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FROM THE VERSE — ORIGINAL SOUNDTRACK

YOU’RE ONLINE
An original CrashVerse track inspired by MSN Messenger.
Premi play. Entra nella storia. La musica ti accompagna mentre leggi.
NERD CULTURE · RETRO TECH
Quando Internet uscì dai canali ed entrò nella nostra lista contatti.
Scritto da cRASh
DOPO mIRC
Per me la sequenza è quasi naturale.
Prima c’erano i canali.
IRC.
mIRC.
Nick.
Operatori.
Topic.
Kick.
Ban.
Query.
Stanze piene di persone.
Entravi.
Non sapevi esattamente chi avresti trovato.
Potevi conoscere qualcuno.
Litigare.
Sparire.
Cambiare nick.
Ritornare.
Internet era ancora un luogo.
Poi arriva MSN Messenger.
E succede qualcosa.
INTERNET SMETTE DI ESSERE SOLTANTO IL POSTO IN CUI ENTRAVI.
COMINCIA A DIVENTARE IL POSTO IN CUI ASPETTAVI QUALCUNO.
È una differenza enorme.
E nella mia esperienza è anche uno dei motivi per cui alcuni dei canali che frequentavamo cominciarono lentamente a svuotarsi.
Non perché MSN fosse tecnicamente “meglio” di IRC.
Era proprio un’altra idea.
mIRC ti portava tra gli sconosciuti.
MSN ti portava direttamente da quelli che avevi scelto.
E che sfizio che era.
1999
MSN Messenger arriva il 22 luglio 1999.
Microsoft lo lancia come servizio gratuito di messaggistica istantanea.
L’idea iniziale è semplicissima:
sapere quando una persona è online.
Scriverle.
Ricevere una risposta immediatamente.
Oggi sembra quasi ridicolo doverlo spiegare.
Viviamo immersi nelle notifiche.
WhatsApp.
Telegram.
Instagram.
Messenger.
Teams.
Discord.
Decine di sistemi.
Ma allora vedere improvvisamente comparire:
Tizio è appena entrato online
aveva un significato completamente diverso.
Perché voleva dire:
C’È.
Adesso.
In quel momento.
Dall’altra parte.
E potevi scrivergli.
LA LISTA CONTATTI


Forse la vera rivoluzione era quella.
Una finestra.
Due gruppi.
Online.
Offline.
Fine.
Semplicissimo.
Eppure quella lista diventava una piccola mappa della tua vita sociale.
Amici.
Compagni di scuola.
Persone conosciute online.
Qualcuno incontrato su mIRC.
Qualcuno che ti interessava.
Qualcuno che avresti voluto vedere online.
Qualcuno che speravi non comparisse.
E poi, inevitabilmente…
QUEL NOME.
Quello per cui ogni volta che sentivi il suono di un contatto appena connesso guardavi immediatamente lo schermo.
Magari non era lui.
O lei.
Pazienza.
Aspettavi.
DA CANALE A CONTATTO
Questa per me è la trasformazione più importante.
Con IRC il centro era la stanza.
Entravi in #qualcosa.
Dentro c’erano persone.
La relazione nasceva dal luogo.
Con MSN accade il contrario.
Il centro diventa la persona.
La stanza non serve più.
Hai l’indirizzo.
Lo aggiungi.
Accetta.
E da quel momento quella persona entra nella tua lista.
È una trasformazione enorme della socialità online.
DA “DOVE CI TROVIAMO?”
A “CI SEI?”
E piano piano una parte del rumore dei canali scompare.
Meno caos.
Meno cento nick davanti.
Meno conversazioni sovrapposte.
Più uno a uno.
Più privato.
Più personale.
Più ordinato.
Forse anche meno avventuroso.
Ma maledettamente comodo.
PROBABILMENTE HA FATTO PULIZIA NEI CANALI
Non nel senso che un giorno MSN arrivò e spense IRC.
Naturalmente no.
IRC è sopravvissuto.
Esiste ancora.
E per una parte di Internet continua ad avere un significato enorme.
Ma culturalmente qualcosa cambiò.
Perché prima, per parlare con qualcuno, dovevi spesso tornare nel posto in cui lo avevi conosciuto.
Il canale.
La community.
Il server.
Poi iniziavi a dire:
dammi MSN.
Fine.
La relazione usciva dal canale.
Diventava privata.
Quella persona poteva non tornare mai più su IRC…
ma tu continuavi ad averla.
