ti fa pensare.
Platone.
La caverna.
Cartesio.
Il dubbio.
La percezione.
La realtà.
La scelta.
Il libero arbitrio.
Non serve aver studiato filosofia per sentirlo.
Il film te lo mette davanti attraverso immagini.
LA CAVERNA
Nella caverna di Platone, gli uomini vedono ombre e le scambiano per realtà.
Matrix prende quell’idea e la trasforma in software.
Lo schermo diventa la parete.
Il codice diventa l’ombra.
La simulazione diventa il mondo.
IL DUBBIO
Cartesio si chiedeva:
come posso essere certo che ciò che percepisco sia reale?
Matrix risponde:
non puoi.
Ed è forse questa la cosa che ci ha colpito così tanto.
Perché improvvisamente il dubbio filosofico diventava azione.
LA PILLOLA ROSSA
La pillola rossa è diventata un simbolo culturale enorme.
A volte usato bene.
A volte malissimo.
A volte completamente svuotato del senso originale.
Ma nel film significa una cosa semplice.
Accettare la verità.
Anche quando fa male.
CYPHER
E poi arriva Cypher.
Uno dei personaggi più interessanti.
Perché Cypher sa.
Ha visto la verità.
E vuole tornare indietro.
Vuole dimenticare.
Vuole mangiare una bistecca finta.
Vuole credere di nuovo.
Ed è qui che Matrix diventa davvero crudele.
Perché Cypher pone una domanda quasi più difficile della pillola rossa.
Se la verità ti rende infelice…
sei sicuro di volerla?
IGNORANCE IS BLISS
Ignorance is bliss.
L’ignoranza è felicità.
Una frase terribile.
Ma comprensibile.
E questo rende Cypher molto più interessante di un semplice traditore.
ZION
Fuori dalla Matrix c’è Zion.
L’ultima città umana.
Brutta.
Dura.
Reale.
Niente skyline.
Niente lusso.
Niente comodità.
La libertà ha un prezzo.
Ed è proprio questo il contrasto.
La simulazione è bellissima.
La realtà è terribile.
Quale sceglieresti davvero?
IL LIBERO ARBITRIO
Matrix parla tantissimo di scelta.
Ma contemporaneamente ti dice che forse tutto è già scritto.
L’Oracolo.
La profezia.
L’Eletto.
Neo deve scegliere.
Ma quanto è davvero libera quella scelta?
L’ORACOLO
L’Oracolo non dice a Neo semplicemente cosa succederà.
Lo spinge a capire chi è.
E forse è questa la differenza.
La profezia non funziona perché prevede il futuro.
Funziona perché cambia chi la ascolta.
LA MORTE DI NEO
Neo muore.
Smith gli spara.
Fine.
O almeno dovrebbe esserlo.
Poi Trinity parla.
E Neo torna.
Non semplicemente vivo.
Diverso.

