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NERD CULTURE · POKÉMON · DAL 1996
Due Game Boy, un cavo. Poi un mondo intero da condividere.
Scritto da cRASh
IO MI SONO FERMATO AL GAME BOY
Pokémon l’ho vissuto lì.
Sul Game Boy.
E già lì avevo capito una cosa.
Quella roba era pericolosa.
Nel senso buono.
Perché iniziavi con:
“Vediamo com’è.”
Poi catturavi il primo Pokémon.
Poi volevi farlo crescere.
Poi evolvere.
Poi te ne mancava uno.
Poi due.
Poi volevi completare il Pokédex.
Poi qualcuno aveva quello che tu non avevi.
Poi arrivava il cavo link.
Poi lo scambio.
Poi la battaglia.
E lentamente capivi che non stavi semplicemente giocando.
Stavi entrando in un sistema costruito benissimo per farti restare.
IO, A UN CERTO PUNTO, MI SONO FERMATO
Non perché pensassi che fosse una passione stupida.
Al contrario.
Forse proprio perché avevo capito quanto facilmente avrebbe potuto diventare anche mia.
E chi mi conosce sa che quando una cosa tecnologica, nerd o collezionabile riesce a prendermi davvero…
beh.
Il rischio economico diventa concreto.
1996
Pokémon nasce in Giappone nel febbraio 1996.
Game Freak.
Nintendo.
Creatures.
Pokémon Red e Green.
Un piccolo Game Boy.
Schermo monocromatico.
Pixel.
Memoria limitata.
Hardware che oggi farebbe sorridere qualsiasi smartphone.
Eppure dentro quella cartuccia c’era una delle idee più potenti mai costruite nella storia dei videogiochi.

CATTURARLI
Il concetto sembra semplicissimo.
Esplori.
Incontri creature.
Le catturi.
Le alleni.
Le fai combattere.
Le evolvi.
Ne cerchi altre.
Ma il vero genio non è soltanto questo.
SCAMBIARLI
Pokémon non voleva che tu facessi tutto da solo.
Questa è la parte fondamentale.
Alcune creature non erano disponibili nella tua versione.
Per completare davvero la collezione avevi bisogno di qualcun altro.
Un altro Game Boy.
Un altro gioco.
Un cavo.
IL CAVO LINK
Oggi può sembrare una cosa quasi preistorica.
Un cavo fisico tra due console.
Ma in quel momento era magia.
Collegavi due Game Boy.
E improvvisamente il videogioco usciva dalla tua macchina.
Entrava in quella dell’altro.
Un Pokémon passava davvero da un mondo all’altro.
QUESTA COSA ERA GENIALE
Perché il messaggio implicito era semplice:
non puoi completare tutto da solo.
Devi incontrare qualcuno.
151
La prima generazione conta 151 Pokémon.
Ma uno aveva una storia diversa.
Mew.
Il Pokémon segreto, ottenibile ufficialmente attraverso iniziative dedicate. Per lui non bastavano le normali catture e gli scambi tra versioni.
Oggi sembrano pochi.
Allora erano un universo.
Bulbasaur.
Charmander.
Squirtle.
Pikachu.
Eevee.
Mewtwo.
Mew.
Charizard.
Gengar.
Snorlax.
Ognuno aveva il proprio preferito.
E questa è una delle prime cose che Pokémon ha capito benissimo.
NON ESISTEVA UN SOLO PROTAGONISTA
Il protagonista eri anche tu.
Il tuo team.
Le creature che decidevi di portare con te.
Quelle che allenavi.
Quelle a cui ti affezionavi.
Quelle che magari non erano nemmeno le più forti, ma che non volevi togliere dalla squadra.
PIKACHU
Poi naturalmente arriva lui.
Pikachu.
Uno dei personaggi più riconoscibili mai creati.
Giallo.
Orecchie dalle punte nere.
Guance rosse.
Basta la sagoma.
Non serve nemmeno il nome.
Quando un personaggio arriva a quel livello, ha già superato il videogioco.
MA POKÉMON NON È PIKACHU
È una cosa importante.
Pikachu è il volto.
Ma il fenomeno è molto più grande.
Pokémon funziona perché dà a milioni di persone la possibilità di trovare la propria creatura.
Il proprio tipo.
Il proprio team.
La propria generazione.
FUOCO, ACQUA, ERBA
Poi arrivano le regole.
Tipi.
Debolezze.
Resistenze.
Statistiche.
Mosse.
Evoluzioni.
Dietro l’estetica semplice c’era già un sistema molto più profondo di quanto potesse sembrare.
ERA PER BAMBINI?
Certo.
Anche.
E meno male.
Ma non solo.
Perché un bambino poteva giocare semplicemente scegliendo il Pokémon che gli piaceva.
