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Prima delle wiki, prima dei social, prima ancora che “fandom” diventasse una parola di uso comune, c’erano già Jedi, Sith, astronavi, action figure, VHS consumate, videogiochi, romanzi e discussioni infinite sulla lore. Star Wars non è mai stata soltanto una saga cinematografica. Per generazioni di nerd è diventata una lingua comune.

A LONG TIME AGO…

Ci sono saghe che guardi.

Ci sono saghe che ami.

E poi c’è Star Wars.

Una cosa diversa.

Un universo che, prima ancora di sapere cosa significassero parole come lore, canon, fandom o expanded universe, ci aveva già insegnato che dietro una storia poteva esistere un mondo infinitamente più grande.

Bastavano poche parole:

A long time ago in a galaxy far, far away…

E tutto il resto spariva.

Non servivano spiegazioni.

Quel testo azzurro sul nero era una porta.

Poi partiva la musica di John Williams, compariva lo Star Destroyer e improvvisamente la scala di tutto ciò che avevamo davanti cambiava.

Non stavamo semplicemente guardando un film.

Stavamo entrando in una galassia.

Luke Skywalker osserva i due soli di Tatooine
Prima ancora delle battaglie, c’era uno sguardo verso l’orizzonte. Forse Star Wars comincia davvero qui.Credito: Lucasfilm Ltd. / StarWars.com

Star Wars ha fatto una cosa che pochissime opere riescono a fare.

Ci ha fatto percepire l’esistenza di luoghi che il film non ci mostrava.

Pianeti.

Imperi.

Guerre precedenti.

Ordini religiosi.

Tecnologie.

Specie.

Lingue.

Storie che sembravano essere iniziate migliaia di anni prima del nostro arrivo e che sarebbero continuate molto dopo i titoli di coda.

Per un nerd, era praticamente una trappola perfetta.

IL MITO PRIMA DELLA LORE

Luke Skywalker, Leia Organa, Han Solo, Obi-Wan Kenobi, Darth Vader.

Oggi sono nomi che appartengono alla cultura popolare globale.

Ma dietro la loro longevità c’è qualcosa di più profondo di una semplice collezione di personaggi riusciti.

Star Wars ha preso archetipi antichissimi e li ha messi dentro astronavi, pianeti desertici e stazioni spaziali.

Il ragazzo che vuole lasciare casa.

Il vecchio maestro.

La principessa.

Il contrabbandiere.

Il padre.

La caduta.

La redenzione.

Il bene e il male.

Poi ha aggiunto qualcosa che avrebbe mandato in tilt generazioni di appassionati:

la Forza.

Non semplicemente una superpotenza.

Una filosofia.

Una religione.

Una disciplina.

Un mistero abbastanza definito da poter essere studiato, ma sufficientemente ambiguo da alimentare discussioni per decenni.

Jedi.

Sith.

Lato Chiaro.

Lato Oscuro.

Maestri.

Padawan.

Ordini.

Profezie.

Holocron.

Kyber crystal.

La Rule of Two.

Una frase pronunciata in un film poteva diventare il punto di partenza per ore di conversazione.

Ed è proprio lì che comincia il rapporto nerd con Star Wars.

Non ci bastava sapere cosa fosse successo.
Volevamo sapere perché.

THE ORIGINAL TRILOGY — QUANDO NASCE IL MITO

A New Hope, The Empire Strikes Back, Return of the Jedi.

La trilogia originale è diventata uno di quei rari oggetti culturali che sembrano esistere da sempre.

La cosa incredibile, rivedendola oggi, è quanto riesca ancora a essere enorme pur utilizzando un linguaggio narrativo relativamente semplice.

Ribellione contro Impero.

Bene contro male.

Un ragazzo apparentemente insignificante che scopre di appartenere a qualcosa di molto più grande.

Ma poi arriva The Empire Strikes Back.

E Star Wars smette definitivamente di essere soltanto un’avventura spaziale.

Diventa tragedia familiare.

