14 MIN DI LETTURA
TV & SERIES × NERD CULTURE
Astronavi immobili sopra le città. Uniformi rosse. Volti umani che nascondevano pelle da rettile. Diana che inghiottiva un animale intero davanti a milioni di persone. Prima che Twin Peaks trasformasse per me la televisione in qualcosa da aspettare, discutere e quasi abitare, un’altra serie aveva già cominciato a costruire quel rito. Si chiamava V. Per noi, semplicemente, erano i Visitors.
ESPLORA L’ARTICOLO · 27 CAPITOLI
- ARRIVANO
- LA COSA PIÙ INTELLIGENTE DI V NON ERANO GLI ALIENI
- NON TI CONQUISTO. TI CONVINCO.
- E POI MI RICORDO QUELLE ASTRONAVI
- MIKE DONOVAN
- SOTTO LA PELLE
- DIANA
- IL TOPO. O IL PORCELLINO D’INDIA. QUELLA COSA CHE COMUNQUE NON DOVEVA SUCCEDERE.
- LA RESISTENZA
- LA V
- UN EVENTO TELEVISIVO
- IN ITALIA
- PRIMA DI TWIN PEAKS
- NON POTEVAMO ANDARE AVANTI
- FORSE È QUESTO CHE INTENDO QUANDO PARLO DI RITO
- THE FINAL BATTLE
- VISITORS DIVENTA UNA SERIE
- MA DIANA VINCE COMUNQUE
- ROBERT ENGLUND PRIMA DI FREDDY
- GLI EFFETTI OGGI
- 2009: TORNANO
- NON PUOI RIFARE IL MOMENTO IN CUI QUALCOSA TI È SUCCESSO PER LA PRIMA VOLTA
- I VISITORS ERANO LA PAURA DI FIDARSI
- “THE VISITORS ARE OUR FRIENDS”
- QUANDO LA TV ERA UNA STANZA
- PRIMA DI COOPER C’ERA DIANA
- VISITORS
Prima di Twin Peaks, nella mia personale cronologia televisiva, c’erano già loro.
I Visitors.
E quando penso a quella serie non penso soltanto agli alieni.
Non penso soltanto a Diana.
Non penso soltanto alle astronavi enormi sospese sopra le città.
Penso a una cosa che oggi è molto più difficile da spiegare.
Aspettare la televisione.
Non scegliere qualcosa da un catalogo.
Non decidere alle 23:47 che vuoi iniziare una nuova serie e guardarti quattro episodi di seguito.
Aspettare.
Sapere che quella cosa sarebbe arrivata in un momento preciso.
E tu dovevi esserci.
Sederti.
Guardare.
Poi finiva.
E non potevi premere:
PROSSIMO EPISODIO.
Dovevi portartela dentro fino alla volta successiva.
Quello era già un rito.
Molto prima che io trovassi in Twin Peaks una delle esperienze televisive che avrebbero definito per sempre il mio rapporto con le serie.
Visitors aveva già fatto una cosa.
Mi aveva insegnato che davanti alla TV non dovevi per forza soltanto guardare.
Potevi aspettare qualcosa.
01 / ARRIVANO

L’idea iniziale è ancora oggi perfetta.
Un giorno enormi astronavi compaiono sopra le principali città del pianeta.
Non attaccano.
Non distruggono.
Non sparano.
Aspettano.
Poi arrivano loro.
I Visitatori.
Sembrano umani.
Belli.
Educati.
Sorridenti.
Uniformi rosse.
Dicono di venire in pace.
Hanno bisogno di alcune risorse della Terra.
In cambio offriranno conoscenze.
Tecnologia.
Progresso.
Perfino soluzioni che l’umanità non possiede.
Non arrivano come invasori.
Arrivano come salvatori.
Ed è precisamente questo a renderli pericolosi.
