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23 MIN DI LETTURA

MOVIES · DIRECTORS

Ha raccontato la memoria al contrario, trasformato Batman in tragedia criminale, nascosto una rivalità dentro un trucco di magia, piegato città dentro i sogni, attraversato un buco nero, manipolato il tempo, ricostruito Dunkerque, portato la nascita della bomba atomica davanti al grande pubblico e infine trasformato Omero in un blockbuster da quasi 1,8 miliardi di dollari. Christopher Nolan è uno dei miei registi preferiti. Amo tutti i suoi film. Ma ce n’è uno nel quale, per me, è riuscito a fare qualcosa di ancora più difficile: prendere l’immensità dell’universo e trasformarla nel dolore di un padre che guarda sua figlia crescere senza di lui.

Scritto da cRASh

Lettura con spoiler: nell’articolo si discutono sequenze e finali dei film.

ESPLORA L’ARTICOLO · 38 CAPITOLI
  1. IL CINEMA COME LUOGO
  2. FOLLOWING
  3. MEMENTO
  4. IL TEMPO
  5. INSOMNIA
  6. BATMAN BEGINS
  7. THE DARK KNIGHT
  8. THE PRESTIGE
  9. INCEPTION
  10. LA TROTTOLA
  11. THE DARK KNIGHT RISES
  12. POI ARRIVA INTERSTELLAR
  13. INTERSTELLAR, PER ME
  14. LO SPAZIO NON È IL PUNTO
  15. QUALCOSA DI ANCORA PIÙ COMPLESSO
  16. QUANDO ARRIVANO I MESSAGGI
  17. DUNKIRK
  18. TENET
  19. NOLAN E LA PELLICOLA
  20. EFFETTI PRATICI
  21. OPPENHEIMER
  22. IL SILENZIO
  23. L’OSCAR
  24. EMMA THOMAS
  25. LE PERSONE CHE TORNANO
  26. THE ODYSSEY
  27. QUASI 1,8 MILIARDI PER OMERO
  28. IL SUO VERO SUPERPOTERE
  29. MA NON È PERFETTO
  30. MA IO LI AMO COMUNQUE
  31. QUALCHE VOLTA VORREI CHE RESPIRASSE DI PIÙ
  32. QUANDO FUNZIONA
  33. IL SECONDO SCHERMO
  34. NOLAN È UN REGISTA DEL FUTURO CHE AMA UNA TECNOLOGIA DEL PASSATO
  35. PERCHÉ È TRA I MIEI PREFERITI
  36. E POI C’È INTERSTELLAR
  37. CHRISTOPHER NOLAN
  38. CRASHVERSE VERDICT

Scrivere di Christopher Nolan per me non è semplice.

E il motivo è esattamente opposto a quello che potrebbe sembrare.

Mi piace troppo.

Nolan è tra i miei registi preferiti.

Non è uno di quelli che osservo soltanto per il peso che hanno avuto nella storia del cinema.

È uno di quelli di cui aspetto il film.

Uno di quelli per cui entro in sala già sapendo che, qualsiasi cosa abbia deciso di fare, voglio vedere dove vuole portarmi.

E amo tutta la sua filmografia.

Following.

Memento.

Insomnia.

La trilogia di Batman.

The Prestige.

Inception.

Interstellar.

Dunkirk.

Tenet.

Oppenheimer.

The Odyssey.

Tutti.

Naturalmente non allo stesso modo.

Non devono nemmeno esserlo.

Ma non esiste per me quel Nolan “prima” e “dopo” nel quale a un certo punto smetto di seguirlo.

Anche quando costruisce qualcosa di freddo.

Anche quando complica.

Anche quando pretende attenzione.

Anche quando una parte del pubblico si perde.

Anche quando qualcuno esce dal cinema dicendo:

“Non ho capito niente.”

Io voglio comunque essere lì.

Perché Nolan appartiene a quel gruppo sempre più ristretto di registi capaci di farmi percepire ancora il film come un avvenimento.

Non soltanto qualcosa da vedere.

Qualcosa per cui andare al cinema.

01 / IL CINEMA COME LUOGO

Forse bisogna partire proprio da questo.

Sala buia.

Schermo enorme.

Suono che arriva da qualche parte che non riesci nemmeno a localizzare.

Niente notifiche.

Niente finestra da minimizzare.

Niente secondo schermo.

Per qualche ora esiste soltanto ciò che hai davanti.

Christopher Nolan ha costruito gran parte della propria carriera attorno a una convinzione apparentemente semplice:

il cinema deve ancora avere qualcosa che gli altri schermi non possono offrirti nello stesso modo.

Non significa che un film visto a casa smetta improvvisamente di essere cinema.

Sarebbe assurdo.

Io stesso rivedo continuamente film a casa.

