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34 MIN DI LETTURA

MUSIC · ARTISTS

Nel 2019 le radio passavano Bad Guy. Io mi innamorai di I Love You. Della melodia, prima di tutto. Straziante. E di quella voce che sembrava avvicinarsi senza bisogno di imporsi. Poi la vita avrebbe dato a quelle canzoni un altro peso. Ma Billie Eilish mi aveva già conquistato prima. Oggi, dopo tre album, due Oscar, dieci Grammy, un tour mondiale, milioni di persone che hanno imparato a riconoscerla da un respiro e una carriera cinematografica che sta appena cominciando, raccontarla soltanto come “la ragazza che sussurra” significa non averla ascoltata abbastanza. Questa è la sua storia. E inevitabilmente, in alcuni punti, anche un pezzo della mia.

ESPLORA L’ARTICOLO · 74 CAPITOLI
  1. PRIMA DI BILLIE EILISH
  2. FINNEAS PRIMA DI FINNEAS
  3. OCEAN EYES
  4. LA COSA IMPORTANTE È COME CANTA
  5. DON’T SMILE AT ME
  6. BILLIE E FINNEAS
  7. LA CAMERA DA LETTO
  8. 2019
  9. BAD GUY
  10. BURY A FRIEND
  11. WHEN THE PARTY’S OVER
  12. I LOVE YOU
  13. 26 GENNAIO 2020
  14. NON ERA PIÙ POSSIBILE ESSERE NORMALE
  15. OVERSIZE
  16. NON È RESPONSABILITÀ SUA
  17. BILLIE NON È UN PERSONAGGIO FISSO
  18. NO TIME TO DIE
  19. L’OSCAR
  20. HAPPIER THAN EVER
  21. GETTING OLDER
  22. YOUR POWER
  23. NDA
  24. HAPPIER THAN EVER
  25. UNA CANZONE AL POSTO DI UNA RISPOSTA
  26. THE WORLD’S A LITTLE BLURRY
  27. LA REGISTA
  28. BARBIE
  29. IL SECONDO OSCAR
  30. HIT ME HARD AND SOFT
  31. SKINNY
  32. LUNCH
  33. CHIHIRO
  34. BIRDS OF A FEATHER
  35. BIRDS OF A FEATHER — DI NUOVO IO
  36. WILDFLOWER
  37. 2026 — SONG OF THE YEAR
  38. THE GREATEST
  39. L’AMOUR DE MA VIE
  40. THE DINER
  41. BITTERSUITE / BLUE
  42. LA VOCE, ADESSO
  43. DALLE CAMERETTE ALLE ARENE
  44. HIT ME HARD AND SOFT: THE TOUR
  45. BOLOGNA
  46. LA SOSTENIBILITÀ NON COME ACCESSORIO
  47. LA MODA
  48. NON È SOLO UN LOOK
  49. INTERNET
  50. IL FANDOM
  51. LE COLLABORAZIONI
  52. WHAT WAS I MADE FOR? E IL PARADOSSO DEL PERSONAGGIO
  53. DIECI GRAMMY. DUE OSCAR.
  54. E POI RECITA
  55. È UN NUOVO CAPITOLO?
  56. LA RAGAZZA CHE CANTA PIANO
  57. LA PRECISIONE
  58. FINNEAS NON È “QUELLO CHE FA LE BASI”
  59. POTREBBERO SEPARARSI ARTISTICAMENTE?
  60. I TRE DISCHI
  61. E DOPO?
  62. LA COSA CHE MI INTERESSA DI PIÙ
  63. QUELLO CHE RESTA
  64. PERCHÉ TORNO
  65. BILLIE, SECONDO ME
  66. VERDICT
  67. VOCE — 10/10
  68. BILLIE + FINNEAS — 10/10
  69. WHEN WE ALL FALL ASLEEP — 9,5/10
  70. HAPPIER THAN EVER — 10/10
  71. HIT ME HARD AND SOFT — 10/10
  72. I LOVE YOU
  73. BIRDS OF A FEATHER
  74. OLTRE L’APPARENZA

01 / PRIMA DI BILLIE EILISH

Prima della ragazza con i capelli verde neon.

Prima di Bad Guy.

Prima dei Grammy.

Prima delle arene e dei grandi festival.

Prima del personaggio pubblico che sarebbe diventato riconoscibile praticamente ovunque.

C’era una casa a Highland Park, Los Angeles.

C’erano due genitori, Maggie Baird e Patrick O’Connell, entrambi legati al mondo dello spettacolo.

C’erano due figli.

Finneas.

Billie.

E c’era una convinzione molto semplice:

se stai creando qualcosa, non interrompere la creatività.

Billie ha raccontato che nella loro casa esisteva praticamente una regola: se lei o Finneas stavano scrivendo, suonando o creando qualcosa, potevano continuare anche fino a tardi. L’ispirazione non veniva trattata come una distrazione dalle cose importanti.

Era una delle cose importanti.

Billie Eilish Pirate Baird O’Connell cresce quindi in un ambiente molto diverso dalla fabbrica classica della popstar.

Homeschooling.

Musica.

Danza.

Pianoforte.

Ukulele.

Coro.

Recitazione intorno a lei.

Libri.

Film.

Una famiglia nella quale fare arte non sembra un’occupazione esotica riservata agli adulti.

Semplicemente:

si crea.

Ed è impossibile separare ciò che succederà dopo da quell’ambiente.

02 / FINNEAS PRIMA DI FINNEAS

Poi c’è il fratello maggiore.

Finneas O’Connell.

Oggi possiamo chiamarlo produttore.

Songwriter.

Artista.

Grammy winner.

Ma nella storia di Billie viene prima una cosa molto più semplice.

È suo fratello.

Billie cresce guardandolo.

Vuole fare quello che fa lui.

Conosce i suoi amici.

Ascolta ciò che ascolta.

Lo osserva scrivere.

Suonare.

Registrare.

Poi, inevitabilmente, arriva il momento in cui smette di volerlo semplicemente imitare e comincia a costruire qualcosa con lui.

Il rapporto creativo Billie-Finneas diventerà uno dei più importanti nella musica pop contemporanea proprio perché non nasce all’interno di una session organizzata da un’etichetta.

Non li ha messi insieme un A&R.

Non sono due professionisti convocati in una stanza perché un algoritmo suggeriva compatibilità.

Sono cresciuti insieme.

Conoscono la voce dell’altro prima ancora di conoscere l’industria.

03 / OCEAN EYES

Poi succede qualcosa che nessuno aveva realmente pianificato.

Finneas aveva scritto una canzone.

Ocean Eyes.

Billie fa danza.

Serve un brano per una coreografia.

La registra.

La mettono online.

SoundCloud.

Non esiste il piano:

“Adesso lanciamo Billie Eilish.”

Esiste una canzone.

Una voce giovanissima.

Una melodia sospesa.

Un insegnante di danza che deve poterla ascoltare.

Poi internet decide diversamente.

La canzone comincia a girare.

Persone che non conoscono Billie vogliono sapere chi sia quella ragazza.

