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CLUB CULTURE · DJs & PRODUCERS × NERD CULTURE

A Night City faceva la ripperdoc. Alla radio diventava Bara Nova. Nel mondo reale, invece, Nina Kraviz fa qualcosa forse ancora più difficile: prende una pista piena di persone, rifiuta di darle esattamente quello che si aspetta e riesce comunque a non perderla. Producer, DJ, selector, label owner. Ma soprattutto una delle artiste che meglio ricordano cosa significhi davvero avere il controllo di una folla.

Scritto da cRASh

ESPLORA L’ARTICOLO · 8 CAPITOLI
  1. NON BASTA ALZARE I BPM
  2. IL PUBBLICO NON DEVE DECIDERE IL SET
  3. PRIMA DELLA DJ C'È LA PRODUCER
  4. ТРИП
  5. QUANDO LA FOLLA DIVENTA UNO STRUMENTO
  6. NON SEMPRE DEVE ESSERE COMODA
  7. DA IRKUTSK A NIGHT CITY
  8. IL VERO CONTROLLO

Sì.

Nina Kraviz era anche in Cyberpunk 2077.

E per chi, come me, ama entrambe le cose, techno e videogiochi, è già un dettaglio meravigliosamente assurdo.

CD Projekt RED le affidò un intero DJ set per 95.2 Samizdat Radio sotto il nome di Bara Nova. Nel gioco compare inoltre un personaggio modellato su di lei: una ripperdoc di Charter Hill a cui Kraviz presta anche la voce.

Potremmo quasi chiuderla qui.

Una DJ techno siberiana finita fisicamente dentro Night City sembra materiale costruito apposta per CrashVerse.

Ma sarebbe anche un modo terribilmente riduttivo di parlare di Nina Kraviz.

Perché io Nina la ammiro.

E non semplicemente perché mi piace quello che suona.

La ammiro per come produce.

Per come sceglie la musica.

Per come costruisce un set.

E soprattutto per una caratteristica che, davanti a una grande folla, diventa evidentissima:

riesce a tenerla.

Non semplicemente a farla saltare.

A tenerla.

C'è una differenza enorme.

01 / NON BASTA ALZARE I BPM

Nina Kraviz alla console durante il tour di трип raccontato da Mixmag nel 2017. Fotografia: Galen Oakes / Mixmag.
Nina Kraviz alla console durante il tour di трип raccontato da Mixmag nel 2017. Fotografia: Galen Oakes / Mixmag. Fonte originale

Oggi portare energia su una pista può sembrare quasi una formula.

BPM più alti.

Drop.

Build-up.

Altro drop.

Mani in aria.

Telefoni fuori.

Ripetere.

Funziona.

Non c'è nulla di male.

Ma controllare veramente un dancefloor è un'altra cosa.

Significa poter togliere energia senza perdere attenzione.

Cambiare direzione.

Mettere un disco che il pubblico non conosce.

Lasciare respirare una transizione.

Rallentare.

Accelerare.

Diventare strana.

E fare in modo che migliaia di persone rimangano lì perché vogliono capire dove le stai portando.

Nina Kraviz questa cosa la sa fare terribilmente bene.

Già anni fa spiegava che, davanti a un pubblico nuovo, i primi dieci o quindici minuti per lei servivano a trovare quella che chiamava la “key of the crowd”: non consegnare immediatamente al pubblico la gratificazione che pretende, ma conquistarne progressivamente la fiducia.

Questa frase dice quasi tutto.

Perché il DJing, quando funziona davvero, è una conversazione.

Il pubblico comunica.

Il DJ risponde.

Poi provoca.

Il pubblico reagisce.

E a quel punto puoi decidere se seguirlo oppure provare a trascinarlo da qualche altra parte.

Kraviz tende a scegliere la seconda strada.

02 / IL PUBBLICO NON DEVE DECIDERE IL SET

C'è una cosa che trovo particolarmente affascinante nel suo modo di suonare.

Nina non sembra avere paura della possibilità di disorientarti.

Mixmag, raccontando un suo set al DGTL di Amsterdam davanti a circa diecimila persone, descriveva proprio questa caratteristica: Kraviz non prepara i propri set rigidamente in anticipo e non è una DJ incline ad assecondare ciò che il pubblico pensa di voler sentire.

Ed è un rischio.

Molto più grande di quanto sembri.

Quando sei davanti a cento persone puoi sbagliare un disco.

Davanti a diecimila, ogni decisione diventa gigantesca.

Puoi sentire fisicamente quando una pista perde concentrazione.

L'energia cambia.

I movimenti cambiano.

Le persone cominciano a parlare.

Si girano.

Prendono il telefono.

Se ne vanno.

Un grande DJ percepisce queste cose prima ancora di vederle.

E interviene.

Non necessariamente mettendo il disco più semplice.

A volte facendo esattamente il contrario.