Ma Nolan continua a chiedersi cosa possa giustificare ancora quel gesto antico:

uscire.

comprare un biglietto.

sedersi con degli sconosciuti.

aspettare che le luci si spengano.

E poi lasciarsi travolgere.

È una posizione artistica.

Ma ormai è anche quasi una posizione politica nei confronti del medium.

02 / FOLLOWING

Tutto questo comincia in maniera quasi ironica con un film minuscolo.

1998.

Bianco e nero.

Una produzione praticamente senza soldi.

Riprese concentrate nei fine settimana perché cast e troupe durante la settimana avevano altri lavori.

Following.

Un giovane scrittore segue sconosciuti per le strade di Londra.

Non per rubare.

Non inizialmente.

Li osserva.

Entra lentamente nelle loro vite.

Poi incontra qualcuno che sa perfettamente come sfruttare quella sua ossessione.

Già lì esiste praticamente il DNA di Nolan.

Identità.

Percezione.

Manipolazione.

Cronologia spezzata.

Informazioni che arrivano nel momento sbagliato.

Una persona convinta di comprendere ciò che sta succedendo mentre in realtà il film sta costruendo una trappola intorno a lei.

La guida del BFI alla sua filmografia indica per Following un budget di appena 6.000 dollari e come già lì Nolan utilizzasse una struttura temporale frammentata che sarebbe diventata una delle sue firme.

Il budget cambierà.

Molto.

Il modo di pensare il film, molto meno.

03 / MEMENTO

Guy Pearce e Carrie-Anne Moss in Memento (2000). Fotogramma del film, via BFI.
Guy Pearce e Carrie-Anne Moss in Memento (2000). Fotogramma del film, via BFI. Fonte

Poi arriva Memento.

Ed è probabilmente il momento in cui tutto diventa evidente.

Leonard Shelby non riesce a formare nuovi ricordi a lungo termine.

Per continuare a vivere deve lasciare informazioni a una versione futura di se stesso che non ricorderà di averle scritte.

Fotografie.

Note.

Tatuaggi.

Fatti.

O almeno cose che lui considera fatti.

Nolan avrebbe potuto raccontarci semplicemente la storia di un uomo senza memoria.

Fa qualcosa di molto più interessante.

Toglie memoria anche allo spettatore.

Una parte della storia procede al contrario.

Noi vediamo il risultato prima della causa.

Arriviamo in una scena senza sapere ciò che Leonard dovrebbe sapere.

Poi scopriamo qualcosa.

Poi perdiamo nuovamente il terreno sotto i piedi.

È questa, secondo me, una delle caratteristiche fondamentali di Nolan.

Nei suoi film migliori il dispositivo narrativo non è mai semplicemente un esercizio.

La forma diventa il contenuto.

Memento parla della memoria utilizzando una struttura che distrugge la nostra possibilità di affidarci alla memoria.

Non è soltanto intelligente.

È cinema.

04 / IL TEMPO

Forse nessun elemento ritorna nel cinema di Nolan quanto il tempo.

Non come sfondo.

Come materiale.

Memento lo riordina.

Inception lo dilata.

Interstellar lo trasforma in distanza fisica ed emotiva.

Dunkirk sovrappone una settimana, un giorno e un’ora.

Tenet lo fa scorrere in direzioni opposte.

Oppenheimer costruisce la memoria di un uomo attraverso frammenti, prospettive e procedimenti giudiziari.

The Odyssey torna alla più antica delle ossessioni:

quanto tempo può passare prima che un uomo riesca finalmente a tornare a casa?

Il montaggio permette a Nolan di fare ciò che noi non possiamo fare nella vita.

Fermare.

Riprendere.

Invertire.

Comprimere.

Saltare.

Rivivere.

Nel cinema il tempo non è inevitabile.

Puoi tagliarlo.

E Nolan sembra non essersi mai stancato di questa possibilità.

05 / INSOMNIA

Poi c’è Insomnia.

Forse il titolo meno automaticamente associato all’idea pubblica di “film di Nolan”.

Al Pacino.

Robin Williams.

Alaska.

Una storia relativamente lineare.

Niente labirinto temporale esasperato.

Ed è proprio per questo che è importante.

Perché dimostra che Nolan non è soltanto il regista dei meccanismi.

Sa costruire tensione.

Atmosfera.

Colpa.

Sa lavorare con attori enormi senza dover mettere per forza la struttura davanti a tutto.

La luce che non scompare mai diventa quasi un’altra forma di prigione.

Un uomo che non riesce a dormire.

Una coscienza che non riesce a spegnersi.

E Warner Bros. vede in quel regista qualcosa abbastanza grande da affidargli uno dei personaggi più importanti della cultura pop.