Manager e industria cominciano a interessarsi.

L’esperimento domestico diventa un ingresso nel mercato discografico. Grammy ricorda proprio Ocean Eyes come il brano originariamente destinato alla coreografia che porta Billie all’attenzione globale e al successivo rapporto con Interscope.

È uno di quei momenti che, raccontati anni dopo, sembrano inevitabili.

Non lo erano.

Poteva essere soltanto un file su SoundCloud.

Invece apre una porta.

Ocean Eyes — immagine dal videoclip ufficiale.
Ocean Eyes — immagine dal videoclip ufficiale. Foto/immagine: Video ufficiale / Universal Music · Fonte originale
Ocean Eyes · Video ufficiale Billie Eilish. Guarda su YouTube ↗

04 / LA COSA IMPORTANTE È COME CANTA

È qui che bisogna fermarsi subito.

Perché il successo di Ocean Eyes non dipende soltanto dal fatto che internet ami le storie casuali.

Dipende dal suono.

La prima cosa che colpisce è la sensazione di vicinanza.

Billie non sembra proiettare la voce verso la parete opposta della stanza.

Sembra portarla verso di te.

Senti:

il respiro.

la consonante.

il modo in cui appoggia una parola.

il momento in cui lascia qualcosa sospeso.

In cuffia questa caratteristica diventa ancora più evidente.

Può cantare piano e contemporaneamente occupare tutto lo spazio.

Questo ha creato uno dei luoghi comuni più persistenti intorno a lei:

“Billie Eilish sussurra.”

Sì.

Qualche volta.

Ma ridurre la sua voce a quello significa confondere una scelta espressiva con un limite tecnico.

Negli anni dimostrerà praticamente tutto il contrario.

05 / DON’T SMILE AT ME

2017.

Arriva l’EP.

DON’T SMILE AT ME

Il titolo contiene già una parte dell’attitudine.

Non chiedermi di essere carina.

Non chiedermi di sorridere perché lo stai aspettando.

Non chiedermi di presentarmi secondo ciò che immagini debba essere una giovane popstar.

COPYCAT.

idontwannabeyouanymore.

my boy.

watch.

party favor.

bellyache.

ocean eyes.

hostage.

Il mondo comincia a definirsi.

Bellyache mostra già qualcosa che diventerà fondamentale: Billie e Finneas possono mettere una melodia quasi piacevole sopra una storia decisamente meno piacevole.

La voce può essere dolce mentre il personaggio raccontato è inquietante.

Il contrasto diventa linguaggio.

Bellyache — immagine dal videoclip ufficiale.
Bellyache — immagine dal videoclip ufficiale. Foto/immagine: Video ufficiale / Universal Music · Fonte originale
watch — immagine dal videoclip ufficiale.
watch — immagine dal videoclip ufficiale. Foto/immagine: Video ufficiale / Universal Music · Fonte originale

06 / BILLIE E FINNEAS

Poi l’industria fa una cosa prevedibile.

Ha davanti una ragazza che sta crescendo rapidamente.

Vuole metterla con produttori importanti.

Songwriter importanti.

Studi importanti.

Billie e Finneas provano.

E scoprono che spesso il risultato peggiore arriva precisamente quando entrano troppe persone nella stanza.

Finneas ha raccontato che le session con altri produttori e autori semplicemente non producevano materiale di cui fossero realmente soddisfatti; quando tornavano a lavorare da soli, invece, ritrovavano ciò che cercavano.

Questa decisione avrà conseguenze enormi.

Perché Billie non diventerà il front-end di un esercito di autori.

La musica mantiene una relazione insolitamente diretta tra:

voce.

scrittura.

produzione.

Due persone.

Una stanza.

Il lavoro raccolto sui dischi comprende anche collaboratori decisivi, come Rob Kinelski al missaggio e John Greenham al mastering. Il nucleo creativo resta Billie e Finneas; il risultato non cancella il lavoro degli altri.

07 / LA CAMERA DA LETTO

Quando arriva il momento di costruire il primo album, una parte fondamentale del lavoro viene fatta nella camera di Finneas nella casa di famiglia a Highland Park.

Non è una leggenda costruita dopo per vendere autenticità.

Quella stanza diventa realmente uno dei luoghi più importanti del pop di fine anni Dieci.

Computer.

Microfono.

Monitor.

Dettagli registrati.

Rumori.

Voci sovrapposte.

Bassi enormi.

Silenzio.

Una produzione che dimostra che “grande” non significa necessariamente “pieno”.

La Recording Academy ha sottolineato quanto fosse anomala, alla scala raggiunta successivamente da Billie, la scelta di continuare con un processo creativo così concentrato e familiare.

Ed è probabilmente uno dei motivi per cui il suono resta riconoscibile.

08 / 2019

Poi arriva il disco.

WHEN WE ALL FALL ASLEEP, WHERE DO WE GO?

29 marzo 2019.

A questo punto la ragazza di SoundCloud smette definitivamente di essere una curiosità.

Bad Guy.

Xanny.

You Should See Me in a Crown.

All the Good Girls Go to Hell.

Wish You Were Gay.

When the Party’s Over.

Bury a Friend.

Ilomilo.

Listen Before I Go.

I Love You.

Goodbye.

È un album che costruisce un mondo.

E soprattutto lo fa senza sembrare un collage delle tendenze pop del momento.

09 / BAD GUY

Naturalmente il pianeta sentirà soprattutto questa.

Quel basso.

Il ritmo.

La voce quasi disinteressata.

La pausa.

Il cambio finale.

Bad Guy non funziona perché Billie urla:

“guardatemi”.

Funziona perché sembra sapere perfettamente che la state già guardando.

C’è ironia.

Personaggio.

Gioco.

Un senso di controllo quasi insolente.

E sarà proprio Bad Guy a trasformarsi nel simbolo del 2019.

Ma per me?

Non era quella la canzone.

10 / BURY A FRIEND

Qui invece l’album entra nella sua parte più disturbante.

Rumori.

Respiri.

Effetti vocali.

Spazio.

Un beat che sembra provenire da qualcosa di meccanico ma non completamente identificabile.

Billie e Finneas utilizzano frequentemente suoni che normalmente un produttore tradizionale potrebbe considerare materiale da eliminare.

Rumore diventa texture.

Un suono quotidiano diventa percussione.

La produzione non cerca sempre di rendere tutto perfettamente pulito.

Cerca la sensazione giusta.

all the good girls go to hell — immagine dal videoclip ufficiale.
all the good girls go to hell — immagine dal videoclip ufficiale. Foto/immagine: Video ufficiale / Universal Music · Fonte originale

11 / WHEN THE PARTY’S OVER

Ed ecco l’altro lato.

Quasi niente.

Voce.

Armonie.

Silenzio.

Una performance che dimostra una cosa fondamentale:

Billie non ha bisogno della produzione “dark” per funzionare.

Puoi togliere il personaggio.

Togliere il basso.

Togliere il beat.

Rimane la voce.

Ed è proprio per questo che la produzione può permettersi di essere estrema in altri punti.