Non ho una statistica che misuri quanto MSN abbia svuotato IRC. È il passaggio che ricordo nelle nostre abitudini.
IL CANALE SERVE PER CONOSCERSI.
MSN SERVE PER RIMANERE.
E piano piano il bar si svuota perché tutti si sono scambiati il numero.
HOTMAIL
E naturalmente MSN aveva dalla sua una cosa gigantesca.
Hotmail.
Milioni di persone avevano già un indirizzo Microsoft.
La mail diventava identità.
Quell’indirizzo non serviva soltanto per ricevere posta.
Diventava la tua chiave d’ingresso.
Ed ecco un altro passaggio importante.
Su IRC potevi essere praticamente chiunque.
Nick.
Identità fluida.
Potevi cambiarla continuamente.
Con Messenger inizi lentamente ad avere qualcosa di più stabile.
Un account.
Una lista.
Persone che ti aggiungono.
Contatti che rimangono.
INTERNET COMINCIA A RICORDARSI CHI SEI.
Non ancora nel modo ossessivo dei social.
Ma la direzione è quella.
IL NICK
Solo che noi, ovviamente, trovammo immediatamente il modo per rendere tutto meno ordinato.
Il nome visualizzato.
Quello diventò un’arte.
Non bastava chiamarsi:
Cosimo.
Ma figurati.
Dovevano arrivare:
simboli.
maiuscole.
minuscole.
frasi.
cuori.
caratteri strani.
pezzi di canzoni.
citazioni.
stati d’animo.
messaggi criptici rivolti chiaramente a una sola persona mentre facevamo finta che fossero generici.
IL NICK DI MSN ERA PRATICAMENTE UNA STORY DI INSTAGRAM PRIMA DELLE STORY.
Solo molto più passivo-aggressivo.
E molto più divertente.
LA FRASE PERSONALE
Poi Microsoft ci diede anche quella.
Il messaggio personale.
A quel punto era finita.
Avevamo due livelli per comunicare senza comunicare.
Nome.
Sottotitolo.
Potevi scrivere qualsiasi cosa.
Una canzone.
Una frase.
Un pensiero.
Una frecciata.
Naturalmente senza fare nomi.
Però la persona interessata doveva capire.
E se non capiva…
peggio per lei.
Internet dei primi anni Duemila era pieno di diplomazia raffinata.
“IN ASCOLTO”
E poi arrivò una delle funzioni che adoravo.
Mostrare la musica che stavi ascoltando.
Sembra niente.
Invece era enorme.
Perché improvvisamente una persona entrava online e sotto il nome potevi leggere:
sta ascoltando…
E scoprivi qualcosa.
Una band.
Una canzone.
Un gusto.
Magari partiva una conversazione proprio da lì.
“Ma ascolti anche loro?”
Fine.
Hai appena aperto un mondo.
Oggi Spotify può raccontarti statisticamente qualsiasi cosa ascoltiamo.
Allora vedere comparire un titolo sotto il nick di qualcuno aveva qualcosa di molto più spontaneo.
Era quasi come entrare nella sua stanza e vedere quale CD fosse nello stereo.
ONLINE
Poi c’erano gli stati.
Disponibile.
Occupato.
Non al computer.
Al telefono.
A pranzo.
Offline.
Che ovviamente utilizzavamo con la stessa precisione scientifica con cui oggi utilizziamo “Visualizzato alle 22:43”.
Zero.
Perché potevi essere al computer con lo stato:
Non al computer.
E fissare Messenger da venti minuti aspettando qualcuno.
Meraviglioso.
APPARI OFFLINE
Questa era già tecnologia sociale avanzatissima.
Essere connesso…
senza essere connesso.
Esistere…
ma non per tutti.
Entrare senza annunciare il proprio arrivo.
Controllare chi c’era.
Decidere se comparire.
Oggi abbiamo:
ultimo accesso.
online.
spunte.
storie nascoste.
limitazioni.
modalità invisibili.
Su MSN avevamo già capito una verità fondamentale di Internet.
NON VOGLIAMO SOLTANTO ESSERE CONNESSI.
VOGLIAMO DECIDERE CHI DEVE SAPERE CHE LO SIAMO.
BLOCCA
E poi il bottone atomico.
Blocca.
Non cancellare.
Blocca.
Perché cancellare era troppo definitivo.
Bloccare aveva una qualità più sofisticata.
Tu eri ancora lì.