06 / BATMAN BEGINS

Batman Begins (2005): il simbolo di Gotham prende forma. © Warner Bros. / DC, via BFI.
Batman Begins (2005): il simbolo di Gotham prende forma. © Warner Bros. / DC, via BFI. Fonte

Quando Nolan arriva a Batman, il personaggio cinematografico aveva bisogno di essere ricostruito.

Non aggiornato.

Ricostruito.

Batman Begins fa una cosa che oggi sembra quasi ovvia soltanto perché moltissimo cinema successivo l’ha imitata.

Si chiede:

come si costruisce Batman?

Non:

come nasce Bruce Wayne?

Proprio:

come un uomo decide di trasformarsi in un simbolo?

Paura.

Addestramento.

Trauma.

Tecnologia.

Corpo.

Teatro.

La maschera non è soltanto un costume.

È una decisione.

Nolan prende uno dei più grandi personaggi del fumetto e lo tratta con la stessa serietà con cui avrebbe trattato un protagonista di un thriller.

E improvvisamente tutto cambia.

07 / THE DARK KNIGHT

Nolan sul set di The Dark Knight (2008). Foto di lavorazione, via Directors Guild of America.
Nolan sul set di The Dark Knight (2008). Foto di lavorazione, via Directors Guild of America. Fonte

Poi arriva The Dark Knight.

E a quel punto parlare soltanto di “film di supereroi” diventa quasi limitante.

Heath Ledger.

Il Joker.

Gotham.

Crimine.

Terrorismo.

Caos.

Sorveglianza.

Etica.

Paura.

Il film continua naturalmente a essere Batman.

Ma utilizza Batman per parlare di qualcosa molto più grande.

Cosa accade a una società quando qualcuno decide di distruggere le sue regole semplicemente per dimostrare che quelle regole esistono soltanto finché siamo al sicuro?

E fino a dove può spingersi chi vuole difenderle?

Nolan prende l’immaginario dei comics e gli dà il peso del grande crime americano.

È uno dei film che hanno dimostrato definitivamente che il blockbuster poteva essere popolare senza rinunciare ad avere qualcosa nella testa.

08 / THE PRESTIGE

The Prestige (2006): il palcoscenico, l’illusione e l’ossessione. Fotogramma del film, via BFI.
The Prestige (2006): il palcoscenico, l’illusione e l’ossessione. Fotogramma del film, via BFI. Fonte

E tra i Batman c’è uno dei film che amo proprio perché sembra, a prima vista, più piccolo.

The Prestige.

Due illusionisti.

Una rivalità.

Ossessione.

Sacrificio.

Nikola Tesla.

Una macchina.

Un segreto.

E ancora una volta il film stesso diventa ciò di cui parla.

Un numero di magia.

La promessa.

La svolta.

Il prestigio.

Ti mostra qualcosa.

Ti distrae.

Ti dice persino come funziona.

Tu comunque guardi dalla parte sbagliata.

Nolan non racconta soltanto un trucco.

Ne costruisce uno intorno allo spettatore.

E sotto il meccanismo rimane la parte realmente terribile.

Quanto sei disposto a sacrificare perché qualcuno dall’altra parte della sala dica:

“come ha fatto?”

09 / INCEPTION

Inception (2010): la geometria impossibile del sogno. © Warner Bros., via BFI.
Inception (2010): la geometria impossibile del sogno. © Warner Bros., via BFI. Fonte

Poi arriva Inception.

Ed è qui che Nolan compie qualcosa che, ancora oggi, rimane straordinario dal punto di vista industriale.

Ottiene un budget gigantesco per un blockbuster costruito intorno a un’idea originale.

Sogni dentro altri sogni.

Tempo che scorre a velocità differenti.

Una squadra.

Un furto che in realtà non deve rubare nulla.

Deve inserire un’idea.

Sulla carta poteva diventare ingestibile.

Nolan trova una struttura antichissima.

Il colpo.

La squadra.

Lo specialista.

Il piano.

L’obiettivo.

Gli imprevisti.

Prende una delle idee più astratte possibili e la trasforma in heist movie.

È una capacità che ritorna continuamente.

Il concetto complesso ha quasi sempre bisogno di una struttura popolare.

È il modo con cui Nolan porta il grande pubblico dentro idee che, raccontate diversamente, sembrerebbero materiale da fantascienza teorica.

10 / LA TROTTOLA

Naturalmente il finale.

La trottola.

Gira.

Oscilla.

Cut.

Internet impazzisce.

Realtà?

Sogno?

Ma forse il punto più interessante non è sapere cosa succede alla trottola.

È che Cobb non la guarda più.

Per tutto il film ha bisogno di verificare.

Alla fine sceglie di andare dai figli.

Forse è la realtà.

Forse no.

Ma per la prima volta non ha più bisogno di controllare.

E forse è questo che conta.

Non necessariamente la risposta.

Il fatto di poter smettere di chiederla.

