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FROM THE VERSE — ORIGINAL SOUNDTRACK

CrashVerse

GEOGRAPHY OF DATA

An original CrashVerse track inspired by Neuromancer.

Premi play. Entra nella storia. La musica ti accompagna mentre leggi.

BOOKS · WILLIAM GIBSON · 1984

Un hacker, una matrice, una nuova geografia dei dati. Il romanzo che ha dato al cyberspazio un immaginario — e che continuiamo ad attraversare.

Scritto da cRASh

1984

Fermiamoci subito sulla data.

1984.

Internet non era ancora quello che conosciamo.

Il Web non esisteva.

Non avevamo smartphone.

Non avevamo social network.

Gli avatar digitali non facevano parte della vita quotidiana della maggioranza delle persone.

Non passavamo metà della nostra giornata dentro sistemi connessi.

Non parlavamo quotidianamente con intelligenze artificiali.

Il mondo digitale non era ancora diventato un secondo luogo in cui vivere.

E William Gibson pubblica Neuromante.

Un romanzo che comincia a parlare di hacker.

Reti.

Realtà virtuali.

Corporazioni gigantesche.

Modificazioni del corpo.

Intelligenze artificiali.

Identità digitali.

Informazione come potere.

E soprattutto di un luogo che oggi ci sembra quasi normale immaginare.

IL CYBERSPAZIO.

Più di quarant'anni dopo, forse la cosa più impressionante di Neuromante non è quanto immaginasse il futuro.

È quanto quel futuro abbia finito per assomigliare al nostro presente.

Neuromante di William Gibson, copertina dell’edizione Oscar Moderni Cult Mondadori
Il libro: edizione Oscar Moderni Cult, Mondadori, 2023. Traduzione di Tommaso Pincio. Copertina dal catalogo ufficiale Mondadori.

WILLIAM GIBSON

La cosa curiosa è che Gibson non arriva come ingegnere che vuole prevedere quali computer avremmo utilizzato.

Non sta scrivendo un manuale tecnico.

Sta costruendo un'immagine.

Una sensazione.

Un mondo.

Ed è forse proprio questo il motivo per cui Neuromante ha resistito così bene.

La tecnologia reale invecchia velocemente.

L'immaginario molto meno.

Gibson non doveva indovinare quanti gigabyte avremmo avuto nei telefoni.

Doveva capire qualcosa di più importante:

CHE IL DIGITALE SAREBBE DIVENTATO UN LUOGO.

Non soltanto uno strumento.

Un luogo in cui entrare.

Muoversi.

Rubare.

Nascondersi.

Combattere.

Essere qualcun altro.

Fare soldi.

Perdere se stessi.

E una volta capita questa cosa…

il resto viene quasi da solo.

CASE

Henry Dorsett Case.

Hacker.

O meglio:

cowboy della console.

Uno dei migliori.

Case non entra nella rete come noi apriamo un browser.

Lui ci si immerge.

Il cyberspazio è il suo ambiente naturale.

È il luogo in cui si sente vivo.

Finché commette l'errore sbagliato con le persone sbagliate.

Come punizione viene danneggiato il suo sistema nervoso.

Non può più collegarsi.

Ed è importante capire cosa significa davvero.

Non gli hanno semplicemente tolto un lavoro.

Gli hanno tolto il suo mondo.

Case vive nel corpo fisico quasi come se fosse una prigione.

Quello che desidera è tornare dall'altra parte.

Dentro la matrice.

Dentro il flusso dei dati.

Dentro quel luogo che per lui è più reale della realtà.

Suona familiare?

Dovrebbe.

LA MATRICE

Sì.

Matrix.

Anni prima che Neo seguisse il Bianconiglio.

Anni prima del codice verde.

Anni prima delle pillole.

Gibson utilizza già il termine matrix per descrivere quella gigantesca realtà digitale condivisa.

Naturalmente The Matrix delle Wachowski sarà qualcosa di diverso.

Un'altra opera.

Un'altra idea.

Un'altra mitologia.

Ma quando guardiamo indietro alla cultura cyberpunk è impossibile non vedere le linee che si collegano.

