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Da bambino non conoscevo il suo nome. Sapevo soltanto che, quando partivano certe note nei Cavalieri dello Zodiaco, qualcosa cambiava. Una battaglia diventava mito, un sacrificio tragedia, una salita verso il Santuario sembrava quasi una processione. Oggi quelle musiche le ascolto ancora. Anche in macchina.
Ci sono colonne sonore che accompagnano le immagini.
Poi ce ne sono altre che diventano inseparabili da ciò che stai guardando.
E infine ci sono musiche capaci di sopravvivere persino alle immagini per cui sono state composte.
Per me, quelle di Seiji Yokoyama per Saint Seiya appartengono a quest’ultima categoria.
Da bambino non sapevo chi fosse.
Non guardavo i titoli di coda pensando:
“Chissà chi ha composto questa musica.”
Non conoscevo orchestrazione.
Leitmotiv.
Arrangiamento.
Sapevo soltanto una cosa.
Quando partivano certe note, mi preparavo.
Perché qualcosa stava per succedere.
PRIMA ANCORA DELLE PAROLE
La cosa straordinaria delle musiche di Yokoyama era la capacità di anticipare l’emozione.
Prima ancora che un personaggio parlasse.
Prima del colpo.
Prima del sacrificio.
Prima delle lacrime.
La musica ti aveva già detto tutto.
Un Cavaliere entrava in scena e l’orchestra gli dava un peso.
Un nemico sembrava improvvisamente invincibile.
Un ricordo diventava dolore.
Una sconfitta smetteva di essere semplice azione.
Diventava tragedia.
Quella musica non descriveva ciò che vedevamo.
Gli dava significato.
QUANDO UN CARTONE COMINCIÒ A SEMBRARE UN’OPERA EPICA
Pensate per un momento a ciò che stavamo guardando.
Ragazzi in armatura.
Colpi con nomi enormi.
Costellazioni.
Divinità greche.
Templi.
Zodiaco.
In mani differenti avrebbe potuto diventare semplicemente spettacolo.
Yokoyama contribuì invece a dare a quel mondo una dimensione quasi mitologica.
Archi.
Ottoni.
Cori.
Melodie solenni.
Momenti intimi.
Silenzio.
La musica suggeriva continuamente che dietro quei combattimenti ci fosse qualcosa di più grande.
Destino.
Fede.
Sacrificio.
Morte.
Rinascita.
IL SANTUARIO AVEVA UN SUONO
Le Dodici Case funzionano così bene anche perché musicalmente sembrano appartenere a un altro mondo.
Ogni passo verso la cima acquista peso.
Il tempo passa.
Athena sta morendo.
I Cavalieri sono sempre più stanchi.
Le armature si spezzano.
E l’orchestra continua a ricordarti che non stai guardando semplicemente una sequenza di combattimenti.
È una corsa contro il destino.
Il Santuario ha un’atmosfera.
Una luce.
Un’architettura.
Ma nella mia memoria ha soprattutto un suono.
LA MUSICA DEL SACRIFICIO
Poi arrivavano quelle scene.
Chi ha visto Saint Seiya sa perfettamente quali.
Un personaggio decide di fare qualcosa sapendo cosa potrebbe costargli.
Gli altri cercano di fermarlo.
Lui continua.
Poi parte la musica.
E sei fregato.
Da bambini magari non avevamo ancora vissuto abbastanza per capire davvero cosa significasse perdere qualcuno.
Ma quella musica riusciva comunque ad aprire una crepa.
Ed è incredibile pensare che molti dei nostri primi contatti con emozioni così complesse siano arrivati attraverso un anime pomeridiano.
LE PRIME LACRIME AVEVANO UN’ORCHESTRA
Quando penso alle prime volte in cui un cartone mi ha fatto piangere davvero, penso inevitabilmente ai Cavalieri.
Ma oggi so che quelle lacrime avevano anche un autore musicale.
Seiji Yokoyama.
Naturalmente la scena era importante.
Il personaggio.
Il dialogo.
Il sacrificio.
Ma provate a immaginare molti di quei momenti senza quella musica.
Non sarebbero gli stessi.
La colonna sonora non stava semplicemente sotto.
Stava dentro.
NON È NOSTALGIA SE FUNZIONA ANCORA
Questo per me è il punto fondamentale.
Ancora oggi ascolto quelle musiche.
Anche in macchina.
E non ho bisogno di avere davanti Pegasus.
Non ho bisogno di vedere il Santuario.
Non servono le armature.
La musica funziona comunque.
Naturalmente porta con sé ricordi.
È inevitabile.
Ma ridurla a nostalgia sarebbe ingiusto.
Perché molte di quelle composizioni possiedono una forza propria.
Le ascolti e percepisci comunque tensione.
Malinconia.