11 / THE DARK KNIGHT RISES

Poi Nolan chiude Batman.

E lo chiude davvero.

Questa cosa mi è sempre piaciuta.

In un’industria nella quale qualsiasi cosa di successo deve teoricamente continuare per sempre, lui costruisce una trilogia.

Inizio.

Caduta.

Fine.

Bruce Wayne deve arrivare al punto in cui Batman non può essere più semplicemente la risposta automatica a tutto.

Gotham deve sopravvivere anche al simbolo che l’ha protetta.

La trilogia è enorme.

Spettacolare.

Ma il gesto più interessante è proprio sapere quando chiudere la porta.

12 / POI ARRIVA INTERSTELLAR

Interstellar (2014): l’esplorazione di un mondo lontano. © Paramount Pictures / Warner Bros., via BFI.
Interstellar (2014): l’esplorazione di un mondo lontano. © Paramount Pictures / Warner Bros., via BFI. Fonte

Ed eccoci.

Perché posso amare tutti i film di Nolan.

E li amo.

Ma Interstellar per me occupa un posto differente.

Su CrashVerse gli abbiamo già dedicato un articolo intero.

Non perché fosse semplicemente “un altro grande film di Nolan”.

Ma perché lì, secondo me, Nolan riesce a mettere insieme una quantità di cose talmente grande da arrivare a qualcosa di ancora più complesso.

Fantascienza.

Astrofisica.

Tempo.

Relatività.

Buchi neri.

Fine del mondo.

Sopravvivenza della specie.

Amore.

Paternità.

Abbandono.

Rimpianto.

Una figlia.

Tutto nello stesso film.

13 / INTERSTELLAR, PER ME

Io Interstellar lo amo.

Lo amo davvero.

Ci torno.

Lo conosco.

So cosa succede.

So perfettamente quali scene arriveranno.

E questo non modifica praticamente nulla.

Perché quando arriva quel momento…

mi prende comunque.

La cosa straordinaria per me non è semplicemente che Nolan abbia realizzato un grande film di fantascienza.

È che abbia preso idee immense, quasi inconcepibili, e sia riuscito a trasformarle in qualcosa di terribilmente umano.

La relatività non è più una formula.

Diventa qualcuno che torna da una missione e scopre che sulla Terra sono passati anni.

Il tempo non è più una dimensione.

È tuo figlio che cresce mentre tu non ci sei.

È tua figlia che diventa adulta.

È qualcuno che ti manda messaggi per anni senza sapere se li vedrai mai.

È Cooper davanti a uno schermo.

E quelle immagini.

Quella scena per me annulla qualsiasi discorso sulla presunta freddezza del cinema di Nolan.

14 / LO SPAZIO NON È IL PUNTO

Gargantua è straordinario.

La fisica del film è affascinante.

Kip Thorne ha collaborato alla costruzione scientifica del progetto.

Il DGA descrive Interstellar come il viaggio di esploratori attraverso un wormhole alla ricerca di una possibile nuova casa per l’umanità.

Ma il motivo per cui torno a quel film non è soltanto lo spazio.

È ciò che Nolan fa con lo spazio.

Lo utilizza per creare distanza tra persone.

Più l’universo diventa grande, più la storia diventa intima.

Cooper può attraversare un wormhole.

Può vedere un buco nero.

Può arrivare oltre ciò che qualsiasi essere umano abbia mai conosciuto.

Ma non può fare la cosa più semplice.

Essere lì mentre Murph cresce.

È una crudeltà narrativa enorme.

Ed è proprio per questo che funziona.

15 / QUALCOSA DI ANCORA PIÙ COMPLESSO

Per me Nolan con Interstellar fa qualcosa di ancora più complesso rispetto agli altri suoi film.

Non soltanto concettualmente.

Emotivamente.

Prende il suo amore per:

tempo.

montaggio.

fisica.

strutture.

grandi immagini.

e decide che tutto deve servire una relazione.

Un padre.

Una figlia.

Non è la scienza che rende emozionante il rapporto.

È il rapporto che rende terrificante la scienza.

Un’ora può equivalere a sette anni.

Scritto così è un concetto.

Guardare qualcuno rendersi conto di ciò che quei sette anni significano…

quello è cinema.

Il BFI, parlando della filmografia di Nolan, individua proprio in Interstellar uno dei momenti in cui un regista spesso descritto come analitico trova una delle proprie espressioni emotive più forti.

Io non ho bisogno che me lo dica il BFI.

Mi basta rimettere il film.

16 / QUANDO ARRIVANO I MESSAGGI

Cooper davanti ai messaggi dei figli in Interstellar (2014). Fotogramma: © Paramount Pictures / Warner Bros.; fonte The Part Where.
Cooper davanti ai messaggi dei figli in Interstellar (2014). Fotogramma: © Paramount Pictures / Warner Bros.; fonte The Part Where. Fonte

Posso discutere di Nolan per ore.