L’altro era ancora lì.
Ma non vi vedevate.
O meglio…
lui non vedeva te.
E naturalmente nacque immediatamente una delle grandi discipline investigative della nostra generazione:
“MI HA BLOCCATO?”
Seguivano analisi.
Account alternativi.
Amici mandati in ricognizione.
Teorie.
Controlli.
Internet non aveva ancora inventato il social stalking moderno.
Ma noi stavamo facendo ricerca e sviluppo.
IL TRILLO

Poi arrivò lui.
Il trillo.
Già nella beta pubblica di MSN Messenger 7.0, nel dicembre 2004.
Il nudge.
L’arma di distruzione di massa della messaggistica istantanea.
Stavi facendo qualcosa.
E improvvisamente:
la finestra tremava.
Suono.
Finestra.
Attenzione obbligatoria.
Uno.
Due.
Tre.
Finché qualcuno inevitabilmente scriveva:
BASTAAAA.
Ed era esattamente il motivo per cui continuavi.
Il trillo oggi probabilmente verrebbe classificato come violazione dei diritti umani digitali.
Allora era bellissimo.
Perché era stupido.
Inutile.
Fastidioso.
Perfetto.
LE EMOTICON
Prima che le emoji diventassero il linguaggio quotidiano che conosciamo oggi…
c’erano loro.
🙂
😀
😛
(H)
e poi quelle personalizzate.
Questa fu un’altra rovina meravigliosa.
Perché a un certo punto qualcuno ebbe l’idea di associare immagini personalizzate a lettere o parole normalissime.
E da quel momento leggere un messaggio diventò impossibile.
Scrivevi una frase…
e metà delle lettere venivano sostituite da GIF animate incomprensibili.
Era orribile.
ED ERA BELLISSIMO.
Perché Internet aveva ancora quella qualità artigianale.
Tutto poteva diventare un po’ brutto.
Un po’ pacchiano.
Un po’ personale.
Non esisteva ancora l’interfaccia perfettamente sterilizzata che oggi rende tutto uguale.
LE FOTO PROFILO
Poi la foto.
Piccola.
Quadrata.
Ma importantissima.
Prima il nick era praticamente tutto.
Adesso avevi anche un’immagine.
Una foto tua.
Un personaggio.
Una band.
Un logo.
Un’immagine dark.
Una frase.
Qualcosa che diceva:
questo sono io.
O meglio:
QUESTO È QUELLO CHE VOGLIO FARTI VEDERE DI ME.
E anche qui, senza saperlo, stavamo costruendo la grammatica dei social che sarebbero arrivati dopo.
Profilo.
Immagine.
Stato.
Presenza.
Contatti.
Messaggi.
Eravamo già quasi lì.
Mancava il feed.
Grazie a Dio.
NIENTE FEED
Questa secondo me è una differenza gigantesca.
Il MSN che ricordo non aveva bisogno che tu producessi continuamente contenuto.
Non è tutta la storia del servizio: c’erano MSN Spaces e, nelle versioni più tarde di Windows Live Messenger, arrivarono anche aggiornamenti social e integrazioni con Facebook.
Ma il centro della mia esperienza rimaneva la conversazione.
Non dovevi pubblicare per esistere.
Non dovevi mostrare cosa mangiavi.
Dove eri.
Con chi.
Cosa pensavi ogni trenta minuti.
Aprivi Messenger.
Guardavi chi c’era.
Scrivevi a qualcuno.
Fine.
INTERNET ERA ANCORA PRINCIPALMENTE CONVERSAZIONE.
Non performance.
Ed è una distinzione che oggi sento molto.
Non avevi un pubblico permanente.
Avevi interlocutori.
E cambia completamente il modo in cui comunichi.
LA WEBCAM
Poi arrivò anche lei.
La webcam.
E lì sembrava fantascienza.
Vedere qualcuno dall’altra parte.
In tempo reale.
Con connessioni che oggi ci farebbero lanciare il computer dalla finestra.
Immagine microscopica.
Pixel.
Lag.
Frame rate da presentazione PowerPoint.
Ma non importava.
LO VEDEVI.
Oggi facciamo videochiamate in HD praticamente senza pensarci.
Allora vedere comparire una faccia dentro quella piccola finestra aveva qualcosa di incredibile.
Il futuro era arrivato.
A una manciata di fotogrammi al secondo, almeno nella memoria.
Ma era arrivato.