Perché sotto esistono vere canzoni.

when the party's over — immagine dal videoclip ufficiale.
when the party’s over — immagine dal videoclip ufficiale. Foto/immagine: Video ufficiale / Universal Music · Fonte originale

12 / I LOVE YOU

Poi arrivo io.

Nel 2019 le radio passavano Bad Guy.

Io mi innamorai di:

I LOVE YOU

La chitarra lascia spazio alle voci.

La melodia si apre lentamente.

È il tipo di canzone che mi fa restare fino all’ultima nota.

La trovavo straziante allora.

La trovo straziante ancora oggi.

Quando la scoprii, non aveva bisogno di ricordarmi qualcuno per colpirmi.

Mi bastava quello che sentivo.

E questo per me è importante.

Perché ciò che sarebbe successo dopo potrebbe far pensare che Billie mi sia entrata dentro soltanto perché è diventata la colonna sonora di qualcosa.

No.

Billie mi aveva già conquistato prima.

Poi, nel 2020, una storia del passato tornò nella mia vita.

Vent’anni bruciati in un lampo.

I Love You era lì fin dall’inizio.

E con il tempo Billie diventò la nostra musica.

Oggi quella canzone conserva ancora le sensazioni di allora.

Non devo cercarle.

Arrivano insieme alle prime note.

La memoria, evidentemente,

non aspetta il nostro permesso.

13 / 26 GENNAIO 2020

Poi arriva una notte che cambia definitivamente la scala.

Grammy Awards.

Billie ha appena compiuto diciotto anni.

Vince:

Best New Artist.

Song of the Year.

Record of the Year.

Album of the Year.

Le quattro categorie generali.

Nella stessa notte.

È soltanto la seconda persona nella storia a compiere lo sweep completo e la più giovane a riuscirci.

Questa cosa conta non soltanto per il numero dei premi.

Conta per ciò che viene premiato.

Un album realizzato principalmente da due fratelli in una camera da letto sta battendo produzioni costruite attraverso macchine industriali gigantesche.

Non dimostra che gli studi professionali siano inutili.

Dimostra che la scala della produzione non determina la scala dell’idea.

14 / NON ERA PIÙ POSSIBILE ESSERE NORMALE

Da qui in avanti il problema cambia.

Prima devi riuscire a farti vedere.

Poi devi sopravvivere al fatto che tutti ti vedano.

Billie diventa famosa a un’età nella quale la maggior parte delle persone sta ancora cercando di capire come vuole essere vista dai propri amici.

Lei deve farlo davanti al pianeta.

Ogni cambiamento diventa:

discussione.

interpretazione.

titolo.

tweet.

commento.

analisi.

Una foto non è più una foto.

È:

“la nuova Billie.”

E qui entra il corpo.

15 / OVERSIZE

Baggy.

Short enormi.

T-shirt gigantesche.

Jersey.

Streetwear.

Colori fluorescenti.

Monogram.

Sneaker.

Occhiali.

Catene.

Per anni il guardaroba di Billie diventa quasi altrettanto commentato della musica.

Molti lo interpretano come rifiuto della femminilità.

Altri come strategia.

Altri ancora come ribellione.

La realtà è più complessa.

Gli abiti larghi le permettono anche di controllare quanto del proprio corpo viene consegnato allo sguardo pubblico.

Poi cambia.

Capelli biondi.

Corsetti.

Silhouette differenti.

E improvvisamente una parte dello stesso pubblico che aveva celebrato Billie perché “non si mostrava” comincia a giudicarla perché si mostra.

Il problema non era mai stato realmente il vestito.

Era il nostro bisogno di decidere quale versione di lei fosse quella autentica.

Vogue ha seguito questa evoluzione fino al 2025 mostrando come l’oversize, lo streetwear, i riferimenti sportivi e le trasformazioni più adulte non siano fasi incompatibili: appartengono tutte alla stessa persona.

Billie Eilish e le jersey ECKŌ.
Billie Eilish e le jersey ECKŌ. Foto/immagine: Archivio ECKŌ · Fonte originale

16 / NON È RESPONSABILITÀ SUA

Nel 2020 Billie affronta questa ossessione direttamente con il corto/spoken piece:

Not My Responsibility.

Il punto non è:

non guardatemi.

È:

perché qualsiasi cosa scelga di fare con il mio corpo deve diventare una dichiarazione che voi possiate processare?

Se si copre:

commento.

Se si scopre:

commento.

Se dimagrisce:

commento.

Se cambia:

commento.

La fama produce una situazione assurda.

Milioni di persone sentono di avere un rapporto con il tuo corpo.

Tu continui a doverci vivere dentro.

17 / BILLIE NON È UN PERSONAGGIO FISSO

Questo per me è uno dei motivi per cui continua a essere interessante.

Avrebbe potuto trasformare la Billie del 2019 in uniforme.

Capelli.

Oversize.

Horror-pop.

Sussurro.

Verde.

Nero.

Album successivo uguale.

Sold out.

Fine.

Invece cambia.

Non sempre nella direzione che il pubblico aspetta.

Ed è proprio ciò che dovrebbe fare un’artista.

Il pubblico può innamorarsi di una fotografia.

La persona dentro quella fotografia deve poter continuare a muoversi.

Billie Eilish nel 2021, durante l’era Happier Than Ever.
Billie Eilish nel 2021, durante l’era Happier Than Ever. Foto/immagine: Universal Music · Fonte originale

18 / NO TIME TO DIE

Poi arriva James Bond.

Il franchise probabilmente più codificato nella storia della canzone cinematografica.

Shirley Bassey.

Paul McCartney.

Duran Duran.

Tina Turner.

Adele.

Sam Smith.

E improvvisamente:

Billie Eilish.

Ha diciotto anni quando viene annunciata.

È la più giovane artista ad aver scritto e registrato una Bond song.

La compone con Finneas.

NO TIME TO DIE

E ancora una volta non cerca di diventare qualcun altro per entrare nel franchise.

La canzone possiede Bond.

Ma possiede anche Billie.

Piano.

Orchestra.

Silenzio.

Voce.

Crescita.

E dimostra nuovamente che cantare piano non significa non avere dinamica.

Significa avere un punto dal quale crescere.

19 / L’OSCAR

Nel 2022 No Time to Die vince l’Academy Award per la miglior canzone originale.

Billie e Finneas entrano anche in quella storia.

E potrebbe sembrare il culmine cinematografico.

Non lo è.

Perché arriverà una bambola.

20 / HAPPIER THAN EVER

30 luglio 2021.

Secondo album.

HAPPIER THAN EVER

Il rischio è enorme.

Il primo album ha creato un’estetica generazionale.

Come fai il secondo?

Non provando a rifare il primo.

Getting Older.

I Didn’t Change My Number.

Billie Bossa Nova.

My Future.

Oxytocin.

Goldwing.

Lost Cause.

Halley’s Comet.

Not My Responsibility.

Overheated.

Everybody Dies.

Your Power.

NDA.

Therefore I Am.

Happier Than Ever.

Male Fantasy.

L’oscurità non scompare.

Cambia forma.