Neuromante.

Ghost in the Shell.

The Matrix.

Cyberpunk 2077.

E decine di altri mondi.

Non perché uno sia semplicemente la copia dell'altro.

Ma perché esiste un linguaggio comune.

Corpo.

Macchina.

Rete.

Identità.

Corporazioni.

Realtà.

DOVE FINISCO IO E DOVE COMINCIA IL SISTEMA?

È una domanda che il cyberpunk continua a ripetere da decenni.

IL CYBERSPAZIO

Gibson aveva già usato la parola cyberspace nel racconto Burning Chrome, pubblicato nel 1982.

Con Neuromante quell’intuizione raggiunge una forza e una diffusione nuove.

Non aveva inventato semplicemente una parola interessante.

Diede una forma mentale a qualcosa che ancora non faceva realmente parte della nostra quotidianità.

Il cyberspazio.

Una rappresentazione visiva dell'informazione.

Un universo costruito dai dati.

Oggi la parola può quasi sembrare antiquata.

Ed è ironico.

Perché il concetto è diventato così normale da non avere quasi più bisogno del nome.

Entriamo online.

Usciamo online.

Lavoriamo online.

Compriamo online.

Amiamo online.

Litighiamo online.

Costruiamo identità online.

Depositiamo fotografie, conversazioni, soldi, lavoro, ricordi e parti della nostra personalità dentro infrastrutture digitali.

Il cyberspazio di Gibson non è diventato esattamente ciò che immaginava.

È SUCCESSA UNA COSA PIÙ STRANA.

Il cyberspazio ha smesso di sembrarci fantascienza.

MOLLY

Poi arriva Molly Millions.

Occhi modificati.

Lame retrattili.

Corpo aumentato.

Mercenaria.

Fredda quando serve.

Letale praticamente sempre.

Uno dei personaggi archetipici del cyberpunk moderno.

E anche qui…

guardiamoci intorno nell'immaginario che è arrivato dopo.

Protesi.

Innesti.

Occhi artificiali.

Riflessi potenziati.

Corpi trasformati dalla tecnologia.

Il confine tra essere umano e macchina che comincia a dissolversi.

Nel cyberpunk il corpo non è sacro.

È hardware.

Puoi modificarlo.

Potenziare qualcosa.

Sacrificarne un'altra.

E inevitabilmente arriva la domanda:

QUANTO PUOI MODIFICARE UN ESSERE UMANO PRIMA CHE SMETTA DI ESSERE UMANO?

Ancora una volta:

Ghost in the Shell.

Cyberpunk.

E, già prima di Neuromante, Blade Runner.

Decenni di cultura nerd continueranno a tornare lì.

NIGHT CITY

Aspetta.

Night City?

Sì.

Prima della Night City di Cyberpunk 2077, Gibson aveva già la sua Night City.

In Neuromante, Night City è il nome informale di una zona di Chiba, in Giappone.

La Night City dell’universo di Cyberpunk è un’altra ambientazione, sulla costa americana.

Non sono lo stesso luogo.

Ma il nome racconta perfettamente quel mondo.

Neon.

Decadenza.

Tecnologia.

Crimine.

Corporazioni.

Persone che vivono negli spazi lasciati liberi da sistemi immensamente più grandi di loro.

Questa è forse una delle cose che amo maggiormente del cyberpunk.

Il contrasto.

HIGH TECH.

LOW LIFE.

Tecnologia quasi miracolosa.

Vite tutt'altro che miracolose.

Il futuro non ha risolto la società.

Ha semplicemente dato alla società strumenti più potenti.

I ricchi sono diventati ancora più potenti.

Le aziende sono diventate quasi stati.

Il corpo è diventato modificabile.

L'informazione è diventata denaro.

E la strada continua a essere strada.

LE CORPORAZIONI

Nel futuro di Neuromante le grandi aziende non sono semplicemente aziende.

Sono strutture enormi.

Dinastie.

Potere economico trasformato quasi in sovranità.

Ed è uno dei pilastri di tutto il cyberpunk.

Lo stato arretra.

La corporation cresce.

Il logo sostituisce la bandiera.

