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CULT · MOVIES

Non devono salvare il mondo. Non devono impedire l'apocalisse. Non hanno superpoteri, profezie o destini già scritti. Devono salvare casa. E per riuscirci entrano in una soffitta, trovano una vecchia mappa, salgono sulle biciclette e cominciano a credere che da qualche parte sotto i loro piedi possa ancora esistere il tesoro di un pirata morto secoli prima. Oltre quarant'anni dopo, forse il vero tesoro dei Goonies è ancora questo: ricordarci quanto fosse enorme il mondo quando bastava uscire di casa per trasformarlo in un'avventura.

Scritto da cRASh

ESPLORA L’ARTICOLO · 23 CAPITOLI
  1. PRIMA DEL TESORO C'È UNA CASA
  2. SPIELBERG + COLUMBUS + DONNER
  3. MIKEY
  4. MOUTH
  5. DATA
  6. CHUNK
  7. BRAND, ANDY E STEF
  8. I FRATELLI
  9. SLOTH
  10. ASTORIA
  11. SCENDERE SOTTO TERRA
  12. ONE-EYED WILLY
  13. L'INFERNO ERA DAVVERO LÌ
  14. IL POLPO CHE NON C'È
  15. CYNDI LAUPER
  16. MA NON È SOLTANTO UN FILM DEGLI ANNI OTTANTA
  17. I BAMBINI NON SONO PROTETTI DAL FILM
  18. IL CAST È DIVENTATO PARTE DELLA STORIA
  19. 40 ANNI DOPO
  20. THE GOONIES 2
  21. NON VOGLIO VEDERE DEI GOONIES VECCHI CHE FANNO FINTA DI AVERE DODICI ANNI
  22. PERCHÉ THE GOONIES FUNZIONA ANCORA
  23. VERDICT

C'è una cosa che The Goonies fa nei primi minuti e che oggi sembra quasi rivoluzionaria.

Lascia parlare i ragazzini.

Tutti insieme.

Male.

Uno sopra l'altro.

Si interrompono.

Urlano.

Si prendono in giro.

Si insultano.

Non aspettano educatamente che l'altro abbia finito la battuta.

Sembrano bambini.

Non personaggi scritti da adulti che devono sembrare bambini.

E già lì succede qualcosa.

Entriamo nei Goon Docks.

Astoria, Oregon.

Mikey.

Mouth.

Chunk.

Data.

Brand.

Poi Andy e Stef.

Una banda abbastanza improbabile da sembrare reale.

Nessuno è il prescelto.

Nessuno possiede capacità speciali.

Sono semplicemente quelli che ci sono.

I Goonies.

E stanno per perdere tutto.

01 / PRIMA DEL TESORO C'È UNA CASA

La mappa in soffitta: Mikey e gli altri davanti alla promessa di un’avventura. Fotogramma originale.
La mappa in soffitta: Mikey e gli altri davanti alla promessa di un’avventura. Fotogramma originale. © Warner Bros. / Amblin. Fonte

Questa parte spesso viene coperta dal ricordo della nave pirata, di Sloth, del Truffle Shuffle e delle trappole.

Ma The Goonies comincia con qualcosa di molto concreto.

Le famiglie del quartiere stanno per perdere le proprie case.

Uno sviluppo immobiliare vuole cancellare il Goon Docks per fare spazio a un country club e a un campo da golf.

Gli adulti sembrano aver già perso.

Contratti.

Debiti.

Banche.

Denaro.

Parole che per un ragazzino significano poco ma producono una conseguenza perfettamente comprensibile:

devi andartene da casa tua.

È qui che Steven Spielberg trova l'idea.

E Chris Columbus la trasforma in una sceneggiatura.

La missione non nasce dalla voglia di trovare oro.

Nasce dalla necessità di impedire che il gruppo venga separato.

Amblin riassume ancora oggi il film esattamente intorno a questo punto: salvare le case del Goon Docks attraverso il tesoro perduto di One-Eyed Willy. Spielberg concepì la storia, Columbus scrisse la sceneggiatura e Richard Donner la portò sullo schermo.

Quindi sì.

C'è un galeone.

Ci sono scheletri.

Ci sono criminali.

Ci sono trappole.

Ma il motore emotivo è tremendamente semplice.

Se non facciamo qualcosa oggi, domani non saremo più qui insieme.

Per un bambino è praticamente la fine del mondo.