02 / LA COSA PIÙ INTELLIGENTE DI V NON ERANO GLI ALIENI

Kenneth Johnson non aveva inizialmente scritto una storia sugli extraterrestri.
Il progetto nasceva da un’altra idea.
Johnson voleva raccontare una società americana che scivola progressivamente verso il fascismo, ispirandosi anche al romanzo del 1935 di Sinclair Lewis, It Can’t Happen Here.
NBC riteneva però che una storia simile fosse troppo difficile da rendere popolare per un grande pubblico.
Durante lo sviluppo arrivò quindi l’idea:
e se gli invasori fossero alieni?
Johnson inizialmente non era convinto.
Poi capì che funzionava.
Il fascismo rimaneva.
La propaganda rimaneva.
La persecuzione rimaneva.
I collaborazionisti rimanevano.
La Resistenza rimaneva.
Semplicemente, sotto le uniformi adesso c’erano dei rettili. Johnson ha ricostruito personalmente questa origine molti anni dopo parlando con SYFY.
Ed è probabilmente il motivo per cui V possiede ancora oggi qualcosa di molto più forte della normale invasione aliena.
Non parla principalmente di:
cosa succederebbe se arrivassero gli extraterrestri?
Parla di:
quanto sarebbe facile convincerci ad accoglierli?
03 / NON TI CONQUISTO. TI CONVINCO.
Questa è la parte che continua a funzionare.
I Visitors controllano progressivamente l’informazione.
Costruiscono consenso.
Identificano un nemico interno.
Gli scienziati cominciano a essere guardati con sospetto.
Alcune persone collaborano.
Altre preferiscono non vedere.
Qualcuno ottiene potere grazie ai nuovi arrivati.
Qualcun altro decide che opporsi è troppo pericoloso.
Nascono i Giovani Amici dei Visitatori.
Uniformi.
Simboli.
Propaganda.
Il parallelismo con i regimi fascisti non è particolarmente nascosto.
Non deve esserlo.
V prende una delle paure più antiche della storia politica e la rende immediatamente comprensibile anche a chi vuole semplicemente guardare una grande serie fantascientifica.
Il mostro non arriva dicendo:
sono il mostro.
Arriva dicendo:
sono tuo amico.
04 / E POI MI RICORDO QUELLE ASTRONAVI

C’è un’immagine che per me rimane enorme.
Le astronavi sopra le città.
Oggi siamo abituati.
CGI.
Intere flotte.
Pianeti distrutti.
Universi.
Puoi mostrare praticamente qualsiasi cosa.
Ma quelle gigantesche navi immobili avevano un altro effetto.
Non dovevano fare nulla.
Erano lì.
E il fatto che fossero lì era sufficiente.
Forse è proprio questo uno degli aspetti più forti dell’immaginario di V.
Non l’attacco.
L’attesa dell’attacco.
05 / MIKE DONOVAN

Poi qualcuno comincia a guardare meglio.
Mike Donovan.
Reporter televisivo.
Marc Singer.
È attraverso di lui che il volto perfetto dei Visitors comincia lentamente a incrinarsi.
E qui la scelta del giornalista come protagonista diventa importante.
La battaglia iniziale non è soltanto:
umani contro alieni.
È anche:
verità contro immagine.
Donovan possiede una telecamera.
Vuole vedere.
Vuole documentare.
Vuole mostrare agli altri quello che sta realmente accadendo.
E in un mondo controllato dalla propaganda, una telecamera può diventare un’arma.
06 / SOTTO LA PELLE
Poi arriva il momento.
Quello che praticamente chiunque abbia visto Visitors ricorda.
Il volto umano non è il volto.
È una maschera.
Sotto c’è altro.
Pelle verde.
Occhi differenti.
Un essere rettiliano.
Oggi l’effetto speciale può apparire inevitabilmente datato.
Non importa.
Quello che conta è l’idea.
Non sono ciò che sembrano.
E da quel momento cominci a guardare ogni Visitor chiedendoti cosa ci sia davvero sotto quella pelle.
