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MOVIES · CULT
Jason poteva aspettarti in un campeggio. Michael Myers dietro una porta. Freddy Krueger aveva scelto un posto molto peggiore: quello in cui prima o poi sei obbligato ad andare. Il sonno. Dal 1984 il volto bruciato, il fedora, il maglione rosso e verde e quel guanto con quattro lame hanno trasformato A Nightmare on Elm Street in qualcosa di più di una saga horror. Freddy è diventato paura, battuta, merchandising, televisione, cultura pop. A un certo punto persino una rockstar del male. Ma prima di tutto era un'idea semplicissima e terrificante: puoi chiudere la porta, accendere la luce, controllare sotto il letto. Prima o poi, però, devi chiudere gli occhi. Per me Nightmare significa anche estati lontane, la villa dei nonni al mare, fratelli, cugini, parenti e quelle notti davanti a Italia 1 che spesso finivano con una sola domanda: adesso chi riesce a dormire? Questa è la storia di Freddy Krueger. Di tutti i suoi film. E dell'uomo che riuscì a trasformare il gesto più naturale del mondo in una minaccia.
Scritto da cRASh
ESPLORA L’ARTICOLO
- PRIMA DI TUTTO, DOVEVI DORMIRE
- LE NOTTI D'ESTATE
- UN'IDEA CHE NON AVEVA BISOGNO DI MOLTO
- COME SI COSTRUISCE UN INCUBO
- IL GUANTO
- ROBERT ENGLUND
- 1984 — A NIGHTMARE ON ELM STREET
- TINA SUL SOFFITTO
- JOHNNY DEPP E IL LETTO
- NANCY THOMPSON
- LA PARTE PIÙ TERRIFICANTE
- FREDDY KRUEGER NASCE DUE VOLTE
- 1985 — NIGHTMARE 2: LA RIVINCITA
- FREDDY'S REVENGE E QUELLO CHE NON SI VOLEVA DIRE
- 1987 — DREAM WARRIORS
- I GUERRIERI
- FREDDY COMINCIA A DIVERTIRSI
- L'INCUBO È DIVENTATO UNA STAR
- 1988 — THE DREAM MASTER
- L'MTV NIGHTMARE
- FREDDY OVUNQUE
- FREDDY'S NIGHTMARES
- 1989 — THE DREAM CHILD
- QUANTO PUOI RESUSCITARE?
- 1991 — FREDDY'S DEAD
- FREDDY CARTOON
- IL PROBLEMA DI FREDDY
- 1994 — NEW NIGHTMARE
- PRIMA DI SCREAM
- ROBERT ENGLUND CONTRO ROBERT ENGLUND
- POI FREDDY SCOMPARE
- 2003 — FREDDY VS. JASON
- IL PIANO
- LA COSA BELLA È CHE SONO OPPOSTI
- E QUESTO CONTA
- 2010 — UN NUOVO FREDDY
- IL PROBLEMA NON ERA JACKIE EARLE HALEY
- EPPURE INCASSA
- PERCHÉ FREDDY È PIÙ DI UNA MASCHERA
- ROBERT ENGLUND NON VUOLE FINGERE DI AVERE QUARANT'ANNI
- 2026 — FREDDY SI SVEGLIA
- MA NON SAPPIAMO ANCORA CHI SARÀ FREDDY
- DUE PROGETTI, NON ANCORA DUE FILM
- LA DOMANDA NON È SE FREDDY PUÒ TORNARE
- NON BASTA FARLO PIÙ CATTIVO
- FREDDY NON È JASON
- FREDDY NON È MICHAEL MYERS
- LA PAURA DI ANDARE A LETTO
- LE CASE AL MARE DI NOTTE SONO DIVERSE
- POI TI METTEVI A LETTO
- UNO, DUE…
- I GENITORI DI ELM STREET
- IL MOSTRO CHE VINSE ANCHE QUANDO PERSE
- IL VOLTO DI FREDDY
- QUANDO IL MOSTRO DIVENTA IL PROTAGONISTA
- IL MIGLIOR FREDDY È QUELLO CHE NON CONTROLLI DEL TUTTO
- TUTTI I FREDDY
- IL PROSSIMO FREDDY HA UN PROBLEMA ENORME
- IO NON VOGLIO UN FREDDY NOSTALGICO
- SE NON FA QUESTO, NON SERVE
- NOVE FILM DOPO
- QUESTO È IL MITO
- FREDDY KRUEGER NON È PIÙ SOLTANTO NIGHTMARE
- VERDICT
- IL PRIMO NIGHTMARE — 10/10
- DREAM WARRIORS — 9,5/10
- FREDDY'S REVENGE — DA RIVALUTARE
- THE DREAM MASTER — FREDDY DIVENTA POP
- NEW NIGHTMARE — IL COLPO DI CODA
- FREDDY VS. JASON — IL FILM CHE DA RAGAZZO VOLEVI ESISTESSE
- IL REMAKE DEL 2010 — NON BASTA RICOSTRUIRE UN INCUBO
- E ADESSO?
- QUELLE NOTTI
- SPEGNI LA TV
PRIMA DI TUTTO, DOVEVI DORMIRE
È questo che distingueva Freddy.
Puoi evitare un bosco.
Puoi non andare a Crystal Lake.
Puoi chiuderti in casa.
Puoi convincerti che Michael Myers sia dall'altra parte della città.
Ma non puoi decidere di non dormire mai più.
Puoi provarci.
Caffè.
Televisione accesa.
Luci.
Musica.
Occhi aperti fino a quando bruciano.
Poi il corpo presenta il conto.
E appena cedi,
sei a casa sua.
La grande intuizione di A Nightmare on Elm Street non era semplicemente inventare un nuovo assassino cinematografico.
Era togliere alla vittima il luogo nel quale normalmente si rifugia.
Il letto non protegge.
La camera non protegge.
I genitori non proteggono.
La realtà stessa smette di essere affidabile.
Ti sei svegliato davvero?
Oppure stai soltanto sognando di esserti svegliato?
Quarant'anni dopo, questa rimane la parte più potente di Freddy Krueger.
Non il numero delle vittime.
Non le battute.
Non il guanto.
Il dubbio.
LE NOTTI D'ESTATE
Io Freddy non l'ho incontrato in una sala cinematografica buia.
O almeno, non soltanto lì.
Una parte importante del mio rapporto con lui appartiene alle estati.
Quelle vere.
Quando per circa tre mesi ci trasferivamo praticamente tutti nella villa dei nonni al mare.
Erano le vacanze.
Fratelli.
Cugini.
Parenti.
Giornate lunghissime.
E poi la notte.
Italia 1.
NOTTE HORROR.
Per noi era quasi un appuntamento.
Freddy.
Jason.
Michael Myers.
Film che oggi posso guardare sapendo perfettamente come sono costruiti, riconoscendo effetti, montaggio, trucco, meccanismi narrativi.
Allora no.
Allora una lama che compariva nel buio era semplicemente una lama che compariva nel buio.
E guardare quei film tutti insieme rendeva tutto più divertente.
Finché il film non finiva.
Perché poi arrivava il momento di spegnere la televisione.
Muoversi nella villa.