Luke Skywalker affronta Darth Vader a Cloud City su Bespin
Il momento in cui Star Wars smette di essere soltanto avventura e diventa mito familiare.Credito: Lucasfilm Ltd. / StarWars.com

Vader non è semplicemente il cattivo.

Luke non è semplicemente l’eroe.

Da quel momento tutta la saga viene riscritta retroattivamente.

E quando arriva la redenzione finale di Anakin, Star Wars completa uno degli archi narrativi più riconoscibili della cultura pop.

Non importa quante trilogie vengano aggiunte dopo.

La struttura emotiva centrale resta lì.

Padre. Figlio. Caduta. Perdono.

I PREQUEL — LA VENDETTA DI UNA GENERAZIONE

Poi sono arrivati i prequel.

E per anni è sembrato quasi obbligatorio odiarli.

The Phantom Menace.

Attack of the Clones.

Revenge of the Sith.

Dialoghi discussi.

CGI ovunque.

Jar Jar Binks.

Midi-chlorian.

Una generazione di fan della trilogia originale che guardava George Lucas come se avesse commesso un sacrilegio.

Poi è successo qualcosa di interessante.

Il tempo è passato.

I bambini cresciuti con i prequel sono diventati adulti.

E l’intera trilogia è stata gradualmente rivalutata.

Non perché improvvisamente ogni difetto sia scomparso.

Ma perché abbiamo iniziato a vedere meglio ciò che Lucas stava cercando di raccontare.

La caduta di una democrazia.

La trasformazione della Repubblica in Impero.

La fragilità dell’Ordine Jedi.

La manipolazione politica.

La paura come porta verso l’autoritarismo.

E soprattutto:

Anakin Skywalker.

Non la nascita di Darth Vader.

La distruzione di un uomo che sarebbe diventato Darth Vader.

Anakin Skywalker e Obi-Wan Kenobi duellano su Mustafar
Due fratelli, due visioni della Forza. Su Mustafar non nasce soltanto Vader: finisce un’intera epoca.Credito: Lucasfilm Ltd. / StarWars.com

Mustafar non è soltanto uno dei duelli più iconici della saga.

È la fine di un’amicizia.

La fine della Repubblica.

La fine dei Jedi così come li avevamo conosciuti.

Ed è l’inizio dell’uomo dentro l’armatura nera che avevamo incontrato decenni prima.

THE CLONE WARS — QUANDO LA LORE ESPLOSE

Poi arrivò The Clone Wars.

Ed ecco un altro fenomeno tipicamente Star Wars.

Una serie animata che inizialmente molti considerarono secondaria finì per diventare uno degli strumenti più importanti per comprendere la saga.

Cloni che finalmente avevano nomi, personalità, paure.

Anakin molto più complesso.

Obi-Wan.

Ma soprattutto:

Ahsoka Tano.

Uno dei personaggi più importanti di Star Wars contemporanea nasce fuori dal cinema.

E con lei diventa evidente una cosa:

la galassia non appartiene più esclusivamente ai film.

Può espandersi ovunque.

EXPANDED UNIVERSE — IL PARADISO DEL NERD COMPULSIVO

Ma molto prima che serie televisive e streaming rendessero tutto questo normale, esisteva già un altro continente sterminato:

l’Expanded Universe.

Romanzi.

Fumetti.

Videogiochi.

Manuali.

Guide.

Sourcebook.

Personaggi che non avevano mai messo piede sul grande schermo e che per molti fan erano reali quanto Luke o Vader.

Thrawn.

Mara Jade.

Darth Bane.

Kyle Katarn.

Revan.

La Old Republic.

Per il fan occasionale Star Wars era composta da alcuni film.

Per il nerd, Star Wars era una specie di database mitologico senza fondo.

E qui emerge una delle caratteristiche più belle della saga:

più imparavi, più scoprivi quanto ancora non sapevi.

Poi Disney acquisisce Lucasfilm e gran parte di quella continuità viene riclassificata come Legends.

Tra i fan scoppia il caos.

Canon.

Legends.

Retcon.

Nuova continuity.

Vecchia continuity.

