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MUSIC · BANDS
Due grandi dischi. Una quantità impressionante di inni. Due fratelli diventati personaggi prima ancora che musicisti. Poi una discografia che passa anni a inseguire ciò che era già successo. Nel frattempo gli stadi continuano a riempirsi, la reunion diventa un evento mondiale e persino il 2027 è già sold out. Gli Oasis hanno vinto. Ma resta una domanda poco educata: hanno davvero lasciato una musica grande quanto il loro mito?
Scritto da cRASh
ESPLORA L’ARTICOLO · 16 CAPITOLI
- PRIMA DI DISTRUGGERLI, DIAMOGLI QUELLO CHE È LORO
- DUE ANNI
- NO, NON HANNO INVENTATO NIENTE
- IL 1997 È IL MOMENTO IN CUI LA REALTÀ ENTRA NELLA STANZA
- MENTRE GLI ALTRI ANDAVANO AVANTI
- THE MASTERPLAN: IL PARADOSSO PERFETTO
- E POI?
- LIAM GALLAGHER: UNA VOCE, UNA POSA, UN MARCHIO
- NOEL È IL VERO MOTORE
- I TESTI
- I GALLAGHER HANNO CREATO UNA SOAP OPERA MIGLIORE DI MOLTE BAND
- IL GRANDE MIRACOLO DELLA REUNION
- FORSE GLI OASIS SONO LA BAND PERFETTA PER UNO STADIO
- E QUINDI, SONO SOPRAVVALUTATI?
- VERDICT
- IL PROBLEMA NON SONO GLI OASIS
Nel 2025 gli Oasis sono tornati.
Non “sono tornati” nel senso in cui torna una band che interessa ancora a qualche nostalgico.
Sono tornati nel modo Oasis.
Stadi.
Biglietti esauriti.
Manchester.
Wembley.
Nord America.
Asia.
Australia.
Sud America.
Il tour Live ’25 è diventato un fenomeno globale e la storia non si è fermata lì: nel settembre 2026 la band ha annunciato Live ’27, con nuove date tra Regno Unito, Europa, Stati Uniti e Irlanda. Tutto esaurito anche quello. In Italia sono previste tre serate allo Stadio Olimpico di Roma, il 26, 29 e 30 luglio 2027.
Numeri enormi.
Affetto enorme.
Impatto culturale enorme.
Tutto vero.
Ma uno stadio pieno dimostra una cosa soltanto:
che tantissime persone vogliono essere lì.
Non dimostra automaticamente che davanti a loro ci sia una delle migliori discografie della storia del rock.
E forse è arrivato il momento di separare le due cose.
01 / PRIMA DI DISTRUGGERLI, DIAMOGLI QUELLO CHE È LORO

Definitely Maybe è un grande disco.
Punto.
1994.
“Rock ’n’ Roll Star”.
“Supersonic”.
“Live Forever”.
“Cigarettes & Alcohol”.
“Slide Away”.
C’è fame.
C’è arroganza.
C’è una band che sembra convinta di essere già gigantesca prima ancora che il resto del mondo abbia avuto il tempo di accorgersene.
Ed è proprio questo a renderla elettrizzante.
Non inventano il rock.
Non stanno cercando di farlo.
Lo prendono.
Lo gonfiano.
Lo rendono rumoroso.
Lo trasformano in qualcosa che un ragazzo può ascoltare nella propria stanza sentendosi per quattro minuti il centro dell'universo.
Il disco entra direttamente al numero uno nel Regno Unito e diventa, all'epoca, il debutto più rapidamente venduto della storia britannica.
Poi arriva (What's the Story) Morning Glory?.
E qui non c'è molto da discutere.
“Wonderwall”.
“Don't Look Back in Anger”.
“Some Might Say”.
“Morning Glory”.
“Champagne Supernova”.
Una concentrazione di canzoni capaci di funzionare dentro una cuffia, in macchina, in un pub e davanti a centomila persone.
Pitchfork lo ha definito il vertice assoluto degli Oasis, sottolineando quanto nel 1995 Noel Gallagher fosse in uno stato creativo eccezionale.
Siamo d'accordo.
Il problema comincia subito dopo.
02 / DUE ANNI

Fermiamoci sulle date.
Definitely Maybe: 1994.
Morning Glory: 1995.
La parte veramente intoccabile della leggenda Oasis si concentra in uno spazio temporale incredibilmente piccolo.
Due anni.
Certo, esistono ottime B-side.