Delle strutture.

Del suono.

Della fotografia.

Della pellicola.

Dell’esposizione.

Del montaggio.

Poi Cooper guarda i messaggi dei figli.

E ogni teoria finisce lì.

Il cinema diventa semplicemente quello che deve essere.

Qualcosa che ti colpisce.

Ecco perché Interstellar, pur dentro una filmografia che amo tutta, per me rimane particolare.

È Nolan che utilizza tutta la propria intelligenza cinematografica per arrivare a una cosa che non ha bisogno di essere spiegata.

Il dolore del tempo che passa.

17 / DUNKIRK

Dunkirk (2017): i soldati in attesa dell’evacuazione. © Warner Bros., via Directors Guild of America.
Dunkirk (2017): i soldati in attesa dell’evacuazione. © Warner Bros., via Directors Guild of America. Fonte

Dopo Interstellar Nolan potrebbe continuare ad aumentare tutto.

Fa quasi il contrario.

Dunkirk.

Un film di guerra nel quale la guerra viene privata di moltissimi elementi tradizionali del film di guerra.

Pochissima backstory.

Pochi dialoghi.

Quasi nessuna spiegazione geopolitica.

Una settimana.

Un giorno.

Un’ora.

Terra.

Mare.

Aria.

Tre tempi differenti montati verso lo stesso punto.

Nolan prende la propria ossessione e la rende praticamente sensazione fisica.

Quanto può durare un minuto quando stai aspettando una bomba?

Quanto può essere lungo un giorno in mare?

Quanto può sembrare eterno il tempo mentre aspetti di essere evacuato?

Il tempo non è più puzzle.

È sopravvivenza.

18 / TENET

Christopher Nolan e John David Washington sul set di Tenet (2020). © Warner Bros., via BFI.
Christopher Nolan e John David Washington sul set di Tenet (2020). © Warner Bros., via BFI. Fonte

Poi arriva Tenet.

E sì.

Lo amo anche lui.

So perfettamente che per moltissime persone è il Nolan che va troppo oltre.

Entropia.

Inversione.

Personaggi che attraversano gli stessi eventi in direzioni differenti.

Dialoghi che non sempre sembrano voler essere perfettamente intellegibili.

Una macchina enorme.

Fredda.

Quasi volutamente ostile.

Capisco le critiche.

Ma è anche esattamente il tipo di film che sono felice che qualcuno abbia avuto il coraggio di realizzare con quella scala.

Un blockbuster da studio che praticamente ti dice:

insegui, magari capirai dopo.

Non credo che ogni film debba fare questo.

Ma sono contento che Tenet esista.

Ed è una differenza importante.

Amare un regista non significa negare ciò che può irritare gli altri.

Significa anche capire perché proprio quella cosa che irrita qualcuno a te continua a interessare.

19 / NOLAN E LA PELLICOLA

Nolan alla cinepresa IMAX. Foto di lavorazione, via Directors Guild of America.
Nolan alla cinepresa IMAX. Foto di lavorazione, via Directors Guild of America. Fonte

Nel frattempo Nolan porta avanti un’altra battaglia.

Film.

Pellicola.

IMAX.

Negativo.

Effetti fotografici.

Non perché odi la tecnologia digitale.

Al contrario.

È un regista ossessionato dalla tecnologia.

Ma non considera automaticamente nuova tecnologia sinonimo di tecnologia migliore.

Già nel 2012 spiegava alla Directors Guild of America di considerare IMAX il massimo standard qualitativo disponibile per il cinema e sosteneva che i registi con abbastanza peso industriale dovessero continuare a richiedere la pellicola se volevano evitare che quell’opzione scomparisse.

Questa cosa mi piace.

Perché non è nostalgia.

È scelta dello strumento.

20 / EFFETTI PRATICI

Un corridoio che ruota davvero.

Un camion che si ribalta.

Un aereo.

Esplosioni.

Miniature.

Set enormi.

Migliaia di comparse.

Nolan utilizza naturalmente effetti digitali.

Ma tende a partire da qualcosa che possa essere fotografato.

Da una cosa che esista davanti all’obiettivo.

Anche per Oppenheimer ha lavorato con riprese di elementi fisici, effetti pratici e compositing per costruire le immagini del Trinity Test e dei processi fisici visualizzati nel film.

Non è feticismo del reale.

È il tentativo di creare una base fisica sulla quale costruire l’impossibile.

21 / OPPENHEIMER

Cillian Murphy in Oppenheimer (2023). © Universal Pictures, via BFI.
Cillian Murphy in Oppenheimer (2023). © Universal Pictures, via BFI. Fonte

Poi arriva probabilmente il progetto che dimostra definitivamente quanto il nome Nolan sia diventato potente.

Tre ore.

Fisica.

Politica.

Audizioni.

Commissioni.

Scienziati.

Una biografia enorme.

Bianco e nero.

70mm IMAX.

E una storia della quale tutti conosciamo già il risultato.

La bomba funziona.

Non esiste suspense narrativa nel senso tradizionale.

Eppure il Trinity Test viene costruito come uno dei momenti di tensione più forti del cinema recente.

Perché non stiamo aspettando di capire se esploderà.

Stiamo aspettando il momento nel quale l’umanità scopre definitivamente di essere capace di farlo.

22 / IL SILENZIO

Il Trinity Test in Oppenheimer (2023). © Universal Pictures, via BFI.
Il Trinity Test in Oppenheimer (2023). © Universal Pictures, via BFI. Fonte

Luce.

Poi niente.

Per un istante.

Il suono arriva dopo.

La fisica diventa montaggio.

Ancora una volta.

Il concetto non viene spiegato.

Lo percepiamo.

Il ritardo del rumore ci mette dentro quella distanza.

Poi l’onda arriva.

Ed è quasi impossibile non pensare:

da questo momento il mondo è diverso.

23 / L’OSCAR

Nel 2024 Oppenheimer porta Nolan all’Oscar come miglior regista.

Il film vince anche Best Picture, con Nolan tra i produttori insieme a Emma Thomas e Charles Roven.

È quasi perfetto che il riconoscimento più istituzionale della sua carriera arrivi proprio con il film in cui praticamente tutte le sue ossessioni si incontrano.

Tempo.

Scienza.

Storia.

Responsabilità.

Tecnologia.

Montaggio.

Pellicola.

Effetti pratici.

Un uomo brillante incapace di controllare completamente le conseguenze di ciò che ha contribuito a creare.

24 / EMMA THOMAS

E quando parliamo di Nolan c’è una persona che non dovrebbe essere lasciata in nota a piè di pagina.

Emma Thomas.

Sua moglie.

Produttrice.

Co-fondatrice di Syncopy.

Collaboratrice praticamente lungo tutta la sua carriera.

Il BFI sottolinea come Thomas abbia coprodotto tutti i suoi lungometraggi da Following in avanti.

Il “cinema di Christopher Nolan” esiste anche perché nel tempo è stata costruita una struttura produttiva capace di rendere realizzabili idee sempre più grandi.

Nessun regista porta da solo una macchina simile sulle spalle.

25 / LE PERSONE CHE TORNANO

E questa continuità riguarda molte altre figure.

Hoyte van Hoytema.

Ludwig Göransson.

Jennifer Lame.

Nathan Crowley.

Prima ancora Wally Pfister.

Hans Zimmer.

Lee Smith.

Attori che ritornano.

Collaboratori che imparano il linguaggio.

È un altro aspetto che mi affascina nei grandi registi.

Non costruiscono soltanto una filmografia.

Costruiscono una squadra capace di comprendere come vogliono fare cinema.

26 / THE ODYSSEY

The Odyssey: materiale promozionale originale. © Universal Pictures.
The Odyssey: materiale promozionale originale. © Universal Pictures. Fonte

E poi Nolan decide di adattare Omero.

Naturalmente.

Più ci penso, più mi sembra quasi inevitabile.

Una delle più grandi storie sul tempo.

Sulla distanza.

Sul viaggio.

Sulla guerra.

Sul ritorno.

Su un uomo che per anni tenta semplicemente di tornare dalla propria famiglia.

In fondo, è una storia profondamente Nolan.

Matt Damon è Odisseo.

E ancora una volta il regista utilizza il grande formato, la pellicola e una produzione gigantesca per prendere qualcosa che appartiene alla storia culturale dell’Occidente e trasformarlo in evento cinematografico.

27 / QUASI 1,8 MILIARDI PER OMERO

Secondo i dati di Box Office Mojo consultati il 16 ottobre 2026, si registrano per The Odyssey circa 1,783 miliardi di dollari nel mondo, di cui oltre 624 milioni nel mercato nordamericano. In Italia il film ha superato i 67 milioni di dollari.

Fermiamoci.

Omero.

Cinema.

2026.

Quasi 1,8 miliardi.

Possiamo discutere qualunque cosa del film.

Ma questo dato dice qualcosa di enorme sul rapporto tra Nolan e il pubblico.

Milioni di persone sono ancora disposte a trattare l’uscita di un film come un appuntamento se percepiscono che quel film è stato costruito per esserlo.

28 / IL SUO VERO SUPERPOTERE

Non credo sia il tempo.

Non credo sia IMAX.

Non credo sia il marketing.

Credo sia la fiducia.

Nolan può presentarti un film con una premessa difficile.

Lungo.

Strutturato.

Potenzialmente poco accomodante.

E moltissime persone rispondono comunque:

quando esce?

Questa è una posizione rarissima per un regista contemporaneo.

Il pubblico non conosce necessariamente il film.

Conosce lui.

Ed è disposto a seguirlo.

29 / MA NON È PERFETTO

Ed essere uno dei miei registi preferiti non significa trasformarlo in una religione.

Anzi.

Trovo insopportabile l’idea secondo cui chi non ama un film di Nolan “non lo abbia capito”.

No.

Puoi capire benissimo una cosa.

E non amarla.

È proprio questo il bello.

Le critiche al suo cinema esistono.

Esposizione.

Dialoghi che a volte devono sostenere una quantità enorme di informazioni.

Personaggi che talvolta sembrano subordinati al dispositivo.

Una certa rigidità.

Un cinema fortemente controllato.

Donne che soprattutto in alcune opere precedenti sono spesso legate alla perdita, al ricordo o alla motivazione del protagonista.

Un mix sonoro che non sempre mette la comprensibilità del dialogo al primo posto.

Sono discussioni legittime.

E fanno parte dell’analisi.

30 / MA IO LI AMO COMUNQUE

Questo è il punto.

Non devo fingere che Tenet sia semplice per amarlo.

Non devo dire che ogni dialogo di Inception sia naturale.

Non devo negare che Nolan abbia ossessioni talmente riconoscibili da essere diventate quasi meme.

Le vedo.

E amo comunque quei film.

Forse anche perché riconosco un autore.

Quando entro in un film di Nolan, sento che qualcuno ha fatto delle scelte precise.

Possono piacermi più o meno.

Ma raramente ho la sensazione di vedere un prodotto costruito da un algoritmo per non disturbare nessuno.

31 / QUALCHE VOLTA VORREI CHE RESPIRASSE DI PIÙ

Se devo trovare una cosa che ogni tanto desidererei nel suo cinema, forse è questa.

Silenzio.

Aria.

Qualche momento in cui la macchina smetta di avanzare.

Nolan ama il movimento.

Montaggio parallelo.

Musica.

Informazione.

Tensione.

Personaggi che stanno andando da qualche parte.

A volte vorrei rimanere nella stanza qualche secondo in più.

Ma forse quella pressione continua è esattamente parte del suo linguaggio.

L’orologio non smette mai di ticchettare.

Nemmeno quando non lo vediamo.

32 / QUANDO FUNZIONA

E quando funziona…

le immagini rimangono.

Il camion di The Dark Knight che si rovescia.

Il corridoio di Inception che ruota.

La trottola.

Il docking di Interstellar.

Cooper davanti ai messaggi.

Gli uomini sulla spiaggia di Dunkerque.

Il mondo invertito di Tenet.

La luce del Trinity Test.

Odisseo davanti a un mare che continua a rimandare il ritorno.

Sono immagini che non sembrano progettate soltanto per funzionare mentre le guardiamo.

Sembrano progettate per rimanere dopo.

33 / IL SECONDO SCHERMO

Viviamo in un’epoca in cui quasi tutto compete contro qualcos’altro.

Guardi una serie.

Controlli il telefono.

Ascolti musica.

Apri un social.

Leggi qualcosa.

Arriva una notifica.

L’attenzione è continuamente frammentata.

Il cinema conserva ancora una struttura quasi anacronistica.

Sala buia.

Schermo.

Silenzio.

Per qualche ora dovrebbe esistere soltanto quello.

Nolan sembra aver costruito la propria carriera contemporanea intorno a una domanda:

come faccio a rendere quell’esperienza abbastanza grande da farci dimenticare il resto?

IMAX.

Suono.

Effetti.

Formato.

Scala.

Ma soprattutto storie che chiedono attenzione.

34 / NOLAN È UN REGISTA DEL FUTURO CHE AMA UNA TECNOLOGIA DEL PASSATO

È una delle contraddizioni più belle.

Un uomo ossessionato da:

spazio.

fisica.

tempo.

scienza.

tecnologia.

sogni.

entropia.

e che continua contemporaneamente a difendere una striscia di materiale fotosensibile che passa fisicamente dentro una cinepresa.

Non vedo contraddizione.

Vedo coerenza.

Nolan non ama il “vecchio”.

Ama lo strumento che secondo lui produce il risultato migliore.

Se domani qualcosa farà meglio ciò che vuole ottenere, probabilmente userà quella cosa.

Fino a quel momento…

pellicola.

35 / PERCHÉ È TRA I MIEI PREFERITI

Christopher Nolan a Cannes nel 2018. Foto: Georges Biard, CC BY-SA 4.0.
Christopher Nolan a Cannes nel 2018. Foto: Georges Biard, CC BY-SA 4.0. Fonte

Forse alla fine la ragione è questa.

Nolan mi dà una cosa che cerco nel cinema.

Ambizione.

Non soltanto grandezza.

Ambizione.

La sensazione che qualcuno stia provando qualcosa.

Che magari possa persino sbagliare.

Ma che non abbia scelto la soluzione più facile.

Memento avrebbe potuto essere lineare.

Inception avrebbe potuto essere più semplice.

Interstellar avrebbe potuto essere soltanto avventura spaziale.

Dunkirk un film di guerra tradizionale.

Tenet meno estremo.

Oppenheimer una biografia ordinaria.

The Odyssey un adattamento molto più prudente.

Nolan continua a prendere una strada più difficile.

E io, da spettatore, sono felice che lo faccia.

36 / E POI C’È INTERSTELLAR

Alla fine torno sempre lì.

Perché posso ammirare il rigore di Memento.

La perfezione popolare di The Dark Knight.

L’architettura di Inception.

L’esperimento di Dunkirk.

La follia di Tenet.

La densità di Oppenheimer.

La scala di The Odyssey.

Ma Interstellar per me riesce a raggiungere qualcosa ancora oltre.

Non perché sia necessariamente “più Nolan”.

Ma perché contiene tutto ciò che Nolan sa fare…

e poi lo mette al servizio di qualcosa che mi colpisce personalmente.

Il tempo.

Una figlia.

Un padre.

La distanza.

E il terrore che mentre insegui qualcosa di enorme…

la vita continui comunque senza di te.

Quello non è un puzzle.

È una paura.

Ed è probabilmente anche il motivo per cui continua a funzionare ogni volta che lo rivedo.

37 / CHRISTOPHER NOLAN

Non so quale sarà il film successivo.

Ma so già una cosa.

Ci sarò.

Perché con alcuni registi il rapporto diventa questo.

Non devi sapere tutto.

Non devi conoscere il soggetto.

Non devi sapere se sarà fantascienza, storia, thriller, fumetto o poema epico.

Vedi il nome.

Ti interessa.

È una forma di fiducia che un regista deve costruire film dopo film.

E Nolan per me l’ha costruita.

Non perché lo considero infallibile.

Ma perché ogni volta sento che sta cercando di ricordarmi qualcosa che rischiamo continuamente di dimenticare.

Il cinema può ancora essere enorme.

Non enorme soltanto economicamente.

Enorme nelle idee.

Nelle immagini.

Nel suono.

Nel tempo che decide di chiederti.

Nella possibilità che una storia occupi per qualche ora tutto il tuo campo visivo.

E magari, quando esci dalla sala, continui a occupare anche qualcos’altro.

38 / CRASHVERSE VERDICT

Christopher Nolan è uno dei miei registi preferiti.

E non ho bisogno di trasformarlo in un regista perfetto per dirlo.

Posso riconoscere le sue ossessioni.

Le rigidità.

I dialoghi espositivi.

La complessità portata qualche volta fino al limite.

Posso capire perché qualcuno trovi alcuni suoi film freddi.

Poi rimetto Interstellar.

Arriva Cooper.

Arrivano quei messaggi.

E ogni discussione teorica sulla freddezza del cinema di Nolan, per me, finisce lì.

Perché in quel momento non sto pensando alla struttura.

Alla relatività.

Al montaggio.

Alla fotografia.

Sto guardando un padre rendersi conto che il tempo gli ha portato via qualcosa che non potrà mai recuperare.

Ed è cinema nella forma che amo di più.

Un’idea enorme che improvvisamente diventa personale.

Nolan continua a pretendere molto dal pubblico.

Attenzione.

Tempo.

Curiosità.

La disponibilità a perdersi.

E continua contemporaneamente a pretendere molto dal cinema.

Uno schermo grande.

Un’immagine che valga la pena guardare.

Un suono che si senta fisicamente.

Una storia che non debba rimpicciolirsi soltanto perché il mondo intorno a noi lo sta facendo.

In un’epoca in cui gran parte dell’intrattenimento viene progettato per essere consumato rapidamente, Nolan continua a fare quasi l’opposto.

Chiede al cinema di restare enorme.

Qualche volta rischia di costruire troppo.

Qualche volta complica.

Qualche volta divide.

Ma preferisco un regista che rischia di fare qualcosa di troppo grande a uno che abbia già deciso di non provarci.

E forse è proprio questo il motivo per cui continuo ad amare tutti i suoi film.

Perché quando le luci si spengono e compare il suo nome…

ho ancora quella sensazione.

Vediamo fin dove vuole portarci questa volta.

FONTI E APPROFONDIMENTI

Ritratto nelle cover: Georges Biard, Cannes 2018, CC BY-SA 4.0. Adattamento grafico POP CrashVerse: ritaglio, trattamento cromatico e impaginazione; cover distribuite con la stessa licenza. Le altre immagini conservano i diritti dei rispettivi titolari, indicati nelle didascalie.


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