THE MATRIX (1999) · © WARNER BROS. / VILLAGE ROADSHOW · BFI
VEDERE IL CODICE
Da quel momento Neo non vede più muri.
Non vede più porte.
Non vede più oggetti.
Vede codice.
Ed è lì che capisci che ha finalmente smesso di credere alla simulazione.
I PROIETTILI
Smith spara.
Neo alza una mano.
I proiettili si fermano.
Una scena semplicissima.
Ma il significato è enorme.
Non li evita più.
Non deve.
Perché ha capito che le regole non esistono davvero.
L’ELETTO
Neo non diventa l’Eletto quando acquista un potere.
Lo diventa quando capisce.
Quando smette di accettare ciò che il sistema gli dice essere possibile.
E NOI?
E noi?
Noi uscivamo dal cinema o spegnevamo il film con una sensazione strana.
Guardavamo il mondo.
E per qualche secondo sembrava diverso.
Uno specchio.
Una strada.
Un computer.
Una stanza.
E una domanda ridicola ma inevitabile:
“E se fosse tutto falso?”
PRIMA DEI SOCIAL
Matrix arrivò prima dei social network come li conosciamo.
Prima degli smartphone.
Prima delle notifiche.
Prima degli algoritmi che decidono cosa mostrarci.
Prima delle identità digitali permanenti.
Prima che trascorressimo una parte enorme della giornata dentro sistemi costruiti da altri.
OGGI
Ed è qui che Matrix diventa ancora più inquietante oggi.
Perché nel 1999 la Matrix era una metafora.
Oggi passiamo ore dentro ambienti digitali.
Feed.
Algoritmi.
Realtà filtrata.
AI.
Avatar.
VR.
Contenuti costruiti per trattenerci.
Identità curate.
Informazioni personalizzate.
LA MATRIX È GIÀ QUI?
No.
Non sto dicendo che viviamo letteralmente dentro una simulazione.
Ma la domanda è diventata più interessante.
Quanto di ciò che vediamo oggi è realtà…
e quanto è una versione della realtà scelta per noi?
ALGORITMI
Un algoritmo decide cosa appare nel feed.
Un motore decide quali risultati vediamo.
Una piattaforma decide cosa consigliarci.
Un sistema impara cosa ci piace.
Poi ce ne mostra ancora.
E ancora.
E ancora.
Finché il nostro mondo digitale diventa sempre più simile a noi stessi.
UNA MATRIX PERSONALIZZATA
Forse la Matrix moderna non sarebbe uguale per tutti.
Forse ognuno avrebbe la propria.
Una realtà perfettamente personalizzata.
Costruita intorno alle nostre paure.
Alle nostre idee.
Ai nostri desideri.
Alle nostre convinzioni.
E forse sarebbe persino più difficile uscirne.
L’INTELLIGENZA ARTIFICIALE
Poi arriva l’AI.
Ed è impossibile non ripensare a Matrix.
Macchine.
Autonomia.
Intelligenza.
Rapporto tra uomo e tecnologia.
Naturalmente la realtà è molto più complessa del film.
Ma l’immaginario è lì.
E continua a tornare.
LE WACHOWSKI
Dietro tutto questo c’erano Lana e Lilly Wachowski.
Due registe che riuscirono a prendere filosofia, arti marziali, anime, cyberpunk, cultura hacker, fumetto, fantascienza e cinema d’azione…
e farne una cosa sola.
Matrix.
Non un collage.
Un linguaggio.

THE MATRIX (1999) · © WARNER BROS. / VILLAGE ROADSHOW · BFI
L’INFLUENZA DELL’ANIME
Ghost in the Shell.
Akira.
L’animazione giapponese.
Il cyberpunk orientale.
Matrix porta dentro Hollywood un immaginario che molti spettatori occidentali non avevano mai visto in quella forma.
LE ARTI MARZIALI
Poi il kung fu.
I combattimenti.
I fili.
Le coreografie.
La fisica che può essere infranta.
Neo non impara arti marziali.
Le scarica.
“I KNOW KUNG FU”
Tre parole.
I know kung fu.
E Morpheus:
Show me.
Fine.
Parte una delle scene più iconiche del film.

THE MATRIX (1999) · © WARNER BROS. / VILLAGE ROADSHOW · OutNow
SCARICARE COMPETENZE
Anche qui, oggi, la scena ha quasi un altro sapore.
Scaricare una competenza direttamente nel cervello.
Nel 1999 fantascienza.
Oggi chiediamo a un’AI di insegnarci una cosa in trenta secondi.
Non è la stessa cosa.
Ma l’idea di comprimere la conoscenza attraverso la tecnologia sembra molto meno aliena.
IL TELEFONO
E poi i telefoni.
Non smartphone.
Telefoni fissi.
Cabine.
Ricevitori.
Per uscire dalla Matrix devi raggiungere una linea.
Anche questo oggi sembra archeologia.
E proprio per questo è bellissimo.
Una delle opere più futuristiche della storia del cinema usa telefoni a filo come porte tra mondi.
LA COLONNA SONORA
Matrix aveva anche un suono.
Rock.
Industrial.
Elettronica.
Metal.
Una colonna sonora aggressiva.
Perfetta per quell’estetica.
Non doveva accompagnare soltanto il film.
Doveva far parte di quel mondo.
WAKE UP
E poi la chiusura.
Wake Up.
Rage Against the Machine.
Una scelta talmente perfetta da sembrare inevitabile.
Svegliati.
Dopo due ore passate a chiederti cosa sia reale, il film praticamente ti urla:
SVEGLIATI.
IL FINALE
Neo entra in una cabina telefonica.
Parla al sistema.
Dice che mostrerà alle persone un mondo senza regole e controlli.
Poi esce.
Guarda in alto.
E vola.
Nel 1999 la sala praticamente impazziva.