Il mostro sotto il letto diventa:

fama.

relazioni.

potere.

sessualizzazione.

privacy.

crescita.

Lo sguardo degli altri.

Rolling Stone descrisse proprio il disco come un viaggio dentro abuso emotivo, dinamiche di potere, sfiducia e le conseguenze della fama, pur lasciando emergere crescita e tentativi di guarigione.

Billie Eilish nel 2021, durante l’era Happier Than Ever.
Billie Eilish nel 2021, durante l’era Happier Than Ever. Foto/immagine: Kelia Anne MacCluskey · Fonte originale

21 / GETTING OLDER

L’apertura è quasi una dichiarazione.

Billie sta diventando adulta.

Ma non nel senso comodo della narrativa pop:

“la bambina prodigio è cresciuta”.

Sta cercando di capire che cosa significhi diventare adulta mentre milioni di persone conservano versioni precedenti di lei.

La voce rimane contenuta.

Il racconto è più importante dell’esibizione.

È una delle canzoni che farei ascoltare a qualcuno che pensa ancora che Billie sia soprattutto estetica.

Billie Eilish nel 2021, durante l’era Happier Than Ever.
Billie Eilish nel 2021, durante l’era Happier Than Ever. Foto/immagine: Universal Music · Fonte originale

22 / YOUR POWER

Una chitarra.

Una voce.

Un discorso sullo squilibrio di potere.

La canzone non ha bisogno di identificare un singolo mostro.

Parla di un meccanismo.

Quando qualcuno possiede età, status, influenza o autorità maggiore e decide di utilizzarla su una persona più vulnerabile.

Il fatto che la musica rimanga quasi delicata rende la cosa ancora più dura.

Billie Eilish nel 2021, durante l’era Happier Than Ever.
Billie Eilish nel 2021, durante l’era Happier Than Ever. Foto/immagine: Universal Music · Fonte originale

23 / NDA

Ed ecco invece la paranoia moderna.

Privacy.

Stalker.

Fama.

Relazioni che devono essere protette da accordi e segretezza.

Il sogno della celebrità visto dall’altra parte.

Milioni di persone ti amano.

E improvvisamente non puoi più semplicemente far entrare qualcuno a casa.

24 / HAPPIER THAN EVER

E poi c’è lei.

Se dovessi scegliere una sola canzone per spiegare a qualcuno perché considero Billie una grande cantante, probabilmente partirei ancora da questa.

La prima metà è contenuta.

Quasi trattenuta.

Poi qualcosa si rompe.

Chitarre.

Batteria.

Distorsione.

Volume.

E soprattutto:

la voce.

Chi pensava che Billie potesse soltanto sussurrare riceve la risposta più semplice possibile.

Billie non gridava prima perché non voleva gridare prima.

Qui vuole.

E lo fa.

Per uno che ascolta hard rock e metal come me, quell’esplosione possiede qualcosa di immediatamente familiare.

Ma la parte veramente intelligente è che funziona soltanto perché abbiamo aspettato.

Se la canzone partisse già al massimo,

non avrebbe dove andare.

Billie Eilish nel 2021, durante l’era Happier Than Ever.
Billie Eilish nel 2021, durante l’era Happier Than Ever. Foto/immagine: Universal Music · Fonte originale
Happier Than Ever · Video ufficiale Billie Eilish. Guarda su YouTube ↗

25 / UNA CANZONE AL POSTO DI UNA RISPOSTA

Ci sono stati momenti in cui Happier Than Ever l’ho ascoltata per sfogarmi.

Altri in cui avrei potuto semplicemente mandarla al posto di una risposta.

Diciamo che Billie sapeva alzare la voce nel momento giusto.

E qualche volta era molto più semplice lasciare che lo facesse lei.

26 / THE WORLD’S A LITTLE BLURRY

Nel 2021 arriva anche il documentario di R.J. Cutler:

Billie Eilish: The World’s a Little Blurry.

Ed è importante perché documenta qualcosa che normalmente vediamo soltanto dopo che è già diventato mito.

Billie adolescente.

La famiglia.

La casa.

Finneas.

Le session.

Il primo album.

Il rapporto con i fan.

I concerti.

La pressione.

La crescita.

GRAMMY ricorda il documentario proprio come il racconto della sua ascesa e del processo creativo intorno al debutto.

Guardandolo si capisce ancora meglio una cosa.

Il fenomeno globale arriva velocemente.

La persona deve corrergli dietro.

My Future: Billie Eilish in una performance ufficiale. Archivio video Universal Music.
My Future: Billie Eilish in una performance ufficiale. Archivio video Universal Music. Foto/immagine: Video ufficiale / Universal Music · Fonte originale

27 / LA REGISTA

Poi c’è un aspetto che spesso viene messo in secondo piano:

Billie non vuole soltanto essere dentro l’immagine.

Vuole costruirla.

Negli anni dirige diversi propri videoclip.

Non perché sia una cantante che ogni tanto vuole mettere “directed by Billie Eilish” nei crediti.

È evidentemente interessata al rapporto tra musica e immagine.

Composizione.

Colori.

Movimento.

Montaggio.

Il video non è decorazione promozionale.

È un’altra parte della canzone.

Questa ossessione arriva al punto che, parlando di What Was I Made For?, descriverà anche il modo in cui la regia del video nasce quasi sincronizzata con la struttura musicale.

Nel 2026 questo percorso arriva anche al cinema con Billie Eilish — Hit Me Hard and Soft: The Tour (Live in 3D), diretto insieme a James Cameron e uscito l’8 maggio. Il concerto diventa un altro spazio da costruire attraverso l’immagine.

xanny — immagine dal videoclip ufficiale.
xanny — immagine dal videoclip ufficiale. Foto/immagine: Video ufficiale / Universal Music · Fonte originale
everything i wanted — immagine dal videoclip ufficiale.
everything i wanted — immagine dal videoclip ufficiale. Foto/immagine: Video ufficiale / Universal Music · Fonte originale

28 / BARBIE

Poi Greta Gerwig chiama.

Billie e Finneas devono scrivere per:

Barbie.

Sulla carta la combinazione potrebbe sembrare curiosa.

Poi scrivono:

WHAT WAS I MADE FOR?

Una canzone che dovrebbe parlare di Barbie.

E finisce per parlare praticamente di chiunque si sia chiesto:

chi sono quando smetto di essere quello che gli altri si aspettano da me?

Billie ha raccontato che scrivere da una prospettiva cinematografica le ha permesso di arrivare a emozioni personali quasi senza accorgersene.

Questo è uno dei grandi paradossi della scrittura.

A volte riesci a raccontarti meglio quando pensi di stare raccontando qualcun altro.

Billie Eilish “What Was I Made For” Artwork (2023)
Billie Eilish “What Was I Made For” Artwork (2023) Foto/immagine: Universal Music · Fonte originale
What Was I Made For? · Video ufficiale Billie Eilish. Guarda su YouTube ↗

29 / IL SECONDO OSCAR

10 marzo 2024.

What Was I Made For? vince l’Oscar per la miglior canzone originale.

Billie e Finneas hanno adesso due Academy Awards.

