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NERD CULTURE · RETRO TECH
Skin, plugin, MilkDrop e SHOUTcast: quando il computer diventava una stanza digitale. E poteva anche andare in onda.
Scritto da cRASh
NON ERA SOLO UN PLAYER
Certo.
Riproduceva musica.
Ma se raccontassi Winamp soltanto così, sarebbe come dire che mIRC era soltanto una finestra di testo.
Tecnicamente vero.
Culturalmente ridicolo.
Winamp appartiene a un periodo in cui il computer non era ancora diventato una superficie liscia, uniforme, quasi invisibile.
Era qualcosa che modificavi.
Aprivi.
Personalizzavi.
Riempivi.
Spingevi.
E Winamp era una delle espressioni più belle di quella filosofia.
UNA FINESTRA PICCOLISSIMA
Non serviva occupare mezzo monitor.
Winamp stava lì.
Compatto.
Play.
Pause.
Stop.
Previous.
Next.
Equalizzatore.
Playlist.
Titolo della traccia.
Tempo.
Bitrate.
Sample rate.
Pochissimo spazio.
Eppure dentro quella piccola interfaccia c’era una quantità enorme di personalità.
1997
Nullsoft.
Justin Frankel.
Winamp arriva alla fine degli anni Novanta e diventa rapidamente uno dei software più riconoscibili dell’era Windows.
Ma la cosa che mi interessa non è soltanto quanto fosse diffuso.
È il modo in cui veniva vissuto.
NON ERA UN SOFTWARE RIGIDO
Questa cosa oggi mi manca un po’.
Parlo della libertà di personalizzarlo con skin e plugin, non di una licenza open source.
Winamp non sembrava dire:
“questo è il design che abbiamo deciso per te.”
Sembrava quasi dire:
“fanne quello che vuoi.”
LE SKIN
Ecco.
Già questa parola basta a riaprire un mondo.
Skin.
Volevi un player metallico?
Potevi averlo.
Cyberpunk?
Certo.
Anime?
Naturalmente.
Futuristico?
Trasparente?
Alieno?
Tamarrissimo?
Una roba che oggi un designer UI farebbe immediatamente cancellare dal repository?
Assolutamente sì.
ED ERA BELLISSIMO
Perché il player diventava tuo.
Non soltanto funzionalmente.
Visivamente.
Potevi riconoscerti dentro quel piccolo rettangolo sul desktop.
CAMBIARE SKIN ERA PARTE DELL’ESPERIENZA
Scaricarle.
Provarle.
Tenerne troppe.
Cambiarle per qualche giorno.
Tornare sempre a quella preferita.
Era quasi come cambiare cover al telefono.
Solo molto più nerd.
E SOPRATTUTTO MOLTO PIÙ LIBERO
OGGI CAMBIAMO DARK MODE O LIGHT MODE
Allora potevi trasformare un player musicale in un’astronave.
O in qualcosa di talmente brutto da diventare perfetto.
E questa cosa racconta molto bene il computer di quegli anni.
IL PC ERA UN POSTO DA PERSONALIZZARE
Wallpaper.
Icone.
Cursor.
Tema.
Skin.
Plugin.
Programmi.
Ogni desktop raccontava qualcosa di chi lo usava.
Non era semplicemente una macchina.
Era quasi una stanza digitale.
E WINAMP ERA UNO DEI MOBILI PRINCIPALI
I PLUGIN
Poi naturalmente:
plugin.
Winamp poteva crescere.
Visualizzazioni.
DSP.
Effetti.
Nuovi formati.
Input.
Output.
Funzioni aggiuntive.
Non eri limitato a ciò che il programma aveva il giorno in cui lo installavi.
QUALCUNO POTEVA COSTRUIRE QUALCOSA
E TU POTEVI AGGIUNGERLO
QUESTA ERA UNA PARTE ENORME DELLA CULTURA SOFTWARE DI QUEL PERIODO
Community.
Sperimentazione.
Personalizzazione.
Piccoli strumenti creati da persone che magari non avresti mai conosciuto.
E il programma cambiava.
MILKDROP
Poi arrivano le visualizzazioni.
MilkDrop, sviluppato da Ryan Geiss, diventa uno dei simboli di quel mondo.