Esiste The Masterplan.
Esistono singoli successivi che vale la pena salvare.
Ma se togliamo la mitologia, la parte della discografia utilizzata ancora oggi per dimostrare la grandezza assoluta del gruppo torna continuamente nello stesso punto.
1994.
1995.
E questa è già una cosa curiosa per una band durata fino al 2009 e poi trasformata in culto per altri sedici anni.
Quando una band viene definita una delle più grandi di sempre, sarebbe lecito aspettarsi qualcosa di più di un picco fulminante seguito da una lunga amministrazione del patrimonio.
03 / NO, NON HANNO INVENTATO NIENTE
Qui arriva una delle cose più divertenti dell'intera storia.
Noel Gallagher non ha mai avuto particolare interesse a fingersi un rivoluzionario.
Nel 1994, interrogato sulle somiglianze tra gli Oasis e gruppi precedenti, riassumeva praticamente il proprio metodo dicendo che suonavano come le parti migliori di tutte le band importanti.
Beatles.
T. Rex.
Stones.
Sex Pistols.
The Jam.
Non lo viveva come un'accusa.
Quasi come un programma artistico.
Ed è esattamente questo il punto.
Gli Oasis possiedono un talento formidabile nel ricombinare cose che abbiamo già sentito.
Non nel portare il rock da qualche parte dove non era mai stato.
Noel è stato un eccellente artigiano della melodia.
Uno straordinario costruttore di ritornelli.
Un uomo con un senso quasi scientifico per il momento in cui una canzone deve aprirsi e diventare enorme.
Ma innovatore?
Calma.
Il DNA è continuamente visibile.
Beatles.
Glam.
Punk.
Stone Roses.
T. Rex.
Classic rock britannico.
Gli Oasis prendono quel patrimonio, gli mettono un amplificatore davanti e lo restituiscono con una quantità industriale di sicurezza.
Funziona.
Ma non confondiamo efficacia e innovazione.
Sono due cose completamente diverse.
04 / IL 1997 È IL MOMENTO IN CUI LA REALTÀ ENTRA NELLA STANZA

Poi arriva Be Here Now.
Uno degli album più interessanti della loro carriera.
Non perché sia uno dei migliori.
Perché è il momento in cui il mito diventa così grande da cominciare a mangiare la band.
Nel 1997 sembrava impossibile criticare gli Oasis.
La stampa britannica aspettava il disco come una proclamazione reale.
Le recensioni iniziali furono entusiaste.
Le vendite esplosero.
Tutto sembrava confermare che Noel e Liam Gallagher fossero davvero al centro del pianeta.
Poi passò l'euforia.
E rimase l'album.
Chitarre sopra altre chitarre.
Canzoni lunghissime.
Arrangiamenti gonfi.
Produzione saturata.
Una band convinta che se una cosa funzionava per cinque minuti avrebbe funzionato ancora meglio per nove.
La successiva rivalutazione critica è stata brutale. Pitchfork ha descritto il mix come soffocante e ha sottolineato come le canzoni fossero sommerse da una quantità spropositata di strati sonori.
Nell’intervista del 2016 a Keith Cameron, Noel Gallagher descrive quel periodo come eccitante ma estenuante e considera il disco un’occasione mancata. Sul mix è ancora più netto: avrebbero dovuto affidarlo a qualcuno con uno sguardo fresco.
Nella stessa intervista ricorda la quantità assurda di sovraincisioni: al punto da richiedere una seconda macchina a nastro. Rimettere mano alle registrazioni gli fece capire quanto gli elementi essenziali fossero rimasti sepolti.
Questa non è soltanto la storia di un album troppo lungo.
È il punto in cui gli Oasis smettono di guidare la propria epoca.
05 / MENTRE GLI ALTRI ANDAVANO AVANTI
Il contrasto diventa quasi crudele.
1997.
Gli Oasis pubblicano Be Here Now.
I Radiohead pubblicano OK Computer.
Una band guarda ossessivamente indietro.
L'altra prende il rock e prova a immaginare cosa potrebbe diventare.
Riascoltati oggi, i due dischi rendono evidente il contrasto: i Radiohead sembrano proiettati verso il futuro, gli Oasis sempre più legati al proprio classicismo rock.
E non è nemmeno necessario trasformare Radiohead nel metro assoluto di qualsiasi cosa.
Guardiamo i Blur.
Dalla battaglia Britpop arrivano a Blur, poi 13.
