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COVER STORY · MUSIC × NERD CULTURE

È una delle popstar più grandi del pianeta. Ma dietro gli stadi, i record e Blinding Lights c’è Abel Tesfaye: uno che pensa per mondi, personaggi, capitoli, horror, anime e videogiochi. Da Marvel a Persona, da Evangelion a NieR, forse per capire davvero The Weeknd bisogna smettere per un momento di guardare soltanto le classifiche.

Scritto da cRASh

Mio fratello minore è andato a vederlo a Milano.

Io no.

E probabilmente questa è una buona maniera per cominciare a raccontare il mio rapporto con The Weeknd.

Perché non voglio fingere.

La sua musica non è mai stata tra quelle che considero le mie preferite in assoluto.

Ci sono artisti e band che hanno occupato parti della mia vita in un modo completamente diverso.

The Weeknd lo ascolto.

Ci sono pezzi che mi piacciono molto.

Altri meno.

Blinding Lights è praticamente impossibile da non riconoscere dopo tre secondi.

Save Your Tears funziona.

The Hills possiede ancora quella oscurità che distingueva Abel da buona parte del pop che gli stava intorno.

After Hours ha costruito qualcosa che va molto oltre una raccolta di canzoni.

Ma non è questo il punto.

Perché la cosa che mi affascina davvero di The Weeknd non è necessariamente The Weeknd.

È Abel Tesfaye.

La persona dietro.

E soprattutto c’è una cosa che me lo rende immediatamente più vicino.

Abel è un maledetto nerd.

E non nel senso ormai comodissimo della parola.

Non perché abbia messo una maglietta con un anime.

Non perché abbia accettato una collaborazione con un videogioco.

Non perché qualcuno del marketing abbia capito che oggi la cultura nerd vende.

Il punto è un altro.

Quando inizi a guardare davvero come costruisce le proprie opere, ti accorgi che Abel ragiona esattamente come ragionano molte delle persone ossessionate dai mondi immaginari.

Lore.

Personaggi.

Continuità.

Trasformazioni.

Capitoli.

Simboli che ritornano.

Citazioni che non vengono spiegate.

Universi che continuano da un album all'altro.

Easter egg.

Cinema.

Videogiochi.

Anime.

Horror.

The Weeknd non pubblica semplicemente dischi.

Da anni sembra voler costruire posti nei quali farli vivere.

Ed è probabilmente per questo che, anche senza essere il suo fan musicale più devoto, continuo a guardare quello che fa.

Dentro l’articolo
  1. PRIMA DELLA POPSTAR C’ERA GIÀ UN MONDO
  2. THE WEEKND È UN PERSONAGGIO
  3. AFTER HOURS
  4. DA AFTER HOURS A DAWN FM
  5. MARVEL
  6. STARBOY NON ERA SOLTANTO UNA CANZONE
  7. SNOWCHILD
  8. VIDEOGIOCHI
  9. ABEL TESFAYE E PERSONA 5
  10. E POI È ARRIVATO EVANGELION
  11. YOSHITAKA AMANO
  12. HORROR
  13. NON SONO CITAZIONI. È IL MODO IN CUI PENSA.
  14. ABEL E THE WEEKND
  15. HURRY UP TOMORROW
  16. FORSE È QUESTO CHE MI PIACE DI LUI
  17. LA POPSTAR E IL RAGAZZO
  18. IL NERD DIETRO LA POPSTAR

PRIMA DELLA POPSTAR C’ERA GIÀ UN MONDO

Questa cosa non è cominciata quando The Weeknd ha raggiunto gli stadi.

Era già lì molto prima.

Nel 2013 Abel descriveva Kiss Land non semplicemente come un album, ma come un mondo creato nella propria testa.

Un luogo sconosciuto.

Minaccioso.

Costruito attraverso la paura.

E quando spiegava quali immagini avesse in mente citava registi come John Carpenter, David Cronenberg e Ridley Scott.

Per lui Kiss Land doveva quasi funzionare come un horror: non semplicemente raccontarti che il protagonista è a disagio, ma farti entrare nel suo disagio.

Questo per me dice già moltissimo.

Perché è un approccio profondamente nerd alla musica.

Non nel genere.

Nel metodo.

Non pensare:

“Qual è il prossimo album?”

Pensare:

“Qual è il mondo nel quale si svolge?”

È una differenza enorme.

E continuerà a farlo.

Con sempre più soldi.

Sempre più pubblico.

Sempre più mezzi.

Ma l'istinto è già lì.