Attraversare un corridoio.
Entrare nella propria stanza.
Mettersi sotto le lenzuola.
E lì Freddy aveva un vantaggio persino su Jason e Michael.
Perché con loro potevi pensare:
è finita.
Con Freddy no.
Con Freddy il film ti aveva appena spiegato che il momento pericoloso cominciava esattamente adesso.
Quando chiudevi gli occhi.
Quante notti insonni.
Che tempi.
UN'IDEA CHE NON AVEVA BISOGNO DI MOLTO
Qui entra Wes Craven.
Piano.
Perché Craven merita un articolo intero e lo avrà.
Per capire Freddy, però, dobbiamo entrare per qualche minuto nella sua testa.
L'American Film Institute ricostruisce l'origine di A Nightmare on Elm Street ricordando come Craven fosse rimasto colpito da notizie riguardanti giovani rifugiati del Sud-est asiatico morti nel sonno dopo periodi segnati da incubi e dal terrore di addormentarsi. Da lì prende forma il nucleo dell'idea: e se qualcuno potesse realmente ucciderti dentro un sogno?
Non serve molto altro.
Un adolescente.
Una camera da letto.
Il sonno.
Qualcosa che aspetta dall'altra parte.
Craven avrebbe poi collegato alla costruzione di Freddy anche ricordi personali: un ragazzo di nome Fred che lo tormentava da giovane, il suono del nome Krueger e soprattutto l'immagine di un uomo adulto che, quando Craven era bambino, lo terrorizzò fissandolo dalla strada sotto casa.
Non approfondiamo oltre.
Quella è già un'altra storia.
Quella di Wes.
Qui ci interessa il risultato.
COME SI COSTRUISCE UN INCUBO
Freddy doveva essere riconoscibile.
Immediatamente.
Non dopo tre scene.
Non leggendo il titolo.
Da una silhouette.
Fedora.
Spalle.
Maglione.
Guanto.
Volto.
Craven non voleva semplicemente un altro uomo con una maschera.
Michael Myers l'aveva.
Jason era ormai diventato inseparabile dalla propria.
Freddy doveva possedere qualcosa di simile a una maschera senza perdere la possibilità di parlare.
La soluzione era far diventare il suo stesso volto la maschera.
Carne bruciata.
Lineamenti deformati.
Un essere umano riconoscibile e contemporaneamente qualcosa che non avresti mai voluto incontrare.
Poi il maglione.
Rosso.
Verde.
Due colori diventati inseparabili dal personaggio.
Poi il cappello.
E infine il dettaglio che avrebbe trasformato Freddy in una silhouette impossibile da confondere con chiunque altro.
IL GUANTO
Quattro lame.
Non un machete.
Non un coltello da cucina.
Non un'ascia.
Un guanto.
Qualcosa che diventa parte del corpo.
L'AFI conserva una spiegazione dello stesso Craven sull'origine dell'arma: cercava qualcosa collegato a paure primordiali, alla sensazione animale dell'artiglio, a quella parte antica del cervello che sa immediatamente cosa significa essere afferrato da qualcosa dotato di unghie.
È geniale anche per un altro motivo.
Jason può perdere il machete.
Michael può cambiare coltello.
Freddy indossa la propria arma.
Quando alza la mano,
hai già capito tutto.
Poi arrivano i rumori.
Le lame sul metallo.
Le scintille.
Quel suono che precede l'immagine.
Ed è sufficiente.
Freddy può essere ancora fuori campo.
Ma è già nella stanza.
ROBERT ENGLUND

Poi devi trovare qualcuno che entri dentro quella cosa.
Robert Englund.
Prima di Freddy aveva già una carriera.
Cinema.
Teatro.
Televisione.
Per molti spettatori americani era anche Willie in V.
Poi arriva il trucco.
Il cappello.
Il guanto.
E succede una delle fusioni più complete tra attore e personaggio nella storia dell'horror.
Englund non interpreta Freddy semplicemente muovendosi sotto delle protesi.
Gli dà postura.
Voce.
Ritmo.
Movimenti.
Un modo particolare di inclinare il corpo.
La sensazione che stia sempre osservando la vittima qualche secondo più del necessario.
Nel primo film non parla neppure quanto parlerà successivamente.
E forse è proprio per questo che fa tanta paura.
Freddy non è ancora il presentatore dello spettacolo.
È qualcosa che appare.
Aspetta.
Sorride.
Poi si avvicina.
Nel 2025 Englund ha spiegato a Variety che una delle ragioni della longevità del personaggio è proprio la sua personalità: Freddy non è una forza muta, possiede ironia, cattiveria e una presenza che gli altri grandi boogeyman non utilizzano allo stesso modo.
Quella caratteristica diventerà la fortuna della saga.
E, qualche volta,
anche il suo problema.
1984 — A NIGHTMARE ON ELM STREET
9 novembre 1984.
Arriva il film.
In Italia:
NIGHTMARE — DAL PROFONDO DELLA NOTTE
Nancy Thompson.
Tina Gray.
Glen Lantz.
Rod Lane.
Adolescenti normali.
Case normali.
Una strada normale.
Poi cominciano i sogni.
Lo stesso uomo.
Lo stesso cappello.
Lo stesso maglione.
Lo stesso guanto.
E quando Tina viene uccisa durante il sonno mentre Rod assiste impotente a qualcosa che non può neppure vedere, Nightmare stabilisce le proprie regole.
Quello che Freddy ti fa nel sogno,
succede al tuo corpo.
Non puoi semplicemente svegliarti e dimenticare.
Puoi morire lì.
E morire qui.
AFI registra A Nightmare on Elm Street come un film da 91 minuti diretto e scritto da Craven, prodotto da Robert Shaye e realizzato da New Line Cinema insieme agli altri partner produttivi. Il budget riportato dalle fonti dell'epoca oscilla, ma AFI cita circa 1,7 milioni di dollari nelle ricostruzioni successive.
Non era una gigantesca produzione hollywoodiana.
E si vede.
Nel modo migliore.
TINA SUL SOFFITTO
Ci sono immagini che non hanno bisogno di essere spiegate.
Tina trascinata sul soffitto è una di quelle.
Il suo corpo sale.
Si contorce.
Rod guarda.
Non può fare niente.
Non vede Freddy.
Noi capiamo che le regole della fisica hanno appena perso qualsiasi autorità.
E qui Nightmare trova un'altra arma che gli altri slasher non possiedono.
Nel sogno,
puoi fare qualsiasi cosa.
Una stanza può diventare infinita.
Un corridoio può allungarsi.
Una vasca da bagno può aprirsi verso un abisso.
Un letto può inghiottire qualcuno.
Una persona può essere trascinata sul soffitto.
La scenografia stessa diventa assassina.
JOHNNY DEPP E IL LETTO
E poi c'è Glen.
Johnny Depp.
Primo ruolo cinematografico.
Un ragazzo che dovrebbe rimanere sveglio.
Naturalmente si addormenta.
Il letto lo prende.
Poi esplode.
Sangue.
Una quantità assurda di sangue che sale verso il soffitto come se la gravità avesse deciso improvvisamente di lavorare al contrario.
È una morte spettacolare.