Cambiano pelle.
Sbagliano.
Provano.
Gli Oasis fanno principalmente un'altra cosa:
cercano di essere ancora gli Oasis.
È una strategia perfettamente legittima.
Ma poi non raccontiamola come avanguardia.
06 / THE MASTERPLAN: IL PARADOSSO PERFETTO
Nel 1998 arriva The Masterplan.
Una raccolta di B-side.
E succede qualcosa di quasi comico.
È migliore di Be Here Now.
“Acquiesce”.
“Talk Tonight”.
“Half the World Away”.
“The Masterplan”.
Canzoni lasciate ai margini mentre la band impiegava minuti infiniti a costruire monumenti di chitarre dentro il terzo album.
Per me, quelle canzoni avrebbero potuto costituire la base di un terzo grande disco. È il paradosso: materiale trattato come secondario finisce per pesare più di un album atteso come un evento.
Pensiamoci.
Una delle presunte più grandi band britanniche di sempre aveva già bruciato talmente tante ottime canzoni come B-side che, arrivata al terzo album, pubblicò il primo grande segnale del proprio declino.
Questa è contemporaneamente una dimostrazione del talento iniziale di Noel e dell'assurdità di ciò che accadde dopo.
07 / E POI?
Ecco la domanda che ogni celebrazione degli Oasis tende elegantemente a evitare.
E poi?
Standing on the Shoulder of Giants.
Heathen Chemistry.
Don't Believe the Truth.
Dig Out Your Soul.
Sono davvero quattro album che qualcuno utilizzerebbe per costruire la tesi secondo cui gli Oasis sono una delle più grandi band di tutti i tempi?
Ci sono canzoni buone.
Certo.
“Go Let It Out”.
“Stop Crying Your Heart Out”.
“Little by Little”.
“The Importance of Being Idle”.
“Lyla”.
“The Shock of the Lightning”.
“Falling Down”.
Il problema non è l'assenza assoluta di materiale valido.
Il problema è la densità.
La distanza fra ciò che erano nel 1994-95 e ciò che sono diventati.
Basta guardare la selezione di Stop the Clocks, la retrospettiva del 2006: il baricentro resta nei primi due album e nelle B-side di quella stessa epoca.
E nel recensire Dig Out Your Soul, Pitchfork parlava apertamente di un netto declino qualitativo successivo a Be Here Now, pur riconoscendo qualche segnale di ripresa nell'ultimo disco.
Il problema quindi non è:
“Gli Oasis dopo il 1995 non hanno mai più scritto una buona canzone.”
Sarebbe falso.
Il problema è:
“Per quanto tempo possiamo utilizzare due dischi straordinari per proteggere tutto quello che viene dopo?”
08 / LIAM GALLAGHER: UNA VOCE, UNA POSA, UN MARCHIO

Poi c'è Liam.
Qui bisogna concedergli qualcosa.
La voce dei primi Oasis è immediatamente riconoscibile.
Nasale.
Aggressiva.
Arrogante.
Quasi perennemente infastidita dal fatto di dover cantare.
E funziona perfettamente sulle canzoni di Noel.
Quella voce trasforma “Live Forever” in qualcosa che un cantante più raffinato probabilmente non avrebbe saputo rendere altrettanto iconico.
Ma Liam diventa anche presto un'immagine.
Mani dietro la schiena.
Collo proteso verso il microfono.
Parka.
Occhiali.
Tamburello.
Espressione da uomo che sembra considerare personalmente offensiva l'esistenza di chiunque gli stia davanti.
Fantastico rock'n'roll.
Ma anche merchandising perfetto.
E a un certo punto la distinzione diventa difficile.
Quanto stiamo celebrando il cantante?
Quanto il personaggio?
Quanto il meme umano?
Quanto l'idea britannica di ciò che una rockstar dovrebbe sembrare?
09 / NOEL È IL VERO MOTORE

Se dobbiamo attribuire grandezza musicale a qualcuno, il centro è Noel.
Le canzoni che hanno costruito il mito iniziale sono soprattutto sue.
Le melodie sono sue.
La visione iniziale è sua.
Ha saputo capire con una lucidità straordinaria quali elementi del rock britannico potessero essere trasformati in musica da stadio.
Ma anche qui esiste un limite.
Perché la stessa abilità che rende Noel così efficace diventa progressivamente la gabbia della band.
Ha un linguaggio.
Lo conosce.
Lo perfeziona.
Lo ripete.