THE MATRIX (1999) · © WARNER BROS. / VILLAGE ROADSHOW · OutNow
CHE CAZZO È APPENA SUCCESSO?
Ed eccoci di nuovo lì.
Fine.
Titoli di coda.
E nella testa:
“CHE CAZZO HO APPENA VISTO?”
Ma stavolta la domanda era diversa da quella iniziale.
All’inizio non capivamo il film.
Alla fine avevamo capito abbastanza da iniziare a dubitare di tutto.
NON FINÌ NEL 1999
Matrix generò sequel.
Animazione.
Videogiochi.
Citazioni.
Imitazioni.
Filosofia da bar.
Discussioni infinite.
Ma soprattutto lasciò qualcosa dentro la cultura.
Una metafora.
LA MATRIX
Da quel momento “Matrix” non era più soltanto il titolo di un film.
Era diventato un modo di dire.
Un modo per indicare un sistema.
Una realtà costruita.
Qualcosa da cui svegliarsi.
Pochissimi film riescono a fare questo.
VEDERE MATRIX OGGI
Rivederlo oggi è stranissimo.
Perché alcune tecnologie sono invecchiate.
I monitor.
I telefoni.
I computer.
Ma le idee no.
Anzi.
Alcune sembrano più attuali di allora.
LA DOMANDA
E allora resta una domanda.
Forse la stessa che Matrix ci ha lasciato dal primo giorno.
Se qualcuno costruisse una realtà perfetta intorno a te…
come faresti a sapere che non è vera?
IL TUO TOTEM NON ESISTE
Matrix non ti dà un totem.
Non hai una trottola.
Non hai un oggetto magico.
Hai soltanto il dubbio.
E FORSE È QUESTO IL VERO REGALO
Matrix non ci ha insegnato che il mondo è falso.
Ci ha insegnato qualcosa di più importante.
A fare domande.
CHI HA DECISO QUESTA REGOLA?
Perché questa cosa deve funzionare così?
Chi ha costruito il sistema?
Chi ne beneficia?
È davvero impossibile?
È davvero reale?
Sto scegliendo io?
O sto soltanto seguendo qualcosa che è già stato scelto per me?
VERDICT
Matrix è stato uno di quei rarissimi film che hanno cambiato contemporaneamente cinema, estetica, cultura nerd e modo di pensare.
Nel 1999 entrammo aspettandoci fantascienza.
Trovammo filosofia.
Entrammo per vedere combattimenti.
Uscimmo chiedendoci cosa fosse la realtà.
Vedemmo proiettili fermarsi.
Uomini volare.
Codice verde.
Agenti.
Hacker.
Macchine.
Ma soprattutto vedemmo una pillola rossa.
E per qualche ora quella pillola la prendemmo anche noi.
La cosa straordinaria è che più di venticinque anni dopo continuiamo ancora a fare la stessa domanda.
La Matrix esiste?
Probabilmente non come nel film.
Ma sistemi che decidono cosa vediamo, cosa leggiamo, cosa desideriamo e perfino con chi interagiamo…
quelli esistono eccome.
E allora forse il punto non è trovare una presa dietro la testa.
Forse il punto è continuare a chiedersi:
“Perché credo che questa sia la realtà?”
Nel 1999 uscimmo da Matrix con una frase in testa:
“CHE CAZZO È SUCCESSO?”
Oggi possiamo riguardarlo e farcene un’altra.
Forse ancora più importante.
“CHE CAZZO STA SUCCEDENDO ADESSO?”
MATRIX.
La pillola rossa che ci ha fatto dubitare del mondo.


ORA DÌ LA TUA
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