E qui entriamo in un’altra dimensione.
Musica accesa.
Luce della stanza spenta.
Monitor.
Fullscreen.
Forme.
Colori.
Frattali.
Movimenti.
E TU RESTAVI A GUARDARE
Senza un motivo particolare.
Era semplicemente bello.
MILKDROP PORTA TUTTO PIÙ LONTANO
Visualizzazioni generate in tempo reale.
Preset.
Transizioni.
La musica sembrava quasi avere un corpo.
O almeno una forma.
OGGI PARLIAMO CONTINUAMENTE DI ESPERIENZE IMMERSIVE
Beh.
In piccolo.
Con un monitor CRT o LCD davanti.
Anche quella era una forma di immersione.
METTEVI UNA TRACCIA
FULLSCREEN.
E PER QUALCHE MINUTO IL COMPUTER DIVENTAVA QUALCOS’ALTRO
L’EQUALIZZATORE
Poi c’era l’equalizzatore.
E qui dobbiamo essere sinceri.
Quanti di noi sapevano davvero cosa stavano facendo?
Pochi.
Molto pochi.
MA LO TOCCAVAMO COMUNQUE
Bassi.
Medi.
Alti.
Preamp.
Preset.
ROCK.
POP.
CLASSICAL.
TECHNO.
FULL BASS.
Naturalmente FULL BASS.
Poi ascoltavi.
“Così va meglio.”
Forse.
Ma non importava.
Stavi mettendo le mani sul suono.
ERA INTERAZIONE
NON SOLO CONSUMO
E QUESTA È UNA PAROLA CHE TORNERÀ SPESSO IN QUESTO ARTICOLO
IT REALLY WHIPS THE LLAMA’S ASS
E poi lui.
Il sample.
Assurdo.
Completamente inutile.
Indimenticabile.
“It really whips the llama’s ass.”
Non aveva bisogno di avere senso.
Era Internet anni Novanta.
Aveva bisogno di avere personalità.
E WINAMP NE AVEVA DA VENDERE
IL LAMA
Anche questa cosa è significativa.
Un software musicale che costruisce parte della propria identità intorno a un lama e a una frase nonsense.
Oggi forse un brand team chiederebbe tre workshop e un documento di posizionamento.
Allora qualcuno disse:
funziona.
Mettiamolo.
MAGNIFICO
NULLSOFT
Dietro Winamp c’era una cultura precisa.
Nullsoft non sembrava una software house costruita per produrre strumenti aziendali senz’anima.
Aveva quella mentalità da Internet dei primi anni.
Fai qualcosa.
Rendilo utile.
Fallo leggero.
Permetti alle persone di modificarlo.
E possibilmente divertiti.
WINAMP 2
Per moltissimi resta quello.
IL Winamp.
Piccolo.
Velocissimo.
Immediato.
Una di quelle interfacce che raggiungono un equilibrio talmente buono che ogni tentativo successivo di reinventarle sembra quasi sospetto.
POI ARRIVA WINAMP 3
Più ambizioso.
Più complesso.
Non necessariamente amato allo stesso modo.
E POI WINAMP 5
PERCHÉ 5?
Perché 2 + 3 = 5.
Nerd humor.
Perfetto.
E GIÀ QUESTO RACCONTA CHE TIPO DI SOFTWARE FOSSE
NON SI PRENDEVA TROPPO SUL SERIO
Pur essendo diventato gigantesco.
AOL
Nel 1999 AOL acquisisce Nullsoft.
E anche questa è una fotografia perfetta dell’epoca.
Piccoli software nati dentro Internet diventano improvvisamente abbastanza grandi da interessare colossi globali.
WINAMP ERA DIVENTATO MOLTO PIÙ DI UN PROGRAMMINO
MA IO NON VOGLIO RACCONTARE QUI LA STORIA DELL’MP3
Perché su CrashVerse quella storia l’abbiamo già fatta.
Abbiamo già raccontato il download.
La musica trasformata in file.
Napster.
Le reti peer-to-peer.
Il passaggio dal possesso allo streaming.
Quello è un altro viaggio.
