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11 MIN DI LETTURA

NERD CULTURE · COMICS · DIABOLIK

Due occhi nel nero. Eva accanto. La Jaguar pronta. Dentro il piano di un’icona italiana.

Scritto da cRASh

DYLAN O DIABOLIK?

L’ho già raccontato.

Quando parlavamo di Dylan Dog, a un certo punto arrivavano inevitabilmente le fazioni.

Quelli di Dylan.

Quelli di Diabolik.

Discussioni serissime su una questione assolutamente inutile.

E proprio per questo importantissima.

“Dylan è meglio.”

“Ma che dici? Diabolik.”

Come se amare uno significasse automaticamente dover rinunciare all’altro.

Da ragazzi funzionava così.

Avevi la tua parte.

La difendevi.

E naturalmente io avevo la mia.

Ma col tempo capisci anche un’altra cosa.

Dylan Dog e Diabolik non erano davvero concorrenti.

Erano due porte completamente diverse dello stesso universo meraviglioso che era il fumetto italiano.

Dylan entrava nell’incubo.

Diabolik lo costruiva.

IL NERO

Prima ancora del volto.

Prima ancora del nome.

Diabolik è nero.

Tuta nera.

Maschera.

Notte.

Ombra.

Occhi.

Pochissimo altro.

Un design talmente semplice da essere diventato praticamente eterno.

Non hai bisogno di un costume elaborato.

Non hai bisogno di un simbolo enorme sul petto.

Non hai bisogno di colori.

Due occhi dentro il nero.

È Diabolik.

1962

La storia comincia il 1° novembre 1962.

Angela Giussani.

Milano.

Un’intuizione che, vista oggi, sembra quasi ovvia.

Ma ovvia non lo era affatto.

Creare un fumetto per adulti.

Tascabile.

Facile da leggere anche durante uno spostamento in treno.

Formato piccolo.

Storie nere.

Crimine.

Omicidi.

Furti.

Un protagonista che non fosse il poliziotto.

Non l’eroe.

Non quello che deve fermare il criminale.

Il criminale era lui.

QUESTA COSA ERA ENORME

Perché Diabolik non ti chiedeva di seguire chi dava la caccia al cattivo.

Ti chiedeva di seguire il cattivo.

E soprattutto faceva qualcosa di ancora più strano.

Voleva che sperassi che non venisse preso.

IL RE DEL TERRORE

Il primo numero.

Il Re del Terrore.

Già il titolo non faceva troppi giri di parole.

Diabolik non arrivava per essere simpatico.

Non cercava di convincerti di essere fondamentalmente buono.

Era un criminale.

Rubava.

Ingannava.

Uccideva.

Eppure volevi sapere cosa avrebbe fatto dopo.

Il re del terrore, primo albo di Diabolik del 1962
Il primo albo, Il re del terrore (1962). © Astorina. Fonte: archivio ufficiale Diabolik.

ANGELA GIUSSANI

È impossibile parlare di Diabolik senza fermarsi su questo.

Una donna.

All’inizio degli anni Sessanta.

Editrice.

Autrice.

Imprenditrice.

Che guarda il mercato del fumetto italiano e decide che manca qualcosa.

E se lo inventa.

Poi arriverà sua sorella Luciana Giussani.

E insieme costruiranno una delle icone più longeve della cultura pop italiana.

LE SORELLE GIUSSANI

Questa cosa mi piace particolarmente.

Perché dietro uno dei personaggi più freddi, oscuri e maschili del fumetto italiano ci sono due donne.

Due sorelle.

E senza di loro semplicemente Diabolik non esisterebbe.

CLERVILLE

Poi c’è la città.

Clerville.

Non Italia.

Non Francia.

Non un luogo realmente esistente.

Anche se nei primissimi episodi Diabolik agiva in Francia, prima che il suo mondo trovasse una geografia tutta propria.

Un territorio costruito appositamente per permettere a Diabolik di essere Diabolik.

Strade.

Banche.

Ville.

Gioiellerie.

Polizia.

Prigioni.

Nascondigli.

Un mondo sufficientemente reale da sembrarci familiare.

E sufficientemente immaginario da permettere praticamente qualsiasi cosa.

IL PIANO

Ed è qui che Diabolik diventa irresistibile.

Il piano.

Non entra semplicemente in banca e ruba qualcosa.

Studia.

Osserva.

Aspetta.

Calcola.

Cambia identità.

Prepara una fuga.

Costruisce un dispositivo.

Prevede cosa farà la polizia.

E quando pensi che sia stato finalmente fregato…

c’è sempre qualcos’altro.

DIABOLIK NON IMPROVVISA

O almeno, cerca di non farlo.

Ed è questa una delle differenze meravigliose con Dylan Dog.

Dylan apre una porta e spesso non sa nemmeno lui cosa cazzo ci sarà dietro.

