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FROM THE VERSE — ORIGINAL SOUNDTRACK

WHEN THE CHANNEL WENT QUIET
An original CrashVerse track inspired by the nights of mIRC.
Premi play. Entra nella storia. La musica ti accompagna mentre leggi.
Windows 95, modem 56k, monitor CRT e notti su mIRC. Prima dei social avevamo già costruito un altro mondo.
We didn’t go online. We entered another world.
Oggi Internet è sempre lì.
Nel telefono. Nel televisore. Nell’automobile. Nell’orologio.
Non ci connettiamo più a Internet.
Siamo connessi. Sempre.
Ed è forse proprio per questo che abbiamo dimenticato quanto fosse straordinario, una volta, riuscire semplicemente ad entrarci.
Perché negli anni Novanta Internet non era qualcosa che esisteva silenziosamente intorno a noi.
Internet aveva un rituale.
Accendevi il computer.
Aspettavi Windows.
Ti sedevi davanti a un enorme monitor CRT.
Poi arrivava quel momento.
Il modem componeva il numero.
Qualche secondo di silenzio.
E iniziava il concerto.
Fischi.
Fruscii.
Suoni metallici incomprensibili.
Una sequenza quasi aliena che oggi farebbe pensare a un dispositivo rotto, ma che allora significava una cosa soltanto:
stavi entrando online.
QUEL RUMORE SIGNIFICAVA LIBERTÀ
Chi ha vissuto quell’epoca difficilmente può dimenticare il suono di un modem.
Non era soltanto il rumore di una connessione.
Era l’annuncio che qualcosa stava per succedere.
Dall’altra parte di quel cavo telefonico esisteva un universo che sembrava enorme, misterioso e ancora quasi inesplorato.
E non importava se per scaricare pochi megabyte serviva un’eternità.
Non importava se qualcuno alzava la cornetta del telefono e mandava tutto all’aria.
Non importava se una pagina impiegava secondi interminabili per caricarsi.
Eravamo disposti ad aspettare.
Perché ogni nuova schermata aveva ancora il sapore della scoperta.
Oggi tocchiamo un’icona e pretendiamo una risposta immediata.
Allora guardavamo una barra avanzare lentamente e, incredibilmente, ci sembrava futuro.
WINDOWS 95: UNA PORTA VERSO QUALCOSA DI ENORME
Per un’intera generazione, Windows 95 non è stato semplicemente un sistema operativo.
È stato lo scenario di una trasformazione.
Il pulsante Start.
Il desktop.
Le finestre grigie.
Le icone.
Il cestino.
Internet Explorer.
Quel computer che fino a poco tempo prima sembrava soprattutto una macchina per lavorare, giocare o sperimentare stava diventando improvvisamente una finestra sul mondo.
Ma la cosa più affascinante era che nessuno sapeva esattamente dove tutto questo ci avrebbe portato.
Non esisteva ancora l’Internet ordinato, centralizzato e algoritmico che conosciamo oggi.
Non c’erano cinque piattaforme a decidere quasi tutto ciò che avremmo visto.
Si esplorava.
Si cercava.
Si sbagliava indirizzo.
Si finiva su siti assurdi.
Si aggiungevano pagine ai Preferiti come se fossero luoghi segreti scoperti durante un viaggio.
La rete aveva qualcosa di selvaggio.
Ed era bellissima proprio per questo.
PRIMA DEI SOCIAL C’ERANO I NICKNAME
Poi arrivavano le chat.
E per molti di noi, inevitabilmente, mIRC.
Una finestra apparentemente semplicissima.
Testo.
Nickname.
Canali.
Una lista di persone sulla destra.
Niente foto profilo perfette.
Niente Stories.
Niente follower.
Niente algoritmo che decidesse chi meritava la nostra attenzione.
Entravi in un canale.
E parlavi.
Dietro ogni nickname poteva esserci chiunque.
Una persona della tua città.
Qualcuno a mille chilometri di distanza.
Uno studente.
Un programmatore.
Un gamer.
Uno che ne sapeva tremendamente più di te e dal quale, senza neppure rendertene conto, avresti imparato qualcosa.
L’identità nasceva dalle parole.
Da come scrivevi.
Da quanto eri presente.
Da ciò che sapevi fare.
Dalla reputazione che riuscivi a costruirti.
Prima delle spunte blu, esisteva già una forma di status.
Solo che poteva essere rappresentata semplicemente da una @ davanti a un nickname.
LE COMMUNITY ESISTEVANO GIÀ
A volte raccontiamo i social network come se fossero stati loro a inventare le comunità online.
Non è andata così.
Le community erano già lì.
Erano nei forum.
Nelle BBS.
Nei newsgroup.
Nei server IRC.
Nei canali dove ogni sera finivi per incontrare più o meno le stesse persone.
Ci si conosceva senza essersi mai visti.
Nascevano amicizie.
Nascevano rivalità.
