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Tre visioni, nello stesso giorno. Guerra, trauma e un amore che prova a sopravvivere: cRASh racconta perché Cherry gli è rimasto addosso.
Scritto da cRASh
Attenzione: questo articolo contiene spoiler, compreso il finale di Cherry.
Questo articolo, in teoria, non doveva esserci.
Ho visto Cherry su Apple TV.
Tom Holland.
Play.
E quando sono arrivati i titoli di coda avevo troppa roba addosso per lasciarlo lì.
Guerra.
Trauma.
Droga.
Rapine.
Distruzione.
Amore.
Due persone che si amano abbastanza da riuscire quasi a distruggersi insieme.
E poi, sotto tutto quel casino, il tentativo disperato di ritrovarsi.
Cazzo.
Cherry mi ha ricordato ancora una volta una cosa che continuo a pensare ogni volta che vedo storie del genere:
basta con queste cazzo di guerre di merda.
Perché la guerra, quando finisce, non finisce davvero.
Finisce sui giornali.
Finisce nelle mappe.
Finisce nei comunicati.
Ma dentro chi torna, spesso continua.
SELEZIONA UN CAPITOLO · 15 SEZIONI
- NON È UN FILM EASY
- E COMUNQUE SÌ: PER ME È UNA PERLA
- LA GUERRA FINISCE. IL TRAUMA NO.
- L’AMORE NON SALVA SEMPRE
- DUE PERSONE CHE SI PERDONO INSIEME
- FORSE FA COSÌ MALE PERCHÉ NON PARLA SOLO DI LORO
- IL FILM NON MI HA COMMOSSO PERCHÉ PARLA DI UNA VITA ESTREMA
- I RUSSO BROTHERS — QUANDO LA REGIA TI ENTRA DENTRO
- TOM HOLLAND — USCIRE DA SPIDER-MAN
- EMILY
- LE RAPINE NON SONO IL CENTRO
- QUANDO TOCCHI IL FONDO
- E POI SI RITROVANO
- E QUI DEVO DIRE GRAZIE ANCHE AD APPLE TV
- CRASHVERSE VERDICT
NON È UN FILM EASY
Questa cosa va detta subito.
Cherry non è uno di quei film che metti su, guardi distrattamente e poi dimentichi.
Io oggi l’ho visto tre volte.
Di seguito.
La prima volta è stata emozione pura.
Mi ha preso allo stomaco.
La seconda l’ho riguardato per entrare meglio nelle dinamiche.
Per capire meglio certi passaggi.
Certi silenzi.
Certi cambi.
La terza, invece, me lo sono goduto davvero.
Ormai sapevo dove stava andando.
E proprio per questo ho potuto lasciarmi andare completamente.
Tre visioni nello stesso giorno.
Prima di scrivere.
Non mi capita spesso.
Ma quando un film riesce a farmi fare una cosa del genere, per me vuol dire che qualcosa ha funzionato parecchio.
E COMUNQUE SÌ: PER ME È UNA PERLA
Non è un film easy.
Non è comodo.
Non è leggero.
Non è uno di quei film che metti mentre fai altro.
Ti chiede attenzione.
Ti chiede tempo.
Ti chiede anche una certa disponibilità a farti male.
Ma se ci entri dentro, secondo me ti restituisce tantissimo.
Io oggi l’ho visto tre volte di seguito.
La prima per sentirlo.
La seconda per capirlo meglio.
La terza per godermelo.
E alla fine sono arrivato a una conclusione molto semplice:
per me Cherry è una perla.
Non perfetta.
Non per tutti.
Ma una perla.
LA GUERRA FINISCE. IL TRAUMA NO.
È qui che il film, per me, diventa davvero pesante.
Perché Cherry non ti racconta soltanto la guerra.
Ti racconta quello che resta dopo.
Il ritorno.
Il silenzio.
Il corpo che è tornato.
La testa no.
E questa cosa mi manda fuori di testa ogni volta.
Mandiamo ragazzi dentro l’orrore.
Li abituiamo a vedere cose che una persona normale non dovrebbe vedere.
Poi tornano.
E pretendiamo che riprendano a vivere.
Come prima.
Come se niente fosse successo.
Come se bastasse mettere via l’uniforme.
Come se bastasse tornare a casa.
Ma la guerra, quando entra dentro una persona, non obbedisce ai confini.
Non finisce perché qualcuno firma qualcosa.
Non finisce perché torni sul divano.
Non finisce perché tutti intorno a te vogliono dimenticare.
E il film questa cosa la racconta con una rabbia silenziosa.
L’AMORE NON SALVA SEMPRE
Questa è forse la parte più dolorosa del film.
Siamo abituati a raccontare l’amore come qualcosa che salva.
Cherry fa una cosa più scomoda.