02 / SPIELBERG + COLUMBUS + DONNER

Guardate i tre nomi.

Steven Spielberg.

Chris Columbus.

Richard Donner.

Oggi sembrano quasi un algoritmo progettato per generare cinema d'avventura anni Ottanta.

Ma nel 1985 quella combinazione aveva un significato preciso.

Spielberg aveva già realizzato Lo squalo, Incontri ravvicinati del terzo tipo, I predatori dell’arca perduta ed E.T..

Chris Columbus aveva scritto Gremlins e avrebbe poi diretto Mamma, ho perso l’aereo, Mrs. Doubtfire — Mammo per sempre e i primi due Harry Potter.

Richard Donner aveva diretto Il presagio e soprattutto Superman.

Tre sensibilità differenti.

Spielberg porta la capacità di guardare il mondo dal punto di vista dei bambini.

Columbus porta caos, battute, paura e quella particolare capacità di far convivere famiglia e pericolo.

Donner porta ritmo, fisicità e spettacolo.

Il risultato non sembra completamente appartenere a nessuno dei tre.

Ed è proprio per questo che possiede una personalità così forte.

La Library of Congress, quando ha inserito The Goonies nel National Film Registry nel 2017, ha sottolineato quanto le impronte narrative di Spielberg siano visibili in tutto il film e ha ricordato che fu proprio lui a scegliere Donner e ad affidare la sceneggiatura a Columbus.

Non è soltanto un film degli anni Ottanta.

È praticamente una concentrazione del modo in cui Hollywood, per alcuni anni, riuscì a produrre intrattenimento per ragazzi senza considerarlo cinema di serie B.

03 / MIKEY

Sean Astin ha tredici anni quando interpreta Mikey Walsh.

Mikey è quello che crede.

È probabilmente la sua caratteristica più importante.

Non è il più forte.

Non è il più divertente.

Non è quello con le invenzioni.

Non è nemmeno particolarmente coraggioso all'inizio.

Ma quando trova la mappa di One-Eyed Willy, fa una cosa che gli adulti hanno smesso di fare:

la considera possibile.

Il tesoro potrebbe esistere.

Il pirata potrebbe essere esistito.

La mappa potrebbe funzionare.

E se funziona, possono salvare casa.

Tutto il film dipende dalla capacità di Mikey di convincere gli altri a concedersi ancora qualche ora prima di accettare la realtà.

A un certo punto pronuncia il vero manifesto del film.

Quello è il loro tempo.

Il momento in cui possono ancora fare qualcosa.

Domani sarà troppo tardi.

È un concetto molto più malinconico di quanto ricordiamo.

Perché in realtà The Goonies parla continuamente della fine dell'infanzia.

Solo che invece di raccontarla attraverso un diploma, un primo amore o un funerale, la nasconde dentro una caccia al tesoro.

04 / MOUTH

Corey Feldman è Clark “Mouth” Devereaux.

Ed è esattamente quello che dice il nome.

La bocca.

Parla.

Continua a parlare.

Non riesce a fermarsi.

Provoca.

Traduce lo spagnolo quando gli conviene e lo trasforma in arma quando vuole divertirsi.

Mouth appartiene a quella generazione di personaggi infantili che oggi probabilmente verrebbero ripuliti da metà delle battute.

È fastidioso.

A volte crudele.

Sempre troppo sicuro di sé.

Ed è perfetto.

Perché in una vera compagnia di amici c'è sempre qualcuno così.

05 / DATA

Poi c'è Richard “Data” Wang.

Ke Huy Quan arrivava da Indiana Jones e il tempio maledetto.

Data trasforma praticamente qualsiasi pezzo di vestito in tecnologia.

Pinze.

Ventose.

Guantoni.

Corde.

Meccanismi che quasi sempre funzionano in modo differente da quello previsto.

È il bambino che guarda James Bond e pensa:

posso farlo anch'io.

Soltanto con materiali trovati probabilmente in garage.

Oggi Ke Huy Quan possiede una delle storie più belle legate a quel cast.

Dopo essere progressivamente scomparso dallo schermo e aver trascorso molti anni lavorando dietro le quinte, è tornato alla recitazione e nel 2023 ha vinto l'Oscar per Everything Everywhere All at Once.

Quarant'anni dopo The Goonies, il cast si è riunito nuovamente nel 2025 proprio per celebrare Quan durante la cerimonia delle sue impronte al TCL Chinese Theatre.