Praticamente il paradiso per persone geneticamente predisposte a discutere per ore di eventi accaduti migliaia di anni prima della Battaglia di Yavin.

GAMES THAT MADE US JEDI

Poi c’erano i videogiochi.

Ed è qui che Star Wars smetteva definitivamente di essere qualcosa che guardavamo.

Potevamo entrarci dentro.

X-Wing.

TIE Fighter.

Dark Forces.

Jedi Knight.

Rogue Squadron.

Battlefront.

The Force Unleashed.

Jedi: Fallen Order.

Jedi: Survivor.

Ma c’è un nome che, quando si parla di Star Wars e cultura nerd, merita un posto speciale.

Knights of the Old Republic.

KOTOR.

Darth Revan nel trailer di Knights of the Old Republic Remake
KOTOR dimostrò che una delle più grandi storie di Star Wars poteva esistere lontano dal cinema.Credito: Lucasfilm Games / StarWars.com

Revan è probabilmente uno degli esempi perfetti di quanto Star Wars sia più grande dei suoi film.

Un personaggio proveniente da un videogioco può diventare oggetto di culto al punto da essere conosciuto anche da chi quel gioco non l’ha mai finito.

KOTOR prende Jedi, Sith e Forza e li porta migliaia di anni indietro.

Improvvisamente la storia degli Skywalker diventa soltanto un frammento.

La galassia aveva già vissuto guerre immense.

Altri Jedi.

Altri Sith.

Altre cadute.

Altre redenzioni.

Per un nerd era droga pura.

THE TECHNOLOGY OF A GALAXY

Poi c’è la tecnologia.

E qui Star Wars compie un altro miracolo.

Quasi nulla sembra sterile.

Le astronavi sono sporche.

Il Millennium Falcon sembra tenuto insieme con quello che Han Solo è riuscito a trovare nel garage di qualcuno.

I droidi si rompono.

Le porte hanno pannelli.

I caccia sembrano macchine militari.

Le strutture imperiali sembrano progettate da qualche gigantesco ufficio tecnico fascista intergalattico.

TIE Fighter.

X-Wing.

Star Destroyer.

Death Star.

AT-AT.

Droidi astromeccanici.

Protocol droid.

Hyperdrive.

Lightsaber.

Star Wars ha creato una tecnologia fantascientifica che sembra contemporaneamente impossibile e usata.

Ed è questo uno dei motivi per cui funziona ancora.

Non sembra un futuro perfetto.

Sembra un futuro vissuto.

PLASTIC IS FOREVER

E poi naturalmente arriviamo a uno dei sintomi più evidenti della malattia.

Il collezionismo.

Action figure.

LEGO.

Caschi.

Repliche.

Lightsaber.

Poster.

Modelli.

VHS.

DVD.

Blu-ray.

Steelbook.

Oggetti che una persona normale definirebbe probabilmente “cose”.

Un nerd sa che non sono cose.

Sono artefatti.

Il lightsaber sulla mensola non serve a illuminare una stanza.

Serve a ricordarti qualcosa.

Una figure di Vader non è necessaria.

Ed è esattamente questo il motivo per cui la vuoi.

Le dodici action figure originali di Star Wars collezionate da Jason Fry
A un certo punto smetti di limitarti a guardare una galassia lontana lontana. Cominci a portarne pezzi a casa.Credito: Jason Fry / Lucasfilm Ltd. / StarWars.com

Probabilmente Star Wars è una delle saghe che hanno maggiormente contribuito a trasformare il merchandise in estensione narrativa dell’esperienza.

Non vuoi semplicemente ricordare il film.

Vuoi un pezzo di quel mondo.

DISNEY — UNA GALASSIA PIÙ GRANDE, UN FANDOM PIÙ DIVISO

Poi Disney compra Lucasfilm.

E Star Wars cambia ancora.

Arriva una nuova trilogia.

The Force Awakens.

The Last Jedi.

The Rise of Skywalker.

E il fandom fa ciò che sa fare meglio.

Litiga.

Su Rey.

Su Luke.

Su Snoke.