È una delle immagini più semplici e potenti della serie.
Perché funziona letteralmente e metaforicamente nello stesso momento.
07 / DIANA

E poi arriva Diana.
Jane Badler.
Una delle grandi villain televisive degli anni Ottanta.
Elegante.
Bellissima.
Fredda.
Ambiziosa.
Sadica.
E completamente fuori di testa.
Diana non ha bisogno di essere nascosta.
Più la serie procede, più diventa evidente che si sta divertendo.
Esperimenti.
Tradimenti.
Manipolazione.
Potere.
Controllo.
Quando Jane Badler ha ricordato il personaggio anni dopo, ha raccontato proprio quanto fosse divertente interpretarne la totale libertà e crudeltà. Già nel 1984 descriveva Diana come una figura capace di esercitare il potere senza praticamente alcun freno.
Ma c’è una scena.
Naturalmente.
08 / IL TOPO. O IL PORCELLINO D’INDIA. QUELLA COSA CHE COMUNQUE NON DOVEVA SUCCEDERE.
Diana prende un animale.
Apre la bocca.
E lo inghiotte.
Intero.
Fine.
Una generazione di spettatori non ha dimenticato.
Ancora oggi Jane Badler viene interrogata continuamente su quella scena. Lei stessa l’ha definita uno dei momenti più iconici del personaggio e ha ricordato quanto fosse elaborato, per l’epoca, realizzarlo con effetti fisici e protesi.
È interessante perché V possedeva già tutto quello che serviva.
Fantascienza.
Politica.
Resistenza.
Alieni.
Invasione.
Ma quella scena fa qualcosa che la teoria non può fare.
Ti dice immediatamente:
questa cosa non è umana.
E probabilmente da bambino non avevi bisogno di un’analisi sul fascismo.
Diana che inghiottiva un animale bastava.
09 / LA RESISTENZA

Poi arrivano quelli che dicono no.
Julie Parrish.
Donovan.
Elias.
Robert Maxwell.
Persone differenti.
Background differenti.
Motivazioni differenti.
La Resistenza non nasce come grande esercito eroico.
È composta da persone che hanno capito che qualcosa non va.
E questo è fondamentale.
Perché V non racconta soltanto l’invasore.
Racconta la scelta.
Collaborare.
Ignorare.
Adattarsi.
Opporsi.
Un vicino può diventare complice.
Una persona apparentemente insignificante può diventare resistente.
Qualcuno può cambiare idea.
Qualcuno può tradire.
Perfino tra i Visitors esiste una Quinta Colonna contraria al regime.
La divisione non è semplicemente:
umani buoni / alieni cattivi.
È:
cosa scegli di fare quando capisci cosa sta succedendo?
10 / LA V
Poi c’è quel simbolo.
V.
Visitors.
Ma anche Victory.
La Resistenza la dipinge sui manifesti della propaganda aliena.
Ed è una delle immagini più intelligenti dell’intera serie.
Prendere il simbolo dell’occupazione e trasformarlo nel simbolo dell’opposizione.
V.
Una lettera.
Basta.
11 / UN EVENTO TELEVISIVO
Quando V debutta negli Stati Uniti l’1 maggio 1983, non viene concepita come una serie infinita.
È una miniserie.
Due grandi appuntamenti.
Il primo episodio diventa il secondo programma più visto della settimana e raggiunge circa il 40% del pubblico televisivo presente in quel momento.
Questo è importante.
Perché V nasce davvero come evento televisivo.
Non come qualcosa da avere in sottofondo.
Non come contenuto da recuperare un giorno.
Arriva.
E bisogna esserci.
Il successo produce inevitabilmente altro.
12 / IN ITALIA
La miniserie originale arriva in Italia nell’autunno del 1984 insieme a V: The Final Battle, presentata al pubblico italiano sotto il titolo che per molti sarebbe diventato semplicemente:
V — Visitors.