INVIA FILE
Un’altra frase che probabilmente farà venire ricordi a qualcuno.
Accetta trasferimento file?
Foto.
MP3.
Documenti.
Qualsiasi cosa.
E poi la barra.
Lentissima.
Pregavi che nessuno si disconnettesse.
Che Internet non saltasse.
Che Windows non decidesse di morire.
Che il file arrivasse.
E quando arrivava…
sembrava quasi di aver fisicamente passato qualcosa attraverso il monitor.
Oggi condividiamo gigabyte senza sapere nemmeno dove siano realmente.
Allora guardavi il file attraversare Internet.
Percentuale dopo percentuale.
“È ENTRATO”
Questo suono.
Chi ha vissuto MSN lo conosce.
Il contatto si connette.
Piccolo popup.
Nome.
Presenza.
E il cervello elaborava tutto in mezzo secondo.
Chi è?
Mi interessa?
Gli scrivo?
Aspetto?
Facciamo finta di niente?
Ovviamente facciamo finta di niente.
NON VOGLIO SEMBRARE CHE STESSI ASPETTANDO.
Cinque minuti.
Poi:
“we”
Casualmente.
Naturalmente.
Come se non stessi fissando lo schermo da quando era entrato.
Una diplomazia incredibile.
LE CONVERSAZIONI DURAVANO ORE
Ed erano conversazioni.
Davvero.
Una finestra.
Testo.
Ore.
Non cinquanta gruppi.
Non reel inviati.
Non meme continuamente.
Non vocali da sette minuti ascoltati a 2x.
Scrivevi.
L’altro rispondeva.
Aspettavi.
Rispondevi.
Magari mentre facevi altro al PC.
Winamp.
eMule.
Internet Explorer.
Un forum.
mIRC ancora aperto.
E MSN in un angolo.
Era una specie di salotto digitale permanente.
mIRC ERA LA PIAZZA
E forse questa è la metafora che descrive meglio il passaggio.
mIRC ERA LA PIAZZA.
Entravi.
C’era gente.
Rumore.
Qualcuno che conoscevi.
Qualcuno mai visto.
Conversazioni pubbliche.
Gruppi.
Caos.
MSN era:
PORTARSI QUALCUNO A CASA.
Non avevi più bisogno del canale per parlare con quella persona.
Avevi il contatto.
E questo probabilmente cambiò moltissimo la cultura di Internet.
Prima le community erano spesso necessarie per incontrarsi.
Poi iniziammo a costruire piccole reti personali.
Un elenco di persone.
La nostra Internet.
E FORSE ABBIAMO PERSO QUALCOSA
Perché la comodità ha sempre un prezzo.
Su MSN parlavi molto meglio con le persone che conoscevi.
Ma incontravi meno casualmente gli sconosciuti.
IRC ti costringeva a entrare in un ambiente.
Leggere.
Capire chi fosse chi.
Inserirti.
MSN partiva già dalla relazione esistente.
Uno facilitava la scoperta.
L’altro la continuità.
E col tempo Internet avrebbe scelto sempre di più la seconda strada.
Prima Messenger.
Poi social network.
Poi smartphone.
Poi app.
Poi algoritmi.
Il Web smette progressivamente di essere un territorio da esplorare.
DIVENTA UN AMBIENTE COSTRUITO INTORNO A NOI.
Più comodo.
Molto più efficiente.
Forse un po’ meno misterioso.
WINDOWS LIVE MESSENGER

Poi arrivò il rebranding.
Tra la beta del 2005 e la versione definitiva del 2006.
MSN Messenger diventò Windows Live Messenger.
Nuova grafica.
Nuove funzioni.
Più integrazione.
Più tutto.
Ma per noi continuò a chiamarsi in un solo modo.
MSN.
Nessuno diceva:
“Ci vediamo stasera su Windows Live Messenger.”
Suvvia.
Era MSN.
Come quando un locale cambia nome e per dieci anni continui a chiamarlo con quello vecchio.
L’identità era già decisa dagli utenti.
Microsoft poteva mettere tutti i loghi che voleva.
POI ARRIVANO I SOCIAL
MySpace.
Facebook.
Poi smartphone.
WhatsApp.
E improvvisamente la funzione che rendeva MSN speciale…
diventa normale.
Essere sempre raggiungibili.
Non devi più tornare a casa e accendere il PC.
Per come lo vivevo io, Messenger era legato a un luogo.