Uno per Bond.

Uno per Barbie.

Billie ha ventidue anni; Finneas ventisei.

La cosa potrebbe diventare una collezione di record da mettere in apertura.

Ma il dato che mi interessa di più è un altro.

Entrambe le canzoni funzionano anche senza i film.

È la differenza tra scrivere un accompagnamento promozionale e scrivere una vera canzone per il cinema.

Billie e Finneas con gli Oscar per What Was I Made For?, 2024.
Billie e Finneas con gli Oscar per What Was I Made For?, 2024. Foto/immagine: Arturo Holmes/Getty Images, tramite Recording Academy · Fonte originale

30 / HIT ME HARD AND SOFT

Poi arriva il terzo disco.

17 maggio 2024.

Billie decide di non pubblicare singoli in anticipo.

Vuole che l’album arrivi intero.

Dieci tracce.

Dall’inizio alla fine.

Quasi una dichiarazione contro il modo in cui consumiamo musica a pezzi.

HIT ME HARD AND SOFT

SKINNY.

LUNCH.

CHIHIRO.

BIRDS OF A FEATHER.

WILDFLOWER.

THE GREATEST.

L’AMOUR DE MA VIE.

THE DINER.

BITTERSUITE.

BLUE.

Dieci brani.

Nessun riempitivo necessario a portare l’album a diciassette tracce per massimizzare streaming.

Un disco compatto.

Ma continuamente in movimento.

Billie e Finneas volevano costruire un vero album-album, qualcosa che funzionasse come corpo unitario e non semplicemente come raccolta di potenziali singoli.

Billie Eilish 2024
Billie Eilish 2024 Foto/immagine: Petros Studios · Fonte originale

31 / SKINNY

Il disco comincia dal corpo.

Naturalmente.

Perché per anni il corpo di Billie è stato trattato come proprietà pubblica.

Dimagrisce.

Le persone interpretano.

Sembra felice.

Quindi sicuramente lo è.

La canzone mette immediatamente in crisi quell’equazione.

Quello che vedete non è automaticamente ciò che sono.

E soprattutto:

la versione precedente di me non era una persona sbagliata che doveva essere sostituita.

32 / LUNCH

Poi Billie cambia completamente temperatura.

Desiderio.

Ironia.

Fisicità.

Pop.

Una canzone che non sembra interessata a chiedere permesso.

Ed è importante proprio perché dimostra quanto sia diventato inutile pensare alla sua musica attraverso una sola atmosfera.

33 / CHIHIRO

Questa per me è una delle grandi.

Non perché possieda il ritornello più immediato.

Per il modo in cui costruisce spazio.

Ripetizione.

Basso.

Elettronica.

Voce.

Crescita.

È una canzone che sembra allargarsi mentre la stai ascoltando.

Il titolo richiama Chihiro, la protagonista della Città incantata. Nell’ascolto, per me, il brano possiede qualcosa di quel movimento tra mondi.

34 / BIRDS OF A FEATHER

Poi arriva una melodia praticamente perfetta.

Aperta.

Immediata.

Quasi luminosa.

Ma ascolti ciò che sta dicendo e la leggerezza comincia a cambiare.

Ed è qui che Billie ritorna dentro la mia vita personale.

35 / BIRDS OF A FEATHER — DI NUOVO IO

Quella relazione sta ormai arrivando al capolinea.

E, manco a farlo apposta,

arriva Billie.

Con parole che sembrano uscite dalla mia testa e dal mio cuore.

Le ascolto e penso:

è quello che vorrei dire.

Avrebbero potuto finire in un’app di messaggistica.

Indirizzate a una persona precisa.

Billie le aveva già messe dentro una canzone.

Succede anche questo quando incontri la musica nel momento giusto.

Qualcuno che non sa niente di te riesce a esprimere esattamente ciò che stai vivendo.

Poi resta quella domanda.

Se dall’altra parte,

qualcuno,

stia ancora ascoltando.

36 / WILDFLOWER

Poi il tempo fa una cosa interessante.

Quando Hit Me Hard and Soft esce, Birds of a Feather sembra destinata a essere il gigante commerciale.

Ma Wildflower continua a crescere.

Lentamente.

Per mesi.

Una canzone sulla colpa.

Sul desiderio.

Sul confine tra amicizia, relazione e ciò che succede quando ti innamori di qualcuno che appartiene già emotivamente alla storia di un’altra persona.

Già nel percorso verso i Grammy 2026, la Recording Academy segnalava che il brano aveva superato Birds of a Feather per permanenza nella Hot 100.

E poi arriva febbraio.

37 / 2026 — SONG OF THE YEAR

Billie e Finneas vincono ancora:

SONG OF THE YEAR — WILDFLOWER

È il loro terzo Grammy in quella categoria dopo:

Bad Guy.

What Was I Made For?

e ora:

Wildflower.

Con questa vittoria Billie arriva a 10 Grammy su 34 nomination secondo l’archivio aggiornato della Recording Academy.

Ha ventiquattro anni.

Questa frase, da sola, è abbastanza assurda.

38 / THE GREATEST

Una delle tracce che secondo me raccontano meglio quanto Billie sia cresciuta vocalmente.

Parte ancora una volta trattenuta.

Poi apre.

Spinge.

Arriva in un punto in cui la voce non è più il sussurro ravvicinato dell’immaginario iniziale.

È grande.

Esposta.

Fragile e potente contemporaneamente.

Ed è la prova definitiva che l’intimità della Billie giovane non era una gabbia.

Era soltanto uno degli strumenti.

Billie Eilish, fotografia stampa del 2023.
Billie Eilish, fotografia stampa del 2023. Foto/immagine: Universal Music · Fonte originale

39 / L’AMOUR DE MA VIE

Poi il disco cambia corpo nuovamente.

Prima ballad quasi classica.

Poi elettronica.

Beat.

Un altro brano dentro lo stesso brano.

È una caratteristica sempre più evidente nella scrittura Billie-Finneas:

la canzone non deve mantenere lo stesso contratto con l’ascoltatore dall’inizio alla fine.

Può trasformarsi.

40 / THE DINER

Qui ritorna un certo teatro inquietante.

Un personaggio.

Ossessione.

Sguardo.

Stalking.

Un mondo che richiama qualcosa dell’estetica iniziale senza essere una copia del 2019.

È un modo molto più interessante di dialogare col proprio passato.

Non rifarlo.

Riprenderne una lingua e utilizzarla da adulta.

41 / BITTERSUITE / BLUE

Poi le ultime due tracce praticamente si aprono l’una dentro l’altra.

Motivi che ritornano.

Melodie che sembrano ricordarsi di ciò che abbiamo ascoltato prima.

L’album chiude quasi costruendo un cerchio.

Ed è qui che capisco perché non volessero singoli anticipati.

Hit Me Hard and Soft funziona meglio quando non devi chiederti quale traccia sia “quella importante”.

Lo attraversi.