La serie televisiva successiva arriverà poi nel 1986.
Ma per me la parte più importante non è ricordare esattamente il palinsesto.
È ricordare quella sensazione.
La TV come appuntamento.
La puntata come evento.
13 / PRIMA DI TWIN PEAKS
Quando anni dopo arriverà Twin Peaks, il rito cambierà completamente forma.
Lì ci sarebbe stato il mistero.
Laura Palmer.
Cooper.
Le teorie.
La sensazione che dietro ogni dettaglio potesse esserci qualcosa.
Ma guardando indietro mi accorgo che il gesto era già nato.
Sedersi davanti alla televisione perché quella sera c’era qualcosa da vedere.
Visitors.
Quella sensazione precede Twin Peaks nei miei ricordi.
Ed è strano rendersene conto oggi.
Perché oggi abbiamo molta più libertà.
E per fortuna.
Possiamo vedere praticamente ciò che vogliamo quando vogliamo.
Ma in quella libertà abbiamo perso anche una cosa.
14 / NON POTEVAMO ANDARE AVANTI
Oggi quando un episodio finisce:
clic.
Il successivo.
Se siamo stanchi:
domani.
Se vogliamo recuperare:
un weekend.
Allora no.
Finiva.
Titoli di coda.
Stop.
E improvvisamente la serie entrava nella vita reale.
La pensavi.
Ne parlavi.
Aspettavi.
La tua immaginazione doveva colmare il tempo tra due appuntamenti.
Questo modificava persino il modo in cui ricordavi le storie.
Un episodio non durava soltanto quanto la sua trasmissione.
Durava fino all’episodio successivo.
15 / FORSE È QUESTO CHE INTENDO QUANDO PARLO DI RITO
Non voglio trasformare tutto in nostalgia.
Il passato non era automaticamente migliore.
Avevamo meno scelta.
Se perdevi qualcosa, spesso l’avevi persa davvero.
Niente on demand.
Niente pausa.
Niente catalogo completo.
Niente streaming in 4K.
La televisione decideva molto più di noi.
Ma proprio quella limitazione generava un comportamento collettivo particolare.
Alla stessa ora molte persone vedevano la stessa scena.
Il giorno dopo quella scena apparteneva a tutti.
Non:
“non dirmelo, sono ancora alla seconda stagione.”
Tutti erano più o meno nello stesso punto.
Era quasi una sincronizzazione culturale.
16 / THE FINAL BATTLE

Il successo dell’originale produce nel 1984 V: The Final Battle.
Tre puntate.
La Resistenza continua.
Diana continua.
Arriva Michael Ironside nei panni di Ham Tyler.
Nasce Elizabeth.
Arriva la polvere rossa.
La guerra sembra poter finire.
Il seguito fu ancora un successo per NBC: le tre parti ottennero una media Nielsen di 25,1 rating e 37 share.
Ma qualcosa comincia già a cambiare.
Kenneth Johnson aveva lasciato il progetto per divergenze creative.
Il suo V era soprattutto allegoria politica travestita da science fiction.
La macchina televisiva cominciava invece a capire che il pubblico voleva anche:
alieni.
laser.
Diana.
azione.
spettacolo.
E quindi…
17 / VISITORS DIVENTA UNA SERIE
Nel 1984 arriva la serie settimanale.
Diciannove episodi.
Più soap.
Più azione.
Più intrighi.
Più Diana.
Più spettacolo.
Meno della severità politica originale.
Jane Badler stessa avrebbe poi descritto quella fase come progressivamente più camp, ricordando che non tutti sul set erano felici del cambiamento di tono.
Gli ascolti cominciano a scendere.
La premiere della serie settimanale parte al 36° posto Nielsen; intorno all’episodio 13 era scesa al 53°. La stagione terminerà 57ª su 77 programmi e non verrà rinnovata.
È quasi una storia classica.