Ma il concetto sotto resta semplice.
Ti sei addormentato.
Hai perso.
AFI conferma che A Nightmare on Elm Street segnò proprio il debutto cinematografico di Depp.
All'epoca era un ragazzo dentro il film di Freddy.
Decenni dopo sarebbe diventato uno degli attori più riconoscibili al mondo.
E Freddy avrebbe continuato a essere Freddy.
NANCY THOMPSON

Poi c'è Nancy.
Heather Langenkamp.
Una delle ragioni per cui il primo Nightmare regge così bene ancora oggi è che Nancy non è soltanto materiale da inseguimento.
Osserva.
Capisce.
Studia.
Si prepara.
Prova a manipolare le regole.
È spaventata, ma non resta passiva.
Freddy controlla il sogno.
Nancy cerca di capire come portarlo fuori.
Questa dinamica è fondamentale.
Perché l'incubo funziona meglio quando dall'altra parte esiste qualcuno che prova realmente a combatterlo.
Freddy è enorme.
Ma Nancy gli dà resistenza.
Il film non è soltanto:
mostro contro ragazzi.
È:
immaginazione contro immaginazione.
LA PARTE PIÙ TERRIFICANTE
Riguardandolo oggi, il primo Nightmare non è il film della saga con più battute.
Non è quello con gli effetti più grandi.
Non è quello con il Freddy più spettacolare.
È probabilmente quello nel quale Freddy possiede ancora la qualità che perderà progressivamente:
non sappiamo bene quanto vedremo di lui.
Sta nell'ombra.
Compare lontano.
Le braccia possono diventare impossibilmente lunghe.
Il volto emerge dal buio.
Il suo regno non è ancora un parco giochi.
È un luogo malato.
E questo conta.
Perché più conosceremo Freddy,
meno Freddy sarà un incubo sconosciuto.
FREDDY KRUEGER NASCE DUE VOLTE
La prima nascita è nel film.
La seconda avviene fuori.
Il pubblico lo riconosce.
Il cappello.
Il guanto.
La faccia.
Il maglione.
New Line capisce di non avere soltanto un film.
Ha un personaggio.
Il successo del primo capitolo genera rapidamente una saga; AFI ricostruisce la linea che porterà ai sequel, alla televisione, al crossover con Jason e infine al remake del 2010.
Ed è qui che comincia una trasformazione affascinante.
Freddy nasce per terrorizzare il pubblico.
Poi il pubblico comincia ad aspettarlo.
1985 — NIGHTMARE 2: LA RIVINCITA
Un anno.
È sufficiente.
A NIGHTMARE ON ELM STREET PART 2: FREDDY'S REVENGE
In Italia:
NIGHTMARE 2 — LA RIVINCITA
Regia di Jack Sholder.
Jesse Walsh, interpretato da Mark Patton, si trasferisce con la famiglia proprio nella vecchia casa dei Thompson.
Questa volta Freddy non vuole semplicemente attaccare qualcuno nei sogni.
Vuole entrare.
Possedere.
Utilizzare Jesse come porta verso il mondo reale.
È già una deviazione importante rispetto alle regole del primo film.
Ed è anche il capitolo che per anni è stato trattato come il fratello strano della famiglia.
Oggi è molto più interessante.
FREDDY'S REVENGE E QUELLO CHE NON SI VOLEVA DIRE
Nightmare 2 è diventato nel tempo anche un oggetto importante della cultura queer.
Il sottotesto legato alla sessualità di Jesse, all'identità, al corpo, alla repressione e alla paura di ciò che "sta dentro" il protagonista è stato riletto e discusso per decenni.
Mark Patton ha raccontato quanto quella lettura e soprattutto l'omofobia dell'industria e del pubblico dell'epoca abbiano inciso sulla sua vita e sulla sua carriera. Il documentario Scream, Queen! My Nightmare on Elm Street ha contribuito alla rivalutazione del film come cult queer e alla ricostruzione dell'esperienza personale di Patton.
È un caso interessante.
Un sequel inizialmente considerato sbagliato rispetto alla formula diventa, molti anni dopo, interessante precisamente perché non è uguale agli altri.
E Freddy, nel frattempo, continua a crescere.
1987 — DREAM WARRIORS
Poi arriva uno dei capitoli fondamentali.
A NIGHTMARE ON ELM STREET 3: DREAM WARRIORS
In Italia:
NIGHTMARE 3 — I GUERRIERI DEL SOGNO
Regia di Chuck Russell.
Nancy ritorna.
I protagonisti questa volta sono giovani pazienti ricoverati in una struttura psichiatrica.
Per gli adulti,
sono ragazzi problematici.
Per loro,
Freddy è reale.
Kristen Parker, interpretata da Patricia Arquette, possiede la capacità di portare altre persone nei propri sogni.
Ed ecco la svolta.
Se Freddy controlla il sogno,
forse nel sogno anche tu puoi avere potere.
I GUERRIERI

Qui la saga scopre una componente quasi supereroistica.
Nel mondo onirico ogni ragazzo può manifestare capacità legate alla propria identità.
Forza.
Magia.
Agilità.
Potere.
Non sono più soltanto vittime che provano a svegliarsi.
Possono combattere.
Ed è una delle idee migliori dell'intero franchise.
Perché utilizza davvero ciò che rende Nightmare diverso dagli altri slasher.
Il sogno non è semplicemente uno scenario.
È un linguaggio.
Può deformare la realtà.
Può trasformare Freddy.
Ma può trasformare anche chi lo affronta.
AFI registra il film come uscita del 1987, con Heather Langenkamp di nuovo nei panni di Nancy e il nuovo gruppo di giovani costretto ad affrontare Krueger all'interno della struttura psichiatrica.
FREDDY COMINCIA A DIVERTIRSI
Ed è qui che notiamo il cambiamento.
Freddy parla di più.
Commenta.
Costruisce le morti intorno alle caratteristiche delle vittime.
Non vuole semplicemente uccidere.
Vuole mettere in scena.
Il sogno gli permette di diventare scenografo, regista, attore e assassino contemporaneamente.
È ancora inquietante.
Ma sta comparendo qualcos'altro.
Carisma.
Il pubblico comincia a divertirsi con lui.
E quando il cattivo diventa la persona che tutti aspettano di vedere,
la saga cambia inevitabilmente prospettiva.
L'INCUBO È DIVENTATO UNA STAR
Pensiamoci.
Nel primo film Freddy è il problema.
Pochi anni dopo,
Freddy è il motivo per cui compri il biglietto.
Non vai più soltanto a vedere se i ragazzi riusciranno a sopravvivere.
Vai a vedere:
che cosa farà Freddy questa volta?
Come apparirà?
Quale battuta farà?
Come ucciderà qualcuno?
In che cosa si trasformerà?
Questa è una vittoria industriale gigantesca.
E una sconfitta parziale per la paura.
Più ami Freddy,
più è difficile averne davvero paura.
1988 — THE DREAM MASTER
Poi arriva il film che dimostra quanto grande sia diventato.
A NIGHTMARE ON ELM STREET 4: THE DREAM MASTER
In Italia:
NIGHTMARE 4 — IL NON RISVEGLIO
Regia di Renny Harlin.