Diabolik probabilmente ha già la pianta dell’edificio.

Ha duplicato la chiave.

Ha neutralizzato l’allarme.

Ha preparato la macchina.

E ha già una seconda identità pronta nel caso qualcosa vada storto.

IL METODO

Diabolik è quasi ingegneria applicata al crimine.

Maschere.

Congegni.

Gadget.

Trappole.

Passaggi segreti.

Sistemi elettronici.

Veleni.

Automobili.

Tecnologia.

C’è qualcosa di profondamente nerd anche dentro Diabolik.

Solo che da bambini forse non lo chiamavamo così.

LE MASCHERE

Ecco uno degli elementi fondamentali.

Le maschere perfette.

Volti.

Identità.

Diabolik può diventare qualcun altro.

Ed è una delle idee più semplici e potenti del personaggio.

Perché non devi più chiederti soltanto:

“Dov’è Diabolik?”

Devi chiederti:

“Chi è Diabolik?”

POTREBBE ESSERE GIÀ NELLA STANZA

Ed è lì che nasce una parte della tensione.

Il personaggio non deve necessariamente entrare.

Potrebbe essere entrato mezz’ora prima con un altro volto.

EVA KANT

Poi arriva Eva.

E qui Diabolik cambia.

Perché Eva Kant non è semplicemente “la donna del protagonista”.

Sarebbe riduttivo.

È complice.

Partner.

Intelligenza.

Presenza.

Una persona capace di stare accanto a Diabolik senza essere inghiottita da lui.

L’AMORE

Ed è forse una delle cose più sorprendenti del personaggio.

Diabolik, il criminale glaciale, ama.

E ama profondamente.

Eva diventa il punto attraverso cui scopri che dietro il controllo assoluto c’è anche qualcosa di estremamente umano.

NON È LA DONNA DA SALVARE

Naturalmente può essere in pericolo.

Come può esserlo lui.

Ma il rapporto funziona perché sono una coppia.

Non eroe e donzella.

Non padrone e assistente.

Una coppia criminale.

E QUESTA COSA NEGLI ANNI SESSANTA AVEVA UN PESO

Eva è intelligente.

Autonoma.

Capace.

Prende decisioni.

Partecipa ai piani.

Salva Diabolik.

Lo contraddice.

E cresce fino a diventare praticamente inscindibile da lui.

DIABOLIK ED EVA

Dopo un po’ è difficile immaginare l’uno senza l’altra.

Due figure nere.

Un’auto.

Un piano.

Clerville.

E qualcuno che sta per perdere un diamante estremamente costoso.

GINKO

Ma ogni grande criminale ha bisogno di qualcuno che continui a inseguirlo.

Ispettore Ginko.

La legge.

L’ostinazione.

L’uomo che probabilmente ha passato più tempo della propria vita pensando a Diabolik di quanto sia salutare.

MA GINKO NON È STUPIDO

Ed è fondamentale.

Se il poliziotto fosse un idiota, Diabolik non sarebbe interessante.

Ginko è bravo.

Molto bravo.

A volte arriva vicinissimo.

A volte capisce tutto.

A volte riesce davvero a mettere Diabolik con le spalle al muro.

ED È PROPRIO PER QUESTO CHE LA SFIDA FUNZIONA

Intelligenza contro intelligenza.

Piano contro indagine.

Anticipare l’altro.

Una partita che va avanti da decenni.

IL RISPETTO

E lentamente, tra i due, percepisci perfino qualcosa che somiglia al rispetto.

Non amicizia.

Non complicità.

Ginko vuole arrestarlo.

Diabolik vuole evitarlo.

Ma entrambi sanno perfettamente chi hanno davanti.

LA JAGUAR

Poi naturalmente c’è lei.

Jaguar E-Type.

Nera.

Cosa poteva guidare Diabolik?

Una Panda?

Impossibile.

QUELL’AUTO È PARTE DEL PERSONAGGIO

Bassa.

Elegante.

Veloce.

Nera.

Una silhouette perfetta.

Diabolik non avrebbe potuto avere un’automobile qualsiasi.

E ancora una volta il design diventa identità.

LA FUGA

Motore.

Strade.

Polizia dietro.

Eva accanto.

È una delle immagini archetipiche del fumetto.

IL FORMATO

Poi c’è una cosa che oggi sembra quasi secondaria.

Il formato tascabile.

Piccolo.

Maneggevole.

Economico.

Ma è parte fondamentale della storia.

Diabolik poteva seguirti.

In treno.

In autobus.

In vacanza.

Nella borsa.

Non era un grande volume da esposizione.

Era qualcosa da leggere.

BIANCO E NERO

E quel bianco e nero è diventato perfetto.

Ombre.

Contrasti.

Notte.

Occhi.

Volti.