Un evento funziona.
La televisione vuole trasformarlo in prodotto continuativo.
Lo allunga.
Lo modifica.
E qualcosa della forza iniziale si perde.
18 / MA DIANA VINCE COMUNQUE
Perché la serie può essere cancellata.
Diana no.
Il personaggio continua a vivere nell’immaginario.
Le uniformi rosse continuano.
La pelle strappata.
Il roditore.
Le astronavi.
Il logo.
La V.
Sono immagini più forti della durata effettiva dello show.
E a volte la cultura pop funziona esattamente così.
Non sopravvive tutto.
Sopravvivono frammenti talmente potenti da contenere l’intera opera.
19 / ROBERT ENGLUND PRIMA DI FREDDY

C’è anche una cosa che oggi rende tutto ancora più divertente.
Tra i Visitors c’è Willie.
Un alieno della Quinta Colonna.
Lo interpreta Robert Englund.
Poco dopo sarebbe diventato Freddy Krueger.
Pensare che uno dei volti più riconoscibili dell’horror degli anni Ottanta fosse già lì, dentro un’altra enorme icona televisiva del periodo, sembra quasi una di quelle connessioni costruite retroattivamente dalla cultura nerd.
Ma era davvero lì.
Prima del guanto.
Prima del maglione.
Prima di Elm Street.
20 / GLI EFFETTI OGGI

Naturalmente alcune cose oggi fanno sorridere.
Protesi.
Laser.
Fondali.
Astronavi.
Make-up.
Certi momenti erano spettacolari nel 1983 e oggi mostrano chiaramente il proprio tempo.
Ma non credo sia un problema.
Anzi.
Una cosa che amo delle vecchie produzioni di fantascienza è proprio poter vedere il trucco.
Sai che quella pelle è lattice.
Sai che quella nave è una miniatura.
Sai che il roditore non viene realmente inghiottito.
Eppure per un momento accetti tutto.
La fantasia non richiede perfezione.
Richiede complicità.
21 / 2009: TORNANO
Naturalmente prima o poi qualcuno decide di riprovarci.
Nel 2009 ABC lancia un nuovo V.
Nuova invasione.
Nuovi Visitors.
Morena Baccarin diventa Anna.
Jane Badler tornerà persino in una nuova incarnazione di Diana nella seconda stagione.
La serie dura due stagioni e viene cancellata nel 2011.
Non era necessariamente cattiva.
Aveva idee interessanti.
Effetti migliori.
Un linguaggio più moderno.
Ma mancava inevitabilmente una cosa impossibile da ricreare.
Il momento storico.
22 / NON PUOI RIFARE IL MOMENTO IN CUI QUALCOSA TI È SUCCESSO PER LA PRIMA VOLTA
Questo vale per tantissime opere.
Puoi rifare la storia.
Puoi rifare i personaggi.
Puoi migliorare gli effetti.
Puoi scrivere nuovi episodi.
Ma non puoi ricreare il momento in cui una generazione vide per la prima volta un volto umano aprirsi e scoprì che sotto c’era un rettile.
Non puoi ricostruire esattamente quella televisione.
Quell’attesa.
Quella casa.
Quella sera.
Quel divano.
La persona che eri quando l’hai visto.
È per questo che certi remake hanno un compito quasi impossibile.
Non competono soltanto contro l’originale.
Competono contro il ricordo.
23 / I VISITORS ERANO LA PAURA DI FIDARSI
Riguardandola da adulto, poi, la serie cambia.
Da bambino vedi:
alieni.
astronavi.
rettili.
Diana.
Da adulto cominci a vedere altro.
Propaganda.
Controllo dell’informazione.
Paura utilizzata per ottenere consenso.
Persone che consegnano libertà perché qualcuno promette sicurezza.
Nemici costruiti pubblicamente.
Collaborazionisti.
Resistenza.
Una società che inizialmente non viene sconfitta militarmente.