I superstiti di Dream Warriors tornano.
Ma il film passa progressivamente il testimone ad Alice Johnson, interpretata da Lisa Wilcox.
Alice comincia quasi assorbendo qualcosa delle persone che Freddy elimina.
Il film diventa più veloce.
Più colorato.
Più visivo.
Più vicino alla cultura pop della fine degli anni Ottanta.
Freddy non è più soltanto dentro l'horror.
È dentro il decennio.
L'MTV NIGHTMARE
C'è un motivo per cui The Dream Master viene spesso associato a un'estetica quasi da videoclip.
Ritmo.
Musica.
Montaggio.
Colori.
Effetti.
Set-piece.
Freddy è ormai uno showman.
E commercialmente funziona.
Il film incassa circa 49,4 milioni di dollari negli Stati Uniti e diventa il capitolo più redditizio della serie classica sul mercato americano fino all'arrivo di Freddy vs. Jason. AFI ricorda anche l'enorme apertura del film nell'estate 1988 e il modo in cui New Line sfruttò consapevolmente la popolarità del personaggio presso il pubblico adolescente.
Freddy ha completato la trasformazione.
Da uomo nero.
A celebrity.
FREDDY OVUNQUE
Ed è qui che il fenomeno esce definitivamente dalla sala.
Poster.
Magliette.
Maschere.
Guanti.
Giocattoli.
Videogiochi.
Musica.
Televisione.
Freddy può apparire accanto ad artisti.
Può presentare.
Può scherzare.
Può essere utilizzato come immagine promozionale.
È una situazione quasi assurda.
Un assassino di bambini immaginario diventa un personaggio pop venduto anche a un pubblico giovanissimo.
Ma gli anni Ottanta erano capaci anche di questo.
Freddy non viene ripulito.
Viene brandizzato.
E funziona perché il design è perfetto.
Non serve scrivere il nome.
Basta una mano con quattro lame.
FREDDY'S NIGHTMARES
Nel 1988 arriva anche la televisione.
FREDDY'S NIGHTMARES
Serie antologica.
Robert Englund continua a interpretare Freddy.
Non è sempre lui il protagonista delle storie.
Spesso funziona come presentatore, commentatore, presenza che introduce e chiude gli episodi ambientati nell'universo di Springwood.
Due stagioni.
La serie va avanti fino al 1990. Apple TV la descrive ancora oggi come un'antologia horror nella quale Freddy presenta racconti di morte e terrore legati agli abitanti di Springwood.
Ed è perfettamente coerente con ciò che sta succedendo al personaggio.
Freddy è diventato talmente popolare che può guardare direttamente in camera.
Non deve più essere soltanto l'incubo.
Può essere il padrone di casa.
1989 — THE DREAM CHILD
Un anno dopo:
A NIGHTMARE ON ELM STREET 5: THE DREAM CHILD
In Italia:
NIGHTMARE 5 — IL MITO
Regia di Stephen Hopkins.
Alice è ancora qui.
È sopravvissuta.
È incinta.
E Freddy trova un nuovo passaggio attraverso il mondo onirico del bambino che porta in grembo.
È un'idea disturbante.
Gravidanza.
Nascita.
Corpo.
Sogni.
Maternità.
Freddy che cerca ancora una volta un accesso diverso.
Visivamente il film prova a tornare verso atmosfere più gotiche e sporche.
Ma qualcosa comincia a mostrare stanchezza.
QUANTO PUOI RESUSCITARE?
Questo è il problema inevitabile delle icone horror.
Se il cattivo muore,
la saga finisce.
Se il cattivo non può morire,
la morte smette di significare molto.
Freddy viene sconfitto.
Freddy torna.
Viene sconfitto.
Torna.
Ogni film deve trovare una nuova porta.
Un nuovo rituale.
Un nuovo pezzo di mitologia.
Una nuova spiegazione.
E progressivamente l'idea semplicissima del 1984 rischia di essere sommersa.
All'inizio bastava:
se dormi, lui può arrivare.
Adesso servono genealogie.
Poteri.
Regole.
Origini.
Passaggi.
Il quinto film incassa circa 22,2 milioni di dollari negli Stati Uniti, molto meno del quarto.
Il pubblico non ha dimenticato Freddy.
Ma l'onda gigantesca comincia a rallentare.
1991 — FREDDY'S DEAD
Allora New Line fa una promessa.
Questa volta finisce.
Davvero.
FREDDY'S DEAD: THE FINAL NIGHTMARE
In Italia:
NIGHTMARE 6 — LA FINE
Regia di Rachel Talalay.
Già il titolo è un evento.
Freddy è morto.
O almeno dovrebbe esserlo.
Il film allarga ancora la mitologia.
Scopriamo altri pezzi della sua infanzia.
La famiglia.
Una figlia.
I demoni del sogno.
Il meccanismo che avrebbe trasformato Krueger in ciò che conosciamo.
E il tono diventa ancora più apertamente grottesco.
FREDDY CARTOON
A questo punto Freddy può praticamente fare tutto.
Cambiare forma.
Manipolare la realtà.
Citare.
Scherzare.
Giocare con il pubblico.
Essere quasi un personaggio dei cartoni animati passato attraverso un tritacarne.
Ci sono cameo.
Roseanne.
Tom Arnold.
Alice Cooper.
E persino Johnny Depp ritorna per una piccola apparizione, chiudendo ironicamente un cerchio iniziato nel 1984. Warner Bros. elenca ufficialmente questi cameo nel materiale dedicato al film.
Il finale arriva persino in 3D: gli ultimi minuti furono progettati per gli occhialini anaglifici distribuiti al pubblico.
È cinema-spettacolo.
È Freddy trasformato in attrazione.
E infatti il titolo The Final Nightmare suona quasi come il cartello:
ultima corsa.
Naturalmente non sarà l'ultima.
IL PROBLEMA DI FREDDY
A questo punto dobbiamo dirlo.
Freddy era diventato troppo simpatico.
Non moralmente.
Cinematograficamente.
Il pubblico era dalla sua parte nel senso più pericoloso possibile per un villain horror:
voleva che apparisse.
Quando Jason entra in scena, la tensione aumenta.
Quando Michael appare in fondo a un corridoio, vuoi che se ne vada.
Quando il Freddy degli ultimi sequel compare,
una parte del pubblico pensa:
vai.
Fammi vedere cosa hai preparato.
È una trasformazione incredibile.
Ma allontana il personaggio dall'orrore del primo film.
Il mostro che non volevi incontrare è diventato la star che hai pagato per incontrare.
1994 — NEW NIGHTMARE

Poi succede qualcosa di intelligentissimo.
Invece di costruire semplicemente Nightmare 7,
si rompe il giocattolo.
WES CRAVEN'S NEW NIGHTMARE
In Italia:
NIGHTMARE — NUOVO INCUBO
Heather Langenkamp interpreta Heather Langenkamp.
Robert Englund interpreta Robert Englund.
Wes Craven interpreta Wes Craven.
La saga di Nightmare esiste.
I film esistono.
Freddy è un personaggio cinematografico.