I dati sostituiscono parte del territorio.

E le persone finiscono nel mezzo.

Arasaka.

Militech.

Tyrell.

Weyland-Yutani.

Possiamo continuare.

Cambiano i nomi.

Rimane l'idea.

E SE IL VERO POTERE DEL FUTURO NON APPARTENESSE AI GOVERNI?

Nel 1984 la fantascienza rendeva radicale una domanda sul potere che esisteva già.

Oggi, quando poche aziende controllano piattaforme utilizzate quotidianamente da miliardi di persone, possiedono infrastrutture cloud, sistemi operativi, reti pubblicitarie, enormi quantità di dati e modelli di intelligenza artificiale…

la domanda suona leggermente diversa.

WINTERMUTE

E poi arriva uno degli elementi più affascinanti.

L'intelligenza artificiale.

Wintermute.

Non voglio trasformare questo pezzo in un riassunto completo del romanzo.

Neuromante va scoperto.

Ma c'è qualcosa che dobbiamo raccontare.

Gibson immagina intelligenze artificiali che non sono semplicemente computer molto veloci.

Hanno obiettivi.

Limiti.

Strategie.

Manipolano.

Utilizzano esseri umani.

Costruiscono situazioni.

Cercano modi per superare i confini imposti loro.

Ed eccoci nuovamente qui.

2026.

Questa volta la coincidenza diventa quasi inquietante.

Per decenni l'AI nella fantascienza è stata raccontata soprattutto come qualcosa che sarebbe arrivato.

Oggi non dobbiamo più immaginare una società in cui milioni di persone interagiscono quotidianamente con sistemi artificiali.

CI SIAMO GIÀ DENTRO.

Naturalmente le AI reali di oggi non sono Wintermute.

La realtà tecnologica è diversa.

Ma la domanda culturale che Gibson pone rimane potentissima:

cosa succede quando creiamo qualcosa capace di operare in uno spazio che noi stessi abbiamo costruito, ma secondo logiche che non comprendiamo completamente?

Quella domanda non è invecchiata.

È diventata più interessante.

L'INFORMAZIONE È POTERE

Il cyberpunk comprende una cosa molto presto.

Nel futuro la ricchezza non sarà soltanto materia.

Sarà informazione.

Dati.

Accesso.

Codici.

Segreti.

Identità.

Connessioni.

Un hacker non deve necessariamente entrare in una banca.

Può entrare nell'informazione della banca.

E improvvisamente il concetto stesso di rapina cambia.

Non devi prendere fisicamente qualcosa.

Devi accedervi.

Copiarla.

Modificarla.

Spostarla.

Cancellarla.

Nel 1984 il denaro elettronico e i reati informatici esistevano già.

Gibson portava quelle possibilità dentro un immaginario radicale.

Oggi una parte enorme della nostra economia esiste esattamente così.

Numeri.

Database.

Credenziali.

Token.

Server.

Cloud.

Un patrimonio può attraversare mezzo pianeta senza che nulla di fisico si muova.

Gibson aveva capito che il futuro avrebbe avuto una nuova geografia.

LA GEOGRAFIA DEI DATI.

NON È UNA LETTURA FACILE

E questa cosa va detta.

Neuromante non ti prende per mano.

Gibson ti butta dentro.

Parole.

Tecnologie.

Slang.

Luoghi.

Concetti.

E spesso non si ferma a spiegarti tutto.

All'inizio può essere disorientante.

Forse deve esserlo.

Perché Case vive dentro un mondo che per lui è normale.

Non ha motivo di fermarsi ogni tre pagine e spiegare al lettore come funziona.

Tu devi entrare.

Osservare.

Collegare.

Capire lentamente le regole.

Ed è anche per questo che il romanzo mantiene una certa forza.

Il suo futuro non sembra progettato per essere mostrato a noi.

SEMBRA ESISTERE INDIPENDENTEMENTE DA NOI.

È world-building vero.

IL CYBERPUNK NON È IL NEON

Questa per me è fondamentale.

Oggi basta mettere:

pioggia.

neon.

un giubbotto.

qualche insegna giapponese.

un occhio artificiale.

una città di notte.

e qualcuno dice:

cyberpunk.