Nina può passare dalla techno all'acid, infilare trance, electro, breakbeat, hardcore, vecchi dischi e produzioni non ancora pubblicate. Nei suoi set l'eclettismo non è decorazione: fa parte del metodo. DJ Mag l'ha descritta proprio per la capacità di attraversare generi differenti all'interno della stessa performance; lei stessa ha spiegato che in un set lungo tre o cinque ore può costruire gradualmente il viaggio e attraversare molti più territori musicali.

Questa è una cosa che adoro.

Perché tenere la folla non significa darle continuamente ragione.

Significa convincerla a seguirti anche quando cambi strada.

03 / PRIMA DELLA DJ C'È LA PRODUCER

Nina Kraviz: ritratto pubblicato nella pagina ufficiale dell’artista di Time Warp.
Nina Kraviz: ritratto pubblicato nella pagina ufficiale dell’artista di Time Warp. Fonte originale

E qui arriva un altro punto fondamentale.

Nina Kraviz non è diventata producer perché era già una DJ famosa.

La produzione è parte della sua identità dall'inizio.

Cresciuta a Irkutsk, in Siberia, passa attraverso radio, collezionismo musicale, promozione di eventi e DJing mentre studia e lavora anche come dentista. Alla fine degli anni Duemila arrivano le prime pubblicazioni; successivamente Rekids diventa una piattaforma decisiva per la sua crescita internazionale. Nel 2012 esce il suo album omonimo, Nina Kraviz.

E dentro quell'album c'è un pezzo che ormai è praticamente impossibile separare dal suo nome.

Ghetto Kraviz.

Pochissimi elementi.

Groove.

Voce.

Ripetizione.

Spazio.

Quasi l'opposto dell'idea secondo cui una produzione elettronica debba continuamente aggiungere qualcosa per restare interessante.

Nina ha raccontato di aver registrato Ghetto Kraviz in circa venti minuti, utilizzando persino il microfono del proprio Mac Pro, descrivendo un approccio produttivo molto istintivo: trovare il groove, premere record e lasciare che succeda qualcosa.

Questa storia mi piace parecchio.

Perché smonta quella convinzione secondo cui la complessità tecnica debba necessariamente essere udibile.

Puoi avere uno studio infinito.

Centinaia di plugin.

Hardware da decine di migliaia di euro.

Mille tracce dentro una sessione.

E comunque non avere un'idea.

Oppure puoi trovare il groove giusto.

E quello basta.

La produzione di Nina possiede spesso questa qualità.

Non cerca di dimostrare quanto lavoro ci sia dietro.

Cerca una sensazione.

Qualcosa di fisico.

Ipnotico.

A volte sporco.

A volte sessuale.

A volte quasi infantile nella ripetizione.

Ma immediatamente riconoscibile.

Ed è probabilmente anche per questo che la sua produzione e il suo DJing sembrano appartenere alla stessa persona.

Entrambi privilegiano l'istinto.

04 / ТРИП

Una performance del collettivo трип, dal reportage del tour nordamericano. Fotografia: Galen Oakes / Mixmag.
Una performance del collettivo трип, dal reportage del tour nordamericano. Fotografia: Galen Oakes / Mixmag. Fonte originale

Nel 2014 arriva трип.

Si pronuncia trip.

Viaggio.

Ed è probabilmente uno dei nomi più adatti che potesse scegliere per una label.

Perché la filosofia non è mai stata semplicemente pubblicare “la techno di Nina Kraviz”.

La label diventa uno spazio per materiale più strano, abrasive electronics, acid, techno, electro e artisti che difficilmente avrebbero avuto la stessa visibilità altrove. Bjarki, PTU, Roma Zuckerman, Deniro e altri entrano nel suo universo insieme a nomi e materiali provenienti dalla storia dell'underground elettronico.

E questo conta.

Perché essere producer significa creare il proprio suono.

Essere DJ significa selezionare quello degli altri.

Avere una label significa fare un'altra cosa ancora:

decidere cosa merita di essere ascoltato.

È una forma diversa di curatela.

E Nina è molto forte anche lì.

Non cerca soltanto tracce che funzionino.

Cerca personalità.

Imperfezioni.

Cose che magari altrove verrebbero corrette.

Raddrizzate.

Rese più facilmente consumabili.

Una delle sue osservazioni più interessanti sulla produzione contemporanea è proprio la critica a quella musica elettronica troppo “careful”, troppo preoccupata di non fare nulla di sbagliato.

E la capisco.

Perché spesso ciò che rende memorabile un disco è proprio qualcosa che, tecnicamente, non dovrebbe essere lì.

05 / QUANDO LA FOLLA DIVENTA UNO STRUMENTO

Nina Kraviz e il collettivo alla console: la dimensione condivisa del tour di трип. Fotografia: Galen Oakes / Mixmag.
Nina Kraviz e il collettivo alla console: la dimensione condivisa del tour di трип. Fotografia: Galen Oakes / Mixmag. Fonte originale

Ma torniamo davanti alla console.

Perché è lì che secondo me Nina Kraviz diventa davvero speciale.

Guardatela mentre suona.