My Future: un fotogramma del videoclip animato, 2020.
My Future: un fotogramma del videoclip animato, 2020. Foto/immagine: Video ufficiale / Universal Music · Fonte originale

42 / LA VOCE, ADESSO

Nel frattempo Billie comincia persino a lavorare in modo più sistematico sulla propria voce.

Nel 2024 racconta di aver iniziato vocal training e di stare prendendo maggiore cura dello strumento mentre prepara il tour.

È interessante.

Perché una delle voci più riconoscibili del mondo decide che può ancora imparare.

Questo, per me, è un ottimo segnale.

Il talento può farti arrivare.

La curiosità decide quanto continui.

43 / DALLE CAMERETTE ALLE ARENE

E poi c’è il palco.

Qui si rompe un altro luogo comune.

La musica di Billie sembra inizialmente progettata per la cuffia.

Per la stanza.

Per la distanza minima.

Poi scopri che funziona davanti a decine di migliaia di persone.

Perché Billie sul palco cambia.

Corre.

Salta.

Urla.

Parla.

Lascia cantare il pubblico.

Riduce una canzone a voce e chitarra.

Poi riempie un’arena.

Nel 2022 diventa la più giovane headliner solista nella storia di Glastonbury.

La ragazza che sembrava cantarti nell’orecchio ha imparato a farlo contemporaneamente con un campo intero.

44 / HIT ME HARD AND SOFT: THE TOUR

Il tour diventa gigantesco.

Ma qui c’è un aspetto che merita un articolo a parte — e infatti su CrashVerse ce l’ha.

Per Billie il concerto non deve esistere soltanto tra la prima e l’ultima nota.

Il tour integra:

riduzione delle plastiche.

cibo plant-based.

trasporto pubblico.

Eco-Action Village.

raccolta fondi.

merchandise costruito con materiali più sostenibili.

Il report finale parla di 13,3 milioni di dollari raccolti per azione climatica e organizzazioni comunitarie, 215.117 azioni dei fan, 135.260 bottiglie monouso evitate e 7,7 milioni di equivalenti di pasti vegetali, secondo le metriche del report e delle partnership.

Questi numeri non significano che un tour mondiale diventi improvvisamente privo di impatto.

Sarebbe assurdo.

Significano che un’artista con quella scala prova a utilizzare la scala anche come leva.

Billie Eilish sul palco durante Hit Me Hard and Soft: The Tour.
Billie Eilish sul palco durante Hit Me Hard and Soft: The Tour. Foto/immagine: Henry Hwu / report ufficiale Billie Eilish · Fonte originale

Leggi anche: Billie Eilish — Quello che resta quando il tour finisce.

45 / BOLOGNA

8 giugno 2025.

Unipol Arena.

Quella sera io non c’ero.

Per motivi di salute avevo dovuto rinunciare.

E quella storia appartiene soprattutto all’altro articolo che abbiamo dedicato a Billie.

Non voglio duplicarla qui.

Ma non posso costruire la mia “bibbia” su Billie fingendo che quella data non esista.

Perché alcune canzoni possono diventare importanti.

Poi arriva il momento in cui dovresti sentirle davanti a te.

E non puoi esserci.

Anche l’assenza diventa parte della musica.

46 / LA SOSTENIBILITÀ NON COME ACCESSORIO

Billie porta questo discorso anche fuori dal tour.

Vinile riciclato.

Packaging FSC.

Inchiostri vegetali.

Eliminazione del jewel case plastico nei CD.

Upcycling del merchandise.

Collaborazioni con Support + Feed, l’organizzazione fondata dalla madre Maggie Baird.

Il sito ufficiale continua a documentare queste pratiche anche nel 2026.

La parte interessante è che non presenta tutto questo come purezza.

Perché purezza e industria musicale globale semplicemente non possono stare nella stessa frase.

Il punto è:

ridurre dove puoi e utilizzare la tua scala per modificare pratiche.

47 / LA MODA

Poi c’è il guardaroba.

E qui Billie diventa quasi un caso di studio culturale.

Streetwear.

Vintage.

Jersey.

ECKŌ.

Basketball.

Football.

Baggy denim.

Designer.

Caps.

Sovrapposizioni.

Un’estetica che attraversa generazioni e che oggi contribuisce persino a riportare in circolo brand che molti di noi associavano ai Duemila.

È una delle cose che trovo più divertenti.

Io vedo Billie indossare ECKŌ e riconosco immediatamente qualcosa appartenente a un’altra parte della mia vita.

Per una parte del suo pubblico quello stesso rinoceronte può essere una scoperta.

La cultura funziona anche così.

Non torna uguale.

Viene presa da qualcuno che non l’ha vissuta nello stesso modo.

E ricomincia.

Nel Verse: ECKŌ UNLTD. — Il rinoceronte non è mai morto.

48 / NON È SOLO UN LOOK

Ma ridurre tutto a:

“Billie veste larga”

sarebbe ancora una volta guardare soltanto la superficie.

La moda per lei è stata:

protezione.

controllo.

gioco.

identità.

provocazione.

mascheramento.

esposizione.

E soprattutto libertà di contraddirsi.

Questo per me conta moltissimo.

Una donna non dovrebbe essere obbligata a mantenere per sempre l’estetica con cui il pubblico ha deciso che fosse autentica.

Billie Eilish, fotografia stampa del 2023.
Billie Eilish, fotografia stampa del 2023. Foto/immagine: Universal Music · Fonte originale

49 / INTERNET

Poi c’è la macchina che ha aiutato a crearla.

Internet.

SoundCloud la porta fuori dalla stanza.

Instagram costruisce una relazione enorme con i fan.

YouTube rende i video parte integrante della sua identità.

TikTok trasforma canzoni in oggetti culturali giganteschi.

Ma la stessa macchina produce:

commenti.

ossessione.

invasione.

stalking.

letture infinite della vita privata.

Billie arriva al punto di rimuovere le app social dal proprio telefono per ridurre il rapporto compulsivo con l’approvazione esterna.

È quasi una parabola perfetta della fama contemporanea.

Internet può darti il mondo.

Poi devi capire come impedire al mondo di entrare continuamente nella tua testa.

50 / IL FANDOM

Billie possiede uno dei fandom più intensi della propria generazione.

E questo è insieme meraviglioso e complicato.

Perché una canzone intima produce una sensazione particolare.

La persona dall’altra parte può pensare:

lei mi capisce.

Ed è probabilmente vero nel senso artistico.

Una canzone può capirti.

Ma questo non significa che tu conosca la persona che l’ha scritta.

Billie stessa ha parlato negli anni del paradosso di sentirsi profondamente connessa ai fan e contemporaneamente sapere che loro non conoscono realmente lei e lei non conosce loro individualmente.

È una distinzione che la cultura parasociale dimentica continuamente.

51 / LE COLLABORAZIONI

E poi Billie esce dal proprio universo.

Khalid — Lovely.

Rosalía — Lo Vas a Olvidar.

Labrinth — Never Felt So Alone.

Charli XCX — Guess.

Collaborazioni molto differenti.

Eppure raramente sembra trasformarsi nell’artista ospite generica che arriva, canta la propria strofa e sparisce.

La voce modifica immediatamente la temperatura del brano.