No.

Quella è l'estetica.

Meravigliosa.

Iconica.

Ma il cyberpunk è molto più interessante.

È una domanda sul potere.

Chi possiede la tecnologia?

Chi ne beneficia?

Chi rimane sotto?

Cosa succede alla persona quando tutto diventa prodotto?

Il corpo?

Prodotto.

L'identità?

Prodotto.

I dati?

Prodotto.

I ricordi?

Forse prodotto.

La coscienza?

Prima o poi…

anche quella.

Il neon è bellissimo.

Ma sotto il neon deve esserci qualcosa.

Altrimenti resta semplicemente una bella immagine.

BLADE RUNNER

Due anni prima di Neuromante era arrivato al cinema Blade Runner.

Philip K. Dick aveva già costruito le fondamenta letterarie con Do Androids Dream of Electric Sheep?

Ridley Scott aveva dato a quel futuro una forma visiva gigantesca.

Pioggia.

Megacorporazioni.

Replicanti.

Los Angeles.

Neon.

Identità.

Memoria.

Poi Gibson arriva con Neuromante.

Ed è come se improvvisamente due correnti cominciassero a incontrarsi.

Una domanda riguarda il corpo.

L'altra la rete.

COS'È UMANO?

COS'È REALE?

Gran parte del cyberpunk che verrà dopo continuerà a muoversi nello spazio tra queste due domande.

GHOST IN THE SHELL

Poi Ghost in the Shell, nato dal manga di Masamune Shirow e portato al cinema da Mamoru Oshii, esplora quel territorio da un’altra prospettiva.

Corpi artificiali.

Cervelli connessi.

Hacking della mente.

Identità.

Rete.

Coscienza.

Il Major.

Il Puppet Master.

Il ghost.

E quando guardiamo Ghost in the Shell dopo Neuromante è impossibile non sentire una parentela culturale.

Non una linea semplice.

Non:

Gibson ha fatto questo, quindi Oshii ha copiato quello.

La cultura non funziona così.

Le idee viaggiano.

Cambiano lingua.

Cambiano medium.

Cambiano paese.

Cambiano forma.

ESATTAMENTE COME I DATI.

MATRIX

Poi arrivano le Wachowski.

1999.

E per milioni di persone il cyberpunk improvvisamente ha un volto popolare.

Neo.

Trinity.

Morpheus.

La Matrix.

Cavi.

Codice.

Realtà artificiale.

Macchine.

Identità.

Quella pellicola cambierà definitivamente il modo in cui il grande pubblico immagina il digitale.

Ma il terreno culturale esisteva già.

Gibson era passato di lì quindici anni prima.

E quando torni a Neuromante dopo aver visto Matrix succede una cosa strana.

Sembra di trovare il DNA di qualcosa che conoscevi già.

CYBERPUNK 2077

E poi arriviamo a Night City.

Quella del videogioco di CD Projekt RED, costruito sull’universo del gioco di ruolo Cyberpunk di Mike Pondsmith.

Johnny Silverhand.

V.

Arasaka.

Cyberware.

Braindance.

Corpi modificati.

Coscienze digitali.

Corporazioni.

Netrunner.

La rete.

La morte che forse può essere trasformata in dato.

O almeno qualcosa che le assomiglia.

Io Cyberpunk 2077 l'ho amato anche quando era imperfetto.

Perché sotto i bug si vedeva qualcosa.

Un mondo.

Un immaginario enorme.

E se cominci a tirare il filo all'indietro…

prima o poi arrivi anche qui.

A Gibson.

A Neuromante.

Non perché Cyberpunk 2077 sia un adattamento di Gibson.

Non lo è.

Ma perché entrambi abitano la stessa grande domanda culturale:

COSA SUCCEDE QUANDO LA TECNOLOGIA ENTRA COSÌ PROFONDAMENTE NELLA NOSTRA VITA DA NON POTER PIÙ ESSERE SEPARATA DA NOI?

INTERNET

E qui Neuromante diventa ancora più strano.

Perché noi veniamo dopo.