Non soltanto ascoltatela.

Guardatela.

Sta continuamente leggendo quello che succede davanti a lei.

Si muove.

Osserva.

Aspetta.

Sorride.

A volte sembra completamente chiusa dentro la musica e un secondo dopo sta guardando migliaia di persone.

Mixmag, seguendola in tour con gli artisti di трип, raccontava proprio questa capacità di collegarsi fisicamente al pubblico, mentre Bjarki descriveva il suo DJing come qualcosa guidato dall'energia e dal momento più che dalla ricerca della perfezione tecnica assoluta.

E questo è un concetto importante.

Una transizione perfetta non salva un set senza anima.

Un beatmatch millimetrico non ti insegna a leggere una sala.

La tecnica serve.

Naturalmente.

Ma dopo un certo livello la tecnica dovrebbe quasi diventare invisibile.

Quello che rimane è la capacità di decidere cosa fare adesso.

Questo disco?

Tra due minuti?

Adesso?

No.

Aspetta.

Lascia girare questo.

Guarda la pista.

Ora.

È una successione di microdecisioni che nessun pubblico vedrà mai.

Ma il pubblico ne sentirà tutte le conseguenze.

Ed è lì che distingui qualcuno che riproduce musica da qualcuno che sta realmente suonando una folla.

06 / NON SEMPRE DEVE ESSERE COMODA

E Nina non è sempre comoda.

È una delle ragioni per cui mi piace.

Nel 2016 un suo closing set in Australia provocò persino critiche da parte di una parte del pubblico perché si era allontanata dalle aspettative più lineari della serata. Kraviz difese il set definendolo spontaneo, eclettico ma coerente e rivendicando la libertà espressiva del DJ.

Questa è esattamente la linea.

Puoi discutere una scelta.

Può non piacerti un passaggio.

Puoi preferire un'altra fase del set.

Ma almeno sta scegliendo.

In un'epoca in cui è facilissimo osservare cosa funziona sui social, quali tracce provocano più reaction, quali drop vengono filmati e quali BPM stanno dominando i festival, continuare a sorprendere comporta inevitabilmente il rischio di sbagliare.

Meglio così.

Un DJ completamente prevedibile può essere perfetto.

Ma dopo mezz'ora hai già capito tutto.

Con Nina Kraviz spesso non sai quale sarà il disco successivo.

E quindi continui ad ascoltare.

07 / DA IRKUTSK A NIGHT CITY

Poi c'è Cyberpunk.

Perché naturalmente c'è Cyberpunk.

Una donna cresciuta in Siberia ascoltando trasmissioni radio notturne di musica elettronica, diventata DJ, producer e proprietaria di una delle label più riconoscibili dell'underground, finisce dentro uno dei mondi cyberpunk più grandi mai costruiti.

Come ripperdoc.

E contemporaneamente come producer di musica ascoltata nelle radio di Night City.

È quasi troppo perfetto.

Nel booklet ufficiale della Ultimate Edition, CD Projekt RED accredita infatti Bara Nova (Nina Kraviz) con un intero DJ set trasmesso da Samizdat Radio.

Per me è inevitabile sorridere.

Perché quando la incontri a Charter Hill non sto soltanto vedendo un cameo.

Sto vedendo una delle DJ che ammiro finita dentro un universo che adoro.

Per qualche minuto techno e gaming collassano nello stesso punto.

Molto CrashVerse.

08 / IL VERO CONTROLLO

Nina Kraviz continua ancora oggi a muoversi sui grandi palchi internazionali: nel 2026 è stata inserita nei programmi ufficiali di Time Warp e Awakenings.

Ma la grandezza non è il punto.

Puoi mettere un DJ davanti a cinquantamila persone e non ottenere niente di speciale.

Oppure metterne uno davanti a mille e assistere a qualcosa che ricorderai per anni.

Il pubblico non misura automaticamente il talento.

Quello che conta è cosa riesci a fare con quel pubblico.

Ed è per questo che ammiro Nina Kraviz.

Per la producer capace di togliere invece di aggiungere.

Per la selector che non considera trent'anni di musica elettronica come compartimenti separati.

Per la label owner che cerca ciò che ha carattere prima di ciò che è perfetto.

Ma soprattutto per la DJ.

Perché guardare una folla enorme saltare sul drop giusto è spettacolare.

Portarla dove vuole già andare è relativamente facile.

Il vero talento è farle cambiare direzione senza farle smettere di seguirti.

E quando Nina Kraviz è davvero dentro un set, può togliere il terreno da sotto i piedi a migliaia di persone, cambiare ritmo, cambiare epoca, cambiare linguaggio e ritrovarsele ancora lì.

Ad aspettare il prossimo disco.

Quello, per me, è controllo.

Non controllare la musica.

Controllare il viaggio.

FONTI E APPROFONDIMENTI

Fotografie originali e relativi diritti: Galen Oakes / Mixmag e rispettivi titolari indicati nelle fonti. Testo: cRASh. Impaginazione: CrashVerse.


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