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NERD CULTURE · TECNOLOGIA
Razzi, auto, robot e intelligenza artificiale. Tra risultati, promesse e responsabilità: lo sguardo di cRASh su Elon Musk.
Scritto da cRASh
CON ELON MUSK È DIFFICILE STARE NEL MEZZO
C’è chi lo considera un genio.
Chi un visionario.
Chi un imprenditore irripetibile.
Chi uno showman.
Chi uno che promette troppo.
Chi uno che sbaglia in pubblico molto più di quanto altri rischino in privato.
E forse il problema è proprio questo.
Con Elon Musk sembra quasi obbligatorio scegliere una fazione.
Io preferisco fare un’altra cosa.
Guardare quello che ha costruito.
Quello che ha sbagliato.
Quello che continua a promettere.
E soprattutto provare a capire perché, ogni volta che pensa a qualcosa, sembra farlo con una scala leggermente diversa da tutti gli altri.
PRIMA DI TESLA
Prima delle auto elettriche.
Prima dei razzi.
Prima di Marte.
Prima di Optimus.
Prima di Neuralink.
C’era Internet.
Zip2.
Uno dei primi progetti di Musk.
Software e servizi online per aziende e giornali.
Mappe.
Indicazioni.
Directory.
Siamo negli anni Novanta.
Internet è ancora qualcosa che una parte enorme del mondo non ha nemmeno capito cosa diventerà.
Musk è già lì.
PAYPAL
Poi arriva X.com.
Pagamenti online.
Banche digitali.
Internet applicato al denaro.
Da quella storia nascerà PayPal, che verrà poi acquisita da eBay nel 2002. Tesla ricorda ancora oggi Zip2 e PayPal come le esperienze precedenti alla fase SpaceX e Tesla.
IL DENARO ARRIVA
E normalmente questa potrebbe essere la parte in cui qualcuno dice:
bene.
Ho vinto.
Mi fermo.
ELON FA IL CONTRARIO
SPACEX
2002.
SpaceX.
Un’azienda privata che vuole costruire razzi.
Non software.
Non un sito.
Razzi.
E già qui capisci il personaggio.
Perché Musk non sembra attratto soltanto dai settori promettenti.
Sembra attratto dalle cose che, dette ad alta voce, sembrano leggermente folli.
IL PROBLEMA È CHE I RAZZI ESPLODONO
E SpaceX ne perde diversi.
Falcon 1 fallisce più volte.
Soldi bruciati.
Pressione.
Possibilità concreta che tutto finisca.
Poi nel 2008 Falcon 1 raggiunge l’orbita.
Tesla stessa ricorda quel volo come il primo razzo a propellente liquido sviluppato privatamente a raggiungere l’orbita.
E DA LÌ CAMBIA TUTTO
RIUTILIZZARE UN RAZZO
Per anni la logica spaziale era stata quasi assurda se la guardiamo da fuori.
Costruisci una macchina costosissima.
La lanci.
Ne perdi gran parte.
Poi la ricostruisci.
SpaceX insiste su un’idea diversa:
riutilizzare.
OGGI CI SEMBRA NORMALE VEDERE UN BOOSTER TORNARE GIÙ
Non lo era affatto.
È una di quelle immagini che hanno cambiato la percezione dello spazio.
Un razzo sale.
Poi torna.
Atterra.
Verticalmente.
SEMBRA ANCORA FANTASCIENZA
Anche quando sai perfettamente che è reale.
STARSHIP
Poi naturalmente Musk non si ferma a Falcon 9.
Starship.
Una nave enorme.
Completamente riutilizzabile come obiettivo.
Luna.
Marte.
Cargo.
Persone.
Ambizioni quasi ridicole per scala.
E QUI TORNA SEMPRE LA STESSA COSA
Non sappiamo ancora fino a dove arriverà.
Ma la domanda che Musk sembra fare continuamente è:
perché dovrebbe essere impossibile?
MARTE
Poi c’è Marte.
La grande ossessione.
Rendere l’umanità una specie multiplanetaria.
Creare, un giorno, una città autosufficiente su Marte.
SpaceX continua a presentare questo come obiettivo di lungo periodo.