Quando gli Oasis tentano di uscire da quel linguaggio, spesso lo fanno timidamente.
Quando vi rientrano, inevitabilmente vengono confrontati con canzoni migliori scritte dieci anni prima.
È una trappola perfetta.
E non ne sono mai usciti davvero.
10 / I TESTI
Poi ci sono i testi.
Qui la mitologia Oasis raggiunge livelli quasi religiosi.
Migliaia di persone cantano quelle parole.
Matrimoni.
Funerali.
Stadi.
Pub.
Graduations.
Momenti della vita.
Ed è una cosa bellissima.
Ma il fatto che una frase venga urlata da ottantamila persone non la trasforma automaticamente in grande letteratura.
Noel possiede una capacità eccellente di scrivere frasi che sembrano significare moltissimo nel momento in cui le canti.
È un talento.
Ma spesso, se provi realmente a smontarle e a chiederti cosa stiano dicendo, trovi immagini casuali, rime scelte per il suono e pseudo-profondità.
E va benissimo.
Il rock non deve essere poesia accademica.
Il problema nasce soltanto quando cominciamo a trattare ogni verso come se provenisse da Leonard Cohen.
A volte un cannonball è semplicemente un cannonball.
E a volte non significa assolutamente niente.
11 / I GALLAGHER HANNO CREATO UNA SOAP OPERA MIGLIORE DI MOLTE BAND
Poi arrivano loro due.
Noel e Liam.
Litigi.
Insulti.
Concerti saltati.
Interviste.
Separazioni.
Riconciliazioni impossibili.
Separazione definitiva nel 2009.
Anni di frecciate.
Noel's High Flying Birds.
Carriera solista di Liam.
Poi reunion.
Da un punto di vista mediatico è fantastico.
Sono due fratelli che hanno trasformato un rapporto familiare disfunzionale in un franchise globale.
Ma anche questo contribuisce alla distorsione.
Gli Oasis non sono soltanto musica.
Sono la storia degli Oasis.
La gente ama la rivalità.
Ama aspettare che Liam dica qualcosa su Noel.
Ama aspettare la risposta.
Ama chiedersi se torneranno insieme.
Ama poter raccontare:
“Li ho visti prima che si separassero.”
“Li vedrò adesso che sono tornati.”
La narrativa ha mantenuto vivo il marchio persino mentre la band non esisteva.
Geniale.
Ma nuovamente:
non è una canzone.
12 / IL GRANDE MIRACOLO DELLA REUNION

Ed eccoci al 2025.
Liam e Noel sono di nuovo insieme.
Le prime immagini diventano immediatamente storia pop.
Gli stadi esplodono.
La gente piange.
Padri portano figli.
Persone che non erano nate nel 1995 cantano “Wonderwall”.
È potente.
Nessuna ironia.
Quella parte è reale.
La musica può creare memoria collettiva e gli Oasis possiedono alcune canzoni perfette per farlo.
Il tour mondiale è stato interamente sold out.
Ma osserviamo cosa sta succedendo.
Qual è la grande novità artistica della reunion?
Non un nuovo linguaggio.
Non un disco che rimette in discussione la loro storia.
Non una reinvenzione.
La grande attrazione è:
finalmente suonano di nuovo insieme le canzoni che vogliamo già sentire.
È nostalgia nella sua forma più pura.
Ottimamente eseguita.
Emotivamente autentica.
Commercialmente devastante.
Ma nostalgia.
E oggi quella nostalgia è talmente forte da aver già esaurito un altro gigantesco tour per il 2027.
Questo dimostra quanto siano importanti culturalmente.
Non risolve minimamente la questione artistica.
13 / FORSE GLI OASIS SONO LA BAND PERFETTA PER UNO STADIO
Qui arriviamo alla cosa che spiega molto.
Gli Oasis hanno scritto alcune canzoni che diventano più grandi quando vengono cantate male da migliaia di persone contemporaneamente.
È quasi una qualità progettuale.
“Wonderwall” appartiene ormai all'umanità.
“Don't Look Back in Anger” non ha quasi più bisogno degli Oasis.
“Live Forever” entra in un altro spazio quando un pubblico intero canta il ritornello.
“Champagne Supernova” sembra costruita appositamente per far abbracciare sconosciuti.
Sono canzoni comunitarie.
Ed è un talento enorme.
Ma questo spiega anche perché la leggenda continui ad aumentare mentre la discografia rimane sostanzialmente immobile.