Ti mostra che a volte l’amore cade con te.
Si ammala con te.
Si sporca.
Diventa complice della distruzione.
Non perché non sia vero.
Forse proprio perché lo è.
Cherry ed Emily si amano.
E proprio per questo fanno ancora più male da guardare.
Perché non stai osservando due persone che non provano niente.
Stai osservando due persone che provano troppo e non sanno più come salvarsi.
Si tengono.
Si feriscono.
Si seguono.
Si trascinano.
E a un certo punto non capisci più se si stiano proteggendo o distruggendo.
Probabilmente entrambe le cose.
DUE PERSONE CHE SI PERDONO INSIEME
Ed è questa la parte che mi ha colpito dentro.
Perché il film non ti mostra soltanto una dipendenza.
Ti mostra una relazione che comincia a respirare allo stesso ritmo della distruzione.
Uno cade.
L’altro segue.
Uno prova a restare.
L’altro trascina.
Poi si scambiano i ruoli.
Non c’è più equilibrio.
Non c’è più distanza.
Non c’è più nemmeno la lucidità per capire chi dovrebbe salvare chi.
Eppure sotto tutto resta qualcosa.
Una specie di filo.
Sporco.
Teso.
Quasi spezzato.
Ma ancora lì.
FORSE FA COSÌ MALE PERCHÉ NON PARLA SOLO DI LORO
Questa cosa me la sono chiesta mentre guardavo il film.
Perché alcune scene mi hanno colpito così tanto?
Forse perché, sotto la guerra, sotto la droga, sotto le rapine, Cherry parla di cose molto più vicine di quanto sembri.
La paura di perdere qualcuno.
La sensazione di non riuscire più a riconoscersi.
Due persone che si vogliono bene ma non riescono più a farsi bene.
Il tentativo di restare insieme mentre tutto intorno cambia.
La dipendenza da qualcosa.
Non necessariamente una sostanza.
Può essere una persona.
Un ricordo.
Un dolore.
Un modo di vivere.
Quante volte succede, in forme diverse, nella vita quotidiana?
Quante persone si trascinano dentro relazioni che fanno male perché non riescono a immaginare la propria vita senza l’altro?
Quante persone provano a salvarsi mentre stanno ancora cadendo?
Quante volte il dolore di uno diventa anche il dolore dell’altro?
È forse per questo che alcune scene fanno male.
Perché non stai guardando soltanto Cherry ed Emily.
Stai riconoscendo qualcosa.
Magari non la stessa storia.
Magari non la stessa tragedia.
Ma una dinamica.
Un pezzo.
Una ferita.
Qualcosa che, in una forma o nell’altra, appartiene a molte vite.
IL FILM NON MI HA COMMOSSO PERCHÉ PARLA DI UNA VITA ESTREMA
Mi ha commosso perché dentro quella vita estrema ho riconosciuto emozioni terribilmente normali.
E lì, alcune scene, mi hanno preso davvero.
Lacrime.
Quelle vere.
Quelle che scendono mentre stai ancora guardando.
Quasi in sincrono con quello che hai davanti.
Ed è una cosa che mi capita solo quando un film riesce a superare la testa e arrivare da un’altra parte.
Non stavo più pensando alla regia.
Non stavo più pensando a Tom Holland.
Non stavo pensando al montaggio.
Stavo semplicemente sentendo.
E quando succede questo, per me il cinema ha già vinto.
I RUSSO BROTHERS — QUANDO LA REGIA TI ENTRA DENTRO
Anthony e Joe Russo arrivavano da un cinema completamente diverso.
Marvel.
Captain America.
Avengers.
Macchine enormi.
Budget giganteschi.
Universi condivisi.
E poi fanno Cherry.
Un film nervoso.
Frammentato.
Sporco.
A tratti quasi scomodo.
E la cosa che mi ha colpito è quanto abbiano avuto il coraggio di cambiare linguaggio continuamente.
Formati.
Colori.
Movimenti.
Toni.
Momenti quasi surreali.
Altri quasi documentaristici.
La guerra ha un peso.
La dipendenza ne ha un altro.
L’amore un altro ancora.
È come se il film cambiasse pelle insieme al protagonista.
E questa cosa, quando funziona, ti arriva addosso senza chiedere permesso.
I Russo non si limitano a raccontare la caduta.
Te la fanno percepire.
E secondo me è proprio qui che il film diventa più potente.
TOM HOLLAND — USCIRE DA SPIDER-MAN

Tom Holland qui fa una cosa che, personalmente, mi è piaciuta tantissimo.
Si sporca.
Davvero.
Cambia.
Non soltanto come personaggio.
Come presenza.
Come volto.
Come postura.
Come energia.
All’inizio c’è ancora qualcosa di giovane.
Quasi ingenuo.
Poi quella cosa si consuma.