QUI MI INTERESSA UN’ALTRA COSA
COS’ERA WINAMP COME OGGETTO CULTURALE
UN PROGRAMMA CHE NON SI LIMITAVA A RIPRODURRE LA MUSICA
La organizzava.
La visualizzava.
La trasformava.
Ti permetteva di modificarne l’ambiente.
E, soprattutto, poteva diventare anche qualcosa di ancora più interessante.
UNA RADIO
SHOUTCAST
Ed eccoci.
Per me questa è una delle parti più belle della storia.
Perché Winamp non significava soltanto ascoltare.
Con SHOUTcast potevi anche trasmettere.
UN COMPUTER DI CASA
Una connessione.
Winamp.
Il plugin SHOUTcast DSP.
Un server.
Un microfono.
Una playlist.
E IMPROVVISAMENTE…
eri in onda.
LE PRIME RADIO FATTE IN CASA
Non serviva uno studio gigantesco.
Non serviva avere una frequenza FM.
Non serviva una regia professionale.
Serviva soprattutto essere abbastanza curiosi da capire come far funzionare tutto.
E DA LÌ NASCEVANO PICCOLE RADIO
Magari ti ascoltavano in cinque.
Magari dieci.
Magari una sola persona.
Ma non importava.
PERCHÉ LA SENSAZIONE ERA ENORME
Qualcuno, da un’altra parte, stava ascoltando quello che tu avevi deciso di trasmettere.
PENSATECI
Oggi avviamo una live praticamente con un pulsante.
Allora mettere una radio online sembrava quasi costruire una piccola emittente pirata digitale.
SERVER.
PORTA.
PASSWORD.
BITRATE.
BUFFER.
E QUANDO FINALMENTE FUNZIONAVA…
eri felicissimo.
NON PERFETTO
Naturalmente.
Audio che poteva saltare.
Connessione che cadeva.
Buffer.
Qualità limitata.
Server con pochi slot.
Problemi.
MA FUNZIONAVA
ERA INTERNET CHE DIVENTAVA RADIO
E QUESTA COSA ERA MERAVIGLIOSA
PERCHÉ INTERNET NON ERA PIÙ SOLTANTO QUALCOSA DA LEGGERE O ASCOLTARE
Potevi trasmettere.
QUESTA DISTINZIONE PER ME È ENORME
RICEVERE.
CREARE.
TRASMETTERE.
IL PASSAGGIO È TUTTO LÌ
SHOUTCAST DIRECTORY
E poi c’erano le radio degli altri.
Stazioni da ogni parte.
Generi.
Paesi.
Persone.
Stream.
Cliccavi.
Buffer.
E improvvisamente ascoltavi qualcuno che stava trasmettendo chissà da dove.
QUESTA ERA GLOBALIZZAZIONE PRIMA CHE LA PAROLA DIVENTASSE QUOTIDIANA
Una stanza.
Un PC.
Una connessione.
E potevi arrivare dall’altra parte del mondo.
LA RADIO INTERNET
Prima dei podcast come li conosciamo oggi.
Prima di Spotify.
Prima delle app radio perfette.
Prima degli smart speaker.
C’era questo.
URL.
STREAM.
BUFFER.
E UNA PERSONA DIETRO
CHE SCEGLIEVA COSA FARTI ASCOLTARE
QUESTA PARTE MI È SEMPRE PIACIUTA
PERCHÉ UNA RADIO NON È SOLTANTO MUSICA
È SELEZIONE
È VOCE
È IDENTITÀ
È DIRE:
QUESTO È QUELLO CHE VOGLIO MANDARTI ADESSO
E DALL’ALTRA PARTE QUALCUNO DECIDE DI RESTARE
CRASHVERSE RADIO
Ed eccoci ad oggi.
Tanti anni dopo.
CrashVerse sta portando la radio dentro il proprio universo.
Una radio vera.
Una direzione artistica.
Una programmazione.
Un’identità.
Un progetto che vuole andare molto più lontano di quelle prime esperienze casalinghe.
MA OGNI VOLTA CHE CI PENSO
una parte di me torna lì.
PC.
WINAMP.
SHOUTCAST.
STREAM.
Quella vecchia idea:
posso trasmettere qualcosa.
E qualcuno può ascoltarmi.
CAMBIA TUTTO
La scala.