È il vantaggio di possedere un timbro riconoscibile.

Non devi urlare il nome.

Sei già lì.

lovely — immagine dal videoclip ufficiale.
lovely — immagine dal videoclip ufficiale. Foto/immagine: Video ufficiale / Universal Music · Fonte originale

52 / WHAT WAS I MADE FOR? E IL PARADOSSO DEL PERSONAGGIO

Questa canzone merita ancora un pensiero.

Perché Billie e Finneas imparano da bambini anche scrivendo canzoni immaginarie per film.

Anni dopo ricevono davvero un film.

Scrivono pensando a Barbie.

E scoprono di aver raccontato Billie.

È quasi troppo perfetto.

La ragazza trasformata in immagine pubblica scrive per la bambola più famosa della storia.

Entrambe devono chiedersi:

che cosa rimane quando qualcuno ha già deciso cosa rappresenti?

Billie Eilish, fotografia stampa del 2023.
Billie Eilish, fotografia stampa del 2023. Foto/immagine: Universal Music · Fonte originale

53 / DIECI GRAMMY. DUE OSCAR.

Al 26 ottobre 2026:

10 Grammy.

34 nomination.

2 Academy Awards.

Tre vittorie nella categoria Grammy Song of the Year:

Bad Guy.

What Was I Made For?

Wildflower.

Potrei riempire il pezzo di record.

Non mi interessa troppo.

Perché Billie non è importante perché possiede una mensola piena di premi.

I premi diventano interessanti quando confermano qualcosa che senti nei dischi.

Non quando lo sostituiscono.

54 / E POI RECITA

Nel 2023 Billie compare nella serie Swarm, mostrando già un lato recitativo inatteso.

Poi nel 2026 arriva un passaggio molto più grande.

Sarah Polley.

Sylvia Plath.

THE BELL JAR

Billie interpreta Esther Greenwood nell’adattamento cinematografico del romanzo.

Il progetto segna il suo primo ruolo protagonista in un lungometraggio; le riprese si sono concluse nel 2026 e nel cast figurano anche Carey Mulligan, Danielle Deadwyler e altri nomi importanti. Al momento in cui scrivo, una data d’uscita non è ancora stata annunciata.

Ed è una scelta che trovo estremamente interessante.

Non il film pop costruito intorno alla popstar.

Sylvia Plath.

The Bell Jar.

Un personaggio complesso.

Un’altra forma di esposizione.

55 / È UN NUOVO CAPITOLO?

Forse.

Oppure sarà soltanto un film.

Ed è troppo presto per saperlo.

Ma se Billie decidesse davvero di sviluppare seriamente anche la recitazione e la regia, non mi sorprenderebbe.

Perché la sua carriera ha sempre avuto una componente visiva molto più grande rispetto alla semplice promozione musicale.

Il passaggio dalla canzone al cinema non sembra quindi un cambio di pianeta.

Sembra l’allargamento della mappa.

56 / LA RAGAZZA CHE CANTA PIANO

Torniamo al luogo comune iniziale.

Billie Eilish canta piano.

Sì.

E Freddie Mercury cantava forte.

Quindi?

La domanda non è quanto volume produca una voce.

La domanda è:

cosa riesce a fare?

Billie può:

sussurrare.

sostenere.

armonizzare.

spezzare una frase.

avvicinare il microfono emotivamente.

aprire la voce.

spingerla.

sporcarla.

gridare.

passare da un registro quasi infantile a qualcosa di molto più pieno.

Creare stacked vocals enormi.

E soprattutto:

raccontare.

La tecnica serve a quello.

Non all’esibizione della tecnica.

57 / LA PRECISIONE

È proprio questa la cosa che a volte sfugge.

Cantare a basso volume bene è difficile.

Ogni imperfezione rimane esposta.

Intonazione.

Fiato.

Consonanti.

Rumore.

Microdinamica.

Quando tutto è fortissimo puoi nascondere alcune cose.

Quando la voce è praticamente accanto all’orecchio,

non puoi nascondere molto.

Ed è per questo che Billie funziona così bene in cuffia.

58 / FINNEAS NON È “QUELLO CHE FA LE BASI”

E allo stesso modo va corretta l’altra semplificazione.

Finneas non è il fratello che produce Billie.

È coautore di una parte fondamentale di questo linguaggio.

La relazione è creativamente quasi simbiotica.

Ma non significa che Billie sia semplicemente l’interprete delle idee di Finneas.

Lui stesso ha descritto il loro processo come fortemente condiviso e ha sottolineato quanto fosse importante costruire i dischi direttamente insieme.

La grandezza del duo nasce precisamente dal fatto che non riesci facilmente a separare:

questa è l’idea di lui.

questa è l’idea di lei.

Il disco è il risultato.

59 / POTREBBERO SEPARARSI ARTISTICAMENTE?

Naturalmente.

E probabilmente lavoreranno sempre più anche separatamente.

Finneas possiede la propria carriera.

Billie sta ampliando il proprio mondo.

Nel tour Hit Me Hard and Soft il ruolo di Finneas dal vivo è già meno centrale rispetto al passato.

È crescita.

Non rottura.

Vogue nel 2024 raccontava proprio una Billie che cominciava a costruire una maggiore indipendenza personale e professionale pur mantenendo il rapporto creativo col fratello.

Forse è persino necessario.

Perché una collaborazione rimane sana quando due persone possono continuare a scegliere di lavorare insieme.

Non quando devono farlo.

Billie Eilish, ritratto promozionale del 2022 per Guitar Songs.
Billie Eilish, ritratto promozionale del 2022 per Guitar Songs. Foto/immagine: Mason Poole · Fonte originale

60 / I TRE DISCHI

Se dovessi sintetizzare la discografia principale:

WHEN WE ALL FALL ASLEEP, WHERE DO WE GO?

L’IDENTITÀ.

È il disco nel quale Billie inventa davanti al pubblico il mondo che la renderà riconoscibile.

Dark pop.

Personaggi.

Incubi.

Humour.

Minimalismo.

HAPPIER THAN EVER

LA PERSONA.

Meno bisogno di costruire mostri immaginari.

Il mostro adesso può essere la fama.

Una relazione.

Lo sguardo degli altri.

La crescita.

HIT ME HARD AND SOFT

LA LIBERTÀ.

Non deve più scegliere una Billie.

Può essere:

pop.

elettronica.

acustica.

sensuale.

fragile.

grande.

piccola.

Tutto nello stesso disco.

Ed è probabilmente per questo che oggi è il suo lavoro più completo.

61 / E DOPO?

Billie ha già raccontato di lavorare al quarto album. Al 26 ottobre 2026, nelle fonti consultate, non risultano ancora un titolo e una data di uscita annunciati.

E va benissimo.

Hit Me Hard and Soft continua ad avere vita.

Wildflower ha aggiunto nel 2026 un altro capitolo enorme alla propria storia.

Il tour si è chiuso lasciando un impatto misurabile.

E Billie sta entrando nel cinema.

Non sembra esserci nessuna necessità di affrettare il disco numero quattro.