Esistevano anche accessi dal Web e versioni mobili. Ma il mio ricordo ha una scrivania.
Computer.
Scrivania.
Camera.
Ufficio.
Quando eri fuori…
eri fuori.
E questa forse è una delle differenze più grandi rispetto a oggi.
MSN FINIVA QUANDO SPEGNEVI IL COMPUTER.
La tua presenza digitale aveva un interruttore.
Pensateci.
Oggi sembra quasi fantascienza questa.
“ESCI”
Quante volte abbiamo visto quella parola.
Esci.
Disconnetti.
Offline.
Eri davvero offline.
Non:
offline ma con WhatsApp.
offline ma Instagram.
offline ma notifiche push.
offline ma email.
No.
Il computer era spento.
Fine.
La conversazione sarebbe continuata domani.
Forse è per questo che l’arrivo online di qualcuno aveva valore.
Perché non era scontato.
LA PRESENZA ERA UN EVENTO.
Oggi è l’assenza a essere diventata strana.
2013
Poi finisce.
Microsoft porta progressivamente gli utenti verso Skype.
La migrazione del client desktop Windows parte l’8 aprile 2013, con un’eccezione per la Cina continentale.
Messenger viene ritirato progressivamente.
Un’epoca si chiude.
E come succede spesso con la tecnologia, non ce ne rendiamo conto davvero mentre accade.
Non ricordo l’ultima conversazione che ho avuto su MSN.
Ed è questa la cosa strana.
Ricordo il programma.
I suoni.
I trilli.
Le emoticon.
Le persone.
Le notti.
Ma non ricordo:
L’ULTIMA VOLTA.
Probabilmente nessuno di noi ha effettuato l’ultimo logout pensando:
“Questa è l’ultima volta che userò MSN Messenger.”
Abbiamo semplicemente smesso.
Un giorno dopo l’altro.
Un’altra piattaforma.
Un altro servizio.
Un altro modo di parlare.
E quando ci siamo voltati…
non c’era più.
È SEMPRE COSÌ CON INTERNET
Questa è una cosa che mi affascina.
I luoghi fisici spesso sappiamo quando chiudono.
Ultima serata.
Ultimo giorno.
Serranda.
Fine.
I luoghi digitali invece possono morire lentamente.
Prima c’è meno gente.
Poi entri meno spesso.
Poi dimentichi la password.
Poi cambi computer.
Poi un giorno scopri che il servizio non esiste più.
Eppure hai passato lì dentro anni della tua vita.
Conversazioni.
Amicizie.
Flirt.
Litigi.
Musica.
Foto.
Persone che magari non hai mai più sentito.
Tutto dentro un software che oggi non puoi più usare sul servizio originale.
È stranissimo.
QUELLA FINESTRA ERA UN POSTO
Ed è questo che chi non ha vissuto quell’Internet forse fatica a capire.
MSN non era solamente un programma.
Come mIRC non era semplicemente un client IRC.
Erano posti.
Ci entravi.
Avevano suoni.
Regole.
Linguaggi.
Persone.
Orari.
Abitudini.
Ricordi.
La finestra di Messenger aveva persino una temperatura emotiva diversa a seconda di chi compariva online.
Questa è una cosa che nessuna specifica tecnica può raccontare.
NON ERA MIGLIORE
E non voglio fare il solito discorso:
“Internet una volta era meglio.”
No.
Era anche lentissimo.
Instabile.
Insicuro.
Limitato.
Pieno di problemi.
Oggi possiamo fare cose che allora sembravano fantascienza.
Ma era diverso.
Forse più ingenuo.
Sicuramente meno permanente.
E soprattutto aveva ancora una caratteristica che oggi abbiamo quasi perso.
OGNI SERVIZIO AVEVA UNA PERSONALITÀ.
mIRC non assomigliava a MSN.
MSN non assomigliava ai forum.
I forum non assomigliavano a MySpace.
Ogni posto ti costringeva a comportarti diversamente.
Oggi molti servizi stanno lentamente diventando varianti della stessa cosa.
Profilo.
Feed.
Video.
Stories.
Messaggi.
Algoritmo.
Allora MSN faceva una cosa.
E la faceva benissimo.
TI DICEVA CHI C’ERA.
IL RESTO TOCCAVA A TE.
E CHE SFIZIO
Perché alla fine posso fare tutta l’analisi culturale che voglio.
Posso parlare di:
messaggistica istantanea.
identità digitale.
migrazione da community pubbliche a reti personali.
presenza online.
evoluzione sociale del Web.