Poco alla volta.
La guerra lo svuota.
La droga lo cambia.
La vita gli si appoggia addosso.
E a un certo punto non stai più guardando il ragazzo che avevi davanti all’inizio del film.
È uno di quei ruoli che servono anche a ricordarti che un attore non è il personaggio che il pubblico ha deciso di incollargli addosso.
Qui Tom Holland esce completamente da Spider-Man.
E funziona.
EMILY

E poi c’è lei.
Emily.
Non è semplicemente “la ragazza che lo segue”.
Sarebbe troppo facile.
Emily è dentro quella storia.
Dentro quella caduta.
Dentro quell’amore.
Dentro quella distruzione.
E questa cosa rende tutto ancora più duro.
Perché il rapporto tra loro non è decorazione.
È una delle ferite centrali del film.
Si amano.
Si fanno male.
Si ritrovano.
Si perdono.
Si distruggono.
E continuano comunque a cercarsi.
LE RAPINE NON SONO IL CENTRO
Potresti guardare Cherry e pensare che sia anche un film sulle rapine.
Ma per me non lo è.
Le rapine sono conseguenze.
Sono sintomi.
Sono la parte rumorosa di una rovina che era iniziata molto prima.
Il vero disastro è già successo.
Dentro.
La banca è solo il posto dove quel disastro diventa visibile.
Ed è una differenza enorme.
QUANDO TOCCHI IL FONDO
Cherry a un certo punto ti porta lì.
Al fondo.
Non quello cinematografico.
Quello umano.
Quello in cui non hai più quasi niente da perdere.
E proprio lì inizia lentamente a esistere una possibilità.
Non una magia.
Non una redenzione facile.
Tempo.
Dolore.
Conseguenze.
Anni.
Perché anche questo mi è piaciuto.
Il film non pretende che tutto si aggiusti con una frase giusta.
La vita non funziona così.
A volte per tornare devi attraversare tutto quello che hai distrutto.
E POI SI RITROVANO
E lì, per me, arriva il colpo.
Perché dopo tutto quello che hai visto, non hai più bisogno di grandi parole.
Hai bisogno di capire se quelle due persone riescono ancora a riconoscersi.
Ed è forse questa la parte più bella.
Non perché cancella il passato.
Non lo cancella.
Non perché rende romantica la distruzione.
Non lo fa.
Ma perché ti dice che, qualche volta, dopo aver perso quasi tutto, può restare ancora qualcosa.
Non intatto.
Non puro.
Non come prima.
Ma vero.
E QUI DEVO DIRE GRAZIE ANCHE AD APPLE TV
Perché Cherry, se non fosse stato lì davanti a me, magari oggi non l’avrei visto.
E sarebbe stato un peccato enorme.
Negli ultimi tempi Apple TV mi sta facendo scoprire una quantità di produzioni che, almeno per i miei gusti, hanno una cosa in comune:
cura.
Fotografia.
Suono.
Regia.
Scrittura.
Attori.
Identità.
Non sto dicendo che tutto debba piacere a tutti.
Sarebbe assurdo.
Ma per quello che ho visto io finora, sinceramente, delle produzioni Apple TV non ho ancora trovato un errore vero.
Magari qualcosa mi ha preso di più.
Qualcosa meno.
Ma difficilmente ho avuto la sensazione di trovarmi davanti a roba costruita tanto per riempire un catalogo.
E Cherry, per me, è l’ennesima conferma.
Quindi sì.
Grazie Apple TV.
Leggi anche IL PUNTO DI cRASh — Le ho tutte, ma oggi io preferisco Apple TV.
Perché ogni tanto una piattaforma non deve soltanto darti qualcosa da guardare.
Deve farti trovare qualcosa che non sapevi ancora di dover vedere.
CRASHVERSE VERDICT
Cherry non è un film perfetto.
È lungo.
È sporco.
È eccessivo.
A volte ti sbatte addosso più cose di quante servano.
Ma forse è anche per questo che mi è rimasto dentro.
Perché non prova a rendere bello il dolore.
Non rende romantica la dipendenza.
Non trasforma la guerra in eroismo.
Non ti dice che l’amore basta.
Ti dice qualcosa di più vero.
Che a volte l’amore non basta a impedirti di cadere.
Ma può essere quello che trovi ancora lì quando, dopo anni, provi a rialzarti.
E questa cosa, per me, vale tutto il film.
Perché alla fine non mi è rimasta addosso la rapina.
Non mi è rimasta la droga.
Non mi è rimasto nemmeno il trauma.
Mi sono rimaste due persone distrutte che, in qualche modo, riescono ancora a riconoscersi.
E forse è questo che mi ha fatto più male.
E più bene.
Per me, Cherry è una perla.
Non per tutti.
Ma una perla.


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