DETTA COSÌ È FOLLE
E probabilmente lo è.
Ma molte delle cose che SpaceX ha poi realmente fatto suonavano folli anche prima di succedere.
QUESTO NON SIGNIFICA CHE SUCCEDERÀ TUTTO
Ed è importante dirlo.
Avere una visione enorme non significa automaticamente riuscire a realizzarla.
Musk ha una lunga storia di timeline troppo ottimistiche.
Prodotti annunciati presto.
Scadenze spostate.
Promesse che arrivano molto prima della realtà.
MA C’È UNA DIFFERENZA TRA PROMESSA E DIREZIONE
Ed è qui che diventa interessante.
Anche quando una data salta, a volte la tecnologia continua ad avanzare nella direzione promessa.
Non sempre.
Ma abbastanza spesso da rendere difficile liquidarlo come uno che parla soltanto.
TESLA
Poi arriva l’automobile.
Musk entra nel consiglio di Tesla nel 2004 e ne diventa CEO nel 2008.
O meglio:
arriva una società che vuole convincere il mondo che l’auto elettrica non debba per forza sembrare una punizione ecologica.
ROADSTER
2008.
Sportiva.
Elettrica.
Veloce.
L’obiettivo culturale è chiarissimo:
l’auto elettrica può essere desiderabile.
MODEL S
Poi Model S.
E lì Tesla cambia completamente percezione.
Non più esperimento.
Non più giocattolo per appassionati.
Una berlina premium capace di competere su prestazioni, tecnologia e design.
IL GRANDE SCHERMO
Anche questo sembra banale oggi.
Un display enorme al centro.
Software.
Aggiornamenti OTA.
Auto che cambia dopo l’acquisto.
Nel mondo automobilistico tradizionale era quasi alieno.
TESLA HA TRATTATO L’AUTO COME UN PRODOTTO TECH
E questo probabilmente è uno dei contributi culturali più importanti dell’azienda.
MODEL 3
Poi l’idea di scendere di prezzo.
Portare l’elettrico verso un mercato più ampio.
Model 3.
Produzione.
Factory hell.
Problemi enormi.
Poi scala.
MODEL Y
E arriva uno dei veicoli più diffusi del marchio.
CYBERTRUCK
Poi, naturalmente, Musk fa Musk.
Un pickup che sembra uscito da Blade Runner.
Acciaio.
Linee impossibili.
Design che divide il mondo in:
“lo voglio”
e
“che cazzo è?”
E FORSE ERA ESATTAMENTE IL PUNTO
BLADE RUNNER
È impossibile non pensarci.
Abbiamo appena raccontato quel film.
Il futuro aveva neon, pioggia, macchine strane.
Musk prende un pickup e decide che deve sembrare qualcosa che non dovrebbe esistere nel parcheggio di un supermercato.
LO AMI O LO ODI
Ma lo riconosci.
E questo nel design conta.
AUTOPILOT
Poi entra il tema più delicato.
Autonomia.
Assistenza alla guida.
FSD.
Promesse gigantesche.
Progressi reali.
Limiti reali.
E soprattutto un problema:
quando chiami qualcosa “Full Self-Driving”, le parole diventano importanti.
Tesla specifica che FSD (Supervised) richiede la supervisione attiva del conducente e non rende il veicolo autonomo.
TECNOLOGIA E RESPONSABILITÀ
Qui bisogna essere molto più freddi.
Un’auto non è un’app.
Gli errori hanno conseguenze fisiche.
E la distanza tra demo, assistenza avanzata e autonomia reale deve essere raccontata senza marketing.
QUESTO VALE PER TUTTO IL MONDO MUSK
OPTIMUS
Ne abbiamo appena parlato.
Il robot umanoide Tesla.
Ed è quasi la sintesi perfetta del personaggio.
Prendere AI, batterie, motori, percezione, produzione.
Metterli insieme.
E dire:
costruiamo una persona artificiale capace di lavorare nel nostro spazio.
IO HO GIÀ DETTO COSA FARÒ
Se arriva davvero sul mercato per il pubblico, proverò a comprarlo.
Probabilmente troppo presto.
Probabilmente spendendo più di quanto sarebbe razionale.