Solo che qualcosa sembra aver utilizzato proprio Freddy come forma per entrare nel nostro mondo.
Il sito ufficiale di Craven sintetizza il concetto così: una forza demoniaca ha scelto Freddy come portale verso la realtà e Heather deve tornare, in qualche modo, a essere Nancy.
PRIMA DI SCREAM
Questa volta il meta non è una battuta.
È il film.
Dove termina l'attore?
Dove comincia il personaggio?
Che cosa succede quando una creatura di fantasia è diventata così potente culturalmente da sembrare più reale di chi l'ha interpretata?
New Nightmare prende la saturazione del franchise e la trasforma nella propria storia.
Non ignora che abbiamo già visto sei film.
Usa proprio il fatto che li abbiamo visti.
E soprattutto prova a fare una cosa fondamentale:
rendere Freddy nuovamente inquietante.
Meno comico.
Meno mascotte.
Più oscuro.
Più antico.
Più vicino a un'entità che a una celebrity.
Craven avrebbe continuato a esplorare apertamente questo tipo di metacinema poco dopo.
Ma quella,
di nuovo,
è un'altra storia.
ROBERT ENGLUND CONTRO ROBERT ENGLUND
New Nightmare contiene anche uno dei giochi più belli intorno al personaggio.
Robert Englund esiste.
Freddy esiste.
E non sono esattamente la stessa cosa.
Per anni il pubblico li aveva praticamente fusi.
Qui il film li separa.
L'attore può togliersi il trucco.
Il mito no.
Questa distinzione diventa importante per capire tutto ciò che succederà dopo.
Perché Hollywood scoprirà nel 2010 che puoi sostituire Robert Englund.
Tecnicamente.
Ma non è detto che il pubblico sostituisca altrettanto facilmente il proprio Freddy.
POI FREDDY SCOMPARE
Dopo New Nightmare,
silenzio cinematografico.
Passano gli anni.
Il genere cambia.
Arriva Scream.
Cambiano gli adolescenti.
Cambiano gli horror.
Cambiano i mostri.
Freddy rimane cultura pop.
Ma non ha più un nuovo film.
Nel frattempo un'idea continua a circolare.
Una di quelle che sembrano inventate da due ragazzini che discutono davanti a una videocassetta:
chi vincerebbe tra Freddy e Jason?
Poi qualcuno decide di farlo davvero.
2003 — FREDDY VS. JASON

Eccoci.
FREDDY VS. JASON
Ronny Yu alla regia.
Da una parte:
Freddy Krueger.
Dall'altra:
Jason Voorhees.
Il concetto è quasi wrestling cinematografico.
Due franchise.
Due mitologie.
Due modi completamente differenti di essere un boogeyman.
Freddy pensa.
Parla.
Manipola.
Jason avanza.
Freddy vive nel sogno.
Jason usa il corpo.
Freddy ha bisogno della paura.
Jason ha bisogno praticamente soltanto di trovarti.
IL PIANO
Freddy è stato dimenticato.
E se le persone non hanno paura di lui,
il suo potere diminuisce.
Allora utilizza Jason per ricordare a Elm Street che esiste ancora qualcosa da temere.
Solo che c'è un problema.
Jason non è esattamente il tipo di collaboratore che puoi controllare facilmente.
Comincia a uccidere le persone che Freddy vorrebbe per sé.
E quindi il piano diventa una guerra.
Prima nel mondo reale.
Poi nel sogno.
E finalmente abbiamo ciò che il titolo promette.
Freddy contro Jason.
LA COSA BELLA È CHE SONO OPPOSTI
Il crossover funziona proprio perché non sono uguali.
Jason è massa.
Freddy è elasticità.
Jason è silenzio.
Freddy parla anche troppo.
Jason appartiene al mondo fisico.
Freddy può trasformare quel mondo in qualsiasi cosa quando entra nella sua dimensione.
È quasi uno scontro tra due filosofie dell'horror anni Ottanta.
E per chi, come me, è cresciuto guardandoli entrambi,
era inevitabile volerlo vedere.
Il pubblico risponde.
Freddy vs. Jason incassa circa 116,6 milioni di dollari nel mondo secondo Box Office Mojo e diventa il maggiore successo commerciale della saga di Nightmare al box office americano.
Freddy era tornato.
Ma per Robert Englund,
quello sarebbe stato l'ultimo lungometraggio cinematografico nei panni del personaggio.
E QUESTO CONTA
Perché quando pensiamo a Freddy,
non pensiamo soltanto al design.
Pensiamo a come Robert Englund lo abita.
La voce.
Gli occhi.
Il movimento delle dita.
Il modo di allargare le braccia.
Quella combinazione tra disgusto e divertimento.
La performance è diventata parte dell'iconografia.
Michael Myers può essere interpretato da corpi differenti dietro una maschera.
Jason è passato attraverso numerosi interpreti.
Con Freddy è più complicato.
Perché Freddy ha una faccia.
E soprattutto ha una personalità.
2010 — UN NUOVO FREDDY
Hollywood decide comunque di provarci.
A NIGHTMARE ON ELM STREET
Di nuovo.
Regia di Samuel Bayer.
Produzione Platinum Dunes.
Nancy ritorna, questa volta interpretata da Rooney Mara.
Freddy diventa:
JACKIE EARLE HALEY
È una scelta interessante.
Haley è un attore vero.
Intenso.
Fisico.
Capace di inquietare senza bisogno di imitare Englund.
E infatti il film prova consapevolmente a costruire un Freddy differente.
Più cupo.
Meno cabarettistico.
Più realistico nel trucco.
Più esplicitamente legato alla natura predatoria del suo passato.
Le note di produzione Warner dell'epoca sottolineavano proprio l'intenzione di allontanarsi dal Freddy più scherzoso degli ultimi sequel e costruire qualcosa di più oscuro e serio.
IL PROBLEMA NON ERA JACKIE EARLE HALEY
Secondo me questo è importante.
È troppo facile dire:
non è Robert Englund.
Fine.
Haley fa quello che gli viene chiesto.
Cerca un'altra presenza.
Un'altra voce.
Un altro corpo.
Un'altra faccia.
Il problema è più grande.
Il remake deve contemporaneamente:
ricordarti Nightmare,
ma convincerti che stai vedendo qualcosa di nuovo.
Riprende immagini iconiche.
Riprende Nancy.
Riprende il guanto.
Riprende la vasca.
Riprende la logica del primo film.
Ma quando ricostruisci un incubo che il pubblico conosce già,
succede qualcosa di strano.
Non è più un incubo sconosciuto.
È memoria.
EPPURE INCASSA
Commercialmente non è un disastro.
Anzi.
Il film costa circa 35 milioni di dollari e supera i 117 milioni nel mondo secondo The Numbers.
Numeri che normalmente fanno pensare:
sequel.
E invece no.
Quella nuova linea di Nightmare finisce lì.
Freddy sparisce nuovamente dal cinema.
2010.
Poi niente.
Per sedici anni.
PERCHÉ FREDDY È PIÙ DI UNA MASCHERA
Forse la difficoltà sta proprio qui.
Puoi ricreare Elm Street.
Puoi rifare il guanto.
Puoi replicare il maglione.