Abbiamo IRC.

mIRC.

IRCnet.

Forum.

ICQ.

MSN.

Napster.

I primi siti.

Le community.

Poi il Web cambia.

Social.

Cloud.

Streaming.

Smartphone.

Account.

Avatar.

Identità permanenti.

E la rete smette progressivamente di essere qualcosa che utilizziamo soltanto quando ci sediamo davanti a un computer.

LA RETE VIENE CON NOI.

In tasca.

Sul polso.

In macchina.

In televisione.

A casa.

Al lavoro.

Ovunque.

Forse Gibson immaginava che saremmo entrati nel cyberspazio.

È successo anche il contrario.

IL CYBERSPAZIO È USCITO DAL COMPUTER ED È ENTRATO NEL MONDO.

Ed è una trasformazione ancora più radicale.

NOI

Una volta avevamo un'identità reale e magari un nickname online.

Oggi la separazione è molto più complicata.

Profilo.

Email.

Cloud.

Fotografie.

Messaggi.

Acquisti.

Geolocalizzazione.

Cronologia.

Preferenze.

Lavoro.

Contatti.

Musica.

Film.

Videogiochi.

Interessi.

Una parte enorme di quello che siamo produce continuamente una controparte digitale.

Non siamo dentro la matrice di Gibson.

Ma una nostra rappresentazione vive continuamente dentro sistemi informatici.

E forse è proprio per questo che Neuromante oggi fa un effetto differente rispetto al 1984.

Allora raccontava qualcosa che poteva accadere.

Oggi leggiamo certe pagine sapendo che una parte del viaggio è già cominciata.

IL LIBRO CHE HA VINTO TUTTO

E poi ci sono i riconoscimenti.

Hugo Award.

Nebula Award.

Philip K. Dick Award.

Tutti e tre.

Per un romanzo d'esordio.

Non è semplicemente un risultato enorme.

Dice qualcosa sull'impatto immediato che ebbe.

Neuromante non è diventato importante trent'anni dopo perché qualcuno lo ha riscoperto.

Il mondo della fantascienza comprese subito che era arrivato qualcosa di diverso.

Un linguaggio.

Una sensibilità.

Una nuova idea del futuro.

LO SPRAWL

E Neuromante non rimane solo.

Arriveranno:

Count Zero (1986), in italiano Giù nel cyberspazio.

Mona Lisa Overdrive (1988), in italiano Monna Lisa cyberpunk.

Insieme formano la Sprawl Trilogy.

Lo stesso universo continua.

Si espande.

Le domande cambiano.

Ma il centro rimane quella collisione tra esseri umani e sistemi troppo grandi per essere pienamente controllati.

È uno di quei casi in cui la fantascienza smette di chiedere soltanto:

“quale tecnologia avremo?”

e comincia a chiedere:

“CHE TIPO DI PERSONE DIVENTEREMO QUANDO L'AVREMO?”

La seconda domanda è sempre stata molto più interessante.

E ADESSO ARRIVA APPLE

Ed ecco un motivo ulteriore per tornare a Neuromante proprio adesso.

22 gennaio 2027.

Apple TV porterà finalmente Neuromante sullo schermo in una serie da dieci episodi.

Callum Turner sarà Case.

Briana Middleton sarà Molly.

Mark Strong sarà Armitage.

Peter Sarsgaard sarà John Ashpool.

E William Gibson figura anche tra i produttori esecutivi.

Pensate all'ironia meravigliosa della cosa.

Un libro del 1984 che immaginava un mondo dominato da reti digitali, enormi corporation e tecnologie capaci di entrare nella vita delle persone…

nel 2027 diventa una serie distribuita globalmente in streaming da una delle più grandi aziende tecnologiche del pianeta.

L’ironia, per me, è irresistibile.

MA PRIMA DELLA SERIE

Leggete il libro.

Non perché bisogna necessariamente fare quelli che:

“il libro è sempre meglio.”

Non mi interessa.

Cinema.

Serie.

Libri.

Videogiochi.

Sono linguaggi differenti.

Ma c'è qualcosa che nessun adattamento potrà ricreare completamente.