Chi mi conosce ormai non si sorprende più.
MA È QUESTO CHE MI AFFASCINA DI MUSK
Non il personaggio Twitter.
Non le polemiche.
La scala delle domande.
POSSIAMO COSTRUIRE UN ROBOT GENERAL PURPOSE?
POSSIAMO ANDARE SU MARTE?
POSSIAMO COLLEGARE UN CERVELLO A UN COMPUTER?
E QUI ARRIVA NEURALINK
NEURALINK
Interfacce cervello-computer.
Elettrodi.
Segnali neurali.
Persone con gravi disabilità che potrebbero, idealmente, controllare dispositivi attraverso il pensiero.
Neuralink sviluppa interfacce cervello-computer. Il suo impianto resta un dispositivo sperimentale studiato in trial clinici: non un prodotto disponibile liberamente al pubblico.
QUESTA È ROBA CHE FINO A POCO FA METTEVAMO NEI FILM
E ORA È RICERCA REALE
MA QUI LE DOMANDE DIVENTANO ENORMI
Medicina.
Privacy.
Identità.
Dati neurali.
Sicurezza.
Accesso.
Potere.
SE UN COMPUTER LEGGE UN SEGNALE DEL CERVELLO
chi possiede quel dato?
SE POSSIAMO RIPARARE UNA FUNZIONE
un giorno proveremo anche a potenziarla?
IL CONFINE TRA TERAPIA E AUGMENTATION È ENORME
Ed è perfettamente cyberpunk.
THE BORING COMPANY
Poi Musk resta bloccato nel traffico.
E invece di lamentarsi decide:
facciamo tunnel.
Questa è praticamente la caricatura perfetta di Elon Musk.
Un problema.
Una soluzione esageratamente ingegneristica.
The Boring Company lavora su tunnel e sistemi di trasporto sotterranei; il progetto più noto resta il Vegas Loop.
FUNZIONERÀ SU GRANDE SCALA?
Vedremo.
Ma ancora una volta il metodo è quello.
PROBLEMA.
INIZIAMO A SCAVARE.
STARLINK
Poi c’è un’altra cosa che forse racconta ancora meglio la scala.
Migliaia di satelliti.
Internet.
Orbita terrestre bassa.
Copertura in luoghi dove l’infrastruttura terrestre è difficile o insufficiente.
SpaceX presenta Starlink proprio come rete broadband globale basata sulla propria infrastruttura spaziale.
LO SPAZIO DIVENTA INFRASTRUTTURA
E QUESTO È UN CAMBIO DI PARADIGMA ENORME
X
Poi arriviamo al territorio più controverso.
Twitter.
Acquisizione.
Cambio di nome.
X.
Moderazione.
Algoritmi.
Pubblicità.
Libertà di espressione.
Scelte societarie.
Decisioni rapidissime.
Controversie continue.
E QUI MUSK DIVENTA MOLTO PIÙ DI UN TECNOLOGO
Diventa proprietario di una piazza digitale globale.
QUESTA COSA CAMBIA IL PESO DELLE SUE DECISIONI
PERCHÉ COSTRUIRE UN RAZZO È UNA COSA
Gestire il modo in cui milioni di persone comunicano è un’altra.
E NON TUTTO CIÒ CHE FUNZIONA IN INGEGNERIA FUNZIONA NELLE SOCIETÀ
xAI
Poi intelligenza artificiale.
Naturalmente.
xAI.
Grok.
Data center enormi.
Modelli.
Ricerca.
Il 2 febbraio 2026 SpaceX ha annunciato l’acquisizione di xAI. Il collegamento tra questi progetti non è quindi soltanto un’immagine: è diventato anche societario.
ED ECCOCI DI NUOVO
Tesla.
Robot.
Auto autonome.
xAI.
Neuralink.
A un certo punto tutti questi progetti iniziano quasi a sembrare pezzi della stessa idea.
MACCHINA.
INTELLIGENZA.
CORPO.
CERVELLO.
SPAZIO.
ENERGIA.
INFRASTRUTTURA.