Puoi costruire un volto bruciato più realistico.
Puoi utilizzare effetti digitali che nel 1984 sarebbero sembrati fantascienza.
Ma Freddy non è soltanto la somma di quegli elementi.
È una performance.
È anche la storia di come quella performance si è modificata insieme alla saga.
Il Freddy del 1984 non è identico a quello del 1991.
Eppure senti che è sempre lui.
Perché Englund cresce dentro il personaggio.
Lo modifica.
Lo esaspera.
Lo rende quasi rockstar.
Poi riesce anche a riportarlo verso l'oscurità in New Nightmare.
È difficile ereditare quarant'anni di questo.
ROBERT ENGLUND NON VUOLE FINGERE DI AVERE QUARANT'ANNI
Englund stesso ha ormai chiarito che non si vede più affrontare fisicamente un nuovo film intero nei panni di Freddy.
Non perché rinneghi il personaggio.
Esattamente il contrario.
Semplicemente il lavoro richiede energia, trucco, stunt e fisicità.
Nel 2023 spiegava di considerarsi ormai troppo anziano per sostenere ancora quel tipo di performance completa.
Ed è giusto così.
Freddy può essere immortale.
Robert Englund no.
Il problema ora appartiene a chi dovrà decidere cosa significhi Freddy dopo Robert Englund.
2026 — FREDDY SI SVEGLIA
E arriviamo a oggi.
Per anni ogni voce su un nuovo Nightmare sembrava destinata a rimanere una voce.
Poi luglio 2026.
Succede davvero qualcosa.
Paramount chiude un accordo per i diritti statunitensi necessari a sviluppare un nuovo film basato sul mondo e sulla sceneggiatura originale di A Nightmare on Elm Street.
Il progetto passa sotto Paramount Primal, nuova etichetta dedicata al cinema di genere.
La proprietà statunitense viene concessa dall'eredità di Wes Craven, con Iya Labunka e Jonathan Craven coinvolti nella produzione insieme a Marc Toberoff. New Line mantiene i diritti internazionali.
Questa volta quindi non stiamo dicendo:
"prima o poi Freddy tornerà".
UN NUOVO NIGHTMARE È UFFICIALMENTE IN SVILUPPO.
MA NON SAPPIAMO ANCORA CHI SARÀ FREDDY
Ed è questa la domanda enorme.
Per il progetto Paramount, nelle fonti consultate al 27 ottobre 2026 non risultano ancora annunciati:
regista.
sceneggiatore.
cast.
data d'uscita.
E soprattutto,
Freddy.
Il progetto è stato descritto come prioritario e ambientato nel mondo di A Nightmare on Elm Street, ma i dettagli della storia non sono stati resi pubblici.
Quindi non sappiamo ancora se vedremo una nuova interpretazione completa del personaggio.
Una reinvenzione.
Un'eredità.
Un'altra Nancy.
Un'altra Elm Street.
Una continuazione.
Un nuovo inizio.
Ed è meglio così.
Per adesso.
DUE PROGETTI, NON ANCORA DUE FILM
Il quadro, però, è più complicato di un solo ritorno.
Dopo l’annuncio Paramount, la stampa di settore ha riferito anche di un progetto parallelo Warner Bros., con Lee Cronin in trattative per scriverlo e dirigerlo.
Attenzione alla differenza.
L’accordo Paramount con l’eredità Craven è stato annunciato. Il coinvolgimento di Cronin nell’altro progetto è stato riportato come una trattativa: non equivale a un incarico confermato, a riprese avviate o a una data d’uscita.
Quindi non abbiamo due nuovi film pronti.
Abbiamo un ritorno in sviluppo e un quadro industriale ancora aperto.
Freddy può aspettare.
Noi, per raccontarlo, dobbiamo distinguere quello che è stato annunciato da quello che è ancora in discussione.
LA DOMANDA NON È SE FREDDY PUÒ TORNARE
Può.
Il design funziona ancora.
Il concetto funziona ancora.
Anzi.
Oggi forse funziona persino più di prima.
Viviamo con schermi accesi fino a pochi secondi prima di addormentarci.
Monitoriamo il sonno.
Parliamo di sleep tracking.
Microsonni.
Insonnia.
Privazione del sonno.
Sogni lucidi.
Ansia.
Paralisi del sonno.
Il confine tra veglia e sonno continua a essere uno dei territori più strani della nostra esperienza.
Quindi no.
Il problema non è:
Freddy è troppo vecchio?
Il problema è:
qualcuno saprà farci nuovamente paura di lui?
NON BASTA FARLO PIÙ CATTIVO
Questa sarà la trappola.
Pensare che per rendere Freddy moderno basti:
meno battute.
più sangue.
trucco realistico.
fotografia scura.
violenza maggiore.
No.
Il primo film non funziona perché Freddy è "estremo".
Funziona perché ti toglie certezze.
Non sai quando il sogno è cominciato.
Non sai se Nancy si è svegliata.
Non sai se una porta porta ancora nella stessa casa.
Non sai se il corpo che stai vedendo segue le regole del mondo fisico.
La paura nasce dall'instabilità.
Un nuovo Freddy dovrebbe ricordarsi soprattutto questo.
FREDDY NON È JASON
E non deve diventarlo.
Di quella presenza che avanza senza fermarsi abbiamo parlato in Venerdì 13 — Jason non muore mai. Qui la paura cambia territorio: da Crystal Lake al posto dal quale non puoi scappare per sempre. Il sonno.
Jason è straordinario precisamente perché può essere quasi pura presenza fisica.
Freddy no.
Freddy deve entrare dentro di te.
Deve sapere qualcosa.
Deve poter usare contro di te ciò che hai nella testa.
Il suo spazio non è semplicemente un luogo.
È la tua mente.
Questo significa che ogni vittima potrebbe teoricamente avere un Freddy differente.
Paure differenti.
Colpe differenti.
Desideri differenti.
Memorie differenti.
La saga ha esplorato questa idea molte volte.
Ma c'è ancora moltissimo da fare.
FREDDY NON È MICHAEL MYERS
Michael è il vuoto.
The Shape.
Puoi guardarlo e non sapere praticamente nulla di ciò che pensa.
È proprio quello il terrore.
Freddy è l'opposto.
Vuole che tu sappia che è lì.
Ti parla.
Ti prende in giro.
Ti mostra che conosce le regole meglio di te.
Michael osserva dalla finestra.
Freddy potrebbe trasformare la finestra stessa in qualcosa che ti uccide.
Sono due paure differenti.
Ed è per questo che, durante quelle vecchie Notti Horror, funzionavano entrambe.
Solo che quando arrivava Freddy,
restava un problema particolare.
Prima o poi dovevi dormire.
LA PAURA DI ANDARE A LETTO
Questa è la cosa che mi è rimasta più di tutto.
Non ricordo ogni scena di ogni notte in cui vidi questi film da ragazzo.
Ricordo la sensazione.
Villa dei nonni.
Mare.
Estate.
La famiglia.
Noi più giovani tutti insieme.
Televisione.
Film.
Risate magari durante una scena.
Qualcuno che faceva il coraggioso.
Qualcun altro che probabilmente lo era molto meno.