La carriera è già abbastanza grande da potersi permettere una cosa preziosa:

tempo.

62 / LA COSA CHE MI INTERESSA DI PIÙ

Billie aveva tredici anni quando tutto cominciava.

Oggi ne ha ventiquattro.

Quando parliamo di “era Billie Eilish” stiamo parlando praticamente dell’intero passaggio dall’adolescenza alla vita adulta di una persona.

Davanti a noi.

Questo spiega molte contraddizioni.

Naturalmente cambia.

Dovrebbe cambiare.

Sarebbe molto più strano se la persona di ventiquattro anni fosse identica alla ragazzina che cantava Ocean Eyes.

Il problema della fama è che il pubblico conserva ogni tua versione.

E pretende qualche volta che tu continui a interpretare quella che preferisce.

63 / QUELLO CHE RESTA

Oggi conosco la realtà della storia che aveva finito per legare alcune canzoni di Billie alla mia vita.

Eppure quelle canzoni continuano a restituirmi le stesse sensazioni.

La lucidità non è un interruttore.

Sapere come sono andate le cose non significa smettere di sentire ciò che hanno lasciato.

Billie per me conserva anche questo.

Ma sarebbe profondamente sbagliato ridurla a quella relazione.

Mi aveva conquistato prima.

Continua a piacermi dopo.

Questa è la prova.

64 / PERCHÉ TORNO

Per la voce.

Per le melodie.

Per Finneas.

Per il dettaglio.

Per il modo in cui una canzone può cambiare direzione quando pensi di averla ormai capita.

Per I Love You.

Per l’esplosione di Happier Than Ever.

Per quello spazio elettronico che si apre dentro Chihiro.

Per la melodia apparentemente semplice di Birds of a Feather.

Per la colpa di Wildflower.

Perché non devo avere un ricordo personale da riaprire ogni volta.

Qualche volta premo Play semplicemente perché:

mi piace Billie Eilish.

65 / BILLIE, SECONDO ME

Per me?

È perfetta.

Naturalmente è un giudizio personale.

Non significa che ogni canzone sia perfetta.

Non significa che ogni scelta estetica mi interessi allo stesso modo.

Non significa che chi non la ama non abbia capito la musica.

Significa una cosa molto più semplice.

Dentro ciò che io cerco nella musica, Billie possiede praticamente tutto.

Melodia.

Voce.

Atmosfera.

Scrittura.

Produzione.

Identità.

Capacità di cambiare.

E quella cosa difficile da spiegare che separa un’artista bravissima da un’artista alla quale continui a tornare.

66 / VERDICT

BILLIE EILISH — 10/10

Ma dimentichiamo per un momento:

i Grammy.

gli Oscar.

i numeri.

gli streaming.

le classifiche.

La ragione per cui considero Billie Eilish una delle artiste fondamentali della propria generazione è più semplice.

Ha una lingua.

Puoi sentire pochi secondi e sapere chi è.

E contemporaneamente quella lingua continua a cambiare.

Questo è il punto.

Essere riconoscibile senza diventare prevedibile.

67 / VOCE — 10/10

Non per potenza assoluta.

Per controllo.

Identità.

Intimità.

Dinamica.

E capacità di trasformare la vicinanza in uno strumento espressivo.

68 / BILLIE + FINNEAS — 10/10

Una delle grandi coppie creative del pop contemporaneo.

Non perché lavorano in famiglia.

Perché il risultato possiede una coerenza che pochissimi team riescono a mantenere su tre album.

69 / WHEN WE ALL FALL ASLEEP — 9,5/10

Il disco che costruisce il mito.

70 / HAPPIER THAN EVER — 10/10

Il disco che dimostra che il mito può rompersi e diventare persona.

71 / HIT ME HARD AND SOFT — 10/10

Il disco più completo.

Non deve più dimostrare chi sia Billie Eilish.

Può semplicemente essere.

72 / I LOVE YOU

Niente voto.

Non posso.

Appartiene ormai anche a un’altra categoria.

73 / BIRDS OF A FEATHER

Stessa cosa.

Alcune canzoni smettono di essere soltanto musica.

E quando succede,

la critica finisce.

74 / OLTRE L’APPARENZA

Nel 2019 le radio passavano Bad Guy.

Io rimasi per la melodia straziante di I Love You.

Poi arrivò la vita.

E quelle canzoni raccolsero più di quanto potessi immaginare quando le avevo ascoltate per la prima volta.

Qualcosa è finito.

La musica ha continuato a fare il proprio lavoro.

Nel frattempo Billie è cresciuta.

La ragazza di Ocean Eyes è diventata la donna di Wildflower.

Ha attraversato una camera da letto a Highland Park.

SoundCloud.

Un EP.

Un debutto che ha cambiato il pop.

Quattro Grammy principali nella stessa notte.

James Bond.

Un Oscar.

Un secondo album.

Un documentario.

Barbie.

Un secondo Oscar.

Un terzo disco.

Arene.

Grandi festival.

Un tour mondiale.

Un decimo Grammy.

E adesso persino Sylvia Plath.

Tutto entro ventiquattro anni.

È abbastanza materiale per costruire un personaggio gigantesco.

Ma forse la cosa che continuo ad amare di più è precisamente ciò che quel personaggio non riesce completamente a coprire.

Una voce.

Molto vicina.

Una melodia.

Qualcuno che sta dicendo qualcosa senza bisogno di urlarlo.

È lì che Billie mi aveva preso.

Prima di tutti i ricordi.

Prima di quella storia.

Prima di Birds of a Feather.

Prima di Bologna.

Prima che le sue canzoni diventassero parte della mia vita.

Per questo, se qualcuno mi chiedesse ancora oggi:

“Perché Billie Eilish?”

Non gli mostrerei la lista dei premi.

Non gli direi che ha due Oscar.

Non gli direi che ha dieci Grammy.

Non gli mostrerei i follower.

Gli metterei delle cuffie.

E partirei probabilmente da:

I Love You.

Poi Happier Than Ever.

Chihiro.

Wildflower.

E aspetterei.

Perché Billie Eilish, secondo me, ha sempre avuto un problema.

È diventata così riconoscibile da essere spesso giudicata prima ancora di essere ascoltata.

I vestiti.

I capelli.

Il sussurro.

I meme.

La fama.

La generazione.

L’immagine.

Togliete tutto.

Rimane la parte importante.

Le canzoni.

Ascoltatele intere.

Seguite le parole.

Sentite quello che succede alla voce quando cambia una frase.

Aspettate quando la produzione lascia uno spazio vuoto.

Sentite quando Finneas inserisce qualcosa che la prima volta non avevate notato.

Lasciate che una canzone finisca prima di passare alla successiva.

Potrebbe non piacervi.

Va benissimo.

Ma almeno avrete incontrato Billie Eilish nel posto in cui, per me, è sempre stata davvero.

Dentro la musica.

Perché Billie può essere guardata.

Analizzata.

Premiata.

Fotografata.

Commentata.

Imitata.

Vestita.

Trasformata in simbolo.

Ma prima di tutto,

Billie va ascoltata e capita.


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