È QUESTO CHE RENDE MUSK DIVERSO DA TANTI ALTRI IMPRENDITORI
NON LA SINGOLA AZIENDA
LA RETE DI IDEE
MA ATTENZIONE A NON COSTRUIRE IL MITO DEL GENIO SOLITARIO
Questa cosa va detta.
Elon Musk non costruisce razzi da solo.
Non progetta ogni Tesla.
Non addestra personalmente ogni modello AI.
Non costruisce elettrodi in laboratorio.
DIETRO OGNI AZIENDA CI SONO MIGLIAIA DI PERSONE
INGEGNERI.
RICERCATORI.
TECNICI.
OPERAI.
DESIGNER.
SCIENZIATI.
Raccontare tutto come:
“Elon ha inventato X”
è spesso semplicemente sbagliato.
IL SUO TALENTO È UN ALTRO
Mettere capitale.
Ambizione.
Pressione.
Direzione.
Tolleranza al rischio.
Dentro problemi che altri considerano troppo grandi.
E A VOLTE QUESTO PRODUCE RISULTATI STRAORDINARI
ALTRE VOLTE PRODUCE CAOS
MUOVERSI VELOCEMENTE
Musk sembra avere pochissima paura di rompere qualcosa.
E questo in tecnologia può essere potentissimo.
MA NON TUTTO PUÒ ESSERE TRATTATO COME SOFTWARE
Un razzo.
Un’automobile.
Un impianto cerebrale.
Una piattaforma sociale.
Il costo dell’errore cambia.
ED È QUI CHE IL PERSONAGGIO DIVENTA DIVISIVO
PER ALCUNI È CORAGGIO
PER ALTRI IRRESPONSABILITÀ
A VOLTE PUÒ ESSERE ENTRAMBE LE COSE
FIRST PRINCIPLES
Una delle idee più associate al suo modo di ragionare è partire dai principi primi.
Non chiedere:
“come viene fatto normalmente?”
Ma:
“quali sono i vincoli fisici reali?”
Scomporre.
Ricostruire.
È il ragionamento dai principi primi: distinguere un limite reale da un’abitudine.
QUESTA IDEA MI PIACE
Perché spesso facciamo cose in un certo modo soltanto perché qualcuno prima di noi le faceva così.
MA ANCHE QUI C’È UN RISCHIO
Non tutte le convenzioni esistono per stupidità.
Alcune esistono perché qualcuno ha già commesso l’errore che stai per ripetere.
INNOVAZIONE È ANCHE SAPERE LA DIFFERENZA
IL FALLIMENTO PUBBLICO
Un’altra cosa che Musk ha normalizzato parecchio è fallire davanti a tutti.
Razzi che esplodono.
Lanci falliti.
Prodotti ritardati.
Demo che vanno male.
RICORDATE IL VETRO DEL CYBERTRUCK?
DOVEVA DIMOSTRARE LA RESISTENZA DEL VETRO
E NATURALMENTE SI ROMPE
IN DIRETTA
È QUASI PERFETTO
MA È ANCHE UNA FILOSOFIA
Prova.
Rompi.
Correggi.
Ripeti.
NELLO SPAZIO QUESTA LOGICA È DIVENTATA PARTE DELLO SVILUPPO DI SPACEX
E PUÒ ESSERE TERRIBILMENTE EFFICACE
IL PROBLEMA È CAPIRE DOVE PUOI PERMETTERTELA
ELON MUSK IL PERSONAGGIO
Poi c’è lui.
Meme.
Post.
Provocazioni.
Battute.
Decisioni impulsive.
Interventi pubblici.
E a volte il personaggio rischia di coprire completamente ciò che fanno le sue aziende.
QUESTA COSA È STRANA
Perché Musk è probabilmente contemporaneamente il più grande asset comunicativo e uno dei più grandi rischi reputazionali delle proprie aziende.
TESLA STESSA LO RICONOSCE COME FIGURA CENTRALE
Nei documenti societari la società dichiara di dipendere in misura significativa dai suoi servizi, pur ricordando che Musk divide il proprio tempo tra Tesla e altre aziende.
L’UOMO E IL BRAND SONO QUASI INSEPARABILI
E QUESTO NON È NECESSARIAMENTE UN VANTAGGIO
L’AMERICAN DREAM
Ed eccoci a una parte che inevitabilmente mi tocca.