La tecnologia.
L’infrastruttura.
Il progetto.
Le persone coinvolte.
MA IL PRINCIPIO RESTA QUASI IDENTICO
DA UNA PARTE QUALCUNO HA QUALCOSA DA MANDARE
DALL’ALTRA QUALCUNO DECIDE DI ASCOLTARE
IN MEZZO C’È IL SEGNALE
E QUESTA COSA CONTINUA A FASCINARMI
FORSE CRASHVERSE RADIO ARRIVA ANCHE DA LÌ
Non nel senso tecnico.
Naturalmente.
Non stiamo costruendo una radio moderna perché una volta esisteva SHOUTcast.
Sarebbe ridicolo.
Ma culturalmente?
Sì.
Credo che una parte della fascinazione venga anche da quel periodo.
Dall’idea che Internet potesse trasformare una persona che ascolta in una persona che trasmette.
E QUEL PASSAGGIO MI HA SEMPRE AFFASCINATO
IL PC NON ERA PIÙ SOLO UN TERMINALE
Poteva diventare studio.
Console.
Radio.
Televisione.
Sala giochi.
Luogo d’incontro.
Internet stava assorbendo media che prima vivevano completamente separati.
WINAMP ERA UNO DEGLI STRUMENTI CHE CE LO FACEVA VEDERE
CREATIVE LABS
Ed è impossibile non collegarlo anche a un altro articolo che abbiamo appena fatto.
Creative Labs.
Sound Blaster.
Lì abbiamo raccontato quando il PC imparò a suonare.
Qui siamo qualche passo dopo.
Il computer ha una voce.
Adesso possiamo decidere cosa fargli dire.
E persino mandarla fuori dalla stanza.
DALLA SOUND BLASTER A SHOUTCAST
Hardware.
Software.
Rete.
Tre pezzi che insieme cambiano completamente la macchina.
E QUESTA È LA STORIA DEL PC CHE AMO
NON UN OGGETTO FINITO
UNA PIATTAFORMA
METTEVI UN COMPONENTE.
INSTALLAVI UN PROGRAMMA.
AGGIUNGEVI UN PLUGIN.
E IMPROVVISAMENTE FACEVA QUALCOSA CHE IL GIORNO PRIMA NON FACEVA
QUESTO ERA IL VERO UPGRADE
NON SOLO PIÙ VELOCE
DIVERSO
IL SOFTWARE AVEVA PERSONALITÀ
Ed è una cosa a cui continuo a tornare.
Oggi molti programmi sono tecnicamente straordinari.
Puliti.
Coerenti.
Sincronizzati.
Cloud.
Ma a volte sembrano tutti leggermente uguali.
Winamp no.
Winamp sembrava Winamp.
E il tuo Winamp poteva non sembrare affatto il mio.
QUESTA È UNA DIFFERENZA BELLISSIMA
SOFTWARE COME ESPRESSIONE
Oggi personalizziamo molto i nostri avatar.
Profili.
Skin nei videogiochi.
Cover.
Wallpaper.
Allora lo facevamo anche con il software stesso.
CAMBIAVAMO LA FACCIA DEL PROGRAMMA
ERA UN ALTRO RAPPORTO CON LA MACCHINA
FORSE PIÙ ARTIGIANALE
SICURAMENTE PIÙ DISORDINATO
MA MOLTO PERSONALE
LE INTERFACCE BRUTTE
E diciamolo.
Molte skin erano orribili.
Davvero.
Testi illeggibili.
Pulsanti minuscoli.
Contrasti criminali.
Design senza alcun senso.
E NOI LE INSTALLAVAMO COMUNQUE
Perché erano nostre.
E in un certo senso questa cosa vale più della perfezione.
INTERNET NON ERA ANCORA TUTTO OTTIMIZZATO
Non tutto doveva convertire.
Non tutto doveva guidarti verso una CTA.
Non tutto doveva avere una UX studiata al millimetro.
A volte qualcuno creava una cosa perché gli piaceva.
E tu la scaricavi perché piaceva anche a te.
FINE
QUESTO È IL WEB CHE RICORDO
E WINAMP NE ERA UNA PICCOLA ICONA
VISUALIZZAZIONI COME ARTE DIGITALE POPOLARE
Un’altra cosa che secondo me merita rispetto.