Ogni volta che centomila persone cantano quelle canzoni, il mito viene registrato di nuovo.
Non importa che il catalogo successivo sia molto meno consistente.
Quella sera esistono solo i classici.
14 / E QUINDI, SONO SOPRAVVALUTATI?
Sì.
Per me sì.
Ma bisogna essere precisi su cosa significhi.
Non significa che siano scarsi.
Non significa che Noel Gallagher non sappia scrivere.
Non significa che Liam Gallagher non possieda una delle voci più immediatamente riconoscibili del rock britannico moderno.
Non significa che Definitely Maybe non sia magnifico.
Non significa che Morning Glory non sia uno dei dischi simbolo degli anni Novanta.
Significa semplicemente questo:
la reputazione complessiva degli Oasis è diventata più grande della qualità complessiva della loro discografia.
Il loro picco è altissimo.
Ma troppo breve.
La loro influenza culturale è enorme.
La loro innovazione musicale molto meno.
La loro capacità melodica è indiscutibile.
La loro evoluzione quasi inesistente.
La loro iconografia è tra le più potenti degli ultimi trent'anni.
La loro discografia completa non regge il confronto con il mito costruito intorno ad essa.
Queste cose possono essere vere contemporaneamente.
15 / VERDICT
OASIS
IMPATTO CULTURALE: 10/10
Impossibile negarlo.
Britpop, Cool Britannia, Manchester, Knebworth, tabloid, stadi, generazioni intere.
Sono storia della cultura britannica.
PICCO CREATIVO: 9/10
1994-1995.
Una quantità assurda di grandi canzoni in pochissimo tempo.
E alcune B-side talmente buone da rendere ridicolo il concetto stesso di B-side.
DISCOGRAFIA COMPLETA: 6/10
Ed è qui che cade il monumento.
Sette album in studio prima della separazione.
Due fondamentali.
Uno gigantesco ma profondamente difettoso.
Quattro con momenti interessanti, raramente indispensabili.
INNOVAZIONE: 4/10
Gli Oasis non hanno inventato un nuovo linguaggio.
Hanno saputo assemblare magnificamente linguaggi precedenti e venderli a una nuova generazione.
È talento.
Ma chiamiamolo con il suo nome.
MITOLOGIA: 11/10
Qui sono praticamente imbattibili.
Gallagher contro Gallagher.
Manchester.
Parka.
Knebworth.
Britpop.
Separazione.
Sedici anni di attesa.
Reunion.
Wembley.
Nuovi sold out.
Il marchio Oasis è più forte oggi di quello di molte band che non hanno mai smesso di suonare.
16 / IL PROBLEMA NON SONO GLI OASIS
Forse, alla fine, il problema non sono nemmeno loro.
Noel Gallagher ci aveva avvertiti fin dall'inizio.
Prendeva ciò che amava.
Scriveva grandi melodie.
Voleva diventare enorme.
Ci è riuscito.
Liam voleva essere una rockstar.
Ci è riuscito probabilmente ancora meglio.
Sono stati esattamente ciò che volevano essere.
Siamo noi ad aver aggiunto il resto.
Abbiamo trasformato un periodo eccezionale in una carriera eccezionale.
Una serie di inni in una discografia intoccabile.
Una band brillantemente derivativa in un simbolo di originalità.
Due fratelli incredibilmente carismatici in una specie di istituzione del rock.
E adesso, più di trent'anni dopo, continuiamo a riempire gli stadi per ascoltare soprattutto canzoni scritte quando il primo governo Blair non esisteva ancora.
Forse questa è la vera grandezza degli Oasis.
Non essere stati la migliore band del mondo.
Essere riusciti a convincere milioni di persone che per un momento lo fossero.
E poi fare in modo che quel momento durasse trent'anni.
FONTI E CREDITI
Commento e valutazioni di cRASh. I voti esprimono il giudizio editoriale dell’autore. Dati verificati il 20 ottobre 2026.
- Oasis — Live ’27
- Oasis — date ufficiali
- Oasis — The Masterplan
- Official Charts — Definitely Maybe
- Pitchfork — Morning Glory
- Pitchfork — Be Here Now
- Pitchfork — Dig Out Your Soul
- Keith Cameron — intervista a Noel Gallagher (2016)
- Noel nel 1994 — dichiarazione ripresa da Mic
Fotografie dall’archivio ufficiale Oasis, con crediti indicati nelle didascalie. Diritti dei rispettivi titolari.


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