Un giocatore più appassionato poteva iniziare a studiare tipi, statistiche, mosse e combinazioni.
E qualcuno avrebbe portato questa cosa fino alla competizione vera.
QUESTA È UNA DELLE FORZE DI POKÉMON
Facile da capire.
Difficile da esaurire.
POI ARRIVA L’ANIME
Nell’aprile 1997 l’anime debutta in Giappone.
E qui succede un’altra cosa gigantesca.
Ash.
Pikachu.
Misty.
Brock.
Team Rocket.
Jessie.
James.
Meowth.
Pokémon esce dal Game Boy ed entra nella televisione di milioni di persone.

“GOTTA CATCH ’EM ALL”
Una frase.
Una missione.
Un’ossessione collettiva.
L’ANIME FA UNA COSA IMPORTANTISSIMA
Dà personalità a quel mondo.
I Pokémon non sono più soltanto sprite.
Si muovono.
Emettono versi.
Si affezionano.
Litigano.
Diventano personaggi.
PIKACHU DIVENTA PIKACHU
E da lì in poi non c’è più ritorno.
LE CARTE
E poi ci sono loro.
In Giappone erano arrivate già nell’ottobre 1996, prima dell’anime.
Con le carte il fenomeno cambia ancora forma.
Carte.
Bustine.
Scambi.
Doppioni.
Rare.
Olografiche.
Deck.
Collezione.
E improvvisamente anche chi magari non giocava al videogioco poteva entrare nel mondo Pokémon da un’altra porta.

APRIRE UNA BUSTINA
Chi colleziona lo sa.
Quel piccolo rito.
Aprire.
Guardare.
Sperare.
Cercare quella carta.
È praticamente lo stesso meccanismo emotivo della cattura nel videogioco.
Solo portato nel mondo fisico.
IL MONDO DIVENTA OGGETTO
Videogioco.
Carte.
Pupazzi.
Figure.
Libri.
Film.
Vestiti.
Zaini.
Qualsiasi cosa.
Pokémon diventa uno di quei fenomeni che a un certo punto sembrano essere ovunque.
E NORMALMENTE QUI DOVREBBE FINIRE
Una moda enorme.
Poi passa.
Arriva la prossima.
Fine.
Solo che Pokémon non passa.
LE GENERAZIONI
Gold e Silver.
Ruby e Sapphire.
Diamond e Pearl.
Black e White.
X e Y.
Sun e Moon.
Sword e Shield.
Scarlet e Violet.
Nuove regioni.
Nuove creature.
Nuovi giocatori.
E naturalmente nuove discussioni su quale generazione sia la migliore.
PERCHÉ OGNI GENERAZIONE HA LA SUA
Ed è bellissimo.
C’è chi dice:
“Per me Pokémon sono i primi 151.”
Chi è arrivato dopo guarda Johto come casa.
Qualcun altro Sinnoh.
Qualcun altro ancora ha iniziato con una Switch.
E nessuno di loro ha necessariamente torto.
IL PRIMO POKÉMON NON SI DIMENTICA
È un po’ come la prima console.
Il primo Final Fantasy.
Il primo Zelda.
Il primo Mario.
Quel punto diventa il tuo riferimento emotivo.
IO SONO RIMASTO AL GAME BOY
E questa è la cosa curiosa.
Non ho seguito tutte le generazioni.
Non conosco ogni Pokémon.
Non ho continuato a inseguire ogni uscita.
Non sono diventato un collezionista di carte Pokémon.
Non sono uno di quelli capaci di riconoscere una creatura da una silhouette uscita ieri.
E va benissimo così.
PERCHÉ NON DEVO ESSERE UN FANATICO PER CAPIRE
Mi è bastato viverlo abbastanza.
Abbastanza da capire perché prende.
Abbastanza da capire perché la gente ci si affeziona.
Abbastanza da capire perché milioni di persone continuano a portarselo dietro.
E QUESTA È LA PARTE PIÙ BELLA
Pokémon è riuscito in una cosa che pochissimi videogiochi riescono a fare.
Unire milioni di persone.
Persone di età diverse.
Paesi diversi.
Lingue diverse.
Generazioni diverse.
Uno conosce Charizard.
Un altro Pikachu.
Uno ha iniziato con Rosso e Blu.
Un altro con Diamante e Perla.
Un altro ancora con Pokémon GO.
Eppure quando iniziano a parlarne si capiscono.
UN VIDEOGIOCO DIVENTA LINGUAGGIO
Questa è una cosa enorme.
Quando una passione crea parole condivise.
Ricordi condivisi.
Rituali condivisi.
Allora ha superato il prodotto.