Le visualizzazioni hanno portato un tipo di arte generativa davanti a milioni di persone che probabilmente non l’avrebbero mai chiamata così.
Preset.
Matematica.
Colore.
Movimento.
Non dovevi conoscere il codice.
Premi play.
Guarda.
E quella musica produceva un mondo visivo.
QUESTA IDEA OGGI È OVUNQUE
Visual live.
LED wall.
Generative art.
Audio reactive.
Concerti immersivi.
Naturalmente con tecnologie incomparabilmente più avanzate.
Ma il piacere di vedere il suono diventare immagine…
quello era già lì.
E FORSE ANCHE QUESTA COSA MI È RIMASTA
Perché oggi, quando penso agli eventi CrashVerse, continuo a voler fare la stessa cosa su una scala completamente diversa.
Non mostrare un video dietro la musica.
Far reagire lo spazio.
Suono.
Visual.
Luce.
Tutto insieme.
E magari da qualche parte, molto lontano, c’è anche un pezzetto di quelle notti passate davanti a MilkDrop.
LE COSE SI COLLEGANO
È una cosa che sto capendo sempre di più scrivendo CrashVerse.
Internet.
Musica.
Radio.
Visual.
Club.
Tecnologia.
Sembrano capitoli diversi.
Poi guardi indietro.
E scopri che continuavano già a toccarsi.
WINAMP ERA UNO DI QUEI PUNTI DI CONTATTO
NON VOGLIO ROMANTICIZZARLO TROPPO
Oggi abbiamo strumenti infinitamente migliori.
Software professionali.
Streaming perfetto.
Audio di qualità.
Radio online sofisticate.
Cloud.
App.
Non tornerei indietro per forza.
Ma non è questo il senso di Retro Tech.
NON DIRE CHE PRIMA ERA MEGLIO
DIRE:
GUARDATE COSA C’ERA QUI
GUARDATE COSA HA APERTO
GUARDATE COSA È ARRIVATO DOPO
E ALLORA UN PICCOLO PLAYER DIVENTA IMPORTANTE
NON PER QUELLO CHE FA OGGI
PER QUELLO CHE CI HA FATTO IMMAGINARE ALLORA
NERD CULTURE
È questo che voglio dentro questa parte di CrashVerse.
Non soltanto grandi invenzioni.
Anche software.
Interfacce.
Piccoli programmi che hanno accompagnato una generazione.
Perché la tecnologia non cambia la nostra vita soltanto attraverso prodotti giganteschi.
A volte lo fa attraverso una piccola finestra che tieni aperta in un angolo del desktop.
E DOPO VENT’ANNI TE LA RICORDI ANCORA
CRASHVERSE VERDICT
Winamp poteva riprodurre musica.
Certo.
Ma non è per questo che lo ricordo.
Lo ricordo perché potevo cambiarne la faccia.
Riempirlo di plugin.
Aprire visualizzazioni che trasformavano il monitor.
Toccare l’equalizzatore senza avere la minima idea di cosa stessi facendo.
Sentire quella voce pronunciare una frase assurda sul lama.
E poi, soprattutto, scoprire che quel programma poteva diventare parte di qualcosa di molto più grande.
Una radio.
Una piccola trasmissione fatta da casa.
Un server.
Un microfono.
Una playlist.
Qualcuno dall’altra parte.
Premi play.
Parla.
Sei in onda.
Era imperfetto.
Artigianale.
A volte instabile.
Ma per noi funzionava.
Internet smetteva di essere soltanto un posto da cui prendere qualcosa.
Diventava un posto in cui potevi mettere qualcosa di tuo.
Oggi CrashVerse sta costruendo una radio vera.
Con ambizioni completamente diverse.
Ma ogni tanto mi piace pensare che alcune idee abbiano radici molto lontane.
Dentro una cameretta.
Davanti a un computer.
Con Winamp aperto.
SHOUTcast collegato.
E quella sensazione meravigliosa:
da qualche parte,
qualcuno mi sta ascoltando.
Forse il futuro non comincia sempre con qualcosa di enorme.
A volte comincia con un pulsante PLAY.
E un lama.


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