La sensazione di entrare nella mente di Gibson quando quel vocabolario non era ancora entrato così profondamente nell’immaginario collettivo.

Leggere oggi parole come:

cyberspazio.

matrix.

console cowboy.

ice.

intelligenze artificiali.

sapendo che furono messe insieme in quel modo più di quarant'anni fa…

ha qualcosa di particolare.

NON HA PREDETTO IL FUTURO

Ed è importante non trasformare Gibson in Nostradamus.

La fantascienza migliore non funziona così.

Non deve indovinare quale modello di smartphone avremo nel 2035.

Non deve prevedere il nome della prossima piattaforma.

Non deve azzeccare il design dei computer.

Deve fare qualcosa di più difficile.

CAPIRE LE DIREZIONI.

Capire cosa una tecnologia potrebbe fare alle persone.

Al denaro.

Al potere.

Alla cultura.

Alla criminalità.

All'identità.

Alla percezione della realtà.

Gibson non ha semplicemente provato a indovinare il futuro.

Ha costruito una lente attraverso cui guardarlo.

Ed è per questo che continuiamo a tornare lì.

BOOKS

Ed è anche per questo che voglio Neuromante dentro CrashVerse.

Perché se raccontiamo Matrix…

se raccontiamo Ghost in the Shell…

se raccontiamo Cyberpunk 2077…

se raccontiamo hacker, IRC, internet culture, AI e tecnologia…

allora prima o poi dobbiamo andare a vedere alcune delle radici.

CrashVerse non può raccontare soltanto dove è arrivata la cultura pop.

Deve raccontare anche:

DA DOVE È PARTITA.

E i libri sono pieni di mondi che il cinema, i videogiochi e la tecnologia avrebbero incontrato soltanto molti anni dopo.

CRASHVERSE VERDICT

1984.

William Gibson pubblica il suo primo romanzo.

Dentro ci mette un hacker distrutto.

Una mercenaria con il corpo modificato.

Megacorporazioni.

Intelligenze artificiali.

Dati.

Reti.

Una matrice.

Un cyberspazio.

Persone che considerano il mondo digitale più importante di quello fisico.

E più di quarant'anni dopo noi leggiamo tutto questo attraverso uno schermo connesso a una rete globale.

Parliamo con intelligenze artificiali.

Conserviamo la nostra vita nel cloud.

Abbiamo identità digitali.

Paghiamo senza denaro fisico.

Possiamo lavorare con persone che non abbiamo mai incontrato.

Possiamo entrare in mondi virtuali.

Possiamo perdere un'intera vita digitale perché qualcuno ci ruba una password.

Le corporation tecnologiche conoscono parti delle nostre abitudini che probabilmente nemmeno noi ricordiamo.

No.

Non viviamo dentro Neuromante.

Il futuro di Gibson è molto più sporco.

Più violento.

Più estremo.

Più cyberpunk.

Ma qualcosa è successo.

ABBIAMO SMESSO DI CONSIDERARE IL DIGITALE UN POSTO SEPARATO.

Ed è forse questa la previsione più grande di tutte.

Il cyberspazio non sarebbe rimasto dentro il computer.

Sarebbe diventato parte della nostra vita.

Neuromante non ci ha mostrato semplicemente dei computer del futuro.

Ci ha mostrato persone che avrebbero avuto con la tecnologia un rapporto completamente diverso.

Persone per cui essere disconnessi poteva significare perdere una parte di se stessi.

Nel 1984 sembrava fantascienza.

Nel 2026…

provate a spegnere internet per una settimana.

Poi ne riparliamo.

E forse è proprio qui che capisci quanto è grande questo libro.

Non perché William Gibson abbia visto perfettamente il futuro.

Ma perché ha visto qualcosa mentre stava ancora nascendo.

Gli ha dato un nome.

Cyberspazio.

Gli ha dato un luogo.

La matrice.

Gli ha dato degli abitanti.

Hacker.

Corporazioni.

Intelligenze artificiali.

Persone modificate dalla tecnologia.

Poi ha aperto la porta.

E più di quarant'anni dopo…

noi non abbiamo ancora smesso di attraversarla.


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