POKÉMON GO
Poi nel luglio 2016 succede qualcosa che sembrava impossibile.
Pokémon esce letteralmente fuori.
Smartphone.
GPS.
Realtà aumentata.
Persone per strada.
Parchi pieni.
Gruppi che si formano.
Gente che cammina chilometri per cercare una creatura.
PER UN PERIODO IL MONDO SEMBRAVA UN ENORME GAME BOY
E forse questa è una delle immagini più belle dell’intera storia di Pokémon.
Un’idea nata su una console portatile negli anni Novanta che vent’anni dopo riesce a far uscire milioni di persone di casa.
INCONTRARSI PER UN VIDEOGIOCO
Questa cosa mi piace moltissimo.
Perché spesso si dice che i videogiochi isolano.
A volte può succedere.
Come con qualsiasi altra cosa.
Ma poi arriva Pokémon e costruisce esattamente il contrario.
CAVO LINK.
SCAMBIO.
TORNEO.
CARTE.
RAID.
COMMUNITY.
EVENTO.
SEMPRE LA STESSA IDEA.
Condividere.
I TORNEI
Poi c’è la parte competitiva.
Quella vera.
Strategia.
Team building.
Statistiche.
Meta.
Previsioni.
Mosse.
Campionati.
E improvvisamente quello che qualcuno da fuori continua a chiamare “giochino per bambini” mostra una profondità enorme.
E QUESTO MI FA SORRIDERE
Perché succede continuamente nella cultura nerd.
Qualcuno guarda da fuori.
Vede colori.
Personaggi simpatici.
E pensa di aver capito.
POI ENTRI
E scopri un mondo.
LE CARTE OGGI
Anche qui.
Per alcuni sono gioco.
Per altri collezionismo.
Per altri memoria.
Per altri investimento.
Personalmente la parte che trovo più bella resta sempre quella emotiva.
La carta che volevi.
Quella che trovasti.
Quella che scambiasti.
Quella che hai ancora.
NON TUTTO DEVE AVERE UN VALORE ECONOMICO
A volte una carta vale semplicemente perché era tua.
Ed è molto più interessante.
UNA BELLA PASSIONE
Questa cosa voglio dirla chiaramente.
Pokémon è una bella passione.
Punto.
Non c’è bisogno di metterla tra virgolette.
Non c’è bisogno di dire:
“sì, però è per bambini.”
Non c’è bisogno di giustificarsi.
SE TI FA STARE BENE
Se ti fa incontrare persone.
Se ti fa sorridere.
Se ti fa collezionare.
Se ti regala un rituale.
Se ti fa tornare per un momento a quando eri più piccolo.
Se ti dà qualcosa da condividere con tuo figlio.
Con un amico.
Con una community.
Allora quella passione ha già un valore.
IL PROBLEMA NON È CRESCERE CON UNA PASSIONE
Forse il problema sarebbe crescere convincendosi che bisogna abbandonare tutto ciò che ci faceva stare bene semplicemente perché qualcuno ha deciso che non appartiene più alla nostra età.
GLI ADULTI CON I POKÉMON
Mi piace vederli.
Davvero.
Persone adulte.
Lavoro.
Famiglia.
Responsabilità.
Poi esce una carta.
Una nuova generazione.
Un evento.
E per un attimo torna quella luce negli occhi.
NON È REGRESSIONE
È continuità.
NOI NON SMETTIAMO DI ESSERE LE PERSONE CHE ERAVAMO
Aggiungiamo cose.
Tutto qui.
UN PADRE PUÒ GIOCARE CON IL FIGLIO
Una persona può avere quarant’anni e cercare uno shiny.
Una ragazza può collezionare carte.
Un bambino può scegliere il proprio starter.
E tutti stanno entrando nello stesso mondo da porte differenti.
QUESTO È IL VERO FENOMENO
Non quanti giochi sono stati venduti.
Non quanti miliardi vale il franchise.
Non quante creature esistono.
Sono numeri impressionanti.
Ma non spiegano davvero Pokémon.
LO SPIEGA MEGLIO UNA CONVERSAZIONE
“Qual era il tuo starter?”
Basta.
E due persone che magari non si conoscevano hanno già qualcosa di cui parlare.
IL MIO?
Ecco.
Adesso volete sapere troppo.
SCHERZO.
Ma capite cosa intendo.
UN MONDO CONDIVISO
Pokémon ha costruito qualcosa che appartiene profondamente alla cultura contemporanea.
Un universo abbastanza semplice da essere capito da un bambino.
Abbastanza profondo da essere portato avanti da un adulto.
Abbastanza vasto da permettere a milioni di persone di trovare un proprio angolo.
NON DEVI AMARE TUTTO
Puoi amare solo i giochi.
Solo le carte.