Sacralità.
Eroismo.
Dolore.
È musica scritta per immagini che riesce ancora a crearne senza immagini.
E non è un risultato da poco.
IL COSMO DIVENTA MUSICA
Se dovessi descrivere ciò che Yokoyama ha fatto per Saint Seiya con una sola immagine, direi questo:
ha trasformato il Cosmo in musica.
L’idea di un’energia che cresce dentro un personaggio.
Che parte lentamente.
Che diventa enorme.
Che esplode.
Quella dinamica è ovunque nella sua scrittura per la serie.
Ci sono momenti in cui la musica sembra trattenersi.
Poi cresce.
Si allarga.
Diventa inevitabile.
Esattamente come i Cavalieri quando trovano ancora qualcosa dentro di loro.
L’EPICA SENZA VERGOGNA
Oggi molta musica per cinema e televisione ha paura di essere troppo emotiva.
Saint Seiya no.
E Yokoyama ancora meno.
Quando doveva essere epico, era epico.
Quando doveva essere tragico, non aveva paura della tragedia.
Quando doveva essere sentimentale, lasciava respirare la melodia.
Nessuna ironia.
Nessuna distanza.
Nessuna paura di essere enorme.
E forse proprio per questo funzionava così bene con dei bambini.
Noi quelle emozioni le prendevamo completamente sul serio.
Perché anche la musica le prendeva sul serio.
PEGASUS FANTASY E L’ALTRO VOLTO MUSICALE
Naturalmente Saint Seiya ha anche un’altra anima musicale.
Le sigle.
Pegasus Fantasy dei MAKE-UP è diventata inseparabile dall’identità della saga.
Chitarre.
Energia.
Una partenza che ancora oggi può provocare un’immediata scarica di memoria.
Ma è un ruolo differente.
La sigla ti preparava all’avventura.
Yokoyama ti portava dentro l’emozione.
Una accendeva il televisore.
L’altro accendeva qualcosa dentro.
ASCOLTARLO OGGI
C’è qualcosa di strano nel guidare oggi ascoltando quella musica.
Sono passati anni.
La vita è completamente diversa.
Il bambino davanti alla televisione non esiste più.
Eppure bastano pochi secondi.
Un crescendo.
Una melodia.
Un coro.
E ritorna una sensazione precisa.
Non necessariamente una scena.
Una sensazione.
Quella parte è importante.
Perché significa che la musica ha superato il ricordo.
È diventata parte di esso.
DA MUSIC A NERD CULTURE, E RITORNO
È proprio per questo che questo articolo esiste nella sezione MUSIC.
Perché Saint Seiya appartiene naturalmente ad ANIME & MANGA.
Ma la musica di Yokoyama ha una propria vita.
È uno degli esempi perfetti di ciò che CrashVerse prova a raccontare.
Le categorie non sono muri.
Una storia può partire da un anime e finire dentro un’orchestra.
E se vuoi tornare dall’altra parte della porta:
→ I CAVALIERI DELLO ZODIACO — Le prime lacrime vere davanti a un cartone
QUELLE NOTE NON SONO INVECCHIATE CON NOI
Forse è questo ciò che mi colpisce maggiormente.
Noi siamo cambiati.
Siamo cresciuti.
Abbiamo smesso di correre per casa lanciando il Fulmine di Pegasus.
Almeno quasi tutti.
Abbiamo imparato cosa significa davvero perdere.
Sacrificarsi.
Rialzarsi.
E quindi oggi comprendiamo certe scene in maniera completamente diversa.
Ma quelle note sono ancora lì.
Identiche.
Ed è quasi come se conservassero una versione di noi che non possiamo più recuperare in nessun altro modo.
LA MUSICA È RIMASTA
Seiji Yokoyama è scomparso l’8 luglio 2017, a 82 anni.
Eppure, quando riascolto quelle note, non penso soltanto a qualcuno che non c’è più.
Penso a ciò che è rimasto.
A quanta vita possa continuare a esserci nella musica di una persona.
Lui se n’è andato.
Il suo Cosmo continua a suonare.
CRASHVERSE VERDICT
Da bambino non conoscevo Seiji Yokoyama.
Conoscevo soltanto quello che la sua musica mi faceva provare.
Forse è il complimento più grande che si possa fare a un compositore.
Non avevo bisogno di sapere il suo nome.
Il suo lavoro era già entrato nella mia memoria.
Oggi quel nome lo conosco.
E quelle musiche continuano ad accompagnarmi.
A volte persino mentre guido, decenni dopo.
Niente Santuario.
Niente Cavalieri.
Niente televisore.
Soltanto musica.
Eppure basta un attimo.
Le prime lacrime davanti a un cartone avevano una colonna sonora.
Seiji Yokoyama l’aveva scritta per noi.


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