Poi arrivavano i titoli di coda.
E la serata cambiava.
Perché il film era finito,
ma la casa era ancora buia.
E dovevi attraversarla.
LE CASE AL MARE DI NOTTE SONO DIVERSE
Di giorno sono sole.
Finestre aperte.
Rumori.
Persone.
Voci.
Mare.
Caldo.
Di notte cambiano.
Il corridoio diventa più lungo.
Una finestra aperta sembra improvvisamente una pessima idea.
Un rumore normale arriva dalla stanza sbagliata.
Un'ombra che hai visto mille volte diventa qualcosa che forse prima non c'era.
Naturalmente non c'era Freddy.
Lo sapevamo.
Razionalmente.
Ma l'horror vive proprio in quello spazio minuscolo tra:
lo so
e
però…
E Nightmare aveva trovato il posto perfetto in cui infilarsi.
POI TI METTEVI A LETTO
E pensavi:
non devo pensarci.
Naturalmente pensavi a Freddy.
Non devo sognarlo.
Naturalmente immaginavi il guanto.
Non devo addormentarmi.
E più provavi a rimanere sveglio,
più percepivi il momento in cui il corpo stava cedendo.
Questa è una delle rare volte in cui il film può utilizzare la tua stessa biologia come sequel.
Non serve che parta un secondo film.
Tu stai già continuando la storia.
Nel tuo letto.
UNO, DUE…
Poi c'è la filastrocca.
Non serve neppure ripeterla tutta.
Bastano l'idea.
I bambini.
La voce.
Il ritmo.
Freddy possiede anche questo.
Una leggenda infantile.
Qualcosa che sembra esistere da prima del film.
Come se i bambini di Springwood sapessero una cosa che gli adulti hanno provato a cancellare.
È un'altra intuizione fondamentale.
I genitori hanno un segreto.
I figli ricevono il conto.
Freddy non arriva dal nulla.
Arriva da qualcosa che la generazione precedente ha cercato di seppellire.
Letteralmente.
I GENITORI DI ELM STREET
Questa parte della storia rende il primo Nightmare più interessante del semplice slasher soprannaturale.
Gli adulti sanno.
Hanno agito.
Hanno ucciso Freddy.
Hanno creduto di avere risolto il problema.
Poi hanno nascosto tutto.
E ora sono i figli a pagare.
Freddy diventa quindi anche il ritorno di ciò che gli adulti pensavano di aver eliminato.
Un passato rimosso.
Una colpa.
Un segreto.
Il genere horror ama queste cose per un motivo.
Ciò che viene sepolto raramente rimane sotto terra.
IL MOSTRO CHE VINSE ANCHE QUANDO PERSE
Freddy è stato sconfitto tantissime volte.
E ha vinto comunque.
Perché non sto parlando dei film.
Sto parlando della cultura.
AFI lo ha inserito tra i grandi villain della storia del cinema.
Il suo guanto è immediatamente riconoscibile.
Il maglione è diventato costume.
La silhouette appartiene all'immaginario collettivo.
Persone che non hanno mai visto l'intera saga sanno chi è.
Questo è il punto in cui un personaggio smette di appartenere soltanto ai film che lo hanno creato.
Diventa mito popolare.
IL VOLTO DI FREDDY
C'è qualcosa di interessante anche qui.
Michael ha una maschera.
Jason ha una maschera.
Freddy mostra la faccia.
Solo che quella faccia è ormai più iconica di una maschera.
È Robert Englund.
Ed è Freddy.
Carne bruciata.
Denti.
Occhi.
Sorriso.
Non deve nascondere l'espressione.
Può godersi la paura.
Questo cambia completamente il rapporto con la vittima.
Freddy non sembra semplicemente volerla eliminare.
Vuole che sappia chi lo sta facendo.
Vuole che abbia paura prima.
E in molti sequel,
vuole perfino che noi spettatori ci divertiamo mentre succede.
QUANDO IL MOSTRO DIVENTA IL PROTAGONISTA
Questa forse è l'eredità più curiosa di tutta la saga.
Nancy era protagonista.
Poi Freddy diventa il protagonista reale del franchise.
I ragazzi cambiano.
Le final girl cambiano.
I registi cambiano.
Le epoche cambiano.
Freddy rimane.
Il titolo stesso smette quasi di essere necessario.
Puoi dire:
il nuovo Freddy.
Tutti capiscono.
Questa è una potenza commerciale enorme.
Ma dal punto di vista narrativo è una bomba.
Perché come fai a costruire suspense quando il pubblico vuole trascorrere più tempo possibile con il tuo assassino?
La saga di Nightmare ha passato anni a cercare una risposta.
Qualche volta l'ha trovata.
Qualche volta no.
IL MIGLIOR FREDDY È QUELLO CHE NON CONTROLLI DEL TUTTO
Per me la soluzione rimane lì.
1984.
Dream Warriors in alcuni momenti.
New Nightmare.
Freddy funziona quando mantiene qualcosa che non riusciamo completamente a possedere.
Quando non è soltanto quello delle battute.
Quando non è soltanto il guanto che aspetti di vedere.
Quando torna a essere una presenza che può cambiare le regole.
Perché il sogno dovrebbe essere precisamente questo.
Non una scenografia con logica diversa.
Un posto senza logica affidabile.
TUTTI I FREDDY
Il Freddy originale è una creatura nell'ombra.
Quello dei sequel centrali diventa sempre più spettacolare.
Quello della fine degli anni Ottanta è quasi una popstar.
Quello di Freddy's Dead arriva vicino al cartoon macabro.
Quello di New Nightmare viene ricondotto verso il demoniaco.
Quello di Freddy vs. Jason è l'ultima grande celebrazione del Freddy di Englund.
Quello del 2010 prova a distruggere il ricordo e ricostruirlo più realistico.
E quello del prossimo film?
Non esiste ancora.
Ed è precisamente per questo che oggi è interessante parlarne.
IL PROSSIMO FREDDY HA UN PROBLEMA ENORME
Deve essere Freddy.
Senza imitare Robert Englund.
Deve essere riconoscibile.
Senza vivere soltanto di citazioni.
Deve rispettare il 1984.
Senza rifarlo fotogramma per fotogramma.
Deve poter parlare.
Senza diventare subito il comico della situazione.
Deve essere spettacolare.
Senza trasformarsi immediatamente in una mascotte.
E soprattutto deve ottenere una cosa difficilissima.
Far entrare in sala persone che conoscono Freddy da quarant'anni,
e farle sentire come se non sapessero davvero cosa sta per succedere.
Questa è la sfida.
IO NON VOGLIO UN FREDDY NOSTALGICO
Questo per me è importante.
Amo quello che rappresenta.
Amo quei ricordi.
Amo le notti estive.
La villa.
Italia 1.
I miei fratelli.
I miei cugini.
Quelle ore passate insieme.
Ma un nuovo Nightmare non dovrebbe esistere per farmi dire:
"Ah, quando ero piccolo."
Quello è compito mio.
Non del film.
Il film nuovo deve fare qualcosa di molto più difficile.
Deve spaventare chi ha sedici anni oggi.
Come Freddy riusciva a spaventare noi.