Si formavano gruppi.
C’erano regole, gerarchie, alleanze e inevitabilmente conflitti.
Internet stava creando una società parallela molto prima che qualcuno inventasse il termine social media.
Su IRC esisteva persino un lato molto più competitivo, tecnico e quasi territoriale fatto di controllo dei canali, bot, guerre digitali e dinamiche che oggi sembrerebbero appartenere a un’altra era della rete.
Ma quella è un’altra storia.
E merita di essere raccontata da sola.
NON AVEVAMO BISOGNO DI ESSERE SEMPRE ONLINE
Forse la differenza più grande rispetto a oggi era questa.
Internet aveva ancora un confine.
Entravi.
E uscivi.
Quando chiudevi la connessione, quel mondo rimaneva dall’altra parte dello schermo.
Non c’era uno smartphone in tasca pronto a richiamarti dentro dopo trenta secondi.
Nessuna vibrazione.
Nessun badge rosso.
Nessun feed infinito.
Nessuna paura di esserti perso qualcosa negli ultimi cinque minuti.
La rete occupava una parte della nostra vita.
Non cercava ancora di occuparla tutta.
Ed è curioso pensare che, nonostante fossimo collegati molto meno di oggi, ogni connessione sembrasse avere molto più peso.
Aspettavi di trovare online qualcuno.
Entravi nel tuo canale preferito.
Controllavi un forum.
Scaricavi qualcosa durante la notte sperando che la connessione non cadesse al 97%.
Ogni gesto richiedeva tempo.
E forse proprio per questo aveva valore.
L’ATTESA FACEVA PARTE DELL’ESPERIENZA
Oggi l’attesa viene considerata un errore.
Una pagina che impiega tre secondi ad aprirsi sembra lenta.
Un video che si blocca per un istante ci irrita.
Un download deve essere immediato.
Allora l’attesa era incorporata nella tecnologia.
Ed era normale.
Scaricare un file poteva diventare un piccolo progetto.
Una canzone.
Una demo.
Un programma.
Un’immagine.
Lasciavi il computer acceso e tornavi dopo.
A volte trovavi il download completato.
A volte trovavi un errore.
A volte scoprivi che qualcuno aveva usato il telefono e distrutto ore di pazienza.
Faceva parte del gioco.
Non avevamo la tecnologia che abbiamo oggi.
Ma avevamo ancora la capacità di meravigliarci per ciò che quella tecnologia riusciva a fare.
UN INTERNET IMPERFETTO. E FORSE PIÙ UMANO.
Non bisogna idealizzare il passato.
La connessione era lenta.
I computer si bloccavano.
I driver potevano diventare un incubo.
La sicurezza era spesso approssimativa.
Molte cose che oggi facciamo in pochi secondi allora richiedevano competenze, tentativi e una quantità assurda di pazienza.
Eppure esisteva una sensazione difficile da ritrovare oggi.
La sensazione di essere pionieri.
Internet non sembrava ancora un centro commerciale.
Non sembrava una gigantesca piattaforma pubblicitaria.
Non era costruito interamente intorno alla nostra attenzione.
Era disordinato.
Strano.
A volte incomprensibile.
Ma sembrava appartenere anche a noi.
Potevi creare qualcosa.
Aprire il tuo spazio.
Entrare in una community.
Imparare un comando.
Scoprire un programma.
Conoscere qualcuno.
E improvvisamente il computer sulla tua scrivania non era più soltanto un computer.
Era un portale.
POI QUEL RUMORE È SCOMPARSO
La tecnologia è migliorata.
Sono arrivate connessioni sempre più veloci.
L’ADSL.
La fibra.
Il Wi-Fi.
Gli smartphone.
Il cloud.
Lo streaming.
Internet ha smesso di essere un posto nel quale entravamo.
È diventato l’infrastruttura invisibile della nostra quotidianità.
Ed era inevitabile.
Nessuno vorrebbe davvero tornare a scaricare pochi megabyte con un modem analogico.
Nessuno vorrebbe perdere la connessione perché qualcuno ha sollevato una cornetta.
Ma quando abbiamo eliminato tutte quelle attese, quei rumori e quelle difficoltà, abbiamo perso anche qualcosa.
Il momento preciso in cui capivamo di essere arrivati dall’altra parte.
Perché quel modem che urlava sulla scrivania non stava semplicemente collegando due computer.
Stava collegando due epoche.
Quella nella quale il computer era una macchina isolata.
E quella nella quale il mondo intero sarebbe finito dentro uno schermo.
Noi eravamo lì, esattamente nel mezzo.
Davanti a un CRT.
Con Windows 95 acceso.
mIRC aperto.
E un nickname al posto del nostro nome.
Non andavamo online.
Entravamo in un altro mondo.
NERD CULTURE · CrashVerse.it
Memorie da un Internet che faceva molto più rumore. E forse lasciava anche molto più silenzio.


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