Viene sedotta.
E questa è probabilmente la parte più inquietante di V ancora oggi.
Non sono le lucertole.
È il fatto che la maggioranza degli esseri umani le accolga.
24 / “THE VISITORS ARE OUR FRIENDS”
Quella frase contiene tutto.
I Visitors sono nostri amici.
Viene ripetuta.
Stampata.
Mostrata.
Normalizzata.
Finché qualcuno prende una bomboletta spray e disegna sopra:
V.
Victory.
La resistenza comincia anche così.
Con un segno.
Con qualcuno che decide di dire:
no.
25 / QUANDO LA TV ERA UNA STANZA
Forse è questo il ricordo che voglio conservare più di tutti.
Non soltanto ciò che guardavamo.
Come lo guardavamo.
La televisione era un oggetto intorno al quale si organizzava una parte della serata.
Non uno schermo personale.
Una stanza.
Una luce.
Un appuntamento.
Qualcosa iniziava e tu eri davanti.
Qualcosa finiva e ti alzavi.
Può sembrare una differenza minuscola.
Non lo è.
Perché il medium costruiva anche un comportamento.
E per me Visitors appartiene a quel periodo.
26 / PRIMA DI COOPER C’ERA DIANA
Poi sarebbero arrivate altre ossessioni.
Altri mondi.
Altra televisione.
Twin Peaks avrebbe cambiato completamente il livello.
Non più soltanto aspettare una storia.
Cominciare a viverla tra una puntata e l’altra.
Pensare.
Interpretare.
Cercare.
Ma forse quel rituale aveva già cominciato a formarsi.
Prima della Loggia Nera.
Prima del caffè.
Prima di Laura Palmer.
C’erano enormi astronavi ferme sopra le città.
C’era Diana.
C’erano uomini con uniformi rosse.
C’era qualcuno che continuava a dire che erano arrivati in pace.
E io ero davanti alla televisione.
27 / VISITORS
Oggi posso vedere una serie intera in una notte.
Posso interrompere.
Riprendere.
Saltare.
Rivedere.
Cercare immediatamente una spiegazione.
Leggere come finisce prima ancora di iniziare.
È meraviglioso avere questa libertà.
Non vorrei perderla.
Ma ogni tanto penso a quello che significava non averla.
Avere soltanto:
un giorno.
un’ora.
un episodio.
un televisore.
E aspettare.
Quando arrivava la sigla, tutto il resto per un po’ poteva fermarsi.
Forse è per questo che quando penso ai Visitors non vedo soltanto gli alieni.
Vedo una stanza.
Una televisione accesa.
Una storia che stava per cominciare.
E quella sensazione precisa che qualcosa che avevi aspettato per giorni fosse finalmente tornato.
Poi finiva.
E dovevi aspettare ancora.
Non sapevo ancora che anni dopo avrei ritrovato quella stessa sensazione davanti a un’altra serie.
Una cittadina.
Un agente dell’FBI.
Una ragazza morta.
Un mistero che sembrava non voler finire.
Ma prima di Twin Peaks…
il rito era già cominciato.
E sopra le nostre città,
almeno per qualche ora,
c’erano già i Visitors.
FONTI E APPROFONDIMENTI
Kenneth Johnson — V: The Original Miniseries e storia della produzione.
SYFY — Kenneth Johnson e Marc Singer al Comic-Con.
UPI, 23 aprile 1984 — Jane Badler e Diana.
TV Guide — intervista a Jane Badler.
V: The Final Battle — dati storici e riferimenti; V: The Series — produzione e ascolti.
Trasmissione italiana della miniserie e cronologia della serie.
Immagini originali della produzione: © Warner Bros. Television e rispettivi titolari. Materiali d’archivio dal sito di Kenneth Johnson, SYFY e SciFi-Universe. Cover: elaborazione grafica editoriale CrashVerse ispirata all’iconografia originale di V.


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