Solo l’anime.
Solo la prima generazione.
Solo Pokémon GO.
Solo Pikachu.
Va bene.
NON C’È UN TEST D’INGRESSO
E forse anche questa è una parte della sua forza.
SATOSHI TAJIRI
Dietro l’idea originale c’è Satoshi Tajiri.
Da ragazzo amava collezionare insetti.
Esplorare.
Cercare.
Quella passione per la raccolta e la scoperta sarebbe diventata una delle radici concettuali di Pokémon.
ED È BELLISSIMO PENSARCI
Una passione personale.
Un bambino che colleziona insetti.
Anni dopo milioni di persone collezionano creature digitali in tutto il mondo.
QUESTE SONO LE STORIE CHE AMO
Perché spesso le cose enormi iniziano da qualcosa di molto piccolo.
Una curiosità.
Un’ossessione.
Un’idea che magari agli altri sembra strana.
POI ARRIVA IL GAME BOY
E quella idea trova la macchina perfetta.
IL GAME BOY ERA LIMITATO
Ed è proprio questo il bello.
Pokémon non aveva bisogno della grafica più avanzata del mondo.
Non aveva bisogno di cinematiche.
Non aveva bisogno di fotorealismo.
Aveva bisogno di immaginazione.
E DI UN ALTRO GIOCATORE
Questa, per me, resta l’intuizione più importante.
IL CAVO È DIVENTATO INTERNET
Poi Wi-Fi.
Online.
Smartphone.
Server.
Community globali.
Ma concettualmente stiamo ancora facendo quello.
COLLEGARCI.
NERD CULTURE
E Pokémon appartiene perfettamente a NERD CULTURE.
Non soltanto perché è un videogioco.
Ma perché è gaming.
Anime.
Collezionismo.
Tecnologia.
Community.
Competizione.
Design.
Merchandising.
Memoria.
Tutto insieme.
ED È ESATTAMENTE QUELLO CHE VOGLIO DA QUESTA SEZIONE
Raccontare mondi che non restano chiusi dentro una categoria.
POKÉMON È USCITO DAL GAME BOY MOLTO TEMPO FA
È entrato nelle case.
Nelle scuole.
Nei negozi.
Nelle televisioni.
Nelle strade.
Nei telefoni.
Nei tornei.
Nelle collezioni.
E soprattutto nei ricordi.
IO MI SONO FERMATO
Sì.
Ma non lo dico con orgoglio.
E nemmeno con rimpianto.
Semplicemente la mia storia con Pokémon ha quella forma.
Game Boy.
Prime creature.
Prime catture.
Prime evoluzioni.
Poi sono andato altrove.
ALTRI SONO RIMASTI
E guardandoli oggi non penso:
“meno male che mi sono fermato.”
Penso:
che bella cosa.
PERCHÉ UNA PASSIONE COSÌ GRANDE È RARA
Una passione capace di attraversare trent’anni.
Genitori.
Figli.
Console diverse.
Tecnologie diverse.
E continuare comunque a creare entusiasmo.
CRASHVERSE VERDICT
Pokémon è nato come videogioco.
Ma definirlo così oggi sarebbe quasi ridicolo.
È diventato un linguaggio.
Una memoria.
Una collezione.
Una community.
Un rito.
Un punto d’incontro.
Io l’ho vissuto soprattutto sul Game Boy.
E forse proprio perché mi sono fermato lì riesco a guardare tutto quello che è successo dopo con una certa meraviglia.
Ho sfiorato quella passione abbastanza da capire perfettamente perché altri non ne siano mai usciti.
E sinceramente?
Meno male.
Perché c’è qualcosa di bellissimo nel vedere un videogioco unire milioni di persone.
Gente che magari non parla la stessa lingua.
Non ha la stessa età.
Non vive nello stesso Paese.
Non gioca nemmeno allo stesso gioco della saga.
Ma basta mostrare una Poké Ball.
E qualcosa si accende.
All’inizio dovevamo collegare due Game Boy con un cavo.
Oggi quel cavo non c’è più.
Ma l’idea è rimasta identica.
Da una parte ci sei tu.
Dall’altra c’è qualcun altro.
In mezzo c’è un mondo da condividere.
Forse è questo il vero segreto di Pokémon.
Non catturarli tutti.
Trovarsi tutti.
Fonti e approfondimenti: The Pokémon Company — cronologia ufficiale · Nintendo — gli sviluppatori raccontano Mew · Pokémon GO — annuncio del lancio · TIME — le origini di Pokémon e Satoshi Tajiri
Cover: illustrazione editoriale realizzata con IA per CrashVerse. Immagini storiche interne da The Pokémon Company. Pokémon e i marchi citati appartengono ai rispettivi titolari.


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