THE WEEKND È UN PERSONAGGIO

The Weeknd con la maschera sul palco in Giappone.
Il personaggio prende corpo sul palco: The Weeknd durante la tappa giapponese di After Hours Til Dawn, settembre 2026. Foto: Sebastien Nagy / Universal Music Japan. Fonte originale

A un certo punto bisogna anche ricordarsi che “The Weeknd” non è soltanto un nome d'arte.

È diventato progressivamente un personaggio.

Abel stesso ha parlato negli anni della distanza tra sé e quella figura.

Nel 2021 spiegava a GQ che il nome gli aveva permesso anche di “scappare” da Abel, quasi fosse un cappotto da indossare e togliere.

E questa separazione è diventata sempre più evidente.

The Weeknd sanguina.

Impazzisce.

Muore.

Rinasce.

Invecchia.

Si perde.

Finisce in una specie di purgatorio.

Torna bambino.

Viene deformato.

Indossa maschere.

Si confronta con versioni differenti di sé.

Questo non è più semplicemente branding.

È narrazione seriale.

Ed è esattamente la grammatica con cui siamo abituati a leggere fumetti, videogiochi, saghe cinematografiche e universi narrativi.

AFTER HOURS

Poi arriva After Hours.

E lì il gioco diventa enorme.

Abito rosso.

Occhiali.

Las Vegas.

Sangue.

Naso rotto.

Il sorriso inquietante.

Video che sembrano continuare l'uno dentro l'altro.

Performance televisive che entrano nella stessa continuità visiva.

The Weeknd appare come un personaggio intrappolato in una notte che non riesce a terminare.

Puoi ascoltare semplicemente le canzoni.

Funzionano.

Naturalmente.

Ma puoi anche iniziare a seguire il percorso.

A interpretare.

A chiederti cosa significhi un'immagine.

Perché ritorni.

Cosa sia successo prima.

Dove stia andando dopo.

In altre parole:

puoi fare lore.

E Internet lo fa.

Frame dopo frame.

Video dopo video.

Performance dopo performance.

Un comportamento che normalmente associamo ai fan di Dark Souls, Evangelion, Twin Peaks o a qualsiasi opera abbastanza ossessiva da convincere il pubblico che ogni dettaglio possa significare qualcosa.

DA AFTER HOURS A DAWN FM

Poi invece di resettare tutto, Abel continua.

Dawn FM non arriva come un disco completamente scollegato.

Diventa un'altra fase.

Un'altra dimensione.

Un'altra stazione.

Una radio che sembra trasmettere da un luogo sospeso tra morte e passaggio.

Jim Carrey diventa la voce che accompagna il viaggio.

The Weeknd appare invecchiato.

Non è più soltanto la notte.

Adesso sembra esserci qualcosa dopo.

E con l’arrivo di Hurry Up Tomorrow, Abel ha presentato esplicitamente il progetto come il terzo e ultimo capitolo della trilogia cominciata con After Hours e proseguita con Dawn FM.

Tre dischi.

Tre capitoli.

Un arco.

Non è esattamente il modo più comune di pensare una carriera pop.

È il modo in cui pensi una saga.

MARVEL

E poi scopri che Abel Tesfaye è uno che nel 2018 ha scritto davvero un fumetto Marvel.

Non una semplice variant cover.

Non un logo stampato su una felpa.

THE WEEKND PRESENTS: STARBOY.

Marvel lo pubblicò descrivendolo come una storia originale scritta da Abel Tesfaye insieme a La Mar Taylor e Christos Gage.

E Abel, presentando il progetto, disse di essere fan Marvel da tutta la vita e di considerare quella collaborazione un sogno realizzato.

E qui per me la questione comincia a diventare abbastanza evidente.

Perché puoi essere una delle popstar più famose del mondo.

Puoi avere qualunque collaboratore.

Qualunque macchina promozionale.

Qualunque copertina.

E una delle cose che vuoi fare è:

scrivere il fumetto del personaggio che hai creato in una canzone.

Capisco.

Perfettamente.

STARBOY NON ERA SOLTANTO UNA CANZONE

Questa è forse la differenza.

Per molte persone Starboy è un singolo gigantesco.

Una hit.

Un album.

Per Abel poteva diventare anche un personaggio.

Un fumetto.

Un'altra incarnazione.

Perché quando hai quel tipo di testa, un'idea raramente rimane confinata nel formato in cui è nata.

Una canzone diventa immagine.

L'immagine diventa personaggio.

Il personaggio può diventare storia.

La storia può diventare fumetto.

E poi qualcos'altro.