Data ce l'aveva fatta due volte.

06 / CHUNK

Jeff Cohen.

Lawrence Cohen.

Chunk.

Basta una parola:

Truffle Shuffle.

Potremmo fermarci.

Ma Chunk è molto più importante di quella scena.

È bugiardo.

Esagerato.

Rumoroso.

Pauroso.

Famelico.

Racconta storie talmente assurde che persino quando dice la verità nessuno ha motivo di credergli.

E proprio lui finisce separato dagli altri e nelle mani dei Fratelli.

La scena dell'interrogatorio è una delle più divertenti del film perché Mama Fratelli gli chiede di raccontare tutto.

E Chunk racconta davvero tutto.

Non soltanto quello che vogliono sapere.

Ogni colpa della propria vita.

È comicità costruita completamente sul personaggio.

C'è poi una delle coincidenze più meravigliose dell'intera storia del cast.

Jeff Cohen smette di recitare.

Studia legge.

Diventa un avvocato specializzato nell'industria dell'intrattenimento.

E decenni dopo sarà proprio lui a negoziare il contratto del ritorno cinematografico di Ke Huy Quan.

Chunk e Data.

Ancora insieme.

Soltanto in una forma che nessuno avrebbe potuto scrivere nel 1985.

07 / BRAND, ANDY E STEF

Poi ci sono i ragazzi più grandi.

Josh Brolin interpreta Brand, fratello maggiore di Mikey.

È il suo primo film.

Il ragazzo atletico che vorrebbe tenere tutto sotto controllo e passa praticamente l'intera avventura scoprendo di non controllare nulla.

Decenni dopo diventerà Llewelyn Moss per i Coen.

Dan White in Milk.

Thanos.

Cable.

Gurney Halleck in Dune.

È quasi surreale guardare oggi quel giovanissimo Brolin con fascia rossa e pantaloncini sopra la tuta sapendo dove arriverà.

Kerri Green è Andy.

Martha Plimpton è Stef.

E anche qui The Goonies evita di separare nettamente “i bambini” da “gli adolescenti”.

Alla fine entrano tutti nella stessa avventura.

Perché sotto terra le gerarchie scolastiche servono a poco.

Il popolare.

Lo sfigato.

La cheerleader.

Il fratello maggiore.

Il ragazzino grasso.

Quello con le invenzioni.

Davanti a One-Eyed Willy sono tutti Goonies.

08 / I FRATELLI

Poi ci sono i Fratelli.

E il fatto che per noi italiani una famiglia criminale si chiami letteralmente Fratelli continua ad avere qualcosa di meraviglioso.

Mama Fratelli.

Jake.

Francis.

Anne Ramsey è terrificante e contemporaneamente divertente.

Robert Davi e Joe Pantoliano funzionano perché sembrano realmente due criminali abbastanza pericolosi da spaventare dei ragazzini ma abbastanza stupidi da poter sopravvivere dentro una commedia d'avventura.

Il film non sterilizza completamente il pericolo.

I Fratelli hanno ucciso.

Minacciano i bambini.

Usano armi.

Chunk viene realmente terrorizzato.

Ma Donner riesce sempre a mantenere quella distanza necessaria perché il film non diventi qualcosa d'altro.

È paura infantile.

Quella in cui il mostro è reale ma dentro di te continui a essere convinto che, in qualche modo, riuscirai a scappare.

09 / SLOTH

E poi sentiamo:

HEY YOU GUYS!

Sloth.

John Matuszak, ex giocatore NFL.

È probabilmente uno dei personaggi più iconici dell'intero film.

E anche uno di quelli che oggi richiedono qualche secondo in più di riflessione.

L'estetica e alcune battute intorno al suo aspetto appartengono chiaramente al 1985.

Non tutto è invecchiato allo stesso modo.

Ma il film compie anche qualcosa di importante.

All'inizio Sloth viene costruito come il mostro.

Incatenato.

Nascosto.

Usato dalla sua stessa famiglia.

Poi scopriamo rapidamente che non è lui il mostro.

Sono quelli che lo hanno trattato come tale.

Chunk lo vede.

Gli porta da mangiare.

Gli parla.

Diventano amici.

Ed è proprio l'essere umano che gli altri hanno nascosto perché considerato mostruoso a diventare uno degli eroi della storia.

Superman sul petto.

Pirata alla fine.

Goonie.

10 / ASTORIA

Il gruppo ILM durante un sopralluogo sulla costa dell’Oregon: i luoghi reali prima degli effetti. Fotografia di lavorazione.
Il gruppo ILM durante un sopralluogo sulla costa dell’Oregon: i luoghi reali prima degli effetti. Fotografia di lavorazione. © ILM / Lucasfilm. Fonte

Poi c'è un altro protagonista.

Astoria.

Richard Donner raccontò che il gruppo di produzione viaggiò lungo la costa occidentale cercando la città giusta.

Arrivarono ad Astoria.

E bastò guardarla.

Era quella.

Le riprese in Oregon iniziarono nell'ottobre 1984. La casa dei Walsh, l'ex carcere della contea di Clatsop, Flavel House, il bowling e diverse strade della città sono luoghi reali. Cannon Beach ed Ecola State Park completano quella geografia cinematografica che rende il film quasi impossibile da separare dalla costa dell'Oregon.

E questa scelta cambia tutto.

Astoria non sembra una città costruita per il film.

Sembra un luogo nel quale potrebbe realmente essere nascosta una storia.

Pioggia.

Case in legno.

Colline.

Oceano.

Rocce.

Porto.

Una città abbastanza piccola da sembrare familiare ma abbastanza antica da suggerire che qualcuno, molto prima di te, possa aver lasciato qualcosa sotto terra.

Quarant'anni dopo, il film continua a produrre turismo reale.

Il vecchio carcere visto nell'apertura ospita oggi l'Oregon Film Museum.

Il 7 giugno viene celebrato ad Astoria il Goonies Day.

La casa dei Walsh continua ad attirare visitatori — talmente tanti che le autorità locali e i proprietari devono periodicamente ricordare ai fan che rimane una casa privata.

Un film ha trasformato una città in una parte della propria mitologia.

11 / SCENDERE SOTTO TERRA

La costruzione della grotta in miniatura negli studi ILM: il lavoro materiale dietro il mondo sotterraneo.
La costruzione della grotta in miniatura negli studi ILM: il lavoro materiale dietro il mondo sotterraneo. © ILM / Lucasfilm. Fonte

La cosa che adoro della struttura di The Goonies è quanto sia semplice.

Cominciamo nella realtà.

Una casa.

Una mappa.

Biciclette.

Poi scendiamo.

E più scendiamo, meno il mondo degli adulti riesce a seguirci.

Il ristorante dei Fratelli è ancora qualcosa di plausibile.

Il tunnel comincia a cambiare le regole.

Arrivano scheletri.

Passaggi.

Trappole.

La chiave di Copper Bones.

Pietre che cadono.

E poi uno degli oggetti più belli mai inventati per un film d'avventura:

l'organo di ossa.

Andy deve suonare le note corrette.

Una nota sbagliata.

Parte del pavimento crolla.

È contemporaneamente assurdo e perfettamente logico nel mondo di One-Eyed Willy.

Perché il film ha raggiunto ormai quel punto in cui abbiamo accettato completamente la sua grammatica.

Naturalmente un pirata ha costruito un pianoforte con ossa umane per proteggere il proprio tesoro.

Cos'altro avrebbe dovuto fare?

12 / ONE-EYED WILLY

E finalmente arriviamo a lui.

One-Eyed Willy.

Non lo vediamo vivo.

Non serve.

Per tutto il film ne costruiamo la presenza attraverso ciò che ha lasciato.

La mappa.

Il doblone.

Le trappole.

Gli scheletri.

Le storie.

Finché Mikey entra nella stanza.

E finalmente lo incontra.

Uno scheletro seduto davanti al proprio tesoro.

Mikey gli parla.

Come si parla a qualcuno che aspettavi da tutta la vita senza sapere che esistesse.

È un momento sorprendentemente intimo.

Gli prende una parte del tesoro.

Ma lascia una cosa.

Quella è per Willy.

Non è avidità.

È rispetto.

Un bambino davanti al pirata che gli ha regalato l'ultima avventura prima che il suo mondo cambiasse.

E poi arriva la nave.

13 / L'INFERNO ERA DAVVERO LÌ

Accanto al set a grandezza naturale, ILM costruì questo modello dell’Inferno per gli effetti visivi. Il team al lavoro.
Accanto al set a grandezza naturale, ILM costruì questo modello dell’Inferno per gli effetti visivi. Il team al lavoro. © ILM / Lucasfilm. Fonte

Questa parte oggi assume un significato particolare.

Perché ciò che vediamo non è semplicemente un fondale digitale.

La produzione costruì un vero galeone a grandezza naturale dentro lo Stage 16 dei Burbank Studios, oggi Warner Bros.

Il production designer J. Michael Riva fece costruire sia la caverna piena d'acqua sia l'Inferno come enormi set pratici. ILM, che realizzò circa venti inquadrature di effetti visivi per il film, ha ricordato nel 2025 quanto quel set fosse impressionante anche per tecnici abituati a lavorare su Star Wars, E.T. e Indiana Jones.

Il galeone era enorme.

Acqua reale.

Rocce artificiali costruite fisicamente.

Legno.

Corde.

Vele.

Set.

Luci.

Persone dentro.

Quando i Goonies raggiungono la caverna, sono dentro qualcosa.

E lo senti.

Esiste da decenni una leggenda secondo cui Donner avrebbe impedito ai ragazzi di vedere la nave fino alla ripresa della loro reazione.

La realtà, emersa anche dalle testimonianze del cast nel quarantesimo anniversario, è un po' più complicata: alcuni attori ricordano di non averla vista prima, altri hanno ridimensionato la leggenda. Martha Plimpton ha però confermato che almeno per lei la sorpresa fu realmente autentica.

In fondo cambia poco.

Perché la meraviglia è arrivata sullo schermo.

E continua a funzionare.

14 / IL POLPO CHE NON C'È

Il polpo della sequenza eliminata nel concept art originale di Dave Carson. Disegno di produzione, non fotogramma.
Il polpo della sequenza eliminata nel concept art originale di Dave Carson. Disegno di produzione, non fotogramma. © ILM / Lucasfilm. Fonte

Poi c'è una delle più belle anomalie del film.

Alla fine Data racconta entusiasta qualcosa tipo:

il polpo era veramente spaventoso.

Polpo?

Quale polpo?

Nella versione cinematografica che abbiamo visto non c'è nessun polpo.

Per decenni quella battuta è sembrata semplicemente strana.

La ragione è meravigliosa.

La scena esisteva.

I ragazzi incontravano effettivamente un gigantesco polpo nelle grotte.

Fu girata.

Poi venne tagliata.

La battuta di Data rimase.

Le successive edizioni home video hanno recuperato la sequenza tra le scene eliminate e persino il nuovo set LEGO ufficiale dei Goonies contiene lo scivolo che porta proprio al polpo.

È quasi perfetto.

Una scena eliminata talmente famosa da essere diventata parte del mito del film.

15 / CYNDI LAUPER

E naturalmente siamo nel 1985.

Quindi serve una canzone.

Cyndi Lauper — The Goonies 'R' Good Enough.

Il brano diventa parte dell'identità promozionale del film e raggiunge la Top 10 americana.

Il video musicale è praticamente un piccolo spin-off dei Goonies, pieno di wrestling, set del film e partecipazioni del cast.

Oggi basta sentirne pochi secondi per essere immediatamente riportati dentro quell'estetica.

Colori.

Sintetizzatori.

MTV.

Cinema.

Videoclip.

Merchandising.

La cultura pop degli anni Ottanta aveva già cominciato a capire che film, musica, giocattoli e televisione potevano diventare lo stesso universo.

The Goonies appartiene perfettamente a quel momento.

16 / MA NON È SOLTANTO UN FILM DEGLI ANNI OTTANTA

Qui dobbiamo stare attenti.

È facilissimo guardarlo oggi e dire:

“Non li fanno più così.”

Frase vera e falsa contemporaneamente.

Certo, il cinema è cambiato.

I ragazzi hanno gli smartphone.

Le produzioni utilizzano strumenti differenti.

Il linguaggio è differente.

Ma trasformare The Goonies soltanto in nostalgia significherebbe non capire perché continua a funzionare.

Il film parla ancora perfettamente a un bambino.

Perché non parla degli anni Ottanta.

Parla di cose molto più vecchie.

La paura di perdere casa.

La paura che il gruppo si separi.

Il desiderio di dimostrare qualcosa agli adulti.

Il bisogno di sentirsi utili.

L'idea che esista qualcosa di speciale che soltanto tu e i tuoi amici potete vedere.

E soprattutto quella sensazione che abbiamo quasi tutti perso crescendo:

il mondo non è ancora completamente conosciuto.

Dietro quella collina potrebbe esserci qualcosa.

Dietro quella porta.

Dentro quella soffitta.

Sotto quella casa.

17 / I BAMBINI NON SONO PROTETTI DAL FILM

C'è anche una cosa che oggi colpisce.

The Goonies mette i propri protagonisti realmente in pericolo.

Non in modo traumatico.

Ma abbastanza.

Cadono.

Vengono inseguiti.

Minacciati.

Separati.

Spaventati.

Possono sbagliare.

Possono essere cattivi gli uni con gli altri.

Possono avere paura.

Possono piangere.

E gli adulti non compaiono magicamente ogni cinque minuti per ricordarci che andrà tutto bene.

Per quasi tutto il film, devono cavarsela.

Questo produce qualcosa di fondamentale.

La vittoria appartiene a loro.

Quando tornano sulla spiaggia, non sono semplicemente ragazzini che qualcuno ha finalmente salvato.

Sono persone che hanno attraversato qualcosa.

E noi lo abbiamo fatto con loro.

18 / IL CAST È DIVENTATO PARTE DELLA STORIA

Poi la vita ha costruito il proprio sequel.

Sean Astin è diventato Samwise Gamgee ne Il Signore degli Anelli e, decenni dopo, Bob Newby in Stranger Things.

Josh Brolin è diventato uno degli attori più riconoscibili della propria generazione.

Ke Huy Quan è scomparso quasi completamente dalla recitazione, è tornato e ha vinto un Oscar.

Martha Plimpton ha costruito una lunga carriera tra teatro, cinema e televisione.

Jeff Cohen ha lasciato Hollywood davanti alla macchina da presa per diventare avvocato dentro Hollywood.

Alcuni hanno continuato.

Altri hanno cambiato strada.

John Matuszak, Sloth, è morto nel 1989, soltanto quattro anni dopo l'uscita del film.

Ed è forse proprio perché conosciamo gli adulti che sono diventati che rivederli bambini produce oggi un effetto particolare.

Sono ancora lì.

Prima di tutto.

Prima di Thanos.

Prima di Samwise.

Prima dell'Oscar.

Prima dell'avvocato.

Sono Goonies.

19 / 40 ANNI DOPO

Nel 2025 The Goonies ha compiuto quarant'anni.

Astoria ha celebrato nuovamente il film.

Il cast si è ritrovato.

La Library of Congress lo continua a proiettare come parte del National Film Registry.

LEGO gli ha dedicato nel 2025 un set Ideas da 2.912 pezzi, con l'Inferno, dodici minifigure, le grotte, l'organo e persino la famigerata scena del polpo.

Questa non è più soltanto nostalgia.

È patrimonio pop.

E naturalmente, quando qualcosa rimane amato abbastanza a lungo, Hollywood fa la domanda inevitabile.

20 / THE GOONIES 2

Per decenni è stato uno di quei sequel che esistevano quasi esclusivamente nelle interviste.

Richard Donner ne parlava.

Il cast ne parlava.

Spielberg ne parlava.

Poi niente.

Donner è morto nel 2021.

Sembrava quasi la chiusura definitiva.

E invece nel febbraio 2025 è successo qualcosa di concreto.

Warner Bros. ha affidato la scrittura del sequel a Potsy Ponciroli, con Amblin coinvolta nella produzione.

Steven Spielberg, Kristie Macosko Krieger e Holly Bario sono indicati come produttori per Amblin, insieme a Chris Columbus. La sceneggiatura è stata affidata a Potsy Ponciroli.

In un’intervista a USA TODAY pubblicata il 21 agosto 2026, Ke Huy Quan ha raccontato di aver ricevuto rassicurazioni direttamente da Spielberg sul fatto che il progetto fosse ancora vivo.

Ma fermiamoci qui.

Perché, al momento, non risultano pubblicamente confermati regista, cast definitivo o data di uscita. Non c'è ancora motivo di comportarsi come se il sequel fosse già davanti alla macchina da presa.

Ed è giusto essere prudenti.

Perché The Goonies è uno di quei film per cui un sequel non è automaticamente una buona notizia.

21 / NON VOGLIO VEDERE DEI GOONIES VECCHI CHE FANNO FINTA DI AVERE DODICI ANNI

Questa è la trappola.

Il sequel facile sarebbe:

Mikey adulto.

Data adulto.

Mouth adulto.

Chunk adulto.

Musica nostalgica.

Citazione.

Truffle Shuffle.

“Hey you guys.”

Applauso.

No.

Non basta.

Il primo film funziona perché parla di un'età della vita.

Non soltanto di quei personaggi.

Quindi un vero Goonies 2 dovrebbe comprendere che oggi Mikey e gli altri non possono essere semplicemente quello che erano.

Devono occupare il posto che nel 1985 apparteneva ai loro genitori.

E da qualche parte dovrebbe esserci una nuova generazione abbastanza folle da ignorarli.

Questo sì che sarebbe interessante.

Gli adulti che un tempo credevano alla mappa diventati quelli che dicono:

“È impossibile.”

E i bambini costretti nuovamente a dimostrare che si sbagliano.

A quel punto avrebbe senso.

Perché il vero passaggio di consegne non sarebbe tra attori.

Sarebbe tra immaginazioni.

22 / PERCHÉ THE GOONIES FUNZIONA ANCORA

Perché è sporco.

Rumoroso.

Imperfetto.

Perché i bambini si comportano male.

Perché il tesoro è realmente importante.

Perché la casa è importante.

Perché Astoria sembra vera.

Perché l'Inferno era davvero davanti a loro.

Perché One-Eyed Willy non diventa un CGI ghost pronto a spiegare tutta la lore.

Perché ci sono misteri che rimangono misteri.

Perché il gruppo non nasce durante il film.

Erano già amici prima che noi arrivassimo.

Questa cosa è fondamentale.

Quando li incontriamo, esiste già una storia tra loro.

Mouth sa come irritare Chunk.

Mikey conosce Data.

Brand conosce le loro follie.

Non dobbiamo assistere alla formazione della squadra.

La squadra esiste.

E quindi sembra vera.

23 / VERDICT

THE GOONIES — 10/10 COME AVVENTURA GENERAZIONALE

Non è un film perfetto.

Alcune battute sono invecchiate.

Alcune rappresentazioni appartengono chiaramente al periodo in cui è stato realizzato.

Il caos può sembrare quasi eccessivo.

Tutti urlano continuamente.

Alcune coincidenze sono enormi.

La logica del percorso di One-Eyed Willy probabilmente non supererebbe nemmeno cinque minuti di analisi ingegneristica.

E chi se ne frega.

The Goonies non deve essere realistico.

Deve essere credibile quando hai dodici anni.

E lì è praticamente perfetto.

Perché da bambino la domanda non è:

“Un galeone potrebbe realmente essere rimasto nascosto per secoli sotto l'Oregon?”

La domanda è:

“E se fosse vero?”

Quella differenza contiene l'intero film.

Oggi possiamo avere mappe satellitari dentro uno smartphone.

Possiamo vedere qualsiasi angolo della Terra.

Possiamo chiedere a un algoritmo cosa esiste dietro una montagna prima ancora di andarci.

Possiamo cercare la risposta praticamente a tutto.

Forse è anche per questo che The Goonies continua a esercitare un fascino così potente.

Racconta un mondo in cui una mappa potrebbe ancora portarti da qualche parte che Google non conosce.

Un mondo in cui gli adulti hanno già accettato la sconfitta ma i bambini no.

Un mondo in cui salvare casa può essere una ragione sufficiente per attraversare una caverna.

E in cui l'amicizia non viene spiegata.

Si vede.

Nelle urla.

Nelle litigate.

Nelle biciclette lasciate per terra.

Nella mano che ti tira fuori da un buco.

Nel momento in cui qualcuno potrebbe tornare indietro ma decide di continuare.

Alla fine il tesoro di One-Eyed Willy salva davvero il Goon Docks.

Ma non è quello il motivo per cui continuiamo a ricordare il film.

Ricordiamo la mappa.

La soffitta.

Le bici.

Chunk.

Data.

Mouth.

Mikey.

Sloth.

La nave che appare nell'oscurità.

E quella sensazione che per quasi due ore ci convince ancora che appena fuori dalla porta potrebbe esserci qualcosa che non abbiamo ancora scoperto.

Forse crescere significa capire che non tutte le mappe portano a un tesoro.

Essere un Goonie significa aprirle comunque.

FONTI E APPROFONDIMENTI

The Goonies e materiali del film: © Warner Bros. / Amblin. Fotografie e concept art di lavorazione: ILM / Lucasfilm. Testo e impaginazione: CrashVerse.


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