Tutto vero.
Ma c’è anche una risposta molto più semplice al perché ricordiamo MSN.
ERA DIVERTENTE.
Trillare qualcuno fino a farlo impazzire.
Cambiare nick.
Mettere una frase incomprensibile.
Cambiare foto.
Mettersi occupato anche se non facevi niente.
Entrare.
Uscire.
Bloccare.
Sbloccare.
Aspettare che comparisse qualcuno.
Mandare una canzone.
Accendere la webcam.
Parlare fino a notte.
Era uno sfizio.
E forse non serve sempre trasformare tutto in una rivoluzione tecnologica per riconoscere quanto abbia significato.
DA IRC A MSN
Per me esiste una linea chiarissima.
IRC mi ha insegnato cosa significasse entrare in una community online.
Nick.
Canali.
Persone sconosciute che lentamente diventavano conosciute.
MSN arriva subito dopo.
E prende quelle persone…
E LE PORTA FUORI DAL CANALE.
Da pubblico a privato.
Da nick a contatto.
Da:
“Ci vediamo su #…”
a:
“Aggiungimi su MSN.”
Sono poche parole.
Ma dentro c’è un’intera trasformazione di Internet.
CRASHVERSE VERDICT
Prima c’era mIRC.
Per me quello rimane uno dei luoghi fondativi dell’Internet che ho vissuto.
Canali.
Nick.
Community.
Caos.
Poi arrivò MSN.
E improvvisamente tutto diventò più piccolo.
Non in senso negativo.
Più personale.
Non avevi davanti cento persone.
Avevi una lista.
Online.
Offline.
E aspettavi.
Magari entrava quello con cui parlavi ogni sera.
Magari qualcuno conosciuto pochi giorni prima proprio su IRC.
Magari una persona che speravi di vedere comparire.
Popup.
Suono.
Online.
E da lì potevano partire ore.
Pensandoci oggi, Messenger conteneva già moltissime cose che sarebbero diventate normali anni dopo.
Profilo.
Stato.
Foto.
Messaggi istantanei.
Video.
File.
Emoticon.
Presenza online.
Blocco.
Invisibilità.
Persino la musica che stavamo ascoltando.
Ma nella mia esperienza non c’era ancora una cosa al centro di tutto.
IL PUBBLICO.
Non stavamo continuamente comunicando a tutti.
Stavamo parlando con qualcuno.
Questa differenza oggi mi sembra gigantesca.
Nel mondo che frequentavo, MSN contribuì anche a spostare una parte delle conversazioni fuori dai canali.
Perché una volta che avevi trovato le persone…
non avevi più bisogno di tornare ogni volta nel luogo in cui le avevi incontrate.
Le mettevi nella lista.
Te le portavi dietro.
E Internet cominciava lentamente a trasformarsi da insieme di luoghi…
a insieme di persone.
Poi sarebbero arrivati Facebook.
Gli smartphone.
WhatsApp.
I social.
La connessione permanente.
E quella trasformazione sarebbe diventata completa.
Ma in mezzo c’è stata quella piccola finestra.
Con due parole fondamentali:
Online.
Offline.
Una distinzione che oggi quasi non esiste più.
Ed è forse questa la cosa che mi fa più sorridere pensando a MSN.
Potevi passare ore online.
Poi chiudevi.
Andavi via.
Eri davvero fuori.
Il giorno dopo tornavi.
Accendevi il PC.
Messenger partiva.
La lista si popolava lentamente.
Qualcuno entrava.
Qualcun altro usciva.
Un trillo ti faceva bestemmiare.
Una faccina animata rendeva illeggibile metà frase.
Qualcuno cambiava il nick con una frase chiaramente dedicata a qualcuno senza avere il coraggio di dirgliela direttamente.
Ed era tutto meravigliosamente inutile.
Meravigliosamente semplice.
Meravigliosamente nostro.
mIRC era stata la piazza.
MSN diventò il salotto.
E forse, nei canali che frequentavo, fece davvero un po’ di pulizia.
Ma se c’eri…
se ricordi quel popup…
se hai mai aspettato che un nome passasse da offline a online…
non serve spiegare molto altro.
CHE SFIZIO CHE ERA.
E forse è proprio questo che mi manca di quell’Internet.
Non che fosse migliore.
Ma aveva ancora qualcosa da scoprire ogni volta che qualcuno…
entrava online.


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