Il mondo di Diabolik non aveva bisogno del colore per essere visivamente potente.

Anzi.

IL NERO ERA GIÀ IL COLORE.

UN FUMETTO PER ADULTI

Diabolik contribuisce anche all’esplosione del fumetto nero italiano.

Dopo di lui arriveranno altri personaggi.

Kriminal.

Satanik.

E molte imitazioni.

Quando qualcosa genera imitatori significa che probabilmente hai spostato qualcosa.

E NATURALMENTE ARRIVANO LE POLEMICHE

Violenza.

Crimine.

Moralità.

Un protagonista assassino.

La solita domanda:

“Ma cosa insegna ai giovani?”

UNA DOMANDA CHE LA CULTURA POP SI PORTA DIETRO DA SEMPRE

Fumetti.

Rock.

Metal.

Videogiochi.

Rap.

Cinema.

Ogni generazione trova qualcosa che dovrebbe teoricamente distruggere quella successiva.

Poi sopravviviamo.

DIABOLIK NON TI DICE DI RUBARE

Esattamente come GTA non ti ordina di rubare una macchina.

È finzione.

E dentro la finzione possiamo fare una cosa meravigliosa:

seguire anche chi nella vita reale non vorremmo incontrare in un vicolo.

ANTIEROE?

Oggi useremmo facilmente questa parola.

Ma Diabolik è ancora più interessante.

Perché non viene completamente ripulito.

Non diventa “criminale ma in fondo salva il mondo”.

Resta Diabolik.

HA UN SUO CODICE

E questo cambia qualcosa.

Non è caos.

Non è violenza casuale.

Non è sadismo come fine.

Ha regole.

Legami.

Limiti.

E soprattutto Eva.

LA MORALE È GRIGIA

Ed è probabilmente uno dei motivi per cui continua a funzionare.

La realtà raramente è divisa perfettamente tra eroi e cattivi.

Diabolik ti portava dentro quella zona molto prima che l’antieroe diventasse praticamente uno standard delle serie televisive moderne.

IL FASCINO DEL CATTIVO

C’è una domanda interessante.

Perché tifiamo per lui?

Perché vogliamo che scappi?

Perché ci dispiace quando Ginko sembra finalmente averlo preso?

FORSE PERCHÉ È BRAVO

Sembra banale.

Ma guardare qualcuno estremamente competente è affascinante.

Anche quando usa quella competenza per qualcosa di sbagliato.

VUOI VEDERE IL PIANO FUNZIONARE

Non necessariamente il crimine.

Il meccanismo.

La soluzione.

L’inganno.

Come farà?

È QUASI UN PUZZLE

DYLAN DOG

E qui torniamo alla vecchia sfida.

Dylan o Diabolik?

OGGI MI FA SORRIDERE

Perché sono talmente diversi che compararli è quasi assurdo.

Dylan vive nell’incertezza.

Diabolik vive nel controllo.

Dylan è emotivo.

Diabolik è glaciale.

Dylan incontra qualcosa che non comprende.

Diabolik cerca di comprendere tutto prima ancora di agire.

Dylan entra nel soprannaturale.

Diabolik vive in un mondo estremamente concreto, anche quando la tecnologia sfiora l’impossibile.

UNO HA GROUCHO

L’ALTRO EVA.

UNO HA BLOCH

L’ALTRO GINKO.

UNO GUIDA UN MAGGIOLINO

L’ALTRO UNA JAGUAR E-TYPE.

DIREI CHE GIÀ QUESTO SPIEGA PARECCHIO.

MA DA RAGAZZI DOVEVI SCEGLIERE

Era parte del divertimento.

Come Marvel o DC.

Nintendo o Sega.

PlayStation o Xbox.

Metallica o Megadeth.

Le rivalità culturali funzionano così.

CREANO APPARTENENZA

E POI CRESCI

E capisci che puoi tranquillamente avere entrambi sullo scaffale.

L’EDICOLA

Ed è qui che Diabolik incontra di nuovo Dylan nella mia memoria.

Edicola.

Copertine.

Fumetti allineati.

Quella curiosità.

Prendere un numero.

Guardarlo.

Portarlo a casa.

PRIMA DI INTERNET

Prima di sapere tutto in anticipo.

Prima dei trailer di ogni cosa.

Prima degli spoiler sui social.

Una copertina poteva essere sufficiente.

E DIABOLIK AVEVA COPERTINE CHE PARLAVANO

Nero.

Rosso.

Giallo.

Pugnali.

Volti.

Terrore.

Eva.

Ginko.

Pericolo.

Pochi elementi.

Diretti.

POI ARRIVA IL CINEMA

Anche Diabolik era troppo iconico per restare soltanto sulla carta.

Mario Bava lo porta al cinema già nel 1968.

Danger: Diabolik.

Un film diventato a sua volta cult.

Colorato.

Pop.