Chi legge CrashVerse ormai sa quanto l’idea americana della possibilità faccia parte del mio immaginario.
Musk non è nato negli Stati Uniti.
Nasce in Sudafrica.
Passa dal Canada.
Arriva negli USA.
Internet.
Silicon Valley.
Vendita di aziende.
Razzi.
Auto.
Robot.
AI.
Sembra quasi una versione contemporanea, estrema e molto contraddittoria dell’American Dream.
NON QUELLO PERFETTO
Quello sporco.
Pieno di errori.
Cadute.
Ego.
Ambizione enorme.
Ma sempre con quella idea:
posso costruire qualcosa che prima non c’era.
QUESTA PARTE IO LA CAPISCO
PENSARE TROPPO IN GRANDE
A volte è un problema.
Perché prometti troppo.
Sbagli le date.
Bruci soldi.
Crei aspettative impossibili.
Ma se nessuno pensa troppo in grande…
alcune cose non iniziano nemmeno.
IO NON VOGLIO UN ELON MUSK SANTO
E NEMMENO UN ELON MUSK DEMONE
Sono entrambe narrazioni troppo semplici.
Preferisco vedere una persona capace di risultati enormi e di errori altrettanto enormi.
QUESTA È MOLTO PIÙ INTERESSANTE
IL FUTURO
C’è una cosa che però gli riconosco.
Musk sembra vivere mentalmente qualche anno più avanti.
Non significa che abbia ragione.
Significa che continua a costruire aziende intorno a problemi che molti considerano ancora “del futuro”.
Auto elettrica.
Razzi riutilizzabili.
Internet satellitare.
Robot umanoidi.
Brain-computer interface.
AI.
Poi la realtà decide quali sopravvivranno.
ED È GIUSTO COSÌ
NERD CULTURE
È impossibile per me non metterlo qui.
Perché Elon Musk attraversa praticamente ogni territorio che mi interessa.
Computer.
Internet.
Auto.
Spazio.
Robotica.
AI.
Cyberpunk diventato quasi ingegneria reale.
A volte sembra uno dei personaggi di un articolo CrashVerse che ha trovato il modo di uscire dallo schermo.
BLADE RUNNER.
OPTIMUS.
HAL.
STARSHIP.
NEURALINK.
Le cose di cui parlavamo come fantascienza stanno lentamente diventando progetti industriali.
NON SEMPRE FUNZIONANO
MA ESISTONO
E QUESTO È GIÀ ABBASTANZA INCREDIBILE
CRASHVERSE VERDICT
Elon Musk è difficile.
Difficile da raccontare.
Difficile da separare dalle proprie aziende.
Difficile da separare dalle proprie polemiche.
Difficile perfino capire dove finisca l’imprenditore e inizi il personaggio.
Ma forse una cosa è semplice.
Pensa enorme.
A volte troppo.
Ha guardato Internet e ha visto denaro digitale.
Ha guardato l’automobile e ha visto software ed elettricità.
Ha guardato un razzo e ha pensato che fosse assurdo buttarlo via dopo un solo utilizzo.
Ha guardato il cielo e ha visto una rete Internet.
Ha guardato il cervello e ha visto un’interfaccia.
Ha guardato una fabbrica e ha immaginato un robot umanoide.
Ha guardato Marte e ha detto:
un giorno possiamo viverci.
Alcune di queste idee sono diventate realtà.
Altre sono ancora prototipi.
Altre potrebbero fallire completamente.
Ed è giusto ricordarlo.
Essere visionari non significa vedere sempre correttamente il futuro.
A volte significa semplicemente avere il coraggio — o la follia — di provare a costruirlo prima che sia pronto.
Io continuerò a guardare.
Con entusiasmo.
Con curiosità.
E anche con spirito critico.
Perché è esattamente questo il rapporto che voglio avere con la tecnologia.
Non venerarla.
Non temerla.
Capirla.
E se un giorno Optimus arriverà davvero a casa mia,
probabilmente una parte della colpa sarà anche di Elon Musk.
Gli farò sapere se ha funzionato.


ORA DÌ LA TUA
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