SE NON FA QUESTO, NON SERVE
Possiamo restaurare il film del 1984.
Possiamo rivederlo.
Possiamo comprare una replica perfetta del guanto.
Possiamo collezionare poster.
Possiamo raccontare le nostre estati.
Non abbiamo bisogno di un nuovo film per ricordare Freddy.
Un nuovo film deve guadagnarsi il diritto di esistere.
E l'unico modo è:
creare un nuovo incubo.
Non ricostruire quello vecchio.
NOVE FILM DOPO
La cosa assurda è guardare il percorso completo.
Un piccolo horror del 1984.
Un sequel arrivato quasi immediatamente.
I Dream Warriors.
Il picco commerciale di The Dream Master.
La saturazione.
La televisione.
La "morte".
Il ritorno meta.
Il crossover impossibile con Jason.
Il remake.
Sedici anni di silenzio.
E adesso un nuovo progetto ufficialmente in sviluppo.
Nove lungometraggi cinematografici con Freddy se consideriamo saga classica, New Nightmare, crossover e remake. Variety utilizza proprio questo conteggio nel raccontare il ritorno annunciato nel 2026.
Quarantadue anni.
E stiamo ancora parlando di lui.
QUESTO È IL MITO
Non essere sempre presente.
Essere riconoscibile anche quando non ci sei.
Freddy non ha avuto un film nuovo dal 2010.
Un'intera generazione è cresciuta nel frattempo.
Eppure il personaggio non è sparito.
Cosplay.
Videogiochi.
Merchandising.
Streaming.
Meme.
Collezionismo.
Convention.
Riedizioni.
Halloween.
E ogni volta che qualcuno mostra un guanto con quattro lame,
il cervello completa automaticamente il resto.
Fedora.
Maglione.
Faccia.
Voce.
FREDDY KRUEGER NON È PIÙ SOLTANTO NIGHTMARE
Come Dracula.
Come Frankenstein.
Come Godzilla.
Come Darth Vader.
Come pochissimi personaggi riescono a fare,
Freddy ha superato il proprio contenitore.
Puoi non aver visto tutti i film.
Puoi non ricordare chi sia Alice.
Puoi confondere Dream Master con Dream Child.
Puoi non sapere nulla dei Dream Demons.
Ma sai chi è Freddy Krueger.
Questa è la differenza tra un personaggio famoso
e un'icona.
VERDICT
FREDDY KRUEGER — 10/10
Non perché tutti i film siano da 10.
Assolutamente no.
La saga è irregolare.
A volte geniale.
A volte assurda.
A volte spaventosa.
A volte troppo innamorata del proprio protagonista.
Ma il personaggio?
Quello è perfetto.
IL PRIMO NIGHTMARE — 10/10
Per l'idea.
Per Nancy.
Per Englund.
Per il guanto.
Per Tina.
Per Glen.
Per il modo in cui sogno e realtà smettono progressivamente di avere un confine affidabile.
E soprattutto per aver capito qualcosa di elementare.
L'horror migliore non deve necessariamente inventare un luogo nel quale hai paura di andare.
Può prendere un luogo nel quale devi andare.
DREAM WARRIORS — 9,5/10
Il sequel che comprende meglio le possibilità dell'universo.
Non prova semplicemente a rifare il primo.
Espande il sogno.
Dà alle vittime una possibilità.
E trova l'equilibrio quasi perfetto tra Freddy terrificante e Freddy personaggio.
FREDDY'S REVENGE — DA RIVALUTARE
Non perché improvvisamente ogni scelta funzioni.
Ma perché è diventato più interessante con il tempo.
La sua diversità rispetto al resto della saga, la storia di Mark Patton e la successiva rilettura queer lo rendono oggi molto più importante di quanto sembrasse quando veniva liquidato semplicemente come "il sequel strano".
THE DREAM MASTER — FREDDY DIVENTA POP
Forse non il più spaventoso.
Ma fondamentale.
Qui capisci che Freddy ha vinto.
Non soltanto contro i ragazzi di Elm Street.
Contro il confine tra horror e cultura pop.
NEW NIGHTMARE — IL COLPO DI CODA
Uno dei capitoli più intelligenti.
Prende il problema principale della saga — Freddy è diventato troppo famoso per farci ancora davvero paura — e lo trasforma nella storia stessa.
Non cancella il mito.
Lo guarda negli occhi.
FREDDY VS. JASON — IL FILM CHE DA RAGAZZO VOLEVI ESISTESSE
Non ha bisogno di essere elegante.
Ha bisogno di mantenere il titolo.
Freddy.
Jason.
Fight.
E lo fa.
Per chi è cresciuto con entrambi,
era quasi inevitabile.
IL REMAKE DEL 2010 — NON BASTA RICOSTRUIRE UN INCUBO
Jackie Earle Haley non è il problema.
Il problema è che Freddy aveva già occupato troppo spazio nella nostra memoria.
Il film prova a renderlo nuovamente oscuro.
Ma scopre quanto sia difficile spaventare qualcuno con un incubo che conosce già.
E ADESSO?
Adesso qualcuno deve provarci ancora.
Paramount ha riaperto la porta.
L'eredità Craven è coinvolta.
Il progetto esiste.
Freddy può tornare.
Ma non voglio sapere subito tutto.
Non voglio vedere trenta trailer.
Non voglio conoscere ogni trasformazione.
Non voglio arrivare in sala avendo già visto il guanto, la casa, la prima vittima e il primo grande incubo montati in verticale su TikTok.
Vorrei qualcosa di molto più semplice.
Buio.
Silenzio.
Qualcuno che si addormenta.
E noi che non sappiamo più quando il sogno è cominciato.
QUELLE NOTTI
Alla fine torno lì.
Non al box office.
Non ai nove film.
Non ai sequel.
Non ai remake.
Non ai diritti.
Alla villa.
Estate.
I nonni.
I miei fratelli.
I cugini.
I parenti.
Tre mesi che allora sembravano poter durare per sempre.
Italia 1.
Notte Horror.
E noi davanti alla televisione.
Probabilmente molto più coraggiosi prima del film che dopo.
Poi Freddy.
Jason.
Michael.
Uno dietro l'altro negli anni.
Oggi posso analizzarli.
Separarli.
Capire perché funzionavano.
Riconoscere il trucco.
Studiare la regia.
Vedere il filo.
Notare il montaggio.
Allora bastava molto meno.
SPEGNI LA TV
Fine del film.
Schermo nero.
La stanza improvvisamente sembra più silenziosa.
Qualcuno va a dormire.
Qualcun altro rimane ancora un po' sveglio.
Io magari penso:
figurati.
È un film.
E lo era.
Naturalmente.
Poi mi metto a letto.
Chiudo gli occhi.
E proprio in quel momento capisco perché Freddy Krueger era diverso da tutti gli altri.
Jason doveva trovarti.
Michael doveva raggiungerti.
Freddy?
FREDDY DOVEVA SOLTANTO ASPETTARE CHE TI ADDORMENTASSI.
Ed è per questo che, dopo più di quarant'anni,
quando si spengono le luci,
il suo incubo non è ancora completamente finito.


ORA DÌ LA TUA
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