Psichedelico.

Quasi l’opposto cromatico del fumetto in bianco e nero.

E POI I MANETTI BROS.

Decenni dopo Diabolik torna al cinema italiano.

Una trilogia moderna.

Un altro tentativo di prendere quell’iconografia e trasferirla sullo schermo.

MA DIABOLIK CONTINUA A SEMBRARE NATO PER LA CARTA

Forse perché il nero della vignetta ha qualcosa che il cinema non può replicare completamente.

Gli occhi.

Le ombre.

Il silenzio tra due riquadri.

IL TEMPO

Ed eccoci alla cosa impressionante.

Dal 1962.

Più di sessant’anni.

PENSATECI

Quante mode sono passate?

Quanti personaggi sono nati e scomparsi?

Quante rivoluzioni culturali?

Quante tecnologie?

DIABOLIK È ANCORA LÌ.

PERCHÉ?

Perché l’idea di base è semplicissima.

Un criminale geniale.

Una compagna altrettanto intelligente.

Un ispettore instancabile.

Un colpo.

Un piano.

Un imprevisto.

Una fuga.

NON SERVE MOLTO ALTRO

Quando le fondamenta funzionano, puoi raccontare migliaia di variazioni.

MA C’È ANCHE ALTRO

Diabolik è cambiato.

Il rapporto con Eva.

Il passato.

Le sfumature morali.

Il mondo attorno.

Un personaggio che dura sessant’anni non può restare completamente immobile.

MA NON PUÒ NEMMENO SMETTERE DI ESSERE SE STESSO

Ed è forse questa la difficoltà più grande.

Evolvere senza distruggere l’icona.

LA TUTA RESTA NERA

La Jaguar resta.

Eva resta.

Ginko resta.

Il piano resta.

E NOI CONTINUIAMO A VOLER SAPERE COME ANDRÀ.

NERD CULTURE

Diabolik appartiene qui per un motivo molto semplice.

Nerd Culture non è soltanto ciò che arriva dagli Stati Uniti o dal Giappone.

È anche la cultura pop che abbiamo costruito noi.

Dylan Dog.

Diabolik.

Tex.

Martin Mystère.

Nathan Never.

Fumetti che hanno accompagnato intere generazioni italiane.

E QUESTA COSA VA RACCONTATA

Perché non serve guardare sempre dall’altra parte dell’oceano per trovare icone.

NOI NE ABBIAMO CREATE.

DIABOLIK È UNA DI QUESTE

E PROBABILMENTE UNA DELLE PIÙ GRANDI.

IL NERO NON PASSA MAI DI MODA

Forse è per questo che il titolo mi piace.

Perché puoi cambiare tutto intorno.

La tecnologia.

Le automobili.

La società.

Il modo in cui leggiamo.

Ma metti due occhi dentro una maschera nera.

E sappiamo ancora perfettamente chi è.

CRASHVERSE VERDICT

Quando abbiamo raccontato Dylan Dog, ho ricordato quelle vecchie discussioni.

Dylan o Diabolik.

Io da una parte.

Qualcun altro dall’altra.

Discussioni totalmente inutili.

E meravigliose.

Oggi la risposta mi sembra molto più semplice.

Non c’era bisogno di scegliere.

Dylan ci portava dentro l’incubo.

Diabolik ci portava dentro il piano.

Uno cercava di capire i mostri.

L’altro cercava di essere sempre tre mosse avanti a tutti.

Uno arrivava davanti a qualcosa di impossibile e si chiedeva cosa fosse.

L’altro, davanti alla stessa porta, avrebbe probabilmente già avuto la chiave.

E forse è proprio questa la magia del fumetto.

Permetterci di essere persone diverse per qualche pagina.

Detective.

Mostri.

Eroi.

Criminali.

Io non vorrei Diabolik come vicino di casa.

Preferirei decisamente evitare.

Ma quando Ginko finalmente sembra averlo preso…

beh.

Una parte di me continua ancora a sperare che ci sia un’altra uscita.

Una maschera.

Un trucco.

La Jaguar da qualche parte.

Perché dopo più di sessant’anni abbiamo imparato una cosa.

Se pensi di aver finalmente incastrato Diabolik,

probabilmente il piano era già cominciato molto prima che tu arrivassi.

E mentre stai ancora cercando di capire come abbia fatto,

lui è già lontano.

Eva accanto.

Jaguar nera.

E naturalmente,

nessuna targa che valga la pena ricordare.

Fonti: Astorina — Nasce Diabolik · Astorina — Clerville · Cineteca Milano — Diabolik di Mario Bava.

Cover: illustrazione editoriale realizzata con IA per CrashVerse. Diabolik e i suoi personaggi © Astorina. Immagine storica dall’archivio ufficiale, con credito alla fonte. Marchi e immagini appartengono ai rispettivi titolari.


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