Su Palpatine.

Su quello che era stato pianificato.

Su quello che non era stato pianificato.

Su cosa significhi veramente Star Wars.

Forse è inevitabile.

Quando una storia diventa parte della tua identità, ogni cambiamento sembra personale.

Ma contemporaneamente accadono altre cose.

The Mandalorian.

Ahsoka.

Obi-Wan Kenobi.

E soprattutto:

Andor.

Cassian Andor a bordo della nave di Luthen Rael
Andor ha ricordato che Star Wars può parlare di ribellione senza bisogno di mostrare continuamente una spada laser.Credito: Lucasfilm Ltd. / StarWars.com

Andor dimostra che Star Wars può essere ancora riconoscibile senza affidarsi continuamente alla nostalgia.

Può essere politica.

Oppressione.

Paura.

Radicalizzazione.

Sacrificio.

Burocrazia.

Resistenza.

Può raccontare come nasce una ribellione prima ancora che qualcuno pronunci la parola Jedi.

Ed è forse una delle dimostrazioni più interessanti della vitalità di questo universo.

MAY THE MEMES BE WITH YOU

A questo punto Star Wars non appartiene più soltanto al cinema.

È linguaggio.

“May the Force be with you.”

“I am your father.”

“I have the high ground.”

“Hello there.”

“Execute Order 66.”

“This is the way.”

Frasi che hanno superato il contesto originale.

Meme.

GIF.

Reaction.

Cosplay.

Convention.

501st Legion.

Fan film.

Podcast.

Canali YouTube che possono tranquillamente produrre quarantacinque minuti di analisi sul colore di un cristallo kyber.

Ed eccoci finalmente a casa.

Perché questo è uno dei tratti più belli della cultura nerd:

prendere qualcosa che ami e volerlo conoscere fino all’ultima vite.

PERCHÉ CONTINUIAMO A DISCUTERNE

Star Wars ha quasi cinquant’anni.

Ha avuto capolavori.

Film discussi.

Serie magnifiche.

Serie dimenticabili.

Retcon.

Contraddizioni.

Espansioni.

Rimozioni.

Ritorni improbabili.

Personaggi amatissimi.

Personaggi odiati.

Eppure siamo ancora qui.

A discutere di Jedi.

A chiederci cosa sia davvero il bilanciamento della Forza.

A confrontare Legends e Canon.

A sperare ancora in una storia sulla Old Republic.

A discutere di Revan.

Di Thrawn.

Di Anakin.

Di Luke.

Di Ahsoka.

Come se quella galassia esistesse davvero da qualche parte.

Forse il segreto è proprio questo.

Star Wars non è perfetta.

È abitabile.

Ci puoi entrare.

Puoi scegliere un’epoca.

Un personaggio.

Un pianeta.

Una fazione.

Puoi essere Jedi.

Sith.

Mandaloriano.

Pilota ribelle.

Stormtrooper.

Contrabbandiere.

O semplicemente quello che passa troppo tempo a leggere Wookieepedia alle tre del mattino.

CRASHVERSE VERDICT

Non abbiamo semplicemente guardato Star Wars.

L’abbiamo studiata.

Giocata.

Collezionata.

Citata.

Discussa.

Difesa.

Criticata.

E, naturalmente, ci abbiamo litigato sopra.

Prima ancora che Internet trasformasse tutto in community, Star Wars aveva già costruito una comunità.

Prima che sapessimo cosa significasse “lore”, volevamo conoscere la storia dei Jedi.

Prima che “nerd” diventasse quasi una parola cool, eravamo già lì.

Davanti a uno schermo.

Con una VHS.

Un controller.

Un’action figure.

Un libro.

O una spada laser che, sì, probabilmente abbiamo acceso almeno una volta al buio facendo anche il rumore con la bocca.

Perché alla fine puoi crescere.

Puoi cambiare.

Puoi diventare adulto.

Ma basta sentire quelle prime note.

E per qualche secondo torni immediatamente lì.

In una galassia lontana lontana.

May the Force be with you.

Always.


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