È worldbuilding.

Ed è probabilmente una delle parole che userei più spesso per descrivere The Weeknd.

SNOWCHILD

Nel 2020 esce il video animato di Snowchild.

E invece di utilizzare l'animazione genericamente “in stile anime”, il progetto viene affidato a D'ART Shtajio, studio d'animazione con base a Tokyo, con Arthell Isom alla regia.

Il video ripercorre visivamente diverse ere della carriera di The Weeknd attraverso un linguaggio apertamente legato all'animazione giapponese.

Ancora una volta:

non una citazione infilata per sembrare cool.

La propria storia reinterpretata usando uno dei linguaggi visivi che ami.

Questo è molto diverso.

VIDEOGIOCHI

The Weeknd nel visual originale di Fortnite Festival.
L’avatar di The Weeknd nel materiale ufficiale della prima stagione di Fortnite Festival (2023). Artwork: Epic Games. Fonte originale

Poi arrivano i videogiochi.

Fortnite avrebbe potuto chiamare praticamente chiunque per inaugurare Fortnite Festival.

Il primo artista scelto come Icon della prima stagione fu proprio The Weeknd.

Skin.

Jam Track.

Pass.

Blinding Lights.

Un avatar di Abel dentro uno dei più grandi spazi pop digitali del pianeta.

E certo.

A quel livello è anche business.

Naturalmente.

Sarebbe ingenuo fingere il contrario.

Ma poi arrivi al 2026.

E Abel comincia a comportarsi esattamente come uno di noi quando prende una fissa per un gioco.

Solo che il gioco è Persona 5.

ABEL TESFAYE E PERSONA 5

Questa parte mi fa sorridere parecchio.

Perché a un certo punto non sembra più nemmeno una collaborazione costruita.

Sembra semplicemente uno che si è infognato.

Post.

Meme.

Riferimenti.

Personaggi.

La sua evidente ossessione per Tae Takemi.

Mashup.

La foto di un tatuaggio apparentemente ritoccata.

Fino alla visita ad Atlus e all'interesse intorno ai futuri progetti della serie.

Nel 2026 PC Gamer ha raccontato proprio questa progressiva “discesa” di The Weeknd dentro Persona, nata pubblicamente attraverso i suoi social e diventata abbastanza evidente da attirare l'attenzione della community gaming.

Ed è bellissimo per una ragione molto semplice.

Toglie completamente l'aura.

Non stai guardando The Weeknd.

Stai guardando un uomo adulto che ha scoperto un videogioco che gli piace e adesso deve parlarne continuamente.

Fratello. Ti capisco.

È così che funziona.

Quando entri davvero dentro qualcosa, diventi insopportabile.

Lo racconti.

Lo posti.

Ne parli.

Cerchi qualcuno con cui discuterne.

Cominci a riconoscere riferimenti ovunque.

Ed è probabilmente una delle cose che mi rende Abel più simpatico.

Dietro tutta la costruzione della superstar continua a uscire il fan.

E POI È ARRIVATO EVANGELION

The Weeknd sul palco giapponese con la grande scenografia robotica.
Il palco della tappa giapponese, settembre 2026: una scenografia costruita come un mondo. Questa fotografia documenta il live, non il momento specifico con Yoko Takahashi. Foto: Sebastien Nagy / Universal Music Japan. Fonte originale

Settembre 2026.

Giappone.

The Weeknd presenta dal vivo un brano inedito chiamato Tokyo.

E dentro c'è A Cruel Angel's Thesis.

Non una sigla qualunque.

La opening di Neon Genesis Evangelion.

Sul palco arriva Yoko Takahashi, la voce originale del brano.

Ma Abel evidentemente decide che non è ancora abbastanza nerd.

Le visual vengono curate da Yoko Taro.

Sì.

Quello di NieR.

E sullo schermo finiscono insieme elementi di Evangelion e NieR:Automata.

A quel punto io alzo le mani.

Perché sinceramente:

cosa vuoi che aggiunga?

Una delle più grandi popstar del mondo costruisce un momento del proprio tour mettendo insieme The Weeknd, Yoko Takahashi, Evangelion, Yoko Taro e NieR.

Questo non è qualcuno che ha scoperto ieri che gli anime vanno di moda.

Questo è uno che ha finalmente abbastanza potere da chiamare le persone che popolavano il proprio immaginario e dire:

facciamo qualcosa insieme.

Ed è probabilmente il sogno definitivo di qualsiasi nerd diventato abbastanza grande da avere i mezzi per realizzarlo.

YOSHITAKA AMANO

Le quattro copertine originali di Yoshitaka Amano per The Weeknd.
After Hours, Dawn FM, Hurry Up Tomorrow e The Idol reinterpretati da Yoshitaka Amano per la raccolta giapponese del 2026. Artwork: Yoshitaka Amano / Universal Music. Fonte originale

E naturalmente non finisce lì.

Durante il suo rapporto sempre più evidente con la cultura pop giapponese, Abel incontra anche Yoshitaka Amano, il leggendario artista legato in maniera indissolubile all'immaginario di Final Fantasy.

Nel 2026 Amano arriva a reinterpretare visivamente album di The Weeknd per nuove edizioni dedicate al mercato giapponese.

Anche qui succede qualcosa che trovo bellissimo.

Le influenze smettono di andare in una sola direzione.

Da ragazzo assorbi mondi.

Film.

Anime.

Videogiochi.

Illustrazioni.

Poi costruisci il tuo.

Diventi abbastanza grande.

E un giorno alcune delle persone che hanno costruito i mondi che piacevano a te cominciano a entrare nel mondo che hai costruito tu.

È un cerchio che si chiude.

HORROR

E naturalmente c'è l'horror.

Quello non è mai stato semplicemente una decorazione.

Da Kiss Land in poi cinema dell'orrore, thriller psicologico, body horror, sangue e deformazione diventano continuamente parte del linguaggio visivo di The Weeknd.

Tanto che Universal Studios Hollywood gli ha dedicato nel 2024 una vera esperienza di Halloween Horror Nights:

The Weeknd: Nightmare Trilogy.

Un haunted house costruito utilizzando il suo universo musicale come materiale horror.

Pensiamoci.

Non:

“Mettiamo una canzone di The Weeknd dentro una casa infestata.”

Il suo mondo diventa la casa infestata.

Ancora una volta.

Worldbuilding.

NON SONO CITAZIONI. È IL MODO IN CUI PENSA.

Ed è qui che, secondo me, bisogna fermarsi.

Perché altrimenti questo articolo rischia di diventare:

“Guardate quante cose nerd piacciono a The Weeknd.”

Marvel.

Fortnite.

Persona.

Evangelion.

NieR.

Amano.

Anime.

Horror.

Fine.

Ma non è quello che mi interessa.

La parte importante è capire che tutte queste cose sembrano rivelare un metodo creativo.

Abel Tesfaye non tratta la cultura pop come un catalogo dal quale prendere citazioni.

La usa come grammatica.

Il cinema gli insegna a costruire atmosfera.

L'horror gli insegna a trasformare il corpo.

I videogiochi gli danno mondi e avatar.

Gli anime gli danno immagini e linguaggi.

I fumetti gli permettono di far sopravvivere un personaggio fuori dalla musica.

E la musica tiene insieme tutto.

Quello è il nerd che mi interessa.

Non il collezionista.

Il worldbuilder.

ABEL E THE WEEKND

The Weeknd canta indossando la maschera durante il tour.
Abel e il personaggio: la maschera come parte del linguaggio del tour. Giappone, settembre 2026. Foto: Sebastien Nagy / Universal Music Japan. Fonte originale

Ed è forse per questo che tutta la discussione sulla possibile fine di The Weeknd mi ha sempre incuriosito.

Perché sarebbe perfettamente coerente.

Crei un personaggio.

Lo porti fino alla sua forma definitiva.

Completi l'arco.

E poi?

Lo lasci andare.

Per un periodo Abel ha parlato apertamente della possibilità che Hurry Up Tomorrow rappresentasse la chiusura della propria esistenza artistica come The Weeknd.

Non la fine della musica.

La fine del personaggio.

Nel 2025 spiegava che quel ruolo era diventato qualcosa che sentiva di aver ormai padroneggiato e che aveva bisogno di una nuova sfida.

È quasi la conclusione perfetta di una saga.

Poi, naturalmente, succede quello che succede spesso con i personaggi amati.

Provi a ucciderli.

E scopri che forse non vuoi farlo davvero.

Nell'estate 2026 Abel ha iniziato infatti a ridimensionare l'idea del ritiro del nome, dicendo sul palco di aver “provato” la pensione e di non essersi trovato bene; più recentemente ha descritto l'eventuale uso del proprio nome non come l'abbandono di ciò che è stato, ma come un'altra evoluzione.

Molto nerd anche questo, in fondo.

Il personaggio che doveva morire ottiene un'altra stagione.

HURRY UP TOMORROW

La cosa ancora più interessante è che l'ultimo capitolo non rimane nemmeno confinato alla musica.

Hurry Up Tomorrow diventa anche cinema.

Abel ha raccontato che, in realtà, l'idea del film precedette persino quella dell'album: lui e il regista Trey Edward Shults stavano lavorando alla storia e componendo musica sulle immagini prima che il disco assumesse la forma definitiva.

Questa cosa ribalta ancora una volta il rapporto.

Non:

album → film promozionale.

Ma:

storia → immagini → musica → album.

Esattamente il contrario di quello che ci aspetteremmo da qualcuno che viene definito semplicemente “cantante”.

FORSE È QUESTO CHE MI PIACE DI LUI

Mio fratello minore è andato al concerto di Milano.

E mentre lui vedeva The Weeknd sul palco, io probabilmente avrei guardato anche qualcos'altro.

Abel.

Il meccanismo dietro.

Quello che prende le proprie ossessioni e, invece di nasconderle per proteggere l'immagine della superstar, le lascia entrare.

Più diventa grande, più sembra avere la possibilità di dire:

questa cosa mi piace. La voglio dentro.

Marvel?

Dentro.

Anime?

Dentro.

Horror?

Dentro.

Videogiochi?

Dentro.

Cinema?

Dentro.

Yoko Taro?

Chiamiamo Yoko Taro.

Yoko Takahashi?

Facciamola salire sul palco.

Amano?

Facciamogli reinterpretare il mondo.

Questa cosa mi piace enormemente.

Perché per anni essere nerd significava spesso imparare a dosare quello che raccontavi agli altri.

Capire chi avrebbe compreso.

Chi avrebbe alzato gli occhi.

Chi avrebbe pensato che stessi perdendo tempo.

Poi vedi uno degli artisti più famosi al mondo salire davanti a decine di migliaia di persone e praticamente gridare:

guardate quanto amo Evangelion.

E qualcosa, inevitabilmente, mi fa sorridere.

LA POPSTAR E IL RAGAZZO

Abel Tesfaye canta senza maschera al concerto in Giappone.
Il volto dietro il personaggio. The Weeknd dal vivo in Giappone, settembre 2026. Foto: Sebastien Nagy / Universal Music Japan. Fonte originale

The Weeknd è una macchina gigantesca.

Streaming.

Stadi.

Fashion.

Cinema.

Brand.

Produzioni enormi.

Una delle figure più riconoscibili della musica contemporanea.

Non ho alcuna intenzione di romanticizzare quella scala.

Dietro esistono aziende, strategie, marketing e una quantità di persone necessaria a far muovere un progetto globale.

Ma proprio per questo trovo interessante quando riesci ancora a vedere il ragazzo dentro la macchina.

Quello che ama un fumetto.

Che si fissa con Persona 5.

Che conosce Evangelion.

Che vuole lavorare con Yoko Taro.

Che cita Cronenberg.

Che trasforma un disco in una saga.

Che inventa personaggi perché un semplice album non gli basta.

Quello mi interessa.

Molto più del numero uno in classifica.

IL NERD DIETRO LA POPSTAR

Forse è per questo che The Weeknd finirà inevitabilmente dentro CrashVerse.

Non perché dovessimo aggiungere un'altra superstar a MUSIC.

E nemmeno perché sia necessario convincermi che ogni sua canzone sia un capolavoro.

Non lo penso.

E va benissimo così.

Anzi.

Forse è proprio questo a rendere il pezzo più sincero.

La musica mi piace.

Alcune cose molto.

Altre semplicemente le ascolto.

Ma la persona dietro quell'universo mi incuriosisce.

Perché riconosco quella fame.

Quel bisogno quasi infantile di prendere le cose che ami e metterle nello stesso posto.

Una canzone.

Un film.

Un fumetto.

Un videogioco.

Una sigla anime.

Una notte davanti allo schermo.

Un personaggio.

Un ricordo.

E poi costruirci qualcosa.

Alla fine è una cosa profondamente nerd.

Ma forse è anche una delle forme più pure di creatività.

Assorbi mondi per tutta la vita.

Poi, se sei fortunato, arriva il momento in cui puoi costruire il tuo.

Abel Tesfaye lo ha fatto.

Lo ha chiamato The Weeknd.

E dentro ci ha messo praticamente tutto quello che ama.

Forse è questo il motivo per cui, pur non essendo mai stato tra i miei artisti musicalmente più importanti, quando guardo quello che fa continuo a pensare:

sì. Questo